di Gabriele Cappi
Il Centro, 20 luglio 2026
Volontari e detenuti leggono insieme “Tutto chiede salvezza”. E dietro le mura e le sbarre c’è chi progetta il futuro fuori. “Quei 5 pazzi mi sembrava di conoscerli da una vita”. La frase arriva dal libro “Tutto chiede salvezza” di Daniele Mencarelli, la storia di un ragazzo che per un TSO viene recluso in una struttura psichiatrica e attraverso i suoi occhi, in una settimana, racconta episodi e incontri con medici, pazienti e infermieri che dettano orari, incontri, spostamenti, quando ci si alza e quando si va a dormire. Libro e Pagine che descrivono, anche se in un ambito diverso, la vita dei ragazzi del carcere San Donato di Pescara che in questi mesi, grazie a al gruppo di volontari Stella del Mare, ho avuto il privilegio di incontrare ogni martedì insieme ad alcuni amici, per leggere insieme qualche pagina del romanzo.
di Massimo Cacciari
La Stampa, 20 luglio 2026
In un clima generale di riarmo e guerra che da noi, come costume, si traduce nella miseria di una perenne campagna elettorale, assolutamente vuota di analisi e programmi, cercare un ordine in pensieri e azioni più che difficile appare di giorno in giorno più inutile. Il caso di Roggero assume in questa situazione un valore emblematico. Non c’entra la questione di grazia sì o grazia no. Poiché lo stare in galera ha valore rieducativo soltanto nelle favole, se si hanno sufficienti garanzie che una persona non possa ricommettere reati è per me una buona notizia che costui venga messo in libertà. Ciò che appare semplicemente “tremendo” sono le giustificazioni in punta di “diritto” che vengono avanzate per quest’atto in questo caso specifico.
di Sergio Labate*
Il Domani, 20 luglio 2026
Stiamo accettando che accada stabilmente ciò che è l’essenza del fascismo: nessuno crede più nello Stato di diritto. Non ci credono coloro che si vendicano o che picchiano e non ci credono coloro che producono delle leggi allo scopo di poter agire liberamente al di sopra di ogni legge. In questo paese accadono cose orribili. Sono cose che non si possono interpretare esclusivamente montando le lenti della politica e che accadono da qualunque parte le si guardino. Se ci limitiamo “all’alto” - come troppo spesso fa anche l’opposizione innamorata di ciò che succede dentro le stanze del potere - mi pare che, per osservare il dito (l’incidente di percorso, pur politicamente grave, del voto contrario al “trucco” delle finte preferenze), ci siamo rassegnati alle conseguenze di una legge elettorale che viene imposta pur essendo palesemente incostituzionale, tanto non ci sarà tempo per metterci al riparo dalle sue conseguenze.
di Federica Pennelli
Il Domani, 20 luglio 2026
La mancanza di salute segue una geografia della povertà che si allarga: “Se un diabetico non ha soldi, ad esempio, non può seguire una dieta povera di carboidrati”. Le malattie della povertà non appartengono solo al passato. Tornano ad emergere nel mondo e dentro un’Europa attraversata da crisi abitativa, precarizzazione del lavoro, impoverimento e accesso sempre più diseguale alle cure. Non riguardano soltanto le malattie infettive, ma anche patologie croniche che restano senza presa in carico a causa della povertà unita alla difficoltà di accesso ai servizi pubblici. Sanità, ma non per tutti: ora anche la classe media non riesce più a curarsi Malattie e infodemia “Negli oltre 70 paesi in cui siamo presenti, vediamo che il problema si sta aggravando in maniera esponenziale” dice Ettore Mazzanti, presidente di Medici senza frontiere (Msf) Italia. Questo aggravamento è legato soprattutto a due fattori: il primo è l’instabilità, con conflitti anche a bassa e media intensità “che distruggono sistemi sanitari e condizioni di vita”.
di Sara Tirrito
La Stampa, 20 luglio 2026
La commissione d’inchiesta: gli stessi lavoratori da una regione all’altra per le raccolte nei campi. Da marzo a settembre migliaia di braccianti raggiungono il Metapontino e l’Alto Bradano, in Basilicata, per la frutta di stagione. Prima le fragole, nelle scorse settimane le pesche, poi i pomodori. Arrivano dalla Piana di Sibari, in Calabria, dove da ottobre a febbraio hanno raccolto agrumi e olive. In autunno saliranno in Piemonte, e chiuderanno l’anno in Friuli-Venezia Giulia con la lavorazione della barbatella. Stagione dopo stagione, lungo lo stesso percorso, si muove anche il calendario del caporalato, il sistema di reclutamento illegale che intercetta i lavoratori a ogni tappa.
di Francesca Ghirardelli
Avvenire, 20 luglio 2026
“Deterrenza non è sicurezza”. Le misure che mirano alla chiusura delle frontiere in Europa, secondo l’Oim, causano più dispersi e vittime. Sebbene siano in diminuzione gli arrivi, il Mediterraneo resta una tomba per migliaia di persone. Molti meno approdi sulle coste dell’Unione europea, molte più vittime durante le traversate. Di rado i numeri e le statistiche permettono di immaginare i destini delle persone in carne e ossa che rappresentano. Questa volta, però, l’incrocio di dati diversi dà la misura drammatica dei rischi crescenti che affronta chi migra. Nella prima metà del 2026 sono calati, e di molto, gli arrivi irregolari di persone migranti e di richiedenti asilo ai confini europei. Di contro, sono cresciute, e in maniera consistente, le morti e le sparizioni in mare, soprattutto nel Mediterraneo centrale e orientale.
di Vanessa Roghi
Internazionale, 19 luglio 2026
Il 14 luglio sono stata alla casa circondariale di Regina Coeli, in via della Lungara, a Roma. La visita è stata organizzata dall’Alleanza per l’articolo 27 della costituzione, una rete di associazioni che da anni monitora la vita nelle carceri. Ne fanno parte, tra le altre, Antigone, il Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), la Società della ragione, l’Arci e molte altre realtà impegnate sui temi della giustizia e dell’esecuzione penale. Nella delegazione c’erano persone che da sempre si occupano di carcere: Hassan Bassi, del Cnca, che ha organizzato l’evento; Stefano Anastasia, garante dei detenuti della regione Lazio; la senatrice Ilaria Cucchi; e Walter Massa, presidente nazionale dell’Arci. Poi c’erano alcuni della cosiddetta società civile, a cui era chiesto di vedere quello che normalmente non si guarda: la vita dei detenuti, quello che sta dietro i muri delle carceri.
di Nello Trocchia
Il Domani, 19 luglio 2026
Un poliziotto a Domani: “Clima tossico, vessazioni e umiliazioni”. “Io non mi sono mai pentito della mia scelta, ma questo ambiente è marcio, deve essere cambiato”. A parlare così a Domani è un giovane agente penitenziario che lavora in un carcere del Nord, sceglie l’anonimato per evitare ulteriori “problemi”. Da pochi mesi è entrato nel corpo e quello che ha visto nella sua prima assegnazione racconta fatiche e sofferenze di chi indossa una divisa tra celle e blindo. Racconta di vessazioni, addirittura di “umiliazioni professionali” che ha segnalato alle autorità. Ma non è un caso isolato. Lo scorso anno un agente penitenziario si era addirittura dimesso mentre era in servizio a Brissogne, nel carcere di Aosta. E proprio ad Aosta, nei giorni scorsi, alcuni poliziotti hanno preso carta e penna e scritto a sindacati, magistrato di sorveglianza e al difensore civico.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 19 luglio 2026
Caso Roggero: il tentativo di fare subito pressione sul Quirinale trasforma una vicenda giudiziaria in uno scontro tra schieramenti. Le parole pronunciate da Mario Roggero prima di entrare in carcere - una sorta di sfida lanciata al presidente della Repubblica: “Penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza” - hanno reso evidente quanto la disputa accesasi intorno a questa vicenda prima di cronaca e poi giudiziaria sia diventata eminentemente politica. Con l’altrettanto evidente tentativo di tirarvi dentro la più alta delle istituzioni, quella che deve garantire il rispetto delle regole. Un gioco pericoloso, di cui (forse) si sono resi conto gli stessi che l’hanno cominciato; come il leader leghista Matteo Salvini, che ieri ha abbozzato una maldestra retromarcia: “Non facciamo pressione su nessuno” poiché è il capo dello Stato “l’unico che può decidere modi e tempi” dell’auspicato provvedimento di clemenza.
di Angelo Picariello
Avvenire, 19 luglio 2026
Alla campagna in corso a favore del gioielliere condannato a 14 anni, andrebbero aggiunti alcuni elementi: la magistratura applica norme che hanno già ampliato la protezione delle vittime mentre era vicepremier lo stesso Salvini (oggi a Bollate), i limiti costituzionali vanno tenuti presente e al Quirinale non si può chiedere un’indebita intromissione nelle valutazioni dei giudici. Strano Paese, il nostro, che mostra dimestichezza con i tecnicismi quando a tema sono le regole pallonare del fuorigioco, ma dimostra riluttanza a tener in conto le norme poste a presidio del valore più grande, ossia il diritto alla vita.
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