di Mauro Magatti
Avvenire, 13 settembre 2026
La democrazia non si difende solo denunciando chi la minaccia, ma ricostruendo le condizioni che la rendono desiderabile. La crisi del pensiero liberale nello smarrimento del valore delle relazioni. L’ascesa dell’AfD in Germania, e con essa il consolidarsi delle destre radicali in buona parte d’Europa, insieme alla crisi dei partiti che per decenni hanno occupato il centro dei sistemi democratici - popolari, socialisti, liberali - segna la fine di un ciclo. Non è l’oscillazione del pendolo elettorale. È lo sfaldamento delle condizioni che quel pendolo rendeva possibili. Alla radice c’è la crisi di una certa idea di libertà. Negli ultimi decenni il liberalismo - una grande tradizione politica che era stata capace di tenere insieme diritti individuali e responsabilità comuni - si è sdoppiato in due riduzioni speculari.
di Maurizio Di Fazio
L’Espresso, 13 settembre 2026
Cambiano le sostanze, si abbassa l’età di chi le consuma e aumentano le situazioni di fragilità. I dati certificano consumi in aumento. Confermati persino dal monitoraggio dell’aria. E dimostrano l’inefficacia di un approccio soltanto repressivo. Lascia tracce ovunque: nelle acque di rifiuto, nell’aria che respiriamo, nei pronto soccorso, nelle carceri che scoppiano e nell’impegno, magari perfettibile ma spesso donchisciottesco, dei servizi pubblici. E vi ricorrono tutti, in ogni angolo e anfratto geografico della penisola, nessuna professione o classe sociale ne viene risparmiata. Per moda, conformismo o in nome di una malintesa e grottesca performatività quotidiana, chissà.
di Davide Rondoni
Avvenire, 13 settembre 2026
Per educare i sentimenti non bastano regole e specialisti. Servono adulti capaci di accompagnare i ragazzi nei territori dell’animo umano. Inizia la scuola. E lì bisogna affrontare il tremendo e il magnifico. Infatti lì, in quelle aule dove adulti e ragazzi si incontrano e a lungo tutti i giorni potrebbe iniziare una grande opera di educazione affettiva. Cosa di cui da più parti si invoca la necessità e non solo per certi sconvolgenti fatti di cronaca nera. Ma una scuola che delega tale educazione affettiva a specialisti, a corsi ad hoc, significa una scuola che ammette il proprio mastodontico e grottesco fallimento. Se infatti - avendo a disposizione ore e ore di arte, scienza, letteratura - occorre avvalersi dello “psicologo di Stato” come già paventava Pasolini, come avviene nelle peggiori dittature del mondo, allora significa che si è falliti nel vero compito della scuola.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 settembre 2026
Un ricercatore di Anthropic scrive che l’intelligenza artificiale potrebbe ucciderci tutti entro dieci anni. Poche ore dopo precisa che i modelli di oggi non c’entrano nulla. In mezzo c’è un’azienda che sta per sbarcare al Nasdaq. Ventiquattr’ore dopo la frase era su tutti i giornali del mondo. L’Ansa ha titolato “Ricercatore di Anthropic si dimette, umanità a rischio entro fine decennio”, impastando in una riga sola due persone diverse: a dimettersi era stato Jacob Coxon, ventisette anni, passato per i team di pretraining di OpenAI e Anthropic. Hubinger è rimasto al suo posto. Mentre scrivo, ci lavora ancora adesso. Il pezzo che nessun titolo ha voluto è arrivato poche ore più tardi, sempre da lui, sempre su X. Dice che il rischio dei modelli attuali è basso. Quello che lo preoccupa è una superintelligenza futura, nata da un auto-miglioramento ricorsivo. Una macchina che nessuno ha ancora costruito.
di Giunio Panarelli
Il Domani, 13 settembre 2026
L’Eacea, l’agenzia della Commissione responsabile della gestione della sovvenzione, ha negato il finanziamento 2026-28 al network antirazzista: “Mi chiedo perché un’organizzazione con questo track record sia stata sottoposta a un livello di scrutinio così anomalo. È una domanda politica legittima, e l’Europa ci deve una risposta”, commenta l’europarlamentare Scuderi. La Commissione europea sta voltando le spalle al più importante network contro il razzismo a livello continentale. L’istituzione Ue ha infatti deciso di ritirare i fondi all’Enar, l’organizzazione che a oggi raccoglie 140 associazioni impegnate nella lotta al razzismo. Questa decisione sarebbe drammatica per il network. A oggi i fondi della Commissione rappresentano circa il 75 per cento delle entrate totali dell’Enar e il loro ritiro comporterebbe il taglio di circa l’80 per cento dello staff dell’organizzazione.
di Gianluca Grasselli
Il Manifesto, 13 settembre 2026
“Ti manca Mogadiscio? Il contributo per la re-migrazione ti aiuta a tornare a casa. Facciamo tornare la Svezia a essere di nuovo Svezia”. È la campagna elettorale degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, il partito di estrema destra di Jimmie Åkesson, comparsa quest’estate su alcuni autobus pubblici, nella contea di Västra Götaland. Dopo le proteste di una ventina di autisti di origine somala, i cartelli sono stati ritirati. Ma la parola comparsa sui manifesti, återvandring, re-migrazione, è ormai entrata nel linguaggio della politica svedese.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 settembre 2026
Centottantanove istituti, 46.348 posti realmente disponibili, 64.791 persone dentro. Il tasso di sovraffollamento reale è al 139,79 per cento. È la fotografia scattata dall’Osservatorio penitenziario adulti del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale nel report analitico “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”, firmato dall’avvocata Irma Conti, con raccolta e analisi dei dati a cura di Giovanni Suriano. Una fotografia datata 31 luglio. Da allora sono passati quaranta giorni buoni, e il documento si è già ingiallito. Partiamo da come il Garante costruisce il numero, perché lì sta il punto politico dell’intero documento. Il ministero della Giustizia ragiona sulla capienza regolamentare: 51.244 posti calcolati sulla carta. Il Garante applica invece il parametro della Corte europea dei diritti dell’uomo e conta i posti che esistono davvero, tolte le sezioni chiuse, i reparti inagibili, le celle fuori uso. Il risultato sono 4.896 posti che svaniscono. L’indice di affollamento passa così dal 126,44 per cento del calcolo ministeriale al 139,79 per cento del calcolo reale. Ad aprile era al 138. Un punto e otto decimi in tre mesi.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 12 settembre 2026
La situazione delle carceri italiane è pessima: sovraffollamento, suicidi, assenza di educatori e assistenti, impossibilità o quasi per i detenuti di svolgere qualsiasi attività. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva messo il tema della detenzione al primo posto. Dopo quattro anni di governo, invece, il sovraffollamento è aumentato e i posti disponibili sono diminuiti. I numeri, riportati nell’ultimo dossier di Antigone, sono impietosi: 64.709 detenuti a fronte di una capienza ordinaria di circa 51.183 posti. Ma il problema non è soltanto quello delle celle che non bastano. C’è un altro paradosso, tutto italiano e meno visibile: mentre si cercano nuove soluzioni per alleggerire la pressione sugli istituti penitenziari, ci sono oltre 10mila detenuti definitivi con una pena residua inferiore ai 24 mesi e quindi potenzialmente interessati a una misura alternativa. Il punto è che tra la richiesta e la decisione della magistratura di sorveglianza può trascorrere un tempo tale da rendere inutile, o quasi, ciò che lo Stato avrebbe potuto concedere.
di Giovanni D’Angelo*
La Sicilia, 12 settembre 2026
Per i cinefili di vecchia generazione il cinema ha anche una funzione pedagogica ma nelle sale di proiezione circolano sempre meno film d’impegno civile, quelli, per intenderci, che nel secondo Novecento ebbero come capofila Francesco Rosi, in Italia, Ken Loach, nel Regno Unito, Sidney Lumet, negli Usa, per indicare tre dei registi più autorevoli. “Ariaferma”, un film italiano del 2021 - in era covid - è un’eccezione a una tendenza in questi ultimi anni prevalente ed è una mirabile metafora del mondo carcerario. L’opera, del regista Leonardo Di Costanzo, descrive infatti un carcere in rovina e in via di dismissione in cui il trasferimento degli ultimi dodici detenuti (nomen omen) rinviato per un disguido burocratico crea le condizioni per la condivisione, per un tempo sospeso e indefinito, dello stesso destino di sopravvivenza tra carcerieri e carcerati.
di Stefano Giordano*
Il Riformista, 12 settembre 2026
Il Garante nazionale ha aggiornato i conti al 31 luglio: 64.791 detenuti per 46.348 posti realmente disponibili, cioè il 139,79%. Sulla carta, la capienza “regolamentare” sarebbe di 51.244: quasi cinquemila letti che esistono nei registri e non nelle celle. Sette istituti sono al duecento per cento o oltre, altri 69 fra il 150 e il 199, soltanto 27 stanno sotto capienza. Lucca tocca il 254. Martedì sera un detenuto si è tolto la vita a Torino, il quarto quest’anno in quell’istituto; nel 2025 furono 82 in tutta Italia. Poi c’è il conto che lo Stato paga per tutto questo. Dopo la condanna Torreggiani del 2013, il legislatore ha scritto l’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario: chi è stato detenuto in condizioni inumane ha diritto a un giorno di sconto ogni dieci, oppure a otto euro al giorno se la pena è finita. Nel 2025 i reclami sono stati 11.900 e gli accoglimenti 6.539, quattro su cinque; in tre anni oltre diciassettemila. Tradotto: la magistratura di sorveglianza certifica ogni giorno, con provvedimento, che lo Stato viola l’articolo 3 della Convenzione, e lo Stato salda a tariffa. L’inumanità ha un listino.
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