di Luciana Cimino
Il Manifesto, 9 aprile 2026
Davanti al Senato la protesta dei centri antiviolenza e delle reti femministe. Il vasto mondo di associazioni studentesche e femministe e dei centri antiviolenza lo aveva promesso: ci sarebbe stata una mobilitazione in ogni tappa che avrebbe portato all’approvazione del ddl stupri. E così è stato: dopo le manifestazioni di febbraio e i cortei dell’8 marzo, anche ieri, in diverse città italiane si sono dati appuntamento per protestare contro “la legge sul dissenso” delle destre. A Roma un presidio di circa 400 persone si è tenuto davanti al Senato. La giornata di mobilitazione era stata indetta da tempo, quando sembrava che il testo rivisto dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno potesse arrivare in Aula senza intoppi, così come da calendario.
di Andrea Dallatomasina
lapostadelsindaco.it, 9 aprile 2026
Si ha motivo di ritenere che il cittadino straniero detenuto abbia diritto all’iscrizione anagrafica anche se privo del permesso di soggiorno, in quanto il provvedimento del Tribunale che ordina la detenzione (o la misura alternativa al carcere) contiene in se stesso la caratteristica di autorizzazione al soggiorno; anzi, con la sentenza di condanna, il detenuto straniero è “obbligato” a soggiornare in Italia, dunque non si può certamente considerare come irregolarmente soggiornante. Ovviamente dopo l’espiazione della pena, come tutti gli altri cittadini stranieri dovrà presentare domanda per il rilascio del nuovo permesso di soggiorno in quanto la mancata acquisizione del permesso di soggiorno lo porrebbe in una condizione di clandestinità.
di Massimiliano Rambaldi
La Stampa, 9 aprile 2026
Per il tribunale non ha preso il sussidio indebitamente. Era il Caf che doveva controllare meglio la domanda. Presenta la domanda per ottenere il reddito di cittadinanza in un Caf di Cairo Montenotte, durante un permesso premio (era detenuto in carcere) e il centro fiscale la accoglie finché l’aiuto economico non gli viene effettivamente erogato. Solo che la normativa di allora prevedeva che se qualcuno del nucleo familiare del richiedente fosse stato in regime di limitazione penale della libertà, non era possibile avere accesso al contributo statale. Il caso ha visto al centro un uomo di Cairo che ieri mattina è finito davanti al collegio dei giudici del tribunale di Savona. Dopo il dibattimento è stato assolto dall’accusa di aver indebitamente percepito il sussidio, perché il fatto non costituisce reato.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 9 aprile 2026
Infatti l’esame biologico può risultare positivo anche per assunzione pregressa di sostanze stupefacenti mentre la fattispecie richiede che sia provata la guida sotto l’effetto drogante e non discende dalla gravità dell’incidente. La Corte di cassazione - con la sentenza n. 12779/2026 - ha ribadito che il reato previsto dall’articolo 187 del Codice della strada o l’aggravante sancita dal comma 2 dell’articolo 590 bis del Codice penale scatta solo se si prova che il conducente abbia guidato sotto l’influenza di sostanza stupefacente. Ciò significa che non è prova del reato l’esame clinico che dimostri l’avvenuta assunzione di droga sic et simpliciter. Infatti, il risultato positivo dell’analisi può esistere anche per la pregressa assunzione di stupefacente senza che ciò dimostri lo stato di alterazione psicofisica al momento della guida.
lospiffero.com, 9 aprile 2026
“Nella conferenza dei capigruppo odierna abbiamo sollecitato per la terza volta nelle ultime settimane la convocazione di una seduta aperta del Consiglio regionale sulla situazione delle carceri piemontesi. Si tratta di un impegno che la stessa maggioranza aveva assunto nella precedente legislatura, in cui era stato approvato un atto di indirizzo con il quale si prevedeva una volta all’anno la convocazione di una seduta aperta come momento permanente di monitoraggio e ascolto dei rappresentanti dei lavoratori della Polizia penitenziaria per monitorare salute e sicurezza all’interno delle carceri”. Così la capogruppo Avs in Regione, Alice Ravinale, con le consigliere del gruppo.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 9 aprile 2026
Per le persone detenute con dipendenze da sostanze, le terapie long-acting sono efficaci? Le strutture penitenziarie in Italia che le utilizzano sono 24 su 190, tra cui la casa circondariale di Roma: “Il nostro modello prevede una serie di innovazioni, dai trattamenti motivazionali all’utilizzo della realtà virtuale”. Dialogo con Adele Di Stefano, responsabile unità operativa semplice dipartimentale Salute mentale e Dipendenze in ambito penale del dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 1. Dalla Relazione al Parlamento 2025 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia risulta che, nel corso del 2024, le persone tossicodipendenti entrate in carcere sono state complessivamente 16.890 (8.700 nel primo semestre e 8.190 nel secondo), il 39% dei 43.489 ingressi totali. Si sta aprendo un confronto sempre più ampio tra sistema sanitario, magistratura e comunità terapeutiche su nuovi modelli di presa in carico di detenuti con dipendenze da sostanze.
di Luigi Lamma
notiziecarpi.it, 9 aprile 2026
È passato poco più di un mese dal convegno modenese sul tema della giustizia riparativa dal titolo eloquente “Educare al bene all’ombra del male - Quali vie di giustizia sono possibili oggi?”. Quando si parla di “vie di giustizia” si fa riferimento innanzi tutto ad una responsabilità sociale che ha come presupposto e fine la dignità di ogni persona detenuta, da qui la denuncia della situazione drammatica conseguente al sovraffollamento delle carceri con tutto ciò che ne consegue. C’è però anche la “via di giustizia” delle opere, della solidarietà, della vicinanza concreta alle persone. Parte da qui la collaborazione con la cooperativa Eortè per realizzare un “viaggio” dentro la Casa Circondariale Sant’Anna di Modena, per conoscere, ascoltare, avvicinare una realtà spesso percepita come lontana indipendentemente dalla distanza geografica. Occorre, quando si parla di carcere, andare oltre le semplificazioni, superare pregiudizi radicati, conoscere i luoghi e le persone prima di giudicare, lasciandoci interrogare dalla realtà. Il carcere è uno di quei contesti che più facilmente restano ai margini del racconto pubblico e anche ecclesiale, se non quando emergono fatti drammatici o di cronaca nera.
di Marco Benvenuti
La Stampa, 9 aprile 2026
L’iniziativa in occasione delle festività pasquali. “Vesti la speranza. Svuota l’armadio, riempi il cuore”. È l’iniziativa che ha portato i giovani avvocati novaresi dell’Aiga, in collaborazione con il Comune di Bellinzago, a raccogliere abbigliamento e calzature maschili da portare ai detenuti della casa circondariale di Novara, in occasione della festività pasquali. Qualche giorno fa una delegazione compostadalla presidente Federica Airò Farulla, da Federica Barbero, delegata dell’osservatorio nazionale Aiga Carceri, e dalla segretaria del direttivo novarese Simona Pontini, ha effettuato la consegna in occasione di un incontro con l’attuale direttore in via Sforzesca, Mario Peraldo Gianolino, e con la comandante della polizia penitenziaria Maria Lupi.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 aprile 2026
C’è un ragazzo morto nel bagno di un cinema di Palermo, nel 1979. Vent’anni, forse meno. Una siringa accanto al corpo, la felpa strappata, il pugno chiuso. Nessuno lo reclama, nessuno sa come si chiami. Massimiliano Iervolino apre con questa immagine il suo “Il Contagio” della Marlin Editore, e fa bene a farlo, perché in quel corpo abbandonato c’è già tutto il senso del libro: la mutazione silenziosa di Cosa Nostra, il modo in cui un’organizzazione criminale arcaica ha cambiato natura grazie all’eroina, diventando qualcosa di molto più pericoloso di quanto chiunque avesse immaginato. Prima di entrare nel merito del libro, vale la pena dire una cosa che Iervolino, ex segretario dei Radicali Italiani, non dice esplicitamente ma che il libro impone di pensare.
di Gigi Riva
Il Domani, 9 aprile 2026
In “Dieci parole tradite” Venanzio Postiglione sembra suggerire che ci sono alcune parole chiave da reinterpretare, riscoprire, rispolverare soprattutto in questi tempi tristi in cui si è smarrita la bussola della convivenza. E attraverso le quali trovare i correttivi per raddrizzare il “legno storto della storia”. Delle “Dieci parole tradite”, che Venanzio Postiglione vicedirettore del Corriere della Sera ha scelto per raccontare in un libro come si è corrosa la lingua e dunque l’interpretazione del mondo, forse la più soggetta agli equivoci è “misura”. Perché si porta appresso, soprattutto quando si è giovani dunque piromani, una serie di sinonimi o di assonanze che alludono a una assai poco aurea mediocrità. La misura è il centro politico ai tempi del fanatismo ideologico dominante, è l’equilibrio tra fazioni, il né né, o, se volete, il “ma anche”.
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