milanotoday.it, 8 aprile 2026
Il disco si intitola “Free for music vol. 1” e fa parte di un progetto finanziato da Orangle Records. Dopo le visite di Emis Killa, Jake La Furia, Fedez, Lazza e Camilla Ghini, il progetto sviluppato da Orangle Records nel carcere di Monza ha dato alla luce ‘Free for music vol. 1’, l’album realizzato proprio dai detenuti della Casa circondariale Sanquirico nell’ambito del laboratorio supervisionato da Paolo Piffer. L’idea di fondo è trasformare l’arte in una competenza spendibile anche oltre il periodo di detenzione. Il disco non è una ‘parentesi filantropica’, ma la prova tangibile che è possibile rientrare nel mondo da un punto diverso rispetto a quello in cui il percorso di vita si era interrotto.
aise.it, 8 aprile 2026
La cultura come spazio di libertà, la lettura come strumento di consapevolezza e rinascita. Riparte da Roma, dall’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo, la nuova edizione di “Libri Liberi”, la rassegna che porta i grandi capolavori della letteratura all’interno delle carceri, trasformando ogni incontro in un’esperienza di condivisione, riflessione e dialogo. Il primo appuntamento, in programma il 9 aprile, propone la proiezione di Zvanì - Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, film diretto da Giuseppe Piccioni. A seguire, un momento di confronto aperto vedrà protagonista l’attrice Benedetta Porcaroli, interprete del film, in dialogo con la giornalista Laura Pertici. Un’occasione per intrecciare cinema e letteratura, memoria e attualità, in uno spazio in cui le storie diventano strumenti di crescita personale.
di Enzo Ciconte
Il Domani, 8 aprile 2026
La storia di Giuseppina Pesce è raccontata in un volume di Danilo Chirico, La figlia del clan. Un cognome da nascondere un destino da riscrivere. Una storia tragica e avvincente, raccontata come un romanzo, che si inoltra nei luoghi più misteriosi di una delle famiglie più potenti della ‘ndrangheta. Una suggestione, nient’altro che una suggestione, ma è singolare che la denominazione delle mafie sia tutta al femminile: la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, la sacra corona unita, la stidda. Non so perché ciò sia accaduto. So che la questione donna è più che mai attuale. Nella ‘ndrangheta, fino a non molto tempo fa, le donne erano evanescenti, come se non esistessero; presenze silenziose, invisibili, protette da un bozzolo che li collocava in un cono d’ombra.
di Angelo Zaccone Teodosi*
Il Manifesto, 8 aprile 2026
Il sostegno negato al doc sullo studente ucciso impone una revisione. L’opposizione presenta un’interrogazione, lasciano Mereghetti e Galimberti. Riemerge prepotente, a seguito dell’esclusione del documentario su Giulio Regeni, ritenuto dagli esperti nominati dal ministro Alessandro Giuli non meritevole di ricevere alcun finanziamento pubblico, il tema dell’eccesso di discrezionalità e del deficit di trasparenza nella gestione della res publica culturale italiana. La “meritocrazia” tanto invocata dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni svanisce sempre più in decisioni che appaiono influenzate dal “capitale relazionale” piuttosto che dalla valutazione di professionalità.
di Vincenzo Vita
Il Manifesto, 8 aprile 2026
Lo scivolone è di quelli che lasciano il segno, senza speranza di redenzione. Il riferimento è alle scelte davvero incredibili fatte dall’apposita commissione del Ministero della cultura (Mic) in merito ai cosiddetti contributi selettivi per film e documentari. Sono tutti film, aggiungerebbero gli esperti. Se si guardano le scelte, viene spontaneo un urlo sdegnato accompagnato da rabbia e incredulità. Per chiunque viva nel nostro benedetto Paese il caso di Giulio Regeni è in cima all’elenco dei misfatti che hanno attraversato la storia italiana, con acclarata subalternità dei governi alla logica dei rapporti commerciali con l’Egitto oppressore del giovane ricercatore torturato e ucciso. La difesa delle persone e dei diritti umani è lasciata al dì di festa, per sparire nel resto delle giornate. Come non cogliere l’abnormità dell’esclusione di un notevole film, fortissimo nel messaggio e altrettanto rilevante sotto il profilo estetico grazie ad una regia molto attenta e alla passione dei produttori.
di Leonardo Becchetti
Avvenire, 8 aprile 2026
Dalle rivolte urbane alle scelte energetiche, ci sono segnali di risveglio collettivo contro le élite e i conflitti. La diplomazia e le rinnovabili come svolta possibile e concreta. “Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna”. La famosa poesia di Trilussa scritta agli inizi dalla Prima guerra mondiale sembra straordinariamente attuale. Trilussa coglieva con lucidità amara un tratto ricorrente della storia: i conflitti nascono spesso dai capricci e dagli interessi di pochi potenti, mentre i popoli che non li vogliono ne pagano il prezzo. A distanza di un secolo, questa intuizione riemerge nelle tensioni contemporanee, dalle proteste di Minneapolis fino alle narrazioni musicali di Bruce Springsteen, che raccontano fratture sociali e disillusione. In questo contesto, il “No Kings Day” appare come una risposta dal basso, civile e politica, a quella stessa dinamica: una reazione collettiva contro la concentrazione del potere e contro decisioni imposte senza consenso. Non ancora un progetto compiuto, ma un segnale chiaro. Come direbbe Polanyi, sono gli “anticorpi sociali” che si attivano quando l’equilibrio tra società e potere si rompe.
di Elisa Sola
La Stampa, 8 aprile 2026
La procura apre un fascicolo dopo la denuncia di un recluso poco prima di Natale. La presunta vittima è un tunisino liberato qualche settimana dopo. Dopo tre mesi dalla presunta aggressione denunciata da un uomo trattenuto nel Cpr, la procura ha indagato il direttore. Il funzionario è stato sospeso dal ruolo, temporaneamente. L’ipotesi di reato, per ora, sono le minacce aggravate. Ma l’inchiesta, coordinata dal pm Francesco La Rosa, potrebbe allargarsi. Sia relativamente alle contestazioni ipotizzate, sia riguardo al numero delle persone indagate. Ci sono altre figure, che hanno lavorato nel Cpr insieme al direttore, su cui il faro degli inquirenti è puntato. Si valuta. Ma è presto per tirare le somme. L’indagine è in corso. Sono molti i testimoni che sono stati sentiti negli ultimi giorni per verificare cosa davvero sia accaduto a metà dicembre dentro al centro definito, come gli altri in Italia e in Albania, illegale e incostituzionale da molti giuristi e rappresentanti delle istituzioni.
di Elisa Sola
La Stampa, 8 aprile 2026
“Non ho mai minacciato quell’uomo. Ma l’ho sgridato, con veemenza, perché aveva avuto un atteggiamento sbagliato. Vivere e lavorare dentro al Cpr non è affatto facile”. Si è presentato spontaneamente davanti al pm Francesco La Rosa per farsi interrogare, il direttore del Centro di permanenza per i rimpatri di Torino. Si chiama Vincenzo Salvo e per 18 anni, prima di fare il direttore, ha lavorato come ispettore di polizia superiore in corso Brunelleschi. “Dunque, è un professionista che conosce molto bene quel posto”, afferma il suo avvocato difensore, Giuseppe Portigliotti, che precisa: “La scelta della sospensione temporanea di Salvo dal suo incarico non è stata da lui subita, ma è stata presa dal mio assistito insieme all’ente che gestisce la struttura per garantire che, in attesa della fine dell’indagine, non si creasse un clima ancora più ostile verso i lavoratori all’interno dello stesso Centro”.
di Paolo Nencini
Il Manifesto, 8 aprile 2026
Il fallimento del proibizionismo sulle droghe è descritto da una vasta letteratura scientifica e riconosciuto, spesso solo a fine carriera, anche da autorevoli esponenti politici. Le alternative fin qui avanzate si possono ricondurre a tre filoni: la liberalizzazione, nella sua versione neoliberista o individualista; la legalizzazione regolata di alcune sostanze; la decriminalizzazione, che mantiene l’illecito ma rinuncia alla sanzione penale del consumo. Le ultime due opzioni si presentano come compromessi pragmatici tra proibizionismo e laissez faire, ma proprio per questo faticano a consolidarsi, spesso percepite come soluzioni provvisorie. In questo stallo teorico e politico acquista interesse la proposta avanzata dai giuristi statunitensi David Pozen e Matthew Lawrence in due articoli su Harvard Law Review e Science. Il loro ragionamento parte dal fallimento del Controlled Substances Act del 1970, la legge federale americana che ha prodotto milioni di arresti e un bilancio devastante di morti per overdose. Pur nascendo nel contesto USA, la proposta ha un valore generale perché non si concentra tanto sulle singole sostanze quanto sul meccanismo che regge l’intero impianto repressivo: il sistema tabellare.
di Maurizio Delli Santi
La Notizia, 8 aprile 2026
Le giustificazioni offerte dal governo si sono rivelate fallaci. Il fermo del ricercato andava comunque eseguito. Il caso della liberazione del l caso della liberazione del torturatore libico Almasri colpito da un mandato di arresto della Corte penale internazionale è destinato ad alimentare altre polemiche. È stata formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio per ‘false dichiarazioni al pm’ del responsabile della struttura tecnica del Ministero della Giustizia, mentre è stata anticipata la contestuale sollevazione di un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale: la maggioranza di governo ritiene che la sua posizione debba essere equiparata a quella dei ritiene che la sua posizione debba essere equiparata a quella dei ministri, per i quali segue un altro procedimento e potrebbero essere evocate eccezioni di procedibilità e immunità.
- “In difesa dello Stato di diritto”: il rapporto di Antigone e il populismo penale
- Gravemente malato, ma resta in cella: il caso Bondavalli
- Domenico Papalia, in galera da mezzo secolo
- Giustizia, il ruolo del Quirinale e del Csm per favorire il dialogo dopo il referendum
- La Consulta smonta l’immunità extralarge











