firenzedintorni.it, 7 aprile 2026
Sabato 11 aprile installazione visitabile in piazza delle Carceri: cittadini invitati a entrare nella cella per comprendere spazi, isolamento e criticità del sistema penitenziario. A Prato gli avvocati della Camera penale sabato 11 aprile realizzeranno l’iniziativa ‘La cella in piazza’, riproduzione reale di una camera di detenzione del carcere cittadino della Dogaia per far conoscere direttamente ai cittadini le condizioni dei reclusi. Sarà una riproduzione, a grandezza reale, scala 1:1, installata in piazza delle Carceri dalle ore 10 alle 18. L’iniziativa é fatta in collaborazione con l’associazione “Recuperiamoci”.
di Licia Troisi
La Repubblica, 7 aprile 2026
La scrittrice è stata nella casa di reclusione di Alghero per tre incontri con gli studenti detenuti, nell’ambito di un’iniziativa del Salone del Libro di Torino. “La prossima volta ti mandiamo in carcere”. Era il maggio del 2022, e mi trovavo al Salone del Libro di Torino per l’incontro conclusivo di Adotta uno scrittore. Si tratta di un’iniziativa del Salone in cui viene proposto alle scuole di fare una serie di tre incontri - più appunto quello conclusivo e collettivo durante le date del Salone - con un autore. Io quell’anno avevo fatto una splendida esperienza con un istituto alberghiero di Lecce, ne ero uscita estasiata ed ero pronta a ripetere la cosa.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 7 aprile 2026
Accade in Sicilia, dove per un giovane di 17 anni autore di un reato grave, la comunità Comu.Casa che lo aveva in affidamento, d’accordo con i servizi sociali e con il parere positivo del magistrato, ha scelto il lavoro nel monastero delle Clarisse di Biancavilla. Qui, una volta a settimana si occupa di giardinaggio e manutenzione. Carcere e clausura: due condizioni che si assomigliano per la presenza delle sbarre e l’estraniamento dal mondo, ma se nel primo caso la privazione della libertà è imposta dall’esterno come una punizione, nel secondo è, all’esatto opposto, una scelta personale di libertà. Da questa riflessione e da un incontro con le clarisse del monastero di Biancavilla, in provincia di Catania, tra le quali vive suor Cristiana Scandura, figura ben nota della Pastorale penitenziaria, è maturata la decisione di mandare ogni sabato mattina un ragazzo di 17 anni, autore di un reato grave, a lavorare in convento. “L’idea all’inizio è stata vista naturalmente con curiosità - racconta ai media vaticani Simona Marciano, l’educatrice della comunità che si occupa del giovane - ma abbiamo ricevuto il sostegno di tutti e si sta rivelando un’esperienza positiva di vita”.
genteveneta.it, 7 aprile 2026
Il progetto nazionale “Svuota la vetrina” approda a Venezia, mettendo in rete librerie, associazioni e arti performative per potenziare l’accesso alla lettura all’interno delle carceri cittadine. L’iniziativa si basa su un modello culturale sostenibile che trasforma l’acquisto collettivo di volumi in un atto di sostegno concreto per le biblioteche degli istituti penitenziari. L’edizione veneziana è il risultato della collaborazione tra la libreria La Toletta, l’associazione di volontariato penitenziario Il Granello di Senape, il Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto e la Fondazione Rubelli, con il supporto del Forum del Libro.
di Giorgio Vittadini*
Avvenire, 7 aprile 2026
Il mito della governabilità ci ha spinti verso una strada fatta di bipolarismo e scontro permanente. La soluzione non passa dal rafforzare l’esecutivo, ma è nel Parlamento, nei partiti, nella capacità di mediare, nella sussidiarietà. Da tempo la politica italiana insegue il mito della governabilità intesa come rafforzamento del potere dell’esecutivo e marginalizzazione delle opposizioni. In questa logica può essere guardato anche il recente referendum sulla giustizia. Era già successo con il referendum costituzionale per il superamento del bicameralismo, promosso da Matteo Renzi, e una sorte simile era toccata anche ad altri referendum, come quello sull’abrogazione del Jobs Act.
di Vincenzo Militello
giustiziainsieme.it, 7 aprile 2026
Il più recente prodotto normativo in tema di sicurezza - il D.L. 24 febbraio 2026, n. 23 - riproduce un modello di intervento sul quadro complessivo dell’ordinamento, che si fonda su un binomio insieme di scopi e di mezzi normativi, ormai più volte replicato negli ultimi decenni: la sicurezza pubblica è il fine dell’aggiunta di nuove condotte illecite e/o di nuove o solo ulteriori risposte sanzionatorie - penali, parapenali ed extrapenali - e/o di provvedimenti restrittivi di libertà nei più diversi settori della vita sociale; tali interventi sono adottati ricorrendo alla fonte del decreto legge, indicandoli come altrettanti rimedi necessari ed urgenti per “fronteggiare una situazione complessa e variegata” (come richiesto da Corte Costituzionale n. 90 del 2025), quella appunto che si assume collegata alla sicurezza pubblica.
di Alessandro Giannì e Alessandro Gariglio*
Il Fatto Quotidiano, 7 aprile 2026
Il decreto Sicurezza non risponde a un’emergenza: l’obiettivo è gestire il dissenso. Non interviene sulle cause dei conflitti sociali, ma su chi li rende visibili. La domanda, allora, è semplice: di cosa ha paura la politica? Da anni si sta consolidando una traiettoria che tende a restringere gli spazi della protesta e a ricondurre il conflitto entro categorie penalistiche. Il nuovo decreto si inserisce in questa continuità, ma ne accentua i tratti.
di Carlo Milani e Rinaldo Mattera
Il Domani, 7 aprile 2026
Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica. Un tempo, i social venivano incensati per l’impatto positivo sulla cultura e le società nel loro complesso. Oggi invece “vietare (i social) ai minori” è diventato un ritornello da recitare a ogni episodio di cronaca.
di Nadia Urbinati
Il Dubbio, 7 aprile 2026
Nel 1945, William Beveridge scrisse che il “prezzo della pace” è duplice: politico ed economico. “Dobbiamo assicurarci, quanto meglio si possa, che le divergenze tra le nazioni non condurranno alla guerra”. Dovremmo stimolare leader e capi di Stato a ponderare l’inutilità e il danno di concepire la pace come una questione di “interesse nazionale”. Il tempo della pace sembra sempre più distante da noi, parte di un passato che, più ci addentriamo nel futuro, più si fa glorioso. Mitizzare il passato è un segno sconfortante di ciò che siamo o di ciò che rischiamo di diventare. La guerra è nella nostra vita anche se non la vediamo sotto i nostri occhi. È alle porte perché è entrata nel regno della possibilità.
di Guido Rampoldi
Il Domani, 7 aprile 2026
Se a fronte delle violenze nel West Bank, la Corte penale internazionale restasse muta, probabilmente gli europei se la caverebbero con i soliti sussurri costernati che finora sono risultati appropriati a tollerare e ad accettare senza destare scandalo. Ma se l’Icc, riattivato, chiamasse le cose con il loro nome e colpisse duro il governo Netanyahu, allora gli esercizi europei di futilità diplomatica sarebbero difficili. Cosa rimane della legalità internazionale dopo l’attacco all’Iran? Nulla, conclude la trasversale scuola del Realismo.
- Pena di morte e democrazia
- In arrivo la riforma del Gip collegiale: e i tribunali sono di nuovo a rischio
- Persino il Portale telematico lascia i penalisti ai margini della giustizia
- Morire di fabbrica: il caso Ipca e la svolta della giustizia
- Prevenzione patrimoniale, rinnovabile la confisca caducata per vizio procedurale











