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di Guido Rampoldi

Il Domani, 7 aprile 2026

Se a fronte delle violenze nel West Bank, la Corte penale internazionale restasse muta, probabilmente gli europei se la caverebbero con i soliti sussurri costernati che finora sono risultati appropriati a tollerare e ad accettare senza destare scandalo. Ma se l’Icc, riattivato, chiamasse le cose con il loro nome e colpisse duro il governo Netanyahu, allora gli esercizi europei di futilità diplomatica sarebbero difficili. Cosa rimane della legalità internazionale dopo l’attacco all’Iran? Nulla, conclude la trasversale scuola del Realismo.

Assassinando Khamenei con un attacco proditorio proprio nel mezzo di un negoziato, gli Stati Uniti e Israele hanno violato norme che parevano universalmente accettate. E quel è stata la reazione delle democrazie occidentali? Scuotimenti di testa, mugugni di disapprovazione: nulla di più. Non è forse questa la prova che la legalità internazionale è ormai una inutile finzione?, ripetono da allora i tanti cui preme dimostrare che i Netanyahu, i Putin, i Trump non possono essere giudicati con le categorie del diritto o dell’etica, qualunque misfatto compiano. Sicché bisognerebbe liberarsi definitivamente di quei polverosi soprammobili - Bene/Male, Legalità - e accettare che solo l’opposizione schmittiana Amico-Nemico attenga alla natura autentica della politica. Se tre potenti decidono da soli chi vive e chi muore Attacco alla Icc Questi ragionamenti non sono nuovi e fino a ieri hanno accompagnato le manovre per disattivare la Corte penale internazionale, in sigla inglese Icc.

Istituita nel 2002 insieme al suo codice di riferimento, lo Statuto di Roma, l’Icc è riconosciuta da 125 paesi, per gran parte democrazie liberali, ma non da regimi autoritari e da grandi potenze. Poiché non vi aderiscono Usa, Iran e Israele, l’Icc non può entrare nel merito dei crimini commessi nella guerra in corso. Il vero test sul quale andranno misurate le prospettive della legalità internazionale semmai riguardano i Territori occupati, sui quali l’Icc ha giurisdizione. Durante la guerra di Gaza la Corte ha emesso mandati di arresto contro Netanyahu e il suo ministro della Difesa.

Per costringerla a ritrattare quei provvedimenti l’amministrazione Trump ha colpito i magistrati della procura con sanzioni individuali che ne complicano la vita quotidiana; nel 2024 il Regno Unito ha minacciato il boicottaggio finanziario dell’Icc; e apparati segreti hanno costretto il procuratore Karim Khan ad autosospendersi montando contro di lui l’accusa di molestie sessuali nei confronti di una sua collaboratrice. Un mese fa una commissione Onu ha stabilito all’unanimità che l’accusa contro Khan era infondata. Però la settimana scorsa l’organo direttivo dell’Icc ha deciso a maggioranza di non ratificare quel verdetto e di prepararne uno proprio.

La singolarità di questa retromarcia ha confermato il sospetto che i paesi che l’hanno approvata (tra i quali l’Italia) tuttora perseguano l’obiettivo di mettere fuori gioco Karim Khan e paralizzare la Procura prima che emetta altri ordini di cattura contro due ministri israeliani, Smotrich e Ben Gvir, alla testa del movimento dei coloni. Quei provvedimenti non avrebbero un effetto pratico ma potrebbero costringere gli europei a tentare di fermare la pulizia etnica nel West Bank. Gli omicidi mirati dei leader, solo la cultura può fermare la barbarie Piani israeliani e reazioni europee.

Dall’inizio dell’anno, masnade di coloni anche giovanissimi assaltano villaggi palestinesi, razziano greggi, tagliano ulivi, bruciano macchine, picchiano, assassinano (ne ha scritto diffusamente su queste pagine David Lerner). L’esercito di solito lascia fare. E permette ai coloni di creare nuovi insediamenti, solo in teoria illegali, nei territori da cui erano stati espulsi gli abitanti arabi. Tutto questo suggeriva l’intenzione di realizzare un piano giù accennato da esponenti del governo Netanyahu, annettere quel 60 per cento del West Bank che gli accordi di Oslo definiscono ‘Area C’, dopo aver espulso una parte dei suoi 300mila abitanti palestinesi. Ma adesso, informa un articolo di Times of Israel, i coloni cominciano a dedicarsi anche a villaggi dell’Area A, 18 per cento del West Bank, sotto il controllo diretto dell’Autorità palestinese.

Di questo passo i tre milioni di abitanti arabi del West Bank finirebbe confinati come bestiame entro una dozzina di città-corral non unite da continuità territoriale. Col tempo buona parte sceglierebbe l’esilio. Se a fronte di tutto questo la Corte penale internazionale restasse muta, probabilmente gli europei se la caverebbero con i soliti sussurri costernati - “intollerabile! Inaccettabile!” - che finora sono risultati appropriati a tollerare e ad accettare senza destare scandalo.

Ma se l’Icc, riattivato, chiamasse le cose con il loro nome (probabilmente “crimini contro l’umanità”) e colpisse duro il governo Netanyahu, allora gli esercizi europei di futilità diplomatica sarebbero più difficili. Alcuni governi sarebbero indotti a comminare sanzioni ad personam ai due ministri israeliani che guidano i coloni. Se poi osassero sanzionare contro Israele, anche a costo di rinunciare a proficue collaborazioni nella tecnologia militare, forse riuscirebbero ad indurre riflessioni salutari nell’elettorato israeliano, in autunno chiamato a votare. La strategia del regicidio, ma così nessuno è al sicuro