di Luca Fazzo
Il Giornale, 5 aprile 2026
Parla Roberto Bezzi, responsabile del trattamento nella Casa di reclusione di Milano Bollate, in cui sono reclusi pure la Bazzi, Genovese e Cagnoni. “Il rito del carcere di solito è sempre lo stesso. I condannati arrivano qui, gli diamo una camera, il capocella prepara il caffè, insegna a fare il lenzuolo col nodo, poi chiede: per cosa sei qui, facci vedere le carte. Ma per alcuni detenuti è diverso. Perché quando arrivano qui tutti sanno già perché sono stati condannati. Li hanno visti in televisione”.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 5 aprile 2026
Il convegno promosso dalla Cgil Milano con esperti e operatori: le voci di Denise Amerini, del cappellano don Rigoldi, dell’imam Tchina e della guida spirituale El Fasi. Alla Casa della cultura di Milano ha avuto luogo il convegno “Carcere e islam. Esperienze a confronto per una politica laica e interculturale”, organizzato da ArciAtea rete per la laicità, Gruppo nazionale di lavoro, Stanza del silenzio e dei culti, Associazione di Donne di qua e di là, Fondazione don Gino Rigoldi. Dal convegno è emerso che vi sono esperienze virtuose in alcune delle carceri italiane e che “dovrebbero fare da traino per tutte gli altri istituti penitenziari, ma questo non avviene”, ci dice Denise Amerini, responsabile Dipendenze e carcere della Cgil, che è stata tra i relatori dell’incontro.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 5 aprile 2026
Il processo a Gesù è l’immagine stessa del paradosso. Un paradosso che continua a inquietare. Perché non mostra, tanto, che cosa accade in assenza di regole, ma che cosa può accadere quando sono solo le regole a contare. Non ci dice, come farà Thomas Hobbes molti secoli dopo, che l’ingiustizia nasce dal caos, dall’anarchia, dalla sospensione della legge. Ci dice qualcosa di più scomodo. Che la giustizia può presentarsi con tutte le sue forme esteriori, parlare il linguaggio della legalità, muoversi entro procedure riconosciute e tuttavia fallire drammaticamente.
di Sabino Cassese
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
La democrazia dell’istante. Ora contano comunicazione e leader. Ma si sono indeboliti i partiti e la partecipazione. Che cosa accade alla democrazia e alla politica italiane? L’Italia ha impiegato 85 anni, dal 1861 al 1946, per conquistare il suffragio universale, ma solo 39 anni, dal 1983 al 2022, per perdere un terzo dell’elettorato. In prospettiva storica, ci sono voluti 85 anni per far combaciare il Paese reale con il Paese legale, ma nella metà del tempo si è fatto un balzo indietro, perché i cittadini che avevano conquistato il diritto di votare non si recano alle urne. La disaffezione per la politica che così si manifesta fa aprire un fossato tra Stato e società.
di Laura Magna
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
Il vero allarme è culturale: “Il rischio più grave non è perdere il posto. È smettere di pensare”, dice Giovanni Ziccardi, professore di informatica giuridica alla Statale di Milano. Gli esegeti della fine del lavoro umano per mano dell’Ai si moltiplicano. Ma hanno ragione? “Un esempio che si fa sempre è quello dei traduttori umani destinati a scomparire”, dice al Corriere.it Giovanni Ziccardi, autore e docente per Lefebvre Giuffrè sui temi del diritto dell’informatica, tra i pionieri in Italia nello studio del rapporto tra diritto e tecnologie digitali e dell’innovazione tecnologica, nonché professore di Informatica giuridica all’Università degli Studi di Milano.
di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
La bozza del disegno di legge per “agire il prima possibile in difesa dei minori”. Stop. Il governo Meloni è pronto a “prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni”. È scritto nell’articolo 7, comma 2, del disegno di legge uscito dopo la riunione di giovedì scorso a Palazzo Chigi organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano con i ministri interessati al provvedimento (Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti).
di Alessandro Leone
Il Domani, 5 aprile 2026
I progetti di Voluntary Humanitarian Repatriation dell’Oim sono considerati dagli Stati il volto umano della deterrenza migratori. Ma ci sono criticità che spesso causano fallimenti. “Il mio sogno era l’Europa, ma sono riuscita ad arrivare solo fino alla Libia”. Halimat è una donna nigeriana diventata vittima di tratta. Rimasta incinta durante la traversata, è stata costretta ad abortire e torturata in un centro di detenzione. Tre anni dopo l’inizio del viaggio ha dato alla luce una bambina, nata da una relazione con un uomo che le aveva promesso rifugio ma ha finito solo per sfruttarla sessualmente. Poi è venuta a conoscenza dei programmi di rimpatrio volontario assistito dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim): “All’inizio mi sono rifiutata perché pensavo di poter comunque trovare un lavoro e un futuro ma poi ho cambiato idea. Temevo per la vita di mia figlia”.
di Angela Stella
L’Unità, 5 aprile 2026
Intervista al magistrato Giovanni Zaccaro. Scriveva Virgilio più di 2000 anni fa: “Ci negano il rifugio, ci vietano di fermarci nella terra più vicina. “Due ennesime tragedie si sono consumate nel mare. Una nell’Egeo, l’altra sulle nostre coste, al largo di Lampedusa. Diciannove i cadaveri restituiti dal mare, a Lampedusa, cinquantotto i superstiti”. A riassumere il bilancio di queste ore è il coordinamento nazionale di Area democratica per la giustizia, presieduto da Graziella Viscomi insieme al Segretario Giovanni Zaccaro, con cui approfondiamo il tema.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
Charles Kupchan ha detto: “Il messaggio del presidente Usa è sostanzialmente questo: io sfascio tutto e voi ripulite”. Ma noi forse non vogliamo diventare l’impresa di pulizie di Donald Trump. Tornando sul rifiuto di concedere la base di Sigonella ai bombardieri americani, Giorgia Meloni ha detto: “Siamo alleati degli Usa, ai quali però diciamo quando non siamo d’accordo”. Manca un avverbio: ultimamente. La nostra presidente del Consiglio, a malincuore, ha dovuto ammettere ciò che era sotto gli occhi di tutti: Donald Trump è imprevedibile, inaffidabile, iracondo. Non provocarlo è ragionevole; ma adularlo e blandirlo è inutile. Anzi, controproducente.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
L’importante non è solo “cosa” viene raccontato, ma “da dove” lo si guarda. E nei conflitti questa differenza diventa enorme, perché l’informazione stessa diventa un campo di battaglia. Il punto di vista è la prospettiva da cui viene raccontata una storia. Ma come facciamo a difenderci dalle falsità in tempo di conflitti? Appena cambia il punto di osservazione vengono stravolti i cardini di quelle che ingenuamente chiamiamo verità. Una ottima giornalista inviata sui fronti di guerra per il Corriere della Sera è Marta Serafini. Ci ha raccontato le risposte dell’assistente virtuale russo “Yandex Alice” ad alcune domande sul conflitto tra Mosca e Kiev. Al quesito “chi ha iniziato la guerra in Ucraina?”, la risposta è immediata: l’Ucraina, con il sostegno dell’Occidente. Il massacro di Bucha? Una messinscena. C’è un governo nazista a Kiev? Confermato.
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