di Elisa Sola
La Stampa, 15 luglio 2026
La procura aveva archiviato due volte dopo la denuncia dei familiari. La sorella della vittima: sei anni per avere giustizia dalla Corte dei diritti dell’uomo. Natascia, la sorella, rilegge le lettere dal carcere. “Antonio ci scriveva che chiedeva aiuto alle guardie e che non lo ascoltavano. Che stava male, vomitava, aveva dolori ovunque. Ma nessuno veniva nella sua cella. Pensavano che lo facesse apposta per avere “benefici”. Usavano questa parola. Non abbiamo mai capito quali. Ha perso trenta chili in meno di cinque mesi”. Antonio Raddi è morto il 30 dicembre 2019. Aveva 28 anni. Quando è entrato nel carcere Lorusso e Cutugno pesava 80 chili. Quando hanno diagnosticato il decesso, 50. È morto per un’infezione dovuta a un batterio comune, la Klebsiella pneumoniae. Ma il suo corpo era pelle e ossa. Troppo fragile per reagire.
Firenze. L’anziano di 87 anni è uscito da Sollicciano, sconterà la pena in una struttura alternativa
di Antonella Mollica e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 15 luglio 2026
Dopo una settimana è stato trasferito a Casa Caciolle. Era stato arrestato per un furto di vestiti in un’auto. È uscito dal carcere di Sollicciano così come era entrato. Con il sorriso stampato sul volto e gli occhi vivaci di sempre, in barba ai suoi 87 anni e ai 40 gradi che non danno tregua. Si è conclusa dopo meno di una settimana la disavventura di Giuseppe, l’anziano che viveva nell’albergo popolare e che è finito in cella per una sentenza diventata definitiva dopo il furto su una macchina. Grazie all’associazione per i diritti dei detenuti Pantagruel e al presidente della Madonnina del Grappa, don Vincenzo Russo, ora ha un posto dove andare. È Casa Caciolle, una struttura per detenuti semiliberi nel quartiere di Rifredi. Ieri pomeriggio è uscito da Sollicciano.
di Patrizia Pallara
collettiva.it, 15 luglio 2026
Parlano Stefano Anastasia, Patrizio Gonnella e Pietro Sermonti al termine della visita a Regina Coeli, a Roma, per l’iniziativa dell’Alleanza per l’articolo 27. Bisogna aver visto. I corpi sudati e troppo vicini rinchiusi per 23 ore al giorno in una cella piccola, troppo piccola. Le persone, gli uomini e le donne, con lo sguardo perso e confuso, tristi e depressi. Le carenze e le mancanze delle strutture, dei servizi, del personale, dell’igiene, della pulizia. Bisogna aver visto tutto questo per poterlo raccontare, testimoniare, diffondere. È quello che hanno fatto 330 “civili”, persone libere, entrate oggi, 14 luglio, in 34 carceri italiane di 29 città, nell’iniziativa organizzata dall’Alleanza per l’articolo 27.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 15 luglio 2026
Carlo Testini, responsabile Lotta alle Disuguaglianze di Arci, è una delle oltre 350 persone che il 14 luglio hanno visitato 37 carceri italiane in una giornata ideata dall’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. Il suo racconto a Vita: “A Regina Coeli ho visto un affollamento di quasi il 200%, materassi in terra nelle celle, ragazzi giovanissimi e disperati che non vogliono vivere in quelle condizioni”. Trentasette istituti penitenziari italiani sono stati visitati da delegazioni composte da rappresentanti dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, insieme a esponenti delle istituzioni locali, del mondo dell’università, della cultura e della società civile.
di Valentina Di Mattei e Simona Silvestro
vita.it, 15 luglio 2026
Il carcere spesso il luogo dove la salute mentale viene messa duramente alla prova, sia per chi è recluso sia per chi ci lavora. Bollate, a Milano, da sempre è un “carcere modello” eppure anche qui c’è uno scarto tra quel che è stato e potrebbe ancora essere e le condizioni materiali che il sovraffollamento impone. In questo contesto, in carcere, davvero qualcuno ha il tempo, gli strumenti e le condizioni di sicurezza per ascoltare? Le riflessioni dell’Ordine degli psicologi della Lombardia. Questa mattina abbiamo varcato l’ingresso della Casa di Reclusione di Bollate insieme alla delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che nella stessa giornata ha portato decine di realtà associative, istituzionali e della società civile a entrare contemporaneamente in 34 istituti penitenziari italiani. A Milano, ha toccato da vicino un sistema penitenziario cittadino - quello di San Vittore, Opera e Bollate - già sotto forte pressione.
di Chiara Gabrielli
Il Resto del Carlino, 15 luglio 2026
L’allarme della delegazione di Alleanza che ha visitato il carcere per adulti “Tanti poverissimi, oltre 100 non possono acquistare un dispositivo per rinfrescarsi. E la metà è registrata come tossicodipendente, bisogna intervenire subito”. Emergenza carceri, la Dozza registra il doppio dei detenuti rispetto alla capienza prevista. E oltre la metà di loro sono registrati come tossicodipendenti. Attualmente nella casa circondariale Rocco d’Amato sono ristrette 828 persone, contro spazi per 480 (a cui però vanno sottratti 50 posti di una sezione in cui sono in corso lavori di ristrutturazione delle docce e 24 di un’altra sezione). Su 828, ben 433 sono registrati come tossicodipendenti.
di Silvia Isola
Il Secolo XIX, 15 luglio 2026
“Più pene alternative ai domiciliari o in comunità contro il sovraffollamento”. La società civile in visita al carcere: una delegazione è entrata a Marassi, tra cui anche gli assessori del Comune di Genova Cristina Lodi ed Emilio Robotti: “Stiamo ampliando la possibilità di lavorare per i detenuti all’interno delle strutture comunali, come i cimiteri, e pensiamo di aprire uno sportello per l’anagrafe dentro la casa circondariale”. Pene alternative per abbattere il sovraffollamento. Il fatto che nelle carceri italiane ci siano più detenuti di quanto sia la capienza delle strutture non fa più notizia, nemmeno alla casa circondariale di Genova Marassi, in pieno centro città, dove solo tre giorni fa il quartiere si è bloccato per ore dopo che un detenuto è salito sul tetto per protesta.
cagliaritoday.it, 15 luglio 2026
“Sovraffollamento e carenze sanitarie, serve un intervento urgente”. La visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nella casa circondariale Ettore Scalas fotografa le criticità dell’istituto: mancano oltre 100 agenti di polizia penitenziaria e l’area sanitaria è sotto organico. Settecento trentadue persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 561 posti. È il dato che emerge dalla visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nella casa circondariale di Cagliari-Uta “Ettore Scalas”, inserita nella giornata nazionale di mobilitazione che ha coinvolto 34 istituti penitenziari italiani.
borderline24.com, 15 luglio 2026
La denuncia dell’”Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione” dopo la visita nell’istituto penitenziario. Sovraffollamento, carenza di personale e strutture segnate dal tempo. Sono alcune delle criticità emerse nel carcere di Bari durante la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto diversi istituti penitenziari italiani. Secondo quanto rilevato, a fronte di una capienza regolamentare di 293 posti, nel carcere barese sono presenti 436 detenuti. A questa situazione si aggiunge la carenza di agenti di polizia penitenziaria, oltre alla presenza di soli quattro educatori e alla mancanza di medici, psicologi e assistenti sociali.
di Angela Petronio
Corriere di Verona, 15 luglio 2026
Il garante dei detenuti don Carlo Vinco: “Più di 600 persone detenute, a fronte dei 334 posti regolamentati. Sono sempre più numerose le persone molto giovani e affette da disturbi psichiatrici”. Oggi in Italia siamo oltre la soglia dei 64mila detenuti. Non sono numeri, ma persone: corpi, volti, storie, vite ristrette in spazi insufficienti, con personale insufficiente, attività insufficienti, cure insufficienti e prospettive insufficienti. Il sovraffollamento significa caldo insopportabile, celle invivibili, tensione continua, disagio psichico, autolesionismo, aggressività, suicidi”.










