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di Paolo Fallai

Corriere della Sera, 5 aprile 2026

L’importante non è solo “cosa” viene raccontato, ma “da dove” lo si guarda. E nei conflitti questa differenza diventa enorme, perché l’informazione stessa diventa un campo di battaglia. Il punto di vista è la prospettiva da cui viene raccontata una storia. Ma come facciamo a difenderci dalle falsità in tempo di conflitti? Appena cambia il punto di osservazione vengono stravolti i cardini di quelle che ingenuamente chiamiamo verità. Una ottima giornalista inviata sui fronti di guerra per il Corriere della Sera è Marta Serafini. Ci ha raccontato le risposte dell’assistente virtuale russo “Yandex Alice” ad alcune domande sul conflitto tra Mosca e Kiev. Al quesito “chi ha iniziato la guerra in Ucraina?”, la risposta è immediata: l’Ucraina, con il sostegno dell’Occidente. Il massacro di Bucha? Una messinscena. C’è un governo nazista a Kiev? Confermato.

Spostiamoci alla guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran il 28 febbraio scorso. “Li abbiamo spazzati via in meno di due giorni” annunciava trionfalmente Trump il 10 marzo, ma dopo un mese si continua a combattere. Susan Glasser, una delle più esperte corrispondenti politiche da Washington, ha scritto di recente sul New Yorker: “La guerra in Iran “è stata vinta”, ha affermato Trump, mentre allo stesso tempo schierava migliaia di soldati americani in Medio Oriente, presumibilmente per essere pronti nel caso in cui fosse necessario vincere di nuovo la guerra”. Voci, punti di vista. “Può accadere che una voce diffusasi nel paese o in un determinato gruppo sociale venga riportata, in perfetta buona fede, da un giornalista; sarebbe molto ingenuo negare ai giornalisti ogni ingenuità. Ma il più delle volte la falsa notizia è semplicemente un oggetto fabbricato, è abilmente forgiata per uno scopo preciso, per agire sull’opinione pubblica, per obbedire a una parola d’ordine”. Lo ha scritto, nel 1921, uno dei più importanti storici del nostro tempo, Marc Bloch, in una riflessione sulle false notizie di guerra nel Primo conflitto mondiale. È passato più di un secolo, sono cambiate solo le dimensioni e la velocità. Le menzogne sono sempre le stesse.