di Domenico Bilotti
L’Unità, 5 aprile 2026
Riportare la pena capitale tra quelle principali di una giurisdizione militare è un passo indietro col destino, con la democrazia, con la pace. Negarlo un’illusione, rivendicarlo una sconfitta. I morti son sempre due: un cadavere e la giustizia. Il parlamento monocamerale israeliano si è pronunciato. Dopo tre letture e dodici ore di aula, è legge la misura di comminatoria della pena di morte per i residenti della Cisgiordania condannati a causa di atti terroristici dai tribunali militari. Se già appare preoccupante dare una cornice di legalità piena alla pena capitale, probabilmente nel caso di specie a fare inorridire è anche la giurisdizione che può irrogarla: non il tribunale civile in tempo di pace e non a carico di cittadini o residenti israeliani. La norma evidenzia, almeno indirettamente, l’ulteriore carica afflittiva delle leggi israeliane in materia di residenza e cittadinanza, che rendono a dir poco oneroso e disagevole il conseguimento del relativo status in capo agli stranieri.
di Nadia Boffa
huffingtonpost.it, 5 aprile 2026
Intervista a Sergio D’Elia. “Israele sta tradendo la sua natura. Con l’attuale governo rischia di passare dallo Stato di diritto, che punisce i reati, a uno Stato etnico che usa la morte come vendetta contro il nemico giurato, i palestinesi. È il diritto penale del nemico, un salto all’indietro verso una giustizia arcaica”. Sergio D’Elia è il segretario di Nessuno Tocchi Caino. In questa intervista con Huffington post analizza la legge sulla pena di morte approvata sdalla Knesset e spiega perché l’illusione della sicurezza nazionale sta spingendo il Paese verso un modello autoritario. Dalla crisi del sistema israeliano, lo sguardo di D’Elia si allarga allo scenario globale. Ha parlato del ritorno della pena di morte federale negli Stati Uniti di Donald Trump, il raddoppio delle esecuzioni in Iran e Arabia Saudita e il silenzio dei dati in Cina.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 aprile 2026
In un anno, i tribunali italiani hanno dato ragione a 5.837 persone detenute che sostenevano di subire trattamenti inumani o degradanti in carcere. Sono numeri che superano quelli che nel 2013 portarono l’Italia alla condanna davanti alla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani, che all’epoca sembrò l’inizio di una stagione di riforme. Quella stagione si è chiusa molto prima del previsto. È da qui che bisogna partire per capire il senso del report annuale di Antigone, intitolato “In difesa dello Stato di diritto”. Non è un bilancio contabile e non è da confondersi con il consueto rapporto che l’associazione presente a metà e a fine anno. È il racconto di un anno di lavoro dentro le carceri italiane, accanto alle persone che ci vivono, a partire dalla consapevolezza che il sistema è di nuovo senza respiro.
osservatoriorepressione.info, 4 aprile 2026
C’è un passaggio nel nuovo decreto sicurezza che segna un salto di qualità inquietante nella trasformazione dello Stato penale: l’ingresso ufficiale delle operazioni sotto copertura dentro le carceri. Non si tratta di un dettaglio tecnico, ma di una scelta politica precisa. Dopo aver già ampliato i poteri dei servizi segreti fino a consentire infiltrazioni - e persino direzioni - di organizzazioni criminali e terroristiche, il governo Meloni estende ora la stessa logica all’universo penitenziario. Il carcere non è più pensato come luogo di esecuzione della pena, né tantomeno come spazio - almeno formalmente - orientato alla rieducazione. Diventa un territorio operativo, un campo di intervento delle forze di polizia, un ambiente da penetrare, controllare, manipolare.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, ha incontrato ieri presso l’Ipm di Palermo i rappresentanti sindacali di quasi tutte le sigle della polizia penitenziaria. Il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, ha incontrato ieri presso l’Ipm di Palermo i rappresentanti sindacali di quasi tutte le sigle della polizia penitenziaria - Sappe, UilPa, PolPen, Con.Si.Pe., Uspp, Fns Cisl - in agitazione da giorni per le “pesanti criticità che gravano sugli istituti minorili siciliani e sui Nuclei di Polizia Penitenziaria dell’esecuzione penale esterna”.
di Roberto Oliveri del Castillo*
Il Foglio, 4 aprile 2026
Dagli organici alla revisione della geografia giudiziaria, fino alle carceri. Serve un confronto tra governo, magistratura e avvocatura sui necessari aggiustamenti per rimettere al centro la funzionalità del processo, penale e civile: aspetti trascurati nei lunghi mesi della campagna referendaria. Lo tsunami del referendum è passato, ma resta qualche interrogativo in più sulle tante criticità del servizio-giustizia, variamente emerse in questi mesi di dibattito referendario. Serve un confronto tra governo, magistratura e avvocatura sui necessari aggiustamenti per rimettere al centro la funzionalità del processo, penale e civile, aspetti negletti e trascurati nei lunghi mesi della campagna referendaria. Si può ripartire dai punti presentati dall’Anm nell’incontro col governo il 5 marzo 2025: questione organici, revisione della geografia giudiziaria, emergenza carceri e altro.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 4 aprile 2026
Sconfessata la linea della difesa governativa nella procedura d’infrazione: Palazzo Spada riconosce il ruolo dei magistrati onorari come lavoratori subordinati. Una sentenza rivoluzionaria? Se non lo è, poco ci manca. Il Consiglio di Stato con la pronuncia n. 2716/2026 del 2 aprile, accogliendo l’appello di una ex Giudice di Pace a riposo dal 2019, ha riformato una precedente decisione del Tar per il Lazio e si è conformato pienamente al diritto dell’Unione europea. È stata così riconosciuta la primazia e la vincolatività delle sentenze della Corte di Giustizia.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2026
La Cassazione, sentenza n. 8214 depositata ieri, afferma che il codice antimafia non prevede alcun automatismo; va fatta una valutazione concreta di incompatibilità tra mansioni e profilo del lavoratore. I precedenti penali non autorizzano l’impresa a derogare all’obbligo di assunzione previsto da una clausola sociale del Contratto collettivo, chiamando in causa i vincoli posti dal Codice antimafia. La Corte di cassazione, sentenza n. 8214 depositata oggi, ha così bocciato il ricorso di una Srl contro la conferma da parte della Corte di appello di Napoli della costituzione del rapporto di lavoro (ex art. 2932 c.c.) presso la società subentrata in un appalto di pulizie presso un ospedale, con attribuzione del IV livello del CCNL Pulizie Multiservizi e condanna al pagamento delle retribuzioni maturate.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2026
L’adozione oltre il termine di un anno sei mesi della decisione di appello contro il reclamo del prevenuto è vizio endoprocessuale che non impedisce il nuovo provvedimento che stabilisce la misura ablatoria. In materia di prevenzione patrimoniale non opera il principio dell’intangibilità della decisione, in quanto non può verificarsi una situazione di “cosa giudicata” in senso proprio. Per cui - come afferma la Cassazione penale con la sentenza n. 12671/2026 - se sussistono “nuovi” elementi di pericolosità può essere instaurato un nuovo e diverso procedimento da cui conseguano il sequestro e la confisca dei beni della persona indiziata della commissione di reati. É quindi legittimo il rinnovo in base a una nuova considerazione dei fatti sia sotto il profilo personale che patrimoniale.
di Alessia Rosolen
triesteprima.it, 4 aprile 2026
“Accogliendo la proposta delle Università di Trieste e di Udine, la Regione ha deciso di sostenere un progetto che riconosce il valore primario dei principi costituzionali in materia di istruzione e formazione e intende garantire questi diritti fondamentali anche alle persone in esecuzione penale. L’iniziativa, sviluppata in stretta sinergia con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria e l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna, punta ad assicurare alle persone detenute e a quelle sottoposte a misure penali di comunità l’effettivo esercizio del diritto allo studio e l’accesso ai percorsi universitari, attraverso azioni integrate di orientamento, tutorato, didattica, accompagnamento e facilitazione amministrativa”.
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