di Errico Novi
Il Dubbio, 9 settembre 2026
La presidente della commissione Antimafia: saremo imparziali ma rigorosi nel restituire la verità che, in particolare su via D’Amelio, è attesa da più di trent’anni. Non è una legge, certo. È una relazione. È la relazione di una commissione parlamentare a chiusura di un’indagine. Parliamo del lavoro compiuto negli ultimi tre anni e mezzo dalla bicamerale Antimafia sulle stragi del ‘92, e in particolare su via D’Amelio. Si tratta di un’attività sulla quale centrodestra e opposizione si sono scontrati anche con durezza. Soprattutto per il coinvolgimento indiretto, nelle vicende oggetto della ricostruzione storica, di un ex magistrato, Roberto Scarpinato, che è anche componente della commissione stessa.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 9 settembre 2026
Non è un tribunale “parallelo” o una scorciatoia per evitare il processo. E nemmeno una forma mascherata di indulgenza nei confronti di chi ha commesso un reato. La giustizia riparativa prova a introdurre nel sistema penale chi molte volte è rimasto ai margini: la vittima. A Napoli questa nuova filosofia diventa realtà con l’attivazione del “Centro per la Giustizia Riparativa”, uno dei primi istituiti in Italia a seguito della riforma Cartabia. Promosso dal Comune di Napoli, che ha stanziato 224mila euro, il Centro è stato presentato questa settimana a Palazzo San Giacomo alla presenza, tra gli altri, della presidente della Corte d’Appello Maria Rosaria Covelli, del sindaco Gaetano Manfredi, dell’assessora alle Politiche sociali Chiara Marciani e del presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati Carmine Foreste. La struttura è gestita attraverso una collaborazione tra l’Ats Tarita e la Fondazione Don Calabria.
giuricivile.it, 9 settembre 2026
La Corte d’Appello di Roma, con la sentenza n. 3105 del 16 giugno 2026, ha chiarito che la retribuzione del detenuto lavoratore deve essere calcolata assumendo come parametro l’intero trattamento economico previsto dal contratto collettivo. La riduzione ai due terzi consentita dall’art. 22 dell’ordinamento penitenziario non permette al Ministero di escludere singole voci retributive, come la quattordicesima mensilità e i permessi annui retribuiti. La pronuncia affronta anche il tema del TFR corrisposto mensilmente e quello della regolarizzazione contributiva, nei limiti della prescrizione. La vicenda nasceva dal ricorso di un detenuto che aveva lavorato per diversi anni alle dipendenze del Ministero della Giustizia in più istituti penitenziari.
di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 9 settembre 2026
Gli alcolici non rientrano nel diritto a un’alimentazione sana, malgrado un decreto del Presidente della Repubblica ne ammetta un consumo limitato. Il consumo di bevande alcoliche non rientra nel diritto a un’alimentazione sana, né in un altro diritto soggettivo che si possa far valere davanti al giudice. È solo l’aspirazione a un bene della vita non necessario o indispensabile. Partendo da questo principio la Cassazione ha accolto il ricorso della casa circondariale e del ministero della Giustizia contro il via libera del magistrato di sorveglianza all’acquisto e al consumo di bevande alcoliche - come chiesto da un detenuto - nei limiti consentiti da un decreto del Presidente della Repubblica del 2000.
di Giulio Cavalli
La Notizia, 9 settembre 2026
Cento detenuti al 41 bis a Uta, tredici leggi sarde impugnate, Viterbo svuotata: sull’isola la geografia decide prima del diritto. L’insularità è entrata in Costituzione il 7 novembre 2022, con la legge costituzionale numero 2, per rimuovere gli svantaggi di chi vive circondato dal mare. Meno di quattro anni dopo la stessa condizione geografica è l’argomento con cui il ministero della Giustizia ha portato in Sardegna cento detenuti al 41-bis fra il 5 e il 6 settembre, con 207 agenti, dieci voli militari e due droni, e le statali di Cagliari chiuse. La norma che lo consente è la legge 94 del 2009, quarto governo Berlusconi, che prescrive istituti dedicati “preferibilmente in aree insulari”.
La Stampa, 9 settembre 2026
Sappe, Osapp, Uil e Uspp bocciano la gestione nella Regione ma anche in Liguria e Valle d’Aosta: “Carenza di organico e sovraffollamento record”. Le denunce dei sindacati per carenza di organico e sovraffollamento si avvicendano da tempo. Per Sappe, Osapp, Uil e Uspp la situazione nelle carceri piemontesi è giunta al limite, tanto da spingerli a sfiduciare il Provveditore e chiederne la rimozione. Non solo in Piemonte, ma anche in Liguria e Valle d’Aosta. I sindacati chiedono al capo del Dap di valutare “con la massima urgenza” l’avvicendamento dell’attuale provveditore. “È una valutazione sindacale formale, unitaria e maturata nel tempo - affermano i gruppi sindacali. La contestazione non ha carattere personale”.
di Virginia Serpe
giornalelavoce.it, 9 settembre 2026
La tragedia nella serata di martedì 8 settembre, nel padiglione B. L’Osapp denuncia una carenza di organico del 30%. Nell’istituto risultano oltre 1.500 detenuti a fronte di poco più di 1.100 posti regolamentari. Un altro detenuto morto dentro il carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Un altro suicidio che riporta al centro una situazione penitenziaria segnata da sovraffollamento, carenza di personale e fragilità sempre più difficili da gestire. La tragedia è avvenuta nella serata di martedì 8 settembre, intorno alle 22.30. La vittima è un detenuto italiano di 56 anni. Secondo quanto comunicato dall’Osapp, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria, l’uomo si è tolto la vita nella propria cella, nella nona sezione del padiglione B. Quando è stato dato l’allarme, per lui non c’era ormai più nulla da fare.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 9 settembre 2026
I fatti nel 2023, altre aggressioni sono ormai prescritte. L’annus horribilis dell’istituto penitenziario di Ivrea inizia a divenire pubblico su La Stampa nell’estate del 2022. Il detenuto Vincenzo C. 43 anni, ristretto in quel carcere per un cumulo pene affida a sua madre un racconto da consegnare al giornale. Questo: “Dopo essere entrato in carcere avevo tentato il suicidio legando un lenzuolo prima alle sbarre e poi al collo. I primi agenti accorsi mi dissero: “Questo infame non si sa fare la galera”. Mi portarono allora in una stanza tutta a vetri in cui non c’era né un letto né un materasso. Quel giorno entrarono 12 agenti, dieci di loro indossavano i guanti neri, uno per uno. Sono rimasto completamente nudo.
Corriere dell’Umbria, 9 settembre 2026
Un corso di formazione professionale in ambito edile. È quanto si è svolto all’interno del carcere di Maiano di Spoleto e a cui hanno partecipato 10 detenuti del circuito di media sicurezza. Il corso ha avuto come finalità quella di favorire l’acquisizione di competenze professionali spendibili nel mercato del lavoro e creare un ponte concreto tra l’esecuzione della pena e il reinserimento sociale. L’iniziativa si inserisce nel quadro della convenzione triennale sottoscritta tra il Cesf - Scuola Edile di Perugia e la direzione dell’Istituto penitenziario di Spoleto, finalizzata a realizzare percorsi strutturati di orientamento e formazione sul campo per la popolazione detenuta. Avviato il 4 agosto, il corso si è articolato in 40 ore complessive di didattica pratico-teorica, 16 di teoria incentrate sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, formazione generale e specifica obbligatoria per accedere ai cantieri e 24 di pratica dedicate alle tecniche operative del settore edile. A ciascun partecipante sono stati forniti i dispositivi di protezione individuale previsti dalle normative vigenti, garantendo lo svolgimento delle attività pratiche in piena sicurezza e con standard professionali. “Il percorso formativo guarda con attenzione alle concrete esigenze del territorio - è il commento della direzione dell’Istituto di pena spoletino presieduto da Bernardina Di Mario - le competenze acquisite offrono ai partecipanti un’opportunità reale di impiego nelle attività di ricostruzione post-sisma nei Comuni del cratere della Valnerina”. Una iniziativa che ha riscontrato un forte interesse all’interno dell’istituto, con ben 20 richieste di adesione pervenute. Ma a seguito di un accurato iter di valutazione e di colloqui conoscitivi condotti dallo staff del Cesf Formedil, sono stati selezionati coloro che corrispondevano appieno ai requisiti richiesti. La giornata conclusiva ha visto la partecipazione corale di tutte le componenti istituzionali e operative che hanno reso possibile il progetto. Dalla direttrice Di Mario alle sue vice Caterina Ciampoli e Giada Gatticchi, la direttrice del Cesf Formedil di Perugia, Cristiana Bartolucci insieme al suo staff tecnico che si occupa della formazione, l’educatore Pietro Carraresi e il comandante dell’Istituto Penitenziario, Pierpaolo Milanese, insieme ad altri esponenti della polizia penitenziaria. “La presenza sinergica della direzione dell’istituto, dell’area pedagogica, del corpo di polizia penitenziaria e del mondo della formazione professionale - conclude la nota - testimonia la centralità del lavoro e delle competenze come strumenti prioritari per il riscatto personale e il reinserimento sociale dei detenuti”.
di Fulvia Degl’Innocenti
Famiglia Cristiana, 9 settembre 2026
Abbiamo assistito alla performance dei minori detenuti nel carcere milanese resa possibile da Fondazione Catella all’interno del progetto BAM Back to the city - Čajkovskij senza barriere. La società civile incontra i giovani che scontano una pena, sulle note evocative della Bella addormentata nel bosco, simbolo di risveglio e rinascita. Non accade spesso che un comune cittadino possa varcare le porte del carcere, ancora meno se per assistere nel cortile dell’ora d’aria a una performance dei ragazzi detenuti. Un evento quindi davvero eccezionale, soprattutto per la sua portata simbolica che sottende concetti come fiducia e bellezza.
- Rovigo. Nasce l’Orto Etico: l’agricoltura sociale entra nel carcere minorile della città
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