di Elisabetta Andreis e Gianni Santucci
Corriere della Sera, 6 aprile 2026
Richard è un ragazzo uscito dal bosco di Rogoredo ed entrato in comunità. Per Pasqua, ha scritto una lettera ai ragazzi. “C’è sempre speranza, anche nei momenti peggiori. La speranza di una resurrezione dalla nostra morte vivente che è la tossicodipendenza”. “Ciao ragazzi, sono Richard e vi vorrei dedicare un pensiero per Pasqua”. Richard è uscito dal bosco e s’è messo a camminare. Lo conoscono in tanti, a Milano. Tantissimi l’hanno incrociato. Molti l’hanno ascoltato. Qualcuno l’ha aiutato: ragazzo d’una gentilezza rara, tra le fermate del metrò recitava le sue poesie in cambio di qualche moneta. Artista raffinato, nel bosco aveva la cartelletta coi suoi disegni. Richard oggi è entrato in comunità e ha scritto una lettera per i ragazzi del bosco. È stata letta mercoledì sera, in una preghiera collettiva che s’è tenuta prima di Pasqua e ai confini della città. “Questa sera a Rogoredo c’era tanta gente, ma soprattutto c’era tanta umanità”, ha raccontato Simone Feder, coordinatore area giovani e dipendenze della “Casa del Giovane”, che a Rogoredo tiene una mano aperta verso i ragazzi.
Non c’è un indirizzo, dove si ritrova il Team Rogoredo. È un luogo che s’identifica solo come la “rientranza lungo i binari di via Sant’Arialdo”. Hanno pregato “verso la Pasqua”. Perché non esiste alcun momento che per i ragazzi del bosco e per chi prova ad ascoltarli sia più simbolico della Pasqua. Perché su quel pezzo di città sono passate le Olimpiadi (a poca distanza) e la storiaccia del poliziotto che ha ammazzato uno spacciatore, e che aveva creato una sua legge fuori dalla legge. Passano i treni e passano le polemiche. Restano i ragazzi che vanno a comprare. La serata di preghiera e riflessione Feder l’ha raccontata così: “Molti volontari, anche influenzati e con la stanchezza addosso, hanno scelto di esserci lo stesso, perché certe sere non si possono rimandare: quando c’è bisogno, quando si crea uno spazio di riflessione, si va... con quello che si ha. E i ragazzi del bosco erano con noi. C’era chi camminava frettolosamente lungo i binari, diretto purtroppo verso i venditori di morte. Chi restava fermo ad ascoltare, poco dietro le nostre spalle. Chi, a pochi passi, non poteva fare a meno di consumare droga. E chi, semplicemente, era lì con noi. Presenze fragili e forti insieme, sorrisi timidi e occhi che raccontano fatica. Una bellezza segnata, carica di tristezza, ma ancora capace di resistere, ostinata. Durante la riflessione abbiamo letto le parole che Richard, da poco uscito dal bosco ed entrato in comunità, ha voluto mandarci”. Richard scrive con una grafia ordinatissima, precisa, appena inclinata.
Sul foglio restano parole semplici e potenti: “Noi portiamo tutti la nostra croce, più o meno pesante, ma sappiamo che al contrario di Gesù noi non siamo innocenti, abbiamo peccato contro noi stessi e contro gli altri. Ma non per questo non possiamo trovare il nostro cireneo, che nel mio caso si chiama proprio Simone, oppure ha il volto sorridente di mia madre nel vedermi entrare in comunità. C’è sempre speranza, anche nei momenti peggiori c’è sempre speranza. La speranza di una resurrezione dalla nostra morte vivente che è la tossicodipendenza. Si può sempre risorgere. Si può sempre risorgere. Buona Pasqua”.











