di Niccolò Della Seta Issaa
Il Manifesto, 9 aprile 2026
Nell’esordio di Davide Angiuli le storie di Agust e Donato, tra crimine e voglia d’evasione. Un film può parlare di marginalità, con un punto di vista contemporaneo, anche senza essere per forza ambientato a Roma o Napoli. È il primo pensiero che ho avuto dopo aver visto il brillante esordio del regista barese Davide Angiuli, “Cattiva Strada”, uscito nelle sale il 26 marzo e presentato in anteprima all’ultima edizione del Bif&st. Donato (Malich Cissè), un diciottenne di origini africane, lavora a Bari come guardiano in un parcheggio sotterraneo. Un impiego precario e pagato una miseria, ma che gli serve disperatamente per le medicine della nonna adottiva malata di Alzheimer. Una sera, mentre sta per staccare da un turno, all’improvviso dal sedile posteriore della sua auto sbuca un uomo che gli punta un coltello alla gola. È Agust (Giulio Beranek), un piccolo criminale albanese che lo costringe ad accompagnarlo nel furto di alcuni gioielli in un appartamento.
di Ilario Lombardo e Francesca Paci
La Stampa, 9 aprile 2026
Il ministro: c’è un valore morale a prescindere dalla qualità del documentario. Gli toccherà anche questa volta mettere una toppa, o quantomeno provarci. Al Question Time di oggi il ministro della Cultura Alessandro Giuli disconoscerà una decisione presa dalla commissione che risponde alla Direzione Cinema del suo stesso dicastero. Perché la discrezionalità dei membri è una scusa che non regge di fronte all’evidenza: e cioè, come lo stesso Giuli ha confessato a suoi, che la storia di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso a Il Cairo dai servizi segreti egiziani, “possiede un intrinseco valore culturale, sociale, politico, morale, internazionale, a prescindere dalla qualità artistica dello specifico documentario che ancora non ho visto”.
di Don Antonio Mazzi
Oggi, 9 aprile 2026
L’urgenza di recuperare le parole è oggi un imperativo morale, perché sono le prime vittime di questo modo inspiegabile di vivere. L’esperienza di Exodus ci ha permesso di cogliere l’importanza della “parola”, facendone uno dei valori portanti e strumenti educanti. Oggi, purtroppo, abbiamo sottovalutato la potenza che va ridata alla Parola. L’errore più grave sta nell’aver costruito un ripostiglio ideologico dove archiviare i termini per usarli a piacimento. In questo periodo, ad esempio, ci fa gioco tirare fuori la parola “violenza” e manipolarla secondo convenienza: ora in chiave scientifica, ora educativa, ora ricreativa, ora puramente repressiva. Per molti, la parola “violenza” è diventata l’unico metro di giudizio per giustificare una deriva pericolosa: quella di confondere la giustizia con la vendetta-violenza, il rimedio con la cella-galera. Tutti dovremmo avere il coraggio di fermarci - magistratura, forze dell’ordine ed educatori in primis - perché continuando così rischiamo di “prostituire” il senso del vivere civile.
di Martina Pennisi
Corriere della Sera, 9 aprile 2026
Fractured reality, il rapporto pubblicato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea firmato dall’italiano Quattrociocchi, ricostruisce le dinamiche dell’informazione online ed evidenzia i nuovi rischi. Ribaltare l’approccio usato in passato (con i social media) per affrontare un presente ancora più incalzante e impegnativo (con l’Intelligenza artificiale). E difendere la democrazia. È quello che si propone, e propone, di fare Fractured reality, il rapporto pubblicato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea. Fra gli autori anche l’italiano Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza Università di Roma, dove dirige il Center of Data Science and Complexity for Society.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 aprile 2026
L’Associazione Coscioni organizza “oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici, fino al 19 aprile, in 80 città distribuite in tutte le Regioni italiane. Banchetti e iniziative con l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico”. Ha subito stop and go, lunghi periodi di oblio e improvvise accelerazioni a seconda delle esigenze politiche della maggioranza di governo. Ora il ddl sul Fine vita - di fatto in stallo da nove mesi nelle commissioni Giustizia e Sanità del Senato per incapacità del centrodestra di trovare una sintesi tra posizioni divergenti - calendarizzato in Aula in questi giorni di aprile, formalmente attende ancora il parere della commissione Bilancio. I quasi 150 emendamenti non sono mai stati esaminati e a questo punto molto probabilmente (si deciderà in capigruppo la prossima settimana) arriverà in Aula ai primi di maggio e senza relatore.
La Repubblica, 9 aprile 2026
Prima dell’inizio del conflitto le autorità iraniane hanno arrestato migliaia di persone, tra cui molti minori, dissidenti politici, difensori dei diritti umani, avvocati e operatori sanitari. I prigionieri delle carceri iraniane oggi si trovano ad affrontare una doppia minaccia: la violenza per mano delle autorità, che hanno una lunga storia di massacri e torture all’interno delle prigioni, e i bombardamenti statunitensi e israeliani, scrivono Human Rights Watch (HRW) e Kurdistan Human Rights Network. Per decenni Teheran ha imposto detenzioni arbitrarie su larga scala in totale impunità, con prigionieri tenuti in strutture segrete gestite dagli organi di intelligence. Le due Organizzazioni Non Governative hanno parlato con dodici persone, tra cui familiari di persone arrestate, difensori dei diritti umani e fonti informate su quanto accade nelle carceri, e hanno esaminato le notizie condivise sui social media, le dichiarazioni ufficiali e i resoconti dei media di stato.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 9 aprile 2026
Mancano le parole per definire l’ultima offensiva di guerra. Così Beirut, senza interessi economici da difendere e con il pesante fardello di Hezbollah che l’ha trascinata nel conflitto, rischia di essere la vittima predestinata della tregua. Alla geopolitica mancano i termini. E il dramma libanese è specchio della penuria semantica. Per descrivere la condizione in cui è intrappolato il piccolo Paese mediorientale - teatro da decenni di guerre da importazione -, le categorie vanno mutuate dal repertorio economico e socio-ambientale. Sono trascorsi 53 anni da quando l’Accademia nazionale delle scienze americana ha coniato l’espressione “zona di sacrificio” per definire gli effetti a lungo termine lasciati dall’estrazione del carbone negli Stati occidentali degli Usa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 8 aprile 2026
Ai primi di aprile il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha firmato una nuova circolare sulla prevenzione dei suicidi: “Ulteriori linee guida per la prevenzione degli autolesionismi in ambito penitenziario”, a firma di Ernesto Napolillo e Massimo Parisi. Il documento contiene un lavoro serio: un gruppo multidisciplinare ha analizzato per due anni i 74 suicidi del 2025, ha visitato gli istituti più critici, ha incrociato i dati. Ma c’è un passaggio che non torna e rischia di far deragliare tutto il ragionamento. La circolare elenca le caratteristiche ricorrenti dei suicidi del 2025: circuito della media sicurezza, popolazione maschile matura, case circondariali di medie e grandi dimensioni. Poi arriva l’affermazione che lascia perplessi: i suicidi maturano prevalentemente “in assenza di sovraffollamento della stanza”. Nella cella dove la persona si è tolta la vita era sola o in pochi. Il Dap sembra voler dire, senza dirlo apertamente, che il sovraffollamento non c’entra con i suicidi.
di Adriano Moraglio*
Avvenire, 8 aprile 2026
In Italia esiste una forma di strabismo per un verso voluto, per un altro non consapevole: lo Stato premia con incentivi le imprese e le cooperative sociali di tipo B (quelle che fanno produzione) quando offrono lavoro ai detenuti internati negli istituti penitenziari, ma esclude da questi aiuti (crediti d’imposta e sgravi contributivi) gli imprenditori che accettano di portare dentro la propria azienda una persona che sta scontando all’esterno la pena residua della sua condanna. Questa è la fase più difficile e rischiosa del ritorno in società di un carcerato: quando è quasi-libero, quando letto e cibo non sono più assicurati dall’istituto penitenziario, ma occorre guadagnarsi da vivere.
di Giuseppe Guastella
Corriere della Sera, 8 aprile 2026
A Salerno è incapace di intendere e di volere, a Milano no. L’uomo ha la sindrome di Asperger, è tossicodipendente ed è stato condannato per reati sessuali: ha adescato due ragazzine. Le perizie di due Procure danno esiti diversi: per quella di Milano il vizio di mente è parziale e dunque rimane a San Vittore. La madre: “Una condizione incompatibile con la sua salute”. È autistico, è tossicodipendente ed è stato condannato per reati sessuali. Paolo (nome di fantasia) non è esattamente un paziente “facile”, su 15 comunità di cura solo una è disponibile ad occuparsi di lui, se e quando si libererà un posto. Fino ad allora rimarrà in una cella di San Vittore, non proprio l’ambiente migliore per chi soffre della sindrome di Asperger e ha tentato di suicidarsi.
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- La pietra tombale su qualsiasi riforma
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