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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 9 aprile 2026

L’Associazione Coscioni organizza “oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici, fino al 19 aprile, in 80 città distribuite in tutte le Regioni italiane. Banchetti e iniziative con l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico”. Ha subito stop and go, lunghi periodi di oblio e improvvise accelerazioni a seconda delle esigenze politiche della maggioranza di governo. Ora il ddl sul Fine vita - di fatto in stallo da nove mesi nelle commissioni Giustizia e Sanità del Senato per incapacità del centrodestra di trovare una sintesi tra posizioni divergenti - calendarizzato in Aula in questi giorni di aprile, formalmente attende ancora il parere della commissione Bilancio. I quasi 150 emendamenti non sono mai stati esaminati e a questo punto molto probabilmente (si deciderà in capigruppo la prossima settimana) arriverà in Aula ai primi di maggio e senza relatore.

Ma se casomai il testo base messo a punto dai relatori di maggioranza Zanettin (FI) e Zullo (Fd’I) venisse approvato, “cancellerebbe i diritti conquistati grazie alle azioni di disobbedienza civile e alla sentenza “Dj Fabo - Cappato” della Corte costituzionale”. È quanto sostiene l’associazione Luca Coscioni che ieri in conferenza stampa ha lanciato una mobilitazione nazionale per chiedere alla premier Meloni “il ritiro definitivo” della proposta di legge che iniziò il suo percorso parlamentare in Senato nel luglio 2025 proprio in occasione dell’incontro della premier col Papa. “Oltre 100 appuntamenti tra piazze, università e luoghi pubblici, fino al 19 aprile, in 80 città distribuite in tutte le Regioni italiane. Banchetti e iniziative con l’obiettivo di informare e raccogliere adesioni all’appello pubblico”.

È vero in effetti che il ddl che dovrebbe raccogliere e normare le indicazioni della Consulta che nel 2019 riconobbe il diritto ad ottenere dal Ssn l’aiuto al suicidio in determinate condizioni, in realtà va in direzione opposta. Grazie a quella sentenza, infatti, in Italia già “20 persone hanno ottenuto il via libera dal Ssn, in 14 hanno effettivamente avuto accesso al suicidio medicalmente assistito, spesso dopo lunghi percorsi giudiziari”, riassume Filomena Gallo.

Mentre Matteo Mainardi, altro leader della Coscioni, ricorda che in mancanza di una normativa nazionale “Toscana e Sardegna hanno già approvato una legge regionale per dare tempi e procedure certe sul suicidio assistito, mentre in Calabria, Lazio, Lombardia e Piemonte, tra poco ripartirà la raccolta firme per depositare le proposte di iniziativa popolare nei consigli regionali”. A fine 2025, infatti, una nuova sentenza della Consulta (204/2025) ha smentito sul punto il governo: “Le Regioni - sostiene Mainardi - sono competenti a legiferare in materia”.