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sardiniapost.it, 6 aprile 2026

Irene Testa interviene sul caso del giovane morto subito dopo un intervento d’urgenza: era recluso al carcere di Bancali. “Come si può morire a poco più di 30 anni per un fecaloma? Le domande sono tante e spetta alla magistratura occuparsene. Questo ragazzo aveva alle spalle piccoli reati ed è morto due giorni prima della sua scarcerazione. Qui non si possono accusare singole persone ma un sistema criminogeno che priva i detenuti persino del diritto alle cure”. Irene Testa, garante regionale per le persone private della libertà personale, commenta così il dramma del ragazzo morto subito dopo un intervento d’urgenza per occlusione intestinale.

Mario Siffu, nato a Porto Torres 32 anni fa, detenuto nella casa circondariale sassarese di Bancali, soffriva di stipsi e lamentava da mesi dolori addominali; la notte del 22 marzo aveva manifestato dolori ancora più forti. È morto il 24 marzo nel reparto di rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari dopo essere stato ricoverato e operato.

Sul caso i familiari, rappresentati dall’avvocato Giuseppe Onorato, hanno presentato una denuncia: l’autopsia del medico legale, chiesta dal pubblico ministero Paolo Piras della Procura sassarese, avrebbe rivelato che la morte è stata causata da choc settico provocato dalla permanenza prolungata del fecaloma nell’intestino. Tante le domande aperte: Mario è stato soccorso in tempo? Perché non è stato portato subito in ospedale dopo la richiesta di aiuto? Secondo la garante, “La sanità in carcere non esiste. I medici sono pochi e chi ha necessità di cure rischia la vita quotidianamente. Anche la vita di chi ha sbagliato ha un valore”. Il giovane avrebbe finito di scontare la sua pena appena due giorni dopo il decesso. Questa mattina a Porto Torres sono stati celebrati i funerali.