di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Arrestato un 25enne che pubblicava su Instagram manuali sulla fabbricazione di armi in casa. Il giudice lo paragona a Unabomber. La pista anarchica: 200mila follower, meme e proclami contro il “sistema tecnologico”. Aver pubblicato sui social manuali, saggi, prontuari e volantini su come costruire armi e ordigni dentro casa è costato l’arresto a G.N., 26 anni ancora da compiere, originario della provincia di Teramo. Non solo questo: per gli inquirenti - l’inchiesta l’ha fatta la procura dell’Aquila - il giovane sarebbe un anarco-primitivista, un accelerazionista, un emulo di Theodore Kaczynski, ai più noto come Unabomber. Un potenziale pericolo pubblico, insomma.
di Glauco Giostra
Avvenire, 4 aprile 2026
Politiche securitarie, retoriche violente, richiami religiosi distorti: assistiamo a una deriva che banalizza la vita umana e legittima la brutalità istituzionale. Con un cappio giallo appuntato sulla giacca, il ministro israeliano Itamar Ben Gvir e i parlamentari del suo partito hanno discusso il disegno di legge per introdurre la pena di morte per i palestinesi che uccidono cittadini israeliani, sostenendo che costituisca un efficace deterrente e una adeguata forma di giustizia per le vittime. Il cappio - ci ha tenuto a chiarire - è solo “una delle opzioni attraverso le quali applicheremo la pena di morte per i terroristi. Certo, c’è l’opzione della forca, della sedia elettrica e anche l’opzione dell’iniezione letale”. Aggiungendo: “con l’aiuto di Dio, approveremo questa legge e faremo sì che i terroristi vengano messi a morte”.
di Giuseppe Gagliano
Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2026
La legge porta il segno di Itamar Ben Gvir e sancisce un principio preciso: lo Stato dimostra la propria forza non nella superiorità del diritto, ma nella capacità di infliggere la morte. La legge approvata dalla Knesset sulla pena di morte non rappresenta soltanto un irrigidimento giudiziario. È il segnale politico di uno Stato che, immerso nella guerra permanente, trasforma l’eccezione in norma e la vendetta in strumento di governo. Pur senza nominare esplicitamente i palestinesi, la struttura della legge rende evidente il bersaglio: chi compie attacchi mortali contro Israele potrà essere condannato all’impiccagione da un tribunale militare con semplice maggioranza e con esecuzione entro novanta giorni.
di Luisa Canciello
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Nel centro di detenzione nel deserto del Naqab, i prigionieri palestinesi detenuti dalle forze israeliane sono sottoposti a torture sistematiche e a condizioni che trasformano la detenzione in una forma quotidiana di annientamento. Khaled M. è il primo avvocato a cui è stato permesso entrare in questi centri. Dopo anni in questo campo, afferma di aver assistito a un livello di violenze senza precedenti. Lo incontriamo a Ginevra, al Palais de Nations, durante la presentazione del rapporto della relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Khaled racconta di un uomo di 67 anni stuprato mentre aveva mani e piedi legati, filmato e deriso. Di un ragazzo di 20 anni spogliato e sottoposto a waterboarding. Un soldato è arrivato con un estintore; la parte superiore è stata inserita nell’ano - Khaled si scusa per la crudezza- la sostanza spruzzata all’interno. Il ragazzo vive oggi con gravi conseguenze psicologiche. Anche il personale medico è coinvolto: “I prigionieri vengono amputati senza anestesia”.
di Serena Convertino
L’Espresso, 4 aprile 2026
Non si esclude che la decisione del governo sia un tentativo di ottenere aperture o concessioni da parte di Donald Trump. Il governo di Cuba ha concesso la grazia a oltre 2mila detenuti nelle sue carceri: si tratta del più grande rilascio degli 10 ultimi anni. La morsa dell’amministrazione Trump si stringe sul paese al largo dei Caraibi anche se la notizia dei rilasci riportata da Granma, il giornale ufficiale del Partito Comunista al potere, non ha fatto menzione di un ruolo degli Stati Uniti nella scelta del governo cubano, che - spiega il quotidiano - avrebbe concesso il suo perdono sulla base della buona condotta dei detenuti, sul loro stato di salute e sulla natura degli atti da loro commessi.
di Maria Brucale
Il Domani, 3 aprile 2026
Secondo le Norme Penitenziarie Europee “La cooperazione con i servizi sociali esterni e, per quanto possibile, la partecipazione della società civile alla vita penitenziaria devono essere incoraggiate.” La quotidianità dei detenuti, insomma, deve restare ancorata ai valori positivi del mondo esterno. È l’unico modo per garantire che chi sconta una pena continui a sentirsi parte della collettività. In stridente contrapposizione con tali principi - declinati appieno dall’ordinamento penitenziario nel solco del progetto costituzionale di ogni pena - però, nell’ultimo anno, una fitta rete di circolari ministeriali ha tracciato un muro invalicabile attorno ai circuiti di Alta Sicurezza.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 aprile 2026
Per la Cassazione conta soltanto il comportamento dentro le mura, non la storia criminale del condannato. Ci è voluta una lunga battaglia legale, portata avanti dall’avvocata Pina Di Credico del foro di Reggio Emilia, per arrivare a una sentenza che mette ordine su uno dei punti più controversi nati dopo la pronuncia della Corte costituzionale sull’affettività in carcere. La Prima sezione Penale della Cassazione, con la sentenza n. 11603 depositata il 26 marzo, ha stabilito un principio chiaro: per negare a un detenuto il diritto a un colloquio intimo con il partner, non basta tirare fuori i suoi presunti legami con la criminalità organizzata. Quel che conta è il comportamento attuale dentro le mura del carcere, non la storia criminale passata o le informative di polizia che descrivono un’altra epoca.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 3 aprile 2026
È scontro al Senato tra maggioranza e opposizione sul dl Sicurezza. E sembra un copione già visto rispetto ad altri provvedimenti con la prima che soffoca il confronto costringendo poi l’altra a presentare migliaia di emendamenti. “C’è un ostruzionismo accanito che vuole impedire in tutti i modi che venga approvato il decreto, una posizione ideologica e pregiudiziale con più di mille emendamenti al solo scopo di far perdere tempo”, ha affermato il presidente della commissione Affari Costituzionali, Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, al termine dei lavori nella mattinata di ieri. L’esame del provvedimento è proseguito al ritmo di circa tre emendamenti ogni ora, con interventi a raffica dei senatori del centrosinistra.
di Giovanni Maria Jacobazzi
Il Dubbio, 3 aprile 2026
Dal 25 agosto può entrare in vigore la nuova disciplina sulle misure cautelari: obiettivo garantista, ma restano dubbi su tempi, organici e coerenza del sistema. A meno di una proroga nelle prossime settimane, il 25 agosto entrerà in vigore la tanto attesa riforma del giudice delle indagini preliminari prevista della legge 114 del 2024. Il punto principale della riforma è l’introduzione della “collegialità”. La misura, come disse il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nasce con una chiara finalità garantista: rafforzare le tutele dell’indagato nelle fasi più delicate del procedimento, in particolare quando si tratta di disporre misure cautelari personali che incidono sulla libertà individuale.
di Elisa Messina
Corriere della Sera, 3 aprile 2026
Il confronto tra le parti che dovrà sciogliere il nodo politico deve partire avendo un orizzonte di riferimento comune. E questo non può che essere la Convenzione del Consiglio d’Europa. “Abbiamo deciso di fare un comitato ristretto per cercare di trovare una sintesi tra le parti e per cercare di arricchire il testo. Quindi auspico che ci sia un accordo su testi di così grande importanza”. Con queste parole la senatrice Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha annunciato la creazione di un gruppo di lavoro per arrivare finalmente a un testo definitivo che riscriva l’articolo 609-bis del Codice Penale sul reato di violenza sessuale.
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