di Serena Convertino
L’Espresso, 4 aprile 2026
Non si esclude che la decisione del governo sia un tentativo di ottenere aperture o concessioni da parte di Donald Trump. Il governo di Cuba ha concesso la grazia a oltre 2mila detenuti nelle sue carceri: si tratta del più grande rilascio degli 10 ultimi anni. La morsa dell’amministrazione Trump si stringe sul paese al largo dei Caraibi anche se la notizia dei rilasci riportata da Granma, il giornale ufficiale del Partito Comunista al potere, non ha fatto menzione di un ruolo degli Stati Uniti nella scelta del governo cubano, che - spiega il quotidiano - avrebbe concesso il suo perdono sulla base della buona condotta dei detenuti, sul loro stato di salute e sulla natura degli atti da loro commessi.
“Un gesto umanitario e sovrano nell’ambito delle celebrazioni religiose della Settimana Santa”, secondo un comunicato ufficiale letto dalla televisione cubana. Un elenco di prigionieri in cui figurano giovani, donne, persone sopra i 60 anni e stranieri, esclusi coloro che hanno commesso crimini come omicidio, omicidio, violenza sessuale o “crimini contro l’autorità”. La misura mira soprattutto ad alleggerire il sistema penitenziario in forte difficoltà ma non si esclude che sia anche un tentativo di ottenere aperture o concessioni da parte degli Stati Uniti. L’Avana aveva già portato a termine, in passato, ampi rilasci di prigionieri come parte di accordi internazionali. A inizio 2025 erano stati rilasciati 553 prigionieri dopo negoziati con Stati Uniti e Vaticano: in cambio, l’amministrazione Biden si era impegnata ad allentare le sanzioni all’isola.
Quelle volute da Donald Trump, nel frattempo, non si sono mai interrotte. Da gennaio in poi l’isola è in stato di embargo energetico. Un blocco totale interrottosi solo tre giorni fa con l’arrivo nel porto di Matanzas di un carico di petrolio di circa 100mila tonnellate inviato dalla Russia con il lasciapassare della Casa Bianca, che ha precisato come l’autorizzazione non fosse un improvviso cambio di politica “ma una decisione presa per ragioni umanitarie”.
Una boccata d’aria che durerà poco: il presidente cubano ha ringraziato la Russia ma ha ammesso che il carico non sarà sufficiente a risolvere la grave crisi energetica che continua a colpire l’isola. Ne arriverà un secondo: il ministro dell’Energia russo, Serghei Tsivilev, ha riferito che la Russia sta caricando “una seconda petroliera che sarà inviata a Cuba”.
“Ieri si è tenuto un importante incontro a San Pietroburgo. Sono arrivati i rappresentanti cubani - ha dichiarato Tsivilev - Ora ne stanno caricando una seconda. Non lasceremo i cubani nei guai”. Nel frattempo tra blackout, beni che scarseggiano e repressione delle proteste, Cuba resta affamata e in gravissima difficoltà per servizi al collasso e crisi sanitaria già in corso. Secondo l’Observatorio Cubano de Conflictos solo a marzo Cuba ha registrato oltre mille proteste, specialmente a l’Avana, per i continui tagli di energia, la mancanza d’acqua, la crisi del carburante e il costo crescente degli alimenti. Tra gli episodi più gravi, l’assalto alla sede locale del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila. In risposta, almeno 159 atti repressivi e oltre 40 arresti di manifestanti.











