di Mario Di Vito
Il Manifesto, 4 aprile 2026
Arrestato un 25enne che pubblicava su Instagram manuali sulla fabbricazione di armi in casa. Il giudice lo paragona a Unabomber. La pista anarchica: 200mila follower, meme e proclami contro il “sistema tecnologico”. Aver pubblicato sui social manuali, saggi, prontuari e volantini su come costruire armi e ordigni dentro casa è costato l’arresto a G.N., 26 anni ancora da compiere, originario della provincia di Teramo. Non solo questo: per gli inquirenti - l’inchiesta l’ha fatta la procura dell’Aquila - il giovane sarebbe un anarco-primitivista, un accelerazionista, un emulo di Theodore Kaczynski, ai più noto come Unabomber. Un potenziale pericolo pubblico, insomma.
Lo scrive il gip Marco Billi nell’ordinanza dell’arresto avvenuto ieri a Roma, dove G.N. studia scienze politiche: i suoi comportamenti denoterebbero “un’allarmante progressione criminosa” che “desta particolare allarme sociale”. Dalla perquisizione sono venuti fuori un passamontagna, una tuta mimetica, diversi armi bianche da mercatino. Le accuse sono di addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale e apologia di reato. Si suggeriscono, in questo senso, possibili legami con altri gruppi anarchici, ma a leggere il provvedimento non sembrerebbero esserci prove a riguardo: nessuna affiliazione, nessuna frequentazione particolare, nessun legame con realtà esistenti. Solo numeri da influencer su Instagram (oltre 200mila follower), scambi di informazioni con altri utenti e condivisione di meme di discutibile gusto. Agli atti: una figura femminile a volto coperto con la maglietta “questa donna che vede senza venir vista frustra il colonizzatore”, un paesaggio montuoso con una frase di Kaczynski in sovrimpressione, l’evocazione dei pacchi postali esplosivi che Unabomber mandava in giro per gli Stati Uniti tra gli anni 80 e i 90 (3 morti e 26 feriti). Cose del genere.
Nei manuali con le indicazioni utili a farsi un proprio arsenale con le stampanti 3d, materiali da ferramenta e sostanze da consorzio agricolo, G.N. parlava di “instabilità sistemica” da trasformare in “un’opportunità per rovesciare il sistema tecnologico”. Di “distruzione” di questo “sistema tecnologico” affinché possa essere “nuovamente possibile riadottare uno stile di vita al di fuori di esso”. Gli echi degli scritti di Kaczynksi sono evidenti, per quanto piuttosto involuti, ma del resto l’unico testo teorico prodotto da Unabomber (“La società industriale e il suo futuro”) gode di ben cinque edizioni italiane uscite tra il 1997 e il 2024, quasi tutte facilmente reperibili in libreria. Non si tratta di un mistero.
Il Giudice Billi, comunque, ritiene che un qualche pericolo sia sussistente e sostiene che G.N. abbia fatto “ricorso a metodologie violente e sovversive, da attuarsi nei prossimi anni a venire, altresì, definendo i bersagli da colpire, anche internazionali, quali i data centers e le società di gestione patrimoniale e di investimento americani”. L’orizzonte temporale è indicato in maniera precisa: cinque anni. E questo ancora a causa di una serie di meme pubblicati da G.N. su Instagram. Immagini di guerriglieri che brandiscono armi d’assalto e la domanda: Where do you see yourself in 5 years?. Dove ti vedi tra cinque anni? Non manca una nota ironica dell’indagato, tra i commenti: “Voglio dire, ovviamente, con un lavoro stabile in azienda, signor Risorse Umane! Armi finte”.
Il confine tra umorismo macabro e pericolo per la democrazia appare sin troppo sottile in questo contesto, ma le indagini non sono ancora finite. Negli atti si parla di una “rete di co-condivisori non ancora compiutamente identificata” e si fa l’elenco di diversi account che “collaboravano” con il25enne abruzzese, condividendo anche loro i post incriminati. L’attività investigativa - “Operazione Paint it, black” è il nome che ha deciso di dargli la polizia - è cominciata l’anno scorso e si è svolta esclusivamente online, con controlli incrociati alle utenze telefoniche che infine hanno permesso di identificare l’indagato. Per il quale è stato disposto il carcere.
Nell’ordine d’arresto si parla di “doppio dolo specifico consistente nella volontà di perseguire sia la finalità intermedia di consentire ad altri l’apprendimento di capacità all’uso di armi e materiali esplosivi che l’ulteriore finalità di terrorismo, anche internazionale” e si conclude che “in assenza di idoneo presidio cautelare, l’indagato possa quantomeno reiterare le condotte già realizzate se non commetterne di più gravi”.
un’operazione preventiva, dunque. E negli ambienti giudiziari si suggerisce l’esistenza di legami non ancora scoperti. Forse addirittura con la tragedia di Sandro Mercogliano e Sara Ardizzone, gli anarchici rimasti vittime dello scoppio di un ordigno artigianale che stavano preparando in una cascina del parco degli Acquedotti di Roma, lo scorso 20 marzo. Anche qui, però, di prove non se ne vedono. E nemmeno di indizi. Solo una velina suggestiva: G.N. a Roma viveva non lontano proprio dal parco degli Acquedotti. Di per sé non significa niente. Ma nel racconto poliziesco della famigerata “galassia anarchica” il dettaglio basta e avanza per agitare il solito spettro.











