di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 2 aprile 2026
A distanza di una settimana dal voto referendario è possibile una valutazione che a caldo, subito dopo il risultato, era arduo poter dare. La valutazione è complessa ma molto importante per renderci conto delle situazioni del nostro paese e dei movimenti che avvengono all’interno della società. Da parte mia la prima valutazione è che il voto contro le modifiche della Costituzione dimostrano che la Costituzione è più amata dai cittadini di quanto non si immagini, perché è radicata nell’animo degli italiani, a volte anche in maniera inconsapevole, e quindi l’elettore la protegge. La carta Costituzionale è riconosciuta come una garanzia per la democrazia e non si ritiene di modificarla a cuor leggero.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi. Il governo sta perdendo terreno sulla sua misura spot per eccellenza: il decreto sicurezza bis. Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi, anche se da ieri sono partite le sedute in notturna per sveltire il processo. Non pesa solo l’ostruzionismo delle opposizioni ma anche i pasticci combinati dalla stessa maggioranza in fase di scrittura. Martedì la discussione in commissione Affari Costituzionali sugli emendamenti (oltre mille quelli presentati dal centrosinistra) è saltata perché mancavano i pareri della commissione Bilancio. La riunione tra governo e maggioranza è servita però alla destra per fare il punto della situazione: l’impianto del provvedimento non si tocca ma alcune norme vanno riviste, a cominciare dal confuso art.1 sul possesso di coltelli.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 aprile 2026
Un gruppo di toghe sta valutando di creare un nuovo sindacato della magistratura, alternativo all’Associazione nazionale magistrati, per ribellarsi alla sua trasformazione in vero e proprio partito politico. Spunti, timori e il precedente storico dimenticato. Creare un nuovo sindacato della magistratura, alternativo all’Associazione nazionale magistrati. E’ questa l’idea che, come risulta al Foglio, un gruppo di toghe sta valutando per reagire all’involuzione vissuta dall’Anm, che negli ultimi mesi si è trasformata in un vero e proprio soggetto politico. Le scene di giubilo viste dopo la vittoria del No al referendum, con balli e cori da stadio rivolti da magistrati contro la premier Meloni e i colleghi che si erano schierati per il Sì, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso nella mente di tanti pm e giudici. Che ora pensano di dare una scossa alla magistratura. Tante le ragioni alla base dell’insofferenza dei magistrati nei confronti dell’Anm: l’assenza di una vera autocritica e riforma interna dopo lo scandalo delle correnti, la costituzione di un Comitato per il No e la realizzazione di una campagna referendaria fondata sulla menzogna e sull’allarme democratico, la pretesa di sedere al tavolo per scrivere le riforme della giustizia, contro ogni principio di separazione dei poteri.
di Luciana Cimino
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Il testo è impantanato al Senato. Le opposizioni e i centri antiviolenza non raccolgono l’invito: “Deve rimanere il consenso”. Non ci sono solo le sconfitte plateali, come quella sul referendum e i casi da prima pagina come l’affare Delmastro/Senese a preoccupare Giorgia Meloni. Sdrucciola anche il terreno sotto partite apparentemente minori, come la legge della destra sugli stupri che inizialmente si era intestata la stessa presidente del Consiglio. LE MODIFICHE apportate in Senato dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che su pressione del suo partito ha espunto il concetto di consenso (necessario per il recepimento della Convenzione di Istanbul) per sostituirlo con quello di “volontà contraria” hanno scatenato la proteste nelle piazze. E l’arrivo del testo in Aula è stato ancora una volta rinviato. Prima per la riapertura delle audizioni, ora perché Bongiorno ha deciso di convocare un comitato ristretto per tentare una mediazione che le opposizioni ritengono impossibile.
di Giada Lo Porto
La Repubblica, 2 aprile 2026
Il presunto suicidio non convince i dem: “Portiamo il caso in Parlamento”. Il boss aveva iniziato a svelare gli intrecci tra clan e politica. C’è un filo rosso, anzi nero, che collega i corridoi del carcere di Torino ai palazzi del potere romano. Quel filo si è annodato tragicamente il 16 marzo nel bagno di una cella, dove Bernardo Pace, boss di Castelvetrano e pezzo da novanta dell’inchiesta milanese Hydra, è stato trovato impiccato. Un suicidio a cui molti, negli ambienti investigativi di Milano e Torino, faticano a credere. Pace aveva iniziato a collaborare con la giustizia da meno di un mese. Stava squarciando il velo sulla “mafia a tre teste”, un consorzio criminale dove Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra smettono di sparare per iniziare a governare l’economia e, soprattutto, a infiltrare la politica.
di Davide Mattiello*
Il Fatto Quotidiano, 2 aprile 2026
Il rapporto tra mafie e politica resta il nodo irrisolto. Accendiamo una luce su questa drammatica evidenza, che evoca il nostro peggiore passato. “Perché sono pentito per tutta questa faccenda e voglio dissociarmi di tutto e per tutto, per ripulirmi la coscienza, per i miei figli, per i miei nipoti, per tutto, tirarmi fuori da tutta questa…”. È la risposta messa a verbale il 19 febbraio da Bernardo Pace, condannato a 14 anni di carcere nell’abbreviato del processo Hydra a Milano per mafia, quando la P.M. dott.ssa Cerreti gli chiede perché abbia deciso di collaborare con la giustizia e quando gli chiede se questa scelta fosse stata condivisa innanzitutto dalla moglie, Bernardo Pace aggiunge: “Certamente, certamente”.
di Alessia Guerrieri
Avvenire, 2 aprile 2026
Lo spazio gioco servirà a dare continuità affettiva alla relazione tra genitori detenuti e minori. Un progetto realizzato dalla fondazione Versace. Gualtieri: i bambini non meritano di scontare la pena di stare lontano dai genitori. Uno scivolo, un’altalena, altri piccoli giochi e due tavoli in legno con delle sedute per far chiacchierare in intimità padri e figli lontano dalle celle. È un parco pensato per i bambini, dentro il carcere, per restituire normalità e relazione a un legame spesso spezzato dalla detenzione, quello tra padri e figli, garantendo continuità affettiva.
di Ivana Di Giugno
gnewsonline.it, 2 aprile 2026
“Un’occasione per un saluto, un ringraziamento, un pensiero positivo per una donna già nota, o una tra le tante donne che non sa ancora di essere speciale, per un affetto che non c’è più, per una figura femminile che ha lasciato un segno indelebile nella storia, nella cultura, nello sport e nella nostra vita”. È presentato così il concorso letterario Scrivile, promosso dall’Associazione Francesca Fontana, con il contributo di numerose entità territoriali e delle testate giornalistiche Il Resto del Carlino, Il Corriere di Romagna, e Cervianotizie.it. Giunto alla sua dodicesima edizione, prevede, per il 2026, una sezione speciale, riservata alla Casa Circondariale di Ravenna e alla Casa Circondariale di Forlì.
di Isabella De Silvestro
Il Domani, 2 aprile 2026
Termina la seconda stagione dell’indagine del nostro giornale sulle carceri. La storia esige un’assunzione di responsabilità. Dalle torture in Libia a San Vittore. Il viaggio del giovane migrante è il simbolo del fallimento di un sistema che calpesta la Costituzione. Un lavoro giornalistico d’inchiesta e di reportage richiede molti mesi di ricerca e preparazione, ore di interviste, riflessioni e scrittura. Non è facile, nel corso di quei mesi, prevedere come verrà accolto una volta finito, quali effetti avrà sulle persone che incontreranno la storia che hai scelto di raccontare. Gattabuia è un podcast sul carcere, giunto alla seconda stagione. Dopo aver raccontato le condizioni di vita delle oltre 64mila persone detenute nei penitenziari italiani, abbiamo deciso di completare la narrazione spostando lo sguardo sui ragazzi del carcere minorile. Come farlo? È una domanda che mi sono posta con molta serietà.
di Enrica Landi
Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2026
Cosi titolava nei giorni scorsi una popolare trasmissione televisiva nel presentare il proprio servizio intorno ad un tema che negli ultimi mesi è entrato con forza all’interno del dibattito pubblico, ma che è diventato un argomento di confronto anche all’interno delle nostre famiglie e tra i banchi di scuola. E laddove si attiva un confronto si incontra la possibilità di crescita. È tuttavia necessario andare oltre a quella che purtroppo è diventata un’etichetta generalizzante, che vuole inserire un fenomeno complesso all’interno di una parola-contenitore. E cosi il termine “maranza” evoca indistintamente disagio, devianza, criminalità e pericolosità sociale, diffondendo allarme collettivo e andando in cerca di consenso pubblico.
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