di Giuseppe Gargani
Il Dubbio, 2 aprile 2026
A distanza di una settimana dal voto referendario è possibile una valutazione che a caldo, subito dopo il risultato, era arduo poter dare. La valutazione è complessa ma molto importante per renderci conto delle situazioni del nostro paese e dei movimenti che avvengono all’interno della società. Da parte mia la prima valutazione è che il voto contro le modifiche della Costituzione dimostrano che la Costituzione è più amata dai cittadini di quanto non si immagini, perché è radicata nell’animo degli italiani, a volte anche in maniera inconsapevole, e quindi l’elettore la protegge. La carta Costituzionale è riconosciuta come una garanzia per la democrazia e non si ritiene di modificarla a cuor leggero.
La seconda riflessione è di merito e riguarda la propaganda che è stata fatta nella campagna elettorale. E l’interrogativo più insidioso è: come mai una riforma liberale è apparsa pericolosa ed equivoca. La divisione delle carriere, è appena il caso di ripeterlo, è giusta e opportuna, lo scrivo dal 1989, da quando come Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, insieme al Ministro Vassalli, fu modificato profondamente il codice di procedura penale introducendo il sistema “accusatorio” che prevede appunto la distinzione tra accusa e difesa con un giudice terzo al di sopra delle parti. Il precedente sistema inquisitorio presupponeva “l’unità della giurisdizione”, il sistema accusatorio prevede quello che è stabilito all’art. 11 della Costituzione. Per creare un processo “vero” il punto di partenza è separare i due “mestieri” completamente diversi che altrimenti continuerebbe a creare conflitti ed equivoci.
Detto questo non possiamo trascurare che il grande giurista Calamandrei ha detto che quando il Parlamento avrebbe discusso di riforme costituzionali il banco del Governo doveva essere vuoto”. espressione non coreografica ma significativa perché presuppone la neutralità del Governo. Invece nel caso della riforma sottoposta al referendum la proposta è stata fatta dal governo, immodificata dal Parlamento e quindi ha inevitabilmente il valore “politico” della maggioranza. Il Presidente del Consiglio per sostenere finora direttamente la “sua” proposta ha sentito l’esigenza di intervenire non per criticare le varie le sentenze della magistratura, ma per contestare la “giurisdizione” che le “impedirebbe di governare”.
Una modifica costituzionale non può essere proposta dal governo e l’esempio del sen. Renzi che, da Presidente del Consiglio voleva ascrivere a sé un cambiamento sostanziale della Costituzione, doveva essere istruttivo. L’on. Meloni ha proposto la riforma ma ha detto che non si sarebbe dimessa, ma la dichiarazione non ha avuto grande valore. Un Presidente del Consiglio che fa questo tipo di propaganda viene interpretato a ragione o torto come uno che chiede i pieni poteri. Se si tiene poi conto della situazione internazionale che preoccupa il mondo intero con il Presidente degli Stati Uniti che ritiene che è necessario l’uomo forte al comando, una sorta di amministratore delegato, si capiscono le preoccupazioni dell’elettore.
E dunque, come tanti hanno detto, il voto negativo è maturato fuori dai partiti, nella società civile. Debbo convenire che se i più giovani hanno partecipato e contribuito al risultato, vuol dire che vi è stato un mutamento nella società italiana che lascia ben sperare per la “partecipazione” che è il presupposto per la democrazia. Sembra superata l’ostilità al voto come indifferenza o cinismo?! Ma i movimenti politici non debbono dare per scontato il “nuovo corso” perché è necessario rendere protagonista l’elettore a dargli la possibilità di scegliere, decidere con il suo voto. La “partecipazione” e il rapporto corretto con le istituzioni sono il presupposto della democrazia e la sconfitta dell’autocrazia, per cui bisogna che una classe dirigente “interessi” il cittadino sui problemi e sia punto di riferimento. Il filosofo napoletano Gian Battista Vico sosteneva che la società è percorsa da corsi e ricorsi storici e mi piace pensare che siamo in presenza di un nuovo “corso” quanto a partecipazione di cittadini che, a seguito di una propaganda sbagliata, hanno creduto che la riforma potesse contenere un vulnus per la democrazia.
L’importante affluenza, soprattutto dei giovani, è un dato prezioso e significativo delle buone condizioni della nostra democrazia. A partire da questo, il Parlamento e le forze politiche tutte devono comprendere il da farsi e hanno agito di conseguenza. Il Parlamento deve urgentemente lavorare a una riforma per superare le disfunzioni e migliorare il sistema giudiziario.
D’altra parte l’Associazione Nazionale dei magistrati, se vuol essere all’altezza della situazione attuale non deve ritenere di essere soggetto politico sarebbe lo squilibrio definitivo del rapporto tra i poteri dello Stato. Le Costituzioni non sono intoccabili, ma toccarle non spetta ai Governi. Limitare ogni potere e il potere di ogni Governo costituisce la ragion d’essere delle Costituzioni e del costituzionalismo. Ecco perché la Carta non può essere cambiata da Governi e maggioranze di Governo. L’invito è alle forze politiche a incarnare uno spirito costituzionale consapevole, come fecero i nostri Padri costituenti perché le Costituzioni sono dei popoli e questi si esprimono attraverso i loro Parlamenti. Un processo di revisione costituzionale deve coinvolgere un intero Paese ed è un processo che un Governo può solo rispettare e tutelare nel Parlamento e nel Paese.









