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di Luciana Cimino

Il Manifesto, 2 aprile 2026

Il testo è impantanato al Senato. Le opposizioni e i centri antiviolenza non raccolgono l’invito: “Deve rimanere il consenso”. Non ci sono solo le sconfitte plateali, come quella sul referendum e i casi da prima pagina come l’affare Delmastro/Senese a preoccupare Giorgia Meloni. Sdrucciola anche il terreno sotto partite apparentemente minori, come la legge della destra sugli stupri che inizialmente si era intestata la stessa presidente del Consiglio. LE MODIFICHE apportate in Senato dalla presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, che su pressione del suo partito ha espunto il concetto di consenso (necessario per il recepimento della Convenzione di Istanbul) per sostituirlo con quello di “volontà contraria” hanno scatenato la proteste nelle piazze. E l’arrivo del testo in Aula è stato ancora una volta rinviato. Prima per la riapertura delle audizioni, ora perché Bongiorno ha deciso di convocare un comitato ristretto per tentare una mediazione che le opposizioni ritengono impossibile.

Il Comitato è composto da un componente per formazione politica, di solito i capigruppo. La lista sarà resa nota mercoledì. “La mia volontà è di tentare una mediazione - ha spiegato la senatrice leghista - Vediamo se così si possono avvicinare posizioni che partono molto lontane”. Obiettivi del comitato ristretto, ha specificato la presidente della Commissione, è “omogeneizzare le novità introdotte dalla proposta di legge con le altre fattispecie di reati, sciogliere i nodi tecnici e il nodo politico che resta”. La risposta delle opposizioni, compatte su questo tema, è arrivata a stretto giro: “Prendiamo atto che, anche grazie alla mobilitazione delle donne e delle reti antiviolenza nelle piazze, il testo Bongiorno non esiste più”.

L’avvocata è all’angolo e rischia di bruciarsi da sola. Anche perché la premier il suo lo aveva fatto: un accordo diretto con la segretaria dem Elly Schlein che aveva consentito l’unanimità nel primo ramo del Parlamento. Il problema è nato al Senato proprio perché la riformulazione di Bongiorno ha ribaltato la natura della legge che non è mai piaciuta alla parti più conservatrici della sua coalizione e hanno trovato il modo di azzopparla, stravolgendola. La soluzione del comitato trovata da Bongiorno per uscire dall’impasse è maturata all’improvviso è già su un binario morto. “L’unico terreno di confronto rimane il testo approvato all’unanimità alla Camera, che prevede il “consenso libero e attuale” in materia di violenza sessuale - affermano i senatori di Pd, Avs, M5s e Iv della commissione Giustizia - Altrimenti meglio nessuna legge che una legge sbagliata. Per quanto ci riguarda, quindi, il comitato ristretto avrà senso solo su queste basi”.

Quelle che l’avvocata chiama mediazioni per le opposizioni sono opzioni già bocciate. Come la riproposizione della dicitura “consenso riconoscibile”, che per le associazioni antiviolenza, i giuristi e le opposizioni è irricevibile perché indebolisce il principio che qualsiasi atto sessuale senza consenso è violenza e perché è a rischio di incostituzionalità in quanto viola i principi di determinatezza e tassatività della legge penale. Anche il chiarimento sul funzionamento del comitato non ha convinto il centrosinistra. Il lavoro si articolerà in due parti, “una molto tecnica”, chiarisce la presidente, “perché sono pervenute richieste di omogeneizzazione delle attenuanti”, e una parte diretta a sciogliere il nodo politico. “Attenuanti e aggravanti sono un problema minore - spiegano le opposizioni - ci devono prima spiegare se è una legge sul consenso o sul dissenso”.

Anche le associazioni anti violenza non si sono lasciate irretire. Il comitato ristretto, ha affermato Cristina Carelli, presidente di D.i.Re (Donne in rete contro la violenza) ha senso solo se parte “da posizioni almeno in parte condivisibili”.

“La nostra rete non intravede alcun punto accettabile nella proposta della senatrice, che non sembra voler aprire all’inserimento del consenso libero, attuale e revocabile”, ha aggiunto. Per i centri antiviolenza l’impasse è dovuta anche “alla presa di posizione della società civile: il consenso è un concetto necessario”. “Noi non arretriamo - chiarisce con il manifesto la senatrice dem Valeria Valente - e non per contrapposizione ma perché non si possono fare passi indietro rispetto alla giurisprudenza e alle convenzioni internazionali: prendiamo però atto che la proposta Bongiorno è morta”. La legge sugli stupri doveva essere uno spot facile per la prima donna presidente del Consiglio, invece è finita, da quattro mesi, nel pantano del Senato. Nessuno della destra sembra intenzionato ad aiutare Bongiorno ad uscirne.