di Luciana Cimino
Il Manifesto, 2 aprile 2026
Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi. Il governo sta perdendo terreno sulla sua misura spot per eccellenza: il decreto sicurezza bis. Il testo deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, pena la decadenza, è non è detto che ci arrivi, anche se da ieri sono partite le sedute in notturna per sveltire il processo. Non pesa solo l’ostruzionismo delle opposizioni ma anche i pasticci combinati dalla stessa maggioranza in fase di scrittura. Martedì la discussione in commissione Affari Costituzionali sugli emendamenti (oltre mille quelli presentati dal centrosinistra) è saltata perché mancavano i pareri della commissione Bilancio. La riunione tra governo e maggioranza è servita però alla destra per fare il punto della situazione: l’impianto del provvedimento non si tocca ma alcune norme vanno riviste, a cominciare dal confuso art.1 sul possesso di coltelli.
Tuttavia le modifiche dovranno essere “chirurgiche”. Per tentare di blindare il provvedimento sono stati accantonati gli emendamenti che prevedono il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori dalla propria abitazione strumenti da taglio (come coltelli e simili) eccedenti gli “otto centimetri” e “senza giustificato motivo” e sulla vendita di questi ai minori. Il divieto di lame così com’è scritto, però, rischia di colpire anche chi va a pesca o a raccogliere funghi. La maggioranza deve modificarli ulteriormente per introdurre deroghe e specificazioni sulla tipologia di coltelli.
Circa 150 sul totale di 1215 gli emendamenti al decreto Sicurezza dichiarati inammissibili dalla commissione. Ma non è servito a disinnescare l’ostruzionismo del centrosinistra. “In quattro ore e mezza sono stati votati solo 16 emendamenti su 900, non sarà possibile chiudere il provvedimento in commissione - ha spiegato il senatore di Avs Peppe De Cristofaro - La maggioranza non sa come procedere perché il testo deve andare per forza in Aula entro il 13 ma è chiaro che l’esame degli emendamenti non sarà concluso”. Se dovesse esserci qualche miglioramento, continua De Cristofaro “sarà valutato con attenzione ma per noi il decreto sicurezza deve solo decadere e non siamo interessati a emendamenti comuni” perché “è il senso del provvedimento che è sbagliato, inadeguato a rassicurare i cittadini e fatto con l’obiettivo di limitare il dissenso e la libertà di manifestare”.
Per il M5S “il fermo preventivo viola le garanzie costituzionali dei cittadini e la preoccupazione principale riguarda il rischio che le forze dell’ordine possano disporre fermi preventivi illegittimi e infondati senza che esista più un reato specifico per perseguire tali comportamenti”. Altrimenti detto: i militari potrebbero compierebbero un abuso d’ufficio, che però non è più reato in Italia. Per questo i pentastellati avevano presentato un emendamento per reintrodurlo, che è stato cassato. “È ovvio che ci troviamo di fronte a un’ampia strategia volta a creare un sistema preventivamente repressivo della libertà di manifestazione delle idee in una marcia che procede a tappe forzate verso un inasprimento del controllo sociale.
“Confido in un dialogo - ha affermato martedì il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani - ma se ci sarà ostruzionismo totale utilizzeremo gli strumenti che il regolamento ci consentirà”. E cioè ancora una volta il voto di fiducia, anche se in questo caso non è così semplice perché va votata su tutto il provvedimento. Mentre alla destra, man mano che passano le ore, non resta altro che presentare un unico emendamento corposo da votare direttamente in Aula o di portare il testo senza il mandato del relatore, il presidente della commissione Affari Costituzionali, Alberto Balboni.









