di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2026
Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 10970/2026. Ai fini della riparazione per l’ingiusta detenzione, va considerato anche il ritardo nell’applicazione dei domiciliari, considerata l’evidente differenza qualitativa tra l’esecuzione della pena all’interno od all’esterno di un istituto penitenziario. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 10970/2026, accogliendo, con rinvio, il ricorso di un uomo trattenuto per un periodo di tempo in carcere mentre aveva diritto ai domiciliari. Il ricorrente era stato condannato per bancarotta fraudolenta e, mentre stava scontando una pena ai domiciliari, la Procura generale aveva chiesto la revoca della misura, facendolo trasferire in carcere. Successivamente, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna perché il reato era prescritto. A quel punto, la difesa ha chiesto il ripristino dei domiciliari, che è avvenuto alcuni giorni dopo.
Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2026
Con la sentenza n. 45, depositata oggi, la Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 628, secondo comma, del Cp, sollevata dal Tribunale ordinario di Firenze, per contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Non è irragionevole l’articolo 628, secondo comma, del codice penale, che configura la fattispecie della rapina impropria, nella parte in cui, diversamente da quanto stabilito nel primo comma per la rapina propria, non esige, ai fini della consumazione del reato, l’impossessamento della cosa altrui.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 1 aprile 2026
I dati del Garante sulle carceri toscane. La maggior parte dei detenuti nelle carceri toscane resta inattiva dal punto di vista lavorativo, con appena l’8% impegnato in attività per datori di lavoro esterni. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani. La situazione riguarda sia le strutture penitenziarie maschili che femminili. Nello specifico, al 30 giugno 2025, in Toscana su 3.295 detenuti, solo 1.498 persone (45%, leggermente meno dell’anno precedente) erano coinvolte in qualche attività lavorativa. Di queste, la stragrande maggioranza (81%, cioè 1.213 persone) lavorava alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, mentre appena 285 detenuti (8,6%) erano impiegati per aziende o cooperative esterne.
di Christian Donelli
parmatoday.it, 1 aprile 2026
Ha trascorso un anno del carcere di via Burla a Parma. L’associazione Associazione Yairaiha Ets si sta mobilitando per far emergere il suo caso. La parlamentare Stefania Ascari dei 5 Stelle ha presentato un’interrogazione ai Ministeri di Giustizia e Salute: “È affetto da un gravissimo e complesso quadro clinico pluripatologico”. Grave ipovitaminosi e neuropatia tossico-carenziale, dumping syndrome, complicanze neurologiche degenerative, una condizione urologica altamente instabile con elevato rischio infettivo, idronefrosi con insufficienza renale, anemia correlata e ipertensione arteriosa farmaco-resistente. Sono solo alcune delle patologie certificate per Marco B. detenuto di 48 anni, il cui fine pena è previsto per il 3 marzo del 2048. La sua situazione sanitaria molto grave e complessa.
di Associazione Antigone Campania
L’Unità, 1 aprile 2026
Assolti i poliziotti filmati durante l’aggressione ai detenuti a Santa Maria Capua Vetere. E le spese legali toccano agli aggrediti. Si è concluso giovedì scorso, davanti alla Corte di Appello di Napoli, il giudizio di secondo grado nei confronti di due agenti di polizia penitenziaria, già assolti in rito abbreviato dalle accuse di tortura per i fatti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. I fatti - resi noti da videoriprese che hanno fatto il giro del mondo - erano stati definiti dal giudice delle indagini preliminari “una orribile mattanza”. Il giudice di primo grado non aveva ritenuto bastevoli le prove a carico dei due agenti fornite dal comandante di polizia penitenziaria, da alcuni testimoni e da conversazioni telematiche; elementi che secondo l’accusa erano sufficienti a dimostrarne la responsabilità.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 aprile 2026
Nel carcere di Marassi, a Genova, il Venerdì Santo non suonerà più come un giorno di confine aperto tra il mondo dei liberi e quello dei reclusi. Per la prima volta in ventiquattro anni, la direzione dell’istituto ha negato l’autorizzazione al passaggio della Via Crucis cittadina, quel rito che dal 2002 attraversava le mura del penitenziario trasformando il portone in una sorta di Porta Santa. Lo scorso anno l’arcivescovo Marco Tasca aveva partecipato di persona, dando all’evento un peso simbolico che andava ben oltre la preghiera. Quest’anno, per la Pasqua 2026, non ci sarà nemmeno la croce.
di Erica Manna
La Repubblica, 1 aprile 2026
La proposta di passare davanti all’ingresso invece che all’interno è stata respinta dal parroco. Il cappellano don Gatti: “È in atto un giro di vite su tutto”. Le porte del carcere di Marassi sono “sempre più chiuse”. A renderlo evidente non c’è solo l’episodio “sgradevole e mortificante” della via crucis negata all’interno delle mura, per la prima volta in ventiquattro anni. Ma molti altri “giri di vite” da parte dell’amministrazione penitenziaria: attività trattamentali per il reinserimento e il recupero sociale ostacolate da “sempre crescenti difficoltà, limitazioni, pastoie burocratiche”. Tali da rendere più tortuosa persino “l’organizzazione dei pranzi di Natale della Comunità di Sant’Egidio” e “l’attività religiosa, stretta tra limitazioni e burocrazie”. Sono parole dure quelle di don Paolo Gatti, cappellano del carcere di Marassi da oltre vent’anni. Spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione dalla direttrice della casa circondariale Tullia Ardito sulla mancata sosta della processione all’interno delle mura.
di Francesca Novelli
Il Gazzettino, 1 aprile 2026
“Note di libertà e speranza. 1986 2026: Buon Compleanno Giotto!”: è questo il titolo del concerto che si terrà l’8 aprile alle 21 nella Sala Giotto della Fiera. L’evento, interamente gratuito, celebra i quarant’anni di attività della cooperativa sociale Giotto, realtà padovana impegnata nel reinserimento lavorativo dei detenuti e oggi modello di riferimento nazionale ed internazionale. Non a caso, il concerto sarà trasmesso in diretta in numerose città italiane tra cui il comune siciliano di Alcamo, con cui la Cooperativa collabora attivamente da anni e anche all’estero, in Paesi come il Brasile, il Venezuela e gli Stati Uniti.
di Caterina Soffici
La Stampa, 1 aprile 2026
I governi di cinque Stati membri dell’Ue stanno minando “in modo sistematico e intenzionale” lo Stato di diritto. C’è anche l’Italia nella lista della vergogna indicata di Liberties, la principale organizzazione europea per la difesa delle libertà civili. Siamo in buona compagnia: insieme a Bulgaria, Croazia, alla Slovacchia autoritaria e filorussa e ovviamente all’Ungheria di Viktor Orbàn, capofila di tutte le nefandezze e da 16 anni campo di sperimentazione politica del concetto di “democrazia illiberale”. Il rapporto 2026 è stato pubblicato lunedì 30 marzo, ottocento pagine di fatti e dati forniti da oltre 40 Ong in 22 Paesi. Liberties (Unione per le libertà civili in Europa) descrive i governi di Bulgaria, Croazia, Ungheria, Italia e Slovacchia come “demolitori” che stanno attivamente indebolendo lo Stato di diritto.
di Pietro Pellegrini
Il Manifesto, 1 aprile 2026
Nell’arco di poco tempo, per la seconda volta la Corte costituzionale viene interessata rispetto alla legge 180 poi inserita nella riforma sanitaria, la 833 del 1978. Infatti, con l’ordinanza del Tribunale di Firenze del 29 dicembre 2025, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale - Corte costituzionale n. 9 del 4 marzo 2026 - è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 della legge n. 833/1978 in materia di trattamento sanitario obbligatorio (Tso) in quanto non prevede esplicitamente la presenza di un difensore di fiducia nel ricorso che l’interessato ha facoltà di presentare al Giudice tutelare.











