di Niccolò Nisivoccia
Corriere della Sera, 1 aprile 2026
La Corte costituzionale ha esplicitamente invitato il Parlamento, già più di una volta, ad adottarne una. È necessaria, una legge sul fine vita? Si può dire di sì almeno per tre ragioni.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 1 aprile 2026
Il Governo non ha ancora comunicato (come invece prescrive la legge) i dati ufficiali su quanto gli italiani hanno “buttato” nel 2025 nel gioco d’azzardo. E niente. E niente. E niente. Non passa giorno senza che chi è preoccupato per la piaga della ludopatia, dopo aver inutilmente presentato più interrogazioni parlamentari, controlli se per caso il governo ha finalmente deciso di rispettare la legge e cioè di comunicare i dati ufficiali su quanto gli italiani hanno “buttato” nel 2025 nel gioco d’azzardo. Eppure quella legge non rispettata, ricordano i deputati democratici Virginio Merola e Stefano Vaccari, fu voluta e votata proprio dal governo Meloni: “In base all’articolo 23, comma 1, del decreto legislativo 25 marzo 2024, n. 41, recante disposizioni in materia di riordino del settore dei giochi, il Ministro dell’economia e delle finanze trasmette, entro il 31 dicembre di ogni anno, ai Presidenti delle Camere una relazione sul settore dei giochi pubblici, contenente, tra l’altro, dati sui progressi in materia di tutela dei giocatori e di legalità, sullo stato di sviluppo delle concessioni e delle relative reti di raccolta, sui volumi della raccolta e sui risultati economici della gestione del settore”. Macché: zero carbonella. Tutti muti.
di Elisa Forte
La Stampa, 1 aprile 2026
La psicologa Chiara Volpato: “I giovani si ispirano a questi modelli sperando d’essere visti, ma noi continuiamo a non guardarli”. “Questi ragazzi vogliono essere visti. E noi continuiamo a non guardarli”. Lo dice Chiara Volpato, professoressa senior di Psicologia sociale all’Università Milano-Bicocca, mentre analizza il caso del 17enne di Pescara che pianificava una strage scolastica. Deumanizzazione, mascolinità tossica, Covid, guerra, solitudine, videogiochi violenti. Ecco l’anatomia dell’odio.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 1 aprile 2026
Il segnale che arriva da Sigonella. Il governo Meloni frena gli Usa: tra difficoltà interne e nuova linea estera. La nota di Palazzo Chigi e le dichiarazioni pubbliche del ministro della Difesa Guido Crosetto, che sottolineano il “rispetto dei trattati con gli Stati Uniti” nella scelta di negare l’atterraggio agli aerei da guerra nella base di Sigonella, rappresentano una svolta importante. Perché è vero che il governo tiene a ribadire come i rapporti con l’alleato americano siano “solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Ma è pur vero che dopo la decisione analoga adottata dalla Spagna e la posizione della Francia che ha negato agli aerei diretti in Israele il sorvolo del proprio territorio, l’Italia ha mostrato una presa di distanza importante e necessaria in un momento di gravissima crisi internazionale. E soprattutto di incertezza causata dalle mosse azzardate e imprevedibili di Donald Trump.
di Marcello Sorgi
La Stampa, 1 aprile 2026
Stavolta gli americani non potevano immaginare che favore hanno fatto a Meloni, uscita assai ammaccata dal referendum anche per colpa delle sue posizioni sulla guerra in Iran: quel “non condivido né condanno” percepito da tutti come segno di difficoltà nel prendere le distanze dall’amico Trump. Ma siccome la vittoria del No (e la corrispondente prima vera sconfitta di Meloni nelle urne) è stata determinata in buona parte dal voto dei ragazzi Propal che tutto quest’inverno avevano marciato contro la guerra, la premier non poteva trovare occasione migliore per far ripercorrere al ministro della Difesa Crosetto le orme del Craxi di quarantuno anni fa. Quando il leader socialista e capo del governo, proprio a Sigonella, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, fece schierare i carabinieri contro i marines di stanza nella base, per impedire l’arresto di Abu Abbas, il mediatore indicato da Arafat per risolvere il sequestro terroristico della nave da crociera “Achille Lauro”, ad opera del Fronte per la liberazione della Palestina, che era costato la vita a un turista americano ebreo paralitico, Leon Klinghoffer. Una brusca riaffermazione della sovranità nazionale, sulla linea craxiana, “alleati ma non sudditi”, nei rapporti con gli Usa, che richiese un approfondito lavoro diplomatico per organizzare al più presto un incontro e una stretta di mano alla Casa Bianca tra lo stesso Craxi e il presidente americano Reagan. E una pagina politica che è entrata nella Storia.
di Domenico Quirico
La Stampa, 1 aprile 2026
Le missioni di pace sono fastidi nel mondo dove la violenza è legge. L’Onu: lo si sfoglia come un carciofo, e lo si lascia vivo, ma innocuo e quasi nudo come si è fatto con altre istituzioni riverite, che esistono, ma non possono nulla. L’Onu è una Dulcinea del Toboso orfana perfino di don Chisciotte. Nell’epoca di Trump, di Netanyahu, di Putin, nel tempo in cui l’odio è diventato l’insegnamento ufficiale, a cosa servono i caschi blu, i soldatini della pace con i loro blindati immacolati che mostrano le insegne qua e là ma con il divieto di intervenire a fucilate, di immischiarsi? A nulla. Forse c’è stata una epoca in cui vederli sfilare era un gesto protettivo che ispirava speranza ai derelitti della geopolitica.
di Lucia Capuzzi
Avvenire, 1 aprile 2026
La nuova legge israeliana reintroduce la pena capitale per terrorismo. Nel mirino però ci sono gli estremisti palestinesi. Le critiche dell’Onu e dei giuristi. “La morte va contrastata, non inflitta. Ho visto troppa morte nella mia vita. Ho incontrato troppe persone che, nella mia vita, hanno inflitto la morte. (…) Con ogni cellula del mio essere e con ogni fibra della mia memoria, mi oppongo alla pena di morte in tutte le sue forme”, scrisse Elie Wiesel nel 1989. Erano trascorsi quarantaquattro anni da quando l’autore e Nobel per la Pace era stato liberato da Auschwitz. Da quell’11 aprile 1945 e fino alla sua morte, nel 2016, aveva scelto di custodire e diffondere la memoria del “male assoluto” della Shoah. Affinché “mai più” potesse ripetersi.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 1 aprile 2026
La storica commenta la legge appena approvata dalla Knesset: “È la pietra tombale di una democrazia già molto in bilico”. Macabri festeggiamenti nel parlamento israeliano, dove lunedì è stata approvata la legge che autorizza i tribunali militari a ricorrere alla pena di morte con impiccagione per gli atti terroristici commessi (solo) dai palestinesi in Cisgiordania. Nella Knesset la controversa legge ha ottenuto 62 voti a favore - compreso quello del premier Benjamin Netanyahu -, mentre i voti contrari sono stati 48. Un successo per il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben Gvir. Il suo partito, Otzma Yehudit, si è battuto a lungo per far passare la legge sulla pena di morte. La legge ha ottenuto anche il sostegno del partito di opposizione di Avigdor Lieberman. Dopo il voto finale, che ha richiesto circa dodici ore di dibattito, Ben-Gvir ha offerto champagne ai colleghi di partito e agli altri componenti della coalizione di governo. In base alla nuova legge, i residenti della Cisgiordania che uccidono un israeliano “con l’intento di negare l’esistenza dello Stato di Israele” verranno condannati a morte. La pena è riducibile all’ergastolo in casi particolari. Le esecuzioni per impiccagione devono avvenire entro 90 giorni dalla sentenza, senza possibilità di appello.
di Antonella Mariani
Avvenire, 1 aprile 2026
Lezioni clandestine o tra pari, corsi su piattaforme digitali, trasmissioni radiofoniche, tutoraggi a migliaia di chilometri di distanza… Così, nonostante i divieti, migliaia di ragazze tengono viva la fiaccola della conoscenza. Anno quinto dell’era dei sogni spezzati. Giovedì scorso, nel silenzio pressoché totale del mondo, il governo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan ha celebrato solennemente l’avvio del nuovo anno scolastico. Il quinto consecutivo in cui le aule sono rimaste chiuse per le ragazze dopo il sesto anno delle elementari, l’ultimo. Vietate le medie, vietate le superiori, vietata l’università.
di Alessia Candito
La Repubblica, 31 marzo 2026
Dall’autunno scorso Roma ha centralizzato ogni decisione sulle attività. Ai detenuti dell’Alta sicurezza sono state negate le attività in esterna e per gli studenti non è più possibile entrare in carcere. Le associazioni: “Straordinaria occasione persa”. “Nel 2025 abbiamo vinto il premio Costanzo e ci siamo esibiti al Teatro Parioli di Roma. Quest’anno abbiamo partecipato quasi con paura di vincere. Su quel palco non avremmo potuto esibirci”. Se per il Marassi rimasto per la prima volta in 24 anni orfano di Via Crucis, le responsabilità non vanno cercate più in là dell’ufficio della direttrice del carcere, Tullia Ardito, da mesi in tutti gli istituti di pena italiani le attività formative e culturali “sono diventate non una risorsa, ma un problema ed è uno straordinario passo indietro”, dice Mauro Sironi. E con cognizione. Direttore artistico di Geniattori, da anni lavora con i detenuti della casa circondariale di Monza, dove il teatro è diventato non solo parte del percorso riabilitativo, ma anche strumento per abbattere i muri, quanto meno ideologici, fra carcere e città.
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