di Christian Donelli
parmatoday.it, 1 aprile 2026
Ha trascorso un anno del carcere di via Burla a Parma. L’associazione Associazione Yairaiha Ets si sta mobilitando per far emergere il suo caso. La parlamentare Stefania Ascari dei 5 Stelle ha presentato un’interrogazione ai Ministeri di Giustizia e Salute: “È affetto da un gravissimo e complesso quadro clinico pluripatologico”. Grave ipovitaminosi e neuropatia tossico-carenziale, dumping syndrome, complicanze neurologiche degenerative, una condizione urologica altamente instabile con elevato rischio infettivo, idronefrosi con insufficienza renale, anemia correlata e ipertensione arteriosa farmaco-resistente. Sono solo alcune delle patologie certificate per Marco B. detenuto di 48 anni, il cui fine pena è previsto per il 3 marzo del 2048. La sua situazione sanitaria molto grave e complessa.
Marco ha girato diverse carceri italiane ed è rimasto nel carcere di via Burla a Parma per circa un anno. L’associazione Associazione Yairaiha Ets si sta mobilitando da anni per far emergere la sua storia, un caso molto complesso che proviamo a ricostruire. “Marco è una persona gravemente malata, con un rischio concreto per la propria vita, che necessita di cure continuative e specialistiche” sottolinea l’associazione. “Nelle condizioni attuali, non è messo nelle condizioni di curarsi in modo adeguato, continuo e sicuro”.
Sul caso di Marco la parlamentare Stefania Ascari del Movimento Cinque Stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta ai Ministeri di Giustizia e Salute: “E’ affetto da un gravissimo e complesso quadro clinico pluripatologico, la situazione descritta può determinare un concreto e attuale rischio per la vita del detenuto, alla luce delle limitazioni che di fatto impediscono l’accesso continuativo alle strutture sanitarie presso cui è seguito quali iniziative intendano adottare”.
La storia di Marco, ricostruita dall’associazione Yairaiha Ets
“Marco, 48 anni, è una persona affetta da un quadro clinico estremamente grave e complesso - sottolinea l’associazione Associazione Yairaiha Ets -, già più volte ritenuto incompatibile con il regime carcerario. Da anni soffre di numerose patologie importanti: esiti di interventi allo stomaco con grave malassorbimento, dumping syndrome, neuropatie, vescica neurologica con necessità di cateterizzazione, infezioni urinarie ricorrenti con rischio di sepsi, anemia, patologie renali e ipertensione arteriosa severa resistente alle terapie farmacologiche, per cui è stato sottoposto a intervento di denervazione renale in data 12 marzo 2026.
A causa delle sue condizioni di salute, Marco si trovava in detenzione domiciliare per motivi sanitari. La misura prevedeva specifiche prescrizioni e limitazioni negli spostamenti, con la necessità di attenersi alle indicazioni dell’autorità giudiziaria anche per quanto riguarda l’accesso alle cure. In particolare, gli era stato imposto di rivolgersi alle strutture sanitarie di Scandiano o Reggio Emilia. Tuttavia, nella pratica, queste indicazioni si sono rivelate difficilmente compatibili con il suo quadro clinico: il presidio di Scandiano ha un’attività limitata e non garantisce copertura continuativa, mentre a Reggio Emilia, per la complessità del caso, Marco non veniva preso in carico. L’ospedale di Ravenna rappresentava invece il centro presso cui veniva effettivamente seguito, con continuità e competenze adeguate, e di fatto era l’unico punto di riferimento reale per le sue cure.
A seguito di un peggioramento delle sue condizioni, Marco si reca presso il CAU di Reggio Emilia e da lì viene trasferito con urgenza all’ospedale di Ravenna, dove viene ricoverato. Durante questo periodo, gli viene contestato di non essere rientrato al domicilio entro una determinata data. Tuttavia, Marco non rientra perché è ricoverato in ospedale, con documentazione medica che lo attesta, in attesa di cure e di intervento chirurgico.
Il 12 marzo 2026 Marco viene sottoposto a intervento chirurgico e, a pochissime ore dall’intervento, nonostante il quadro clinico, viene preso in consegna dalla polizia penitenziaria e condotto in carcere per il mancato rientro. Una volta condotto presso il carcere di Ravenna, le sue condizioni risultano immediatamente incompatibili con la detenzione. Il medico dell’istituto certifica che il paziente è incompatibile con il regime carcerario, che necessita di assistenza sanitaria continua e specialistica, che non è trasferibile in sicurezza e che non è gestibile neppure in istituti dotati di assistenza sanitaria avanzata, segnalando inoltre la necessità di una rivalutazione giudiziaria della sua situazione per tutelarne la salute. In ragione di tali condizioni, Marco viene quindi riportato presso l’ospedale di Ravenna, in regime detentivo.
Nonostante questo, viene successivamente disposto il trasferimento presso il centro clinico del carcere di Piacenza, dove anche il medico dell’istituto conferma l’incompatibilità del paziente con il regime carcerario.
A seguito del peggioramento delle condizioni e della già accertata incompatibilità con il regime carcerario, Marco viene trasferito in ospedale a Piacenza, sempre in regime detentivo, non essendo le sue condizioni gestibili all’interno dell’istituto penitenziario. Oggi Marco presenta un quadro clinico estremamente grave: sepsi in atto, infezioni sistemiche tra cui candida e stafilococco, febbre elevata, pressione molto bassa, infezione del catetere venoso centrale e una marcata fragilità venosa. Il quadro è critico e in peggioramento.
Tutto questo mette in luce una situazione difficile da comprendere: a Marco vengono indicate strutture sanitarie che, nella pratica, non riescono a gestire un quadro clinico così complesso, impedendogli di fatto di continuare a curarsi nel centro che lo seguiva realmente. In questo contesto, una persona ricoverata in ospedale, con documentazione medica che lo attesta, viene comunque considerata in violazione perché non rientra al domicilio, nonostante si trovi lì per necessità di cura. Successivamente, un paziente in condizioni gravi viene riportato in detenzione a poche ore da un intervento chirurgico e, nonostante i medici abbiano chiaramente indicato che non è compatibile con il carcere e che non può essere trasferito, continua comunque a essere spostato. Nel frattempo, nonostante l’avvocato abbia presentato istanze urgenti, queste sono state rigettate”.
L’interrogazione parlamentare di Stefania Arcari dei 5 Stelle: “La vita del detenuto a rischio”
La parlamentare Stefania Ascari del Movimento Cinque Stelle ha presentato un’interrogazione parlamentare a risposta scritta ai Ministeri di Giustizia e Salute. “Il medesimo è affetto da un gravissimo e complesso quadro clinico pluripatologico, caratterizzato, tra l’altro, da esiti di plurimi interventi di chirurgia bariatrica con conseguente sindrome da malassorbimento, grave ipovitaminosi e neuropatia tossico-carenziale, dumping syndrome, complicanze neurologiche degenerative (tra cui neurite ottica retrobulbare, polineuropatia con perdita dell’autonomia motoria, vescica neurologica con necessità di cateterizzazione permanente e incontinenza), nonché da una condizione urologica altamente instabile con elevato rischio infettivo; il paziente risulta altresì affetto da idronefrosi con insufficienza renale, anemia correlata e ipertensione arteriosa farmaco-resistente, con valori pressori estremamente elevati, nonché da pregresso episodio di trombosi venosa profonda trattata chirurgicamente in data 12 marzo 2026 mediante intervento di denervazione simpatica renale bilaterale; il quadro clinico sopra descritto espone il soggetto a un rischio concreto e attuale di eventi letali, anche in relazione a possibili infezioni batteriche, specie in considerazione della pluriallergia farmacologica e del precedente episodio di shock settico già occorso; le condizioni di salute del detenuto sono state già ritenute incompatibili con il regime carcerario, tanto da aver determinato in più occasioni la concessione della misura della detenzione domiciliare umanitaria da parte delle competenti autorità di sorveglianza (magistratura di sorveglianza di Verona e Ancona, con conferme dei rispettivi tribunali di sorveglianza); tali misure sono state tuttavia successivamente sospese in via provvisoria dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, da ultimo in data 13 marzo 2026, sulla base della contestazione di presunte violazioni delle prescrizioni; in particolare, si contesta al detenuto di essersi recato autonomamente in data 19 febbraio 2026 presso il Cau di Reggio Emilia per urgenti motivi di salute, da cui veniva immediatamente trasferito presso l’ospedale di Ravenna, nonché di non aver fatto rientro al domicilio entro il 9 marzo 2026, circostanza avvenuta in quanto lo stesso risultava ancora ricoverato in attesa di intervento chirurgico; le prescrizioni imposte prevedevano, in assenza di preventiva autorizzazione, la possibilità di spostamento esclusivamente per documentate esigenze sanitarie, limitate peraltro all’ambito comunale e a una fascia oraria ristretta, risultando pertanto incompatibili con situazioni di emergenza sanitaria; all’atto del recente rientro presso l’istituto penitenziario di Ravenna, a soli due giorni da un intervento chirurgico, ha manifestato un quadro clinico acuto e instabile (febbre e crisi ipertensiva), tale da rendere necessario l’intervento del servizio di emergenza 118 e il nuovo ricovero ospedaliero; il sanitario dell’istituto penitenziario ha attestato l’impossibilità di gestire il paziente in ambito carcerario, anche in strutture dotate di assistenza sanitaria avanzata, in ragione della complessità del quadro clinico e della necessità di frequenti e urgenti accessi ospedalieri; nonostante ciò, le istanze di differimento della pena avanzate dalla difesa sono state dichiarate inammissibili e rigettate, in attesa della decisione dal tribunale di sorveglianza di Bologna fissata per il 9 aprile 2026; nelle more di tale udienza, qualora il paziente venisse dimesso dalla struttura ospedaliera, lo stesso dovrebbe fare rientro in carcere, con conseguente esposizione a un rischio concreto per la vita e a condizioni detentive incompatibili con i princìpi costituzionali e convenzionali di tutela della salute e della dignità umana; la situazione descritta appare potenzialmente in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, nonché con l’articolo 27, comma 3, della Costituzione, e con i princìpi sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo in materia di trattamenti inumani e degradanti -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non ritengano necessario attivare, con urgenza, verifiche ispettive presso l’istituto penitenziario interessato e presso gli uffici di sorveglianza competenti, al fine di accertare la corretta applicazione della normativa vigente in materia di detenzione di soggetti affetti da gravi patologie;
se non ritengano opportuno adottare iniziative normative o amministrative volte a chiarire e uniformare i criteri applicativi in materia di differimento della pena e detenzione domiciliare per gravi motivi di salute, al fine di evitare situazioni analoghe;
considerato che la situazione descritta può determinare un concreto e attuale rischio per la vita del detenuto, alla luce delle limitazioni che di fatto impediscono l’accesso continuativo alle strutture sanitarie presso cui è seguito quali iniziative intendano adottare, per quanto di competenza, per garantire che, non si determinino situazioni di concreto pericolo per la vita dei detenuti affetti da patologie incompatibili con il regime carcerario tutelandone il diritto alla salute.










