di Simone Canettieri
Corriere della Sera, 5 aprile 2026
La bozza del disegno di legge per “agire il prima possibile in difesa dei minori”. Stop. Il governo Meloni è pronto a “prevedere strumenti idonei a impedire l’accesso a social network e piattaforme di condivisione video ai minori di età inferiore ai quindici anni”. È scritto nell’articolo 7, comma 2, del disegno di legge uscito dopo la riunione di giovedì scorso a Palazzo Chigi organizzata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano con i ministri interessati al provvedimento (Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Andrea Abodi e Tommaso Foti).
Il testo del provvedimento - che il Corriere ha visionato - è ancora una bozza. Ma indica l’urgenza e la volontà politica dell’esecutivo di “agire il prima possibile per proteggere i minori e i bambini davanti ai rischi dei social”. Il caso della professoressa accoltellata da uno studente tredicenne a Trescore ha di nuovo acceso i riflettori su un segmento della vita sociale da regolamentare. Al momento sono bloccati in Parlamento almeno due diversi ddl, di cui uno bipartisan.
La discussione di fondo si muove intorno al “come” e non intorno al “se”. Intervenire sull’utilizzo dei social per i minori di 15 anni (che potrebbe scendere a 14) è raccontata come “un’esigenza non più rinviabile”. Questo nuovo ddl - composto da dieci articoli - sarà presto sottoposto all’Agcom e alle authority interessate, dei minori e della privacy, per ottenere poi il semaforo verde definitivo della premier.
Si tratta di andare oltre i “divieti accademici”, per altro già in vigore anche se non rispettati, studiando maniere efficaci per la verifica di chi accede alle piattaforme. Senza arrivare a forme, considerate “invasive” dal governo, come i controlli biometrici, sul modello australiano. Dopo l’intervento sull’accesso ai siti pornografici (arrivato con il decreto Caivano) e il parental control (il controllo dei genitori) sta per arrivare un’altra stretta. Quella più complicata. In tale quadro si prevede “l’introduzione di sistemi di controllo parentale obbligatori per i dispositivi in uso ai minori, sia mediante attivazione di profili rivolti ai minori all’atto della configurazione dei dispositivi, sia mediante l’attivazione di pacchetti junior dedicati ai minori da parte degli operatori: si tratta di uno strumento innovativo volto a bilanciare l’esigenza di regolamentazione con il ruolo educativo della famiglia”, si legge nel nuovo ddl allo studio del governo. I cui punti salienti riguardano, in primis, gli “obblighi” di produttori di dispositivi cellulari, i distributori e i rivenditori, gli operatori di comunicazioni elettroniche e infine le famiglie, unici depositari della facoltà di disattivare i sistemi di controllo imposti ai figli minori.
Secondo il ddl, i sistemi di controllo parentale devono garantire almeno la “limitazione dell’utilizzo del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, inclusi i numeri di emergenza pubblica; l’invio e la ricezione di sms; l’uso limitato di servizi di messaggistica verso contatti autorizzati, il blocco di siti con contenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore, la memorizzazione dei siti visitati”. Per l’accesso ai social network è previsto che “a decorrere dal compimento del quindicesimo anno di età è consentita l’iscrizione autonoma a tali piattaforme, ferma restando la possibilità di controllo e limitazione da parte di chi esercita la responsabilità genitoriale”. I genitori inadempienti rischiano sanzioni amministrative. Attacca il senatore del Pd Filippo Sensi: “Con il bando dei social per gli under 14 finirà come con i coltelli. Che tardi e male ci si metterà sopra la destra, torcendolo e intestandoselo per rilanciare l’anatra zoppa: il governo”.











