di Elisa Sola
La Stampa, 8 aprile 2026
La procura apre un fascicolo dopo la denuncia di un recluso poco prima di Natale. La presunta vittima è un tunisino liberato qualche settimana dopo. Dopo tre mesi dalla presunta aggressione denunciata da un uomo trattenuto nel Cpr, la procura ha indagato il direttore. Il funzionario è stato sospeso dal ruolo, temporaneamente. L’ipotesi di reato, per ora, sono le minacce aggravate. Ma l’inchiesta, coordinata dal pm Francesco La Rosa, potrebbe allargarsi. Sia relativamente alle contestazioni ipotizzate, sia riguardo al numero delle persone indagate. Ci sono altre figure, che hanno lavorato nel Cpr insieme al direttore, su cui il faro degli inquirenti è puntato. Si valuta. Ma è presto per tirare le somme. L’indagine è in corso. Sono molti i testimoni che sono stati sentiti negli ultimi giorni per verificare cosa davvero sia accaduto a metà dicembre dentro al centro definito, come gli altri in Italia e in Albania, illegale e incostituzionale da molti giuristi e rappresentanti delle istituzioni.
La presunta vittima dell’aggressione - A dare vita all’inchiesta è stato Aziz, di 25 anni e di origini tunisine, oggi libero, finito in corso Brunelleschi nove mesi dopo la riapertura. Era stato fermato durante un controllo e poi recluso lì perché senza documenti e irregolare. Dopo alcuni giorni dentro, il ragazzo aveva confidato alla sua avvocata Monica Grosso di avere subito una “aggressione” a cui avrebbero assistito almeno quattro testimoni.
Il racconto di Aziz - “Era il 15 dicembre ed erano le tre di pomeriggio - aveva detto il giovane - e io ero nella stanza dei mediatori. Avevo chiesto di poter telefonare a un mio parente. Una delle mediatrici che era lì ha chiamato il direttore chiedendogli di raggiungerla. E lui è comparso. Si è avvicinato a me di scatto, mi ha messo con forza una mano sul viso, mettendo il pollice e parte del palmo sotto la mascella. Con le altre dita stringeva forte tra il naso e le guance, spingendo il viso verso l’alto. Ha tenuto la presa per diversi minuti. Gridava “bastardo, te la faccio pagare, ti faccio arrestare, non ci metto niente”. È stata un’aggressione gratuita. E io sono rimasto scioccato”.
Accuse mediatrice testimonianze e timori del giovane - Il fatto sarebbe stato generato dalla mediatrice, che, secondo il ragazzo, gli avrebbe detto, alla richiesta di fare la telefonata: “Adesso ti faccio vedere chi sono io”. Poi avrebbe chiamato il direttore, dicendogli: “Vieni qui, che quello mi tratta male”. Pochi giorni dopo l’episodio, il 25enne aveva saputo che la mediatrice si sarebbe lamentata di lui, accusandolo di averla “apostrofata in maniera aggressiva e volgare”. Per questo motivo sarebbe intervenuto il direttore. Per farle giustizia. Nella stanza erano presenti altri due mediatori, un assistente sociale e un altro funzionario del Cpr. Tutti sono stati sentiti in procura come persone informate sui fatti. Ora l’inchiesta continua. “Dopo quell’aggressione ho avuto molta paura - aveva denunciato il giovane - già mi trovo in un luogo di detenzione senza che abbia fatto niente, isolato dai miei familiari, ma non solo, devo subire anche aggressioni gratuite. Non dormo più la notte. Non ho mai insultato la mediatrice. E adesso io temo di subire ripercussioni solo perché ho denunciato”.











