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di Elisa Sola

La Stampa, 8 aprile 2026

“Non ho mai minacciato quell’uomo. Ma l’ho sgridato, con veemenza, perché aveva avuto un atteggiamento sbagliato. Vivere e lavorare dentro al Cpr non è affatto facile”. Si è presentato spontaneamente davanti al pm Francesco La Rosa per farsi interrogare, il direttore del Centro di permanenza per i rimpatri di Torino. Si chiama Vincenzo Salvo e per 18 anni, prima di fare il direttore, ha lavorato come ispettore di polizia superiore in corso Brunelleschi. “Dunque, è un professionista che conosce molto bene quel posto”, afferma il suo avvocato difensore, Giuseppe Portigliotti, che precisa: “La scelta della sospensione temporanea di Salvo dal suo incarico non è stata da lui subita, ma è stata presa dal mio assistito insieme all’ente che gestisce la struttura per garantire che, in attesa della fine dell’indagine, non si creasse un clima ancora più ostile verso i lavoratori all’interno dello stesso Centro”.

Indagato per minacce aggravate - Davanti al pm, Salvo, che è indagato per minacce aggravate verso un ex ospite di 25 anni, ha premesso: “L’ambiente dentro al Cpr è complicato. Ci sono alcune persone che accettano passivamente la situazione di trattenimento, altre che invece proprio non la tollerano. E spesso le vittime di questo clima di tensione sono gli operatori che lavorano nel centro, in particolare i mediatori culturali. E in particolare le donne”. Il ragazzo che ha denunciato di essere stato aggredito, assistito dall’avvocata Monica Grosso, ha sostenuto di avere chiesto a una mediatrice culturale di fare una telefonata. Lei avrebbe rifiutato e avrebbe chiamato Salvo nella stanza. Il direttore a quel punto lo avrebbe aggredito a freddo, minacciandolo e trattenendogli il volto con la forza.

I mediatori culturali - Salvo, nel ricostruire questo fatto, ha premesso una seconda questione al pm: “Spesso i mediatori culturali, quasi tutti nordafricani, vengono visti dagli ospiti più aggressivi come “sbirri” o come “amici degli sbirri”. Il clima per loro è teso. Alle mediatrici va peggio perché spesso vengono insultate e apostrofate come “p... amiche degli sbirri”. Anche la mediatrice a cui l’ospite ha chiesto di fare la telefonata è stata trattata così”.

Il racconto del direttore - Secondo l’indagato, il 25enne avrebbe insultato la donna senza un motivo. “A quel punto - ha precisato Salvo - lei ha chiesto l’intervento del direttore. Sono intervenuto e l’ho redarguito violentemente ma a voce, senza minacciarlo. L’ho trattenuto per il volto, è vero, per dirgli “guardami negli occhi quando ti parlo”. Ma non era una minaccia. Gli ho detto: “Ricordati che tu devi rispettare le persone che lavorano qui dentro. Non farlo mai più”“. La versione del direttore è al vaglio degli inquirenti. I testimoni presenti alla scena sono stati sentiti.

Un luogo difficile - Comunque andrà a finire questa inchiesta, Salvo ha ribadito un concetto: “Il Cpr è un posto dove è difficile mantenere una condizione di lavoro accettabile per gli operatori. Sono insultati, pressati. Solo che nessuno ne parla”.