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di Luigi Ferrarella

Corriere della Sera, 7 aprile 2026

Conflitti di attribuzione. La Corte costituzionale boccia quello promosso dal Senato contro la Procura di Catania. Ecco perché. Va bene tutto, ma a tutto c’è anche un limite: dalla Corte Costituzionale arriva uno stop alle interpretazioni troppo creative di una immunità parlamentare estesa ormai da Camera e Senato quasi per contagio anche a chi abbia appena un qualunque punto di contatto con un parlamentare. Proprio mentre il Parlamento ha promosso (caso Santanchè) o sta per promuovere (vicenda Bartolozzi) nuovi conflitti di attribuzione con l’autorità giudiziaria, la Consulta boccia quello promosso dal Senato contro la Procura di Catania, che nel 2019 indagava per ipotesi di corruzione sull’ex vicepresidente e oggi assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia, il leghista Luca Sammartino.

Il Senato contestava ai pm di avere svolto intercettazioni ambientali e videoriprese chieste dai pm e disposte dal gip nella segreteria politica del (non parlamentare) consigliere regionale in un palazzo dove però aveva la propria segreteria politica anche la sua convivente, l’allora senatrice leghista (oggi deputata) Valeria Sudano estranea all’indagine, di cui secondo il Parlamento erano quindi state violate le garanzie di immunità. La Procura di Catania ribatteva di aver intercettato non tutto il palazzo, ma soltanto i 3 locali (sui 12 totali in due piani per complessivi 350 mq.) del non parlamentare, tanto che in un anno e mezzo la voce invece della parlamentare era stata captata appena 8 volte, e peraltro quasi sempre da corridoi attigui.

Sì ma voi pm, insisteva il Parlamento, sapevate della notoria relazione tra i due politici, dunque intercettando ponevate le basi perché finisse intercettata pure lei. di cui il Senato sosteneva violate le prerogative costituzionali persino quando gli investigatori avevano attraversato le stanze di lei per andare a piazzare le microspie nei locali di lui. Ma per la Consulta immaginare una simile immunità, che (per contagio, e persino per commistione dei portoni e corridoi attraversati) si estenda al convivente di un parlamentare, violerebbe il principio di eguaglianza, perché finirebbe per “sacrificare irragionevolmente l’interesse dell’ordinamento (art. 112 Cost.) all’accertamento di reati commessi da una persona indagata che non goda di guarentigie parlamentari, ogniqualvolta essa abbia contatti frequenti, abituali o in ipotesi addirittura di convivenza con un parlamentare”.