di Angelo Zaccone Teodosi*
Il Manifesto, 8 aprile 2026
Il sostegno negato al doc sullo studente ucciso impone una revisione. L’opposizione presenta un’interrogazione, lasciano Mereghetti e Galimberti. Riemerge prepotente, a seguito dell’esclusione del documentario su Giulio Regeni, ritenuto dagli esperti nominati dal ministro Alessandro Giuli non meritevole di ricevere alcun finanziamento pubblico, il tema dell’eccesso di discrezionalità e del deficit di trasparenza nella gestione della res publica culturale italiana. La “meritocrazia” tanto invocata dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni svanisce sempre più in decisioni che appaiono influenzate dal “capitale relazionale” piuttosto che dalla valutazione di professionalità.
La bocciatura del film di Simone Manetti, Giulio Regeni - Tutto il male del mondo (prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e da Fandango), sul ricercatore italiano ucciso in Egitto, ha scatenatato numerose proteste, su più fronti, dal coordinamento delle associazioni degli autori e delle autrici (100autori, Anac, Wgi, Aidac, Air3, Acmf) e dei lavoratori (#Siamoaititolidicoda) ai parlamentari dell’opposizione - in primis, Pd, ma anche Avs, Azione, M5s, +Europa, che hanno presentato ieri interrogazioni al ministro Alessandro Giuli. Nella stessa giornata sono arrivate anche le dimissioni di due dei 15 membri di una delle due commissioni ministeriali chiamate a selezionare film e progetti: il critico del “Corriere della sera” Paolo Mereghetti, che pur non facendo parte della commissione che aveva esaminato il film su Regeni ha ritenuto “per coerenza” coi suoi giudizi espressi sul valore del film, necessario prendere le distanze dalla commissione stessa; e Massimo Galimberti, docente e programmatore che ha dichiarato: “Sono anni che lavoro con il ministero, ho fatto parte di varie commissioni, però in questa fase ho sentito una sorta di incompatibilità ambientale legata a vari fattori, nell’approccio alle procedure, nell’analisi e nella valutazione degli elementi dei progetti”. La questione va oltre il sostegno alla produzione di film e serie tv - fra i bocciati ci sono The Echo Chamber, l’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci con Ludovica Rampoldi e Ilaria Bernardini, regia di Andrea Pallaoro, produzione Indigo; Illusione di Francesca Archibugi, Fandango, mentre è stato finanziato Pier Francesco Pingitore, l’inventore del Bagaglino, caro alla destra culturale con il suo progetto Tony Pappalardo. Ma riguarda anche i contributi alle attività di promozione: festival, rassegne, ricerche.
Nei giorni scorsi, il direttore generale del cinema e dell’audiovisivo del Ministero della cultura, Giorgio Carlo Brugnoni (che è anche vice capo di gabinetto del Mic), ha firmato alcuni “decreti direttoriali” che formalizzano le graduatorie relative alle istanze di contributo pubblico per le iniziative di “promozione” e per i cosiddetti “contributi selettivi”: si tratta dei processi di valutazione affidati per l’anno 2025 a due commissioni, formate rispettivamente da 12 (promozione) e 15 membri (produzione). Requisiti per la nomina? Generica professionalità (“altamente qualificati” recita la legge) e “comprovata esperienza”, equilibrio di genere.
Anche qui le decisioni prese hanno provocato molte perplessità: c’è stata ad esempio, la riduzione di quasi la metà (meno 45%) del contributo assegnato - su varie linee di attività - allo storico Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico Aamod (da 380mila euro a 210mila), mentre sono stati confermati contributi per quasi mezzo milione di euro ognuno alle iniziative promosse da potenti organizzatori di festival e noti pr quali Pascal Vicedomini (festival tra Capri e Ischia e Los Angeles, 485mila euro); o Tiziana Rocca attiva attraverso la Agnus Dei impresa ed associazione (480mila euro). E, ancora, i sempre generosi contributi riconducibili all’associazione dei produttori audiovisivi Apa (350mila euro) presieduta da Chiara Sbarigia (già presidente di Cinecittà fino alle dimissioni giugno 2025, ma ancora oggi prima consigliera della sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni), così come a Francesco Rutelli (ex ministro e già presidente dell’Anica) per il suo festival a Roma Videocittà (280mila euro).
Queste decisioni dovrebbero imporre una riflessione autocritica al governo, a partire da una questione essenziale (anche rispetto al tema sensibile dei criteri di selezione delle iniziative): come vengono nominati gli “esperti”? Va denunciato che si tratta di cooptazioni discrezionali del ministro, nel caso in specie, Alessandro Giuli che ereditò un elenco di cooptandi dal suo predecessore, Sangiuliano, dimissionario nell’estate del 2024, apportando qualche modifica e qualche innesto nel novembre 2025. Nessuna procedura trasparente. Nessuna analisi comparativa dei curricula. Discrezionalità pura: nel gergo amministrativo, si chiama “intuitu personae”. Tradotto in italiano: “io ministro nomino chi più mi aggrada”. Basti osservare che nella “commissione promozione” è stato chiamato Ivan Cardia, competenza zero nel settore cinema, ma apprezzato menestrello della Lega - ai tempi di Dario Franceschini ministro almeno era stato promosso un pubblico avviso a presentare candidature per il ruolo di esperto.
Il problema essenziale è dunque la composizione di queste commissioni, che peraltro peccano (non raramente) sia di latenti conflitti di interessi di alcuni componenti, sia di deficit di rappresentatività delle varie anime culturali del sistema cinematografico-audiovisivo (quella imprenditoriale e quella autoriale), a causa di uso ed abuso della discrezionalità del ministro nel processo di cooptazione dei loro componenti. L’esempio leggendario di Incitatus, l’amato destriero dell’imperatore romano Caligola nominato senatore può apparire eccessivo, ma ben rappresenta la questione. Una riforma, e radicale, è assolutamente necessaria per assicurare una migliore “democrazia culturale” e processi selettivi che siano trasparenti, meritocratici, pluralisti. Evitando i rischi ormai sempre più evidenti di deriva egemonica delle politiche culturali.
*Presidente IsICult - Istituto italiano per l’Industria Culturale











