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di Marika Ikonomu

Il Domani, 25 maggio 2026

L’esecutivo, a un anno dal voto, accelera sul piano annunciato nel 2023 dopo Cutro e lasciato sulla carta. Rilancia il panopticon a Castel Volturno con una gara da 41,2 milioni di euro. I territori contrari a nuove strutture. Per difendere e giustificare i milioni di euro spesi nella costosissima operazione Albania, il governo ha adottato una precisa strategia comunicativa: legare l’irregolarità amministrativa alla criminalità. “Condanne per violenze sessuali, precedenti per armi, lesioni personali, un ampio campionario di precedenti”, aveva detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per motivare l’uso delle fascette ai polsi, delle persone trattenute, per tutto il viaggio su una nave militare dal porto di Bari a quello di Shëngjin in Albania.

Sulla stessa linea la premier Giorgia Meloni, durante la campagna referendaria sulla giustizia, che accusava i giudici di liberare e impedire il rimpatrio di “stupratori” e persone condannate “per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale”. Ma alla base del trattenimento in un Centro di permanenza per i rimpatri non c’è un reato. Per i delitti commessi, chi ha ricevuto condanne ha scontato la pena in carcere. La detenzione amministrativa è fondata sull’assenza di un permesso di soggiorno: perché si è arrivati sulle coste italiane attraverso il Mediterraneo, perché non è stato possibile rinnovare il documento, perché si è perso il lavoro.

Perché i canali di ingresso legali in Italia sono quasi inesistenti. Lo ha ricordato l’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta Lagnese in un comunicato contro l’apertura di un nuovo Cpr a Castel Volturno lo scorso 23 aprile, esprimendo il suo “dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità”. E, ha aggiunto, “diffondere preoccupazione e paura, identificando a priori tutti i migranti e rifugiati come criminali, introduce un aberrante criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come parametro di verità”. Patto europeo e Cpr in Albania, il governo rischia un’altra batosta Il vecchio piano Il governo, dopo anni di investimenti sull’Albania, ha ripreso in mano quel piano annunciato dopo il naufragio di Cutro, che ricalcava la strategia dell’ex ministro dell’Interno del Pd Marco Minniti: costruire un Cpr per ogni regione.

Sull’immigrazione questa è l’unica via intrapresa dall’esecutivo: usare la detenzione amministrativa come politica di asilo, rendere più complicato l’accesso alla protezione internazionale, realizzare strutture costosissime anche se patogene, di dubbia costituzionalità, in “condizioni fatiscenti ed eccessivamente carcerarie” (secondo il Comitato Onu contro la tortura) e nemmeno utili al loro scopo. Dal 2019 al 2024, secondo il report di Action Aid e dell’università di Bari, il tasso di rimpatrio delle persone trattenute è stato in media del 47,3 per cento. Nel 2024 si è registrato un minimo storico: “Solo il 41,8 per cento (2.576) delle persone in ingresso in un centro di detenzione, su un totale di 6.164, è stato rimpatriato”, si legge. Le maggiori risorse dirottate sulla detenzione amministrativa non hanno avuto un impatto sul numero dei rimpatri, anzi: “Nel 2024 dai Cpr italiani sono state rimpatriate solo il 10,4 per cento delle persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento”.

I dati non hanno però convinto il Viminale che, a poco più di un anno dalle elezioni politiche, è tornato a puntare sul panopticon e su alcuni di quei territori individuati nel 2023, come aveva raccontato Domani. A Castel Volturno infatti l’esecutivo vuole costruire - ha rivelato Altreconomia - una nuova struttura che ricorda quell’occhio che tutto vede pensato dal filosofo Jeremy Bentham. Invitalia, su incarico del ministero dell’Interno, ha pubblicato una gara da 41,2 milioni di euro con scadenza il 28 maggio, per la progettazione e la realizzazione di un Cpr nell’area - da 63 ettari - “Parco umido La Piana”. Un alto muro a pianta circolare che “funge da struttura di confinamento dei moduli di tipo pesante”; sulla sommità è previsto “un percorso costituito da una passerella perimetrale di sorveglianza”. I moduli alloggiativi, “monoblocchi prefabbricati”, si legge nei documenti della gara, hanno una “disposizione radiale” e sono separati da “un sistema di cancelli e recinzioni”.

Un apparato che non sembra sufficiente al confinamento, considerato il “bosco diffuso” richiesto “per creare una schermatura” e recinzioni di un’altezza di almeno sei metri, composte da “pannelli ciechi e offendicula superiore”, per impedire la fuga. I Cpr, il panopticon e la dialettica tra caos e controllo ossessivo Nell’occhio che tutto vede il colore ha un fine ben preciso: deve servire da “distrazione visiva per gli ospiti” e da “strumento per mitigare le tensioni, per umanizzare il più possibile gli spazi”. Un progetto ancora più distopico se si legge una richiesta di chiarimento da parte di una delle società interessate a partecipare alla gara sulla possibilità “di realizzare opere d’arte all’interno del complesso”.

Da un lato il Viminale progetta una struttura di controllo pervasiva, dall’altro prova a tutelarsi di fronte alle organizzazioni internazionali: negli anni hanno denunciato il trattamento delle persone recluse, l’aspetto carcerario dei Cpr, le condizioni di vita indegne e l’approccio sproporzionato alla sicurezza. Anche le parole giocano un ruolo fondamentale: si parla di “confinamento” e, al contempo, di “ospiti”. Scrive il Viminale: “Un istituto penitenziario non è il luogo appropriato per trattenere una persona non indagata”. Peccato che la struttura da 120 posti murata, con recinzioni a visibilità ridotta, una sorveglianza non visibile e il possibile uso di sistemi deterrenti, abbia un chiaro impianto carcerario.

In cui si prevedono diversi livelli di detenzione “incrementabili” in base alla “situazione legale” e alle “condizioni di ostilità”. C’è poi una novità: in linea con l’indirizzo europeo, si prevede la detenzione di minori, proprio come accade negli Usa con l’Ice. Ai bambini sono assicurati indumenti adatti per le attività scolastiche, cartella e materiali gratuiti, si legge. Manca solo la torre centrale rispetto al progetto di Bentham, per il resto ricalca a pieno la sua filosofia e annuncia un salto di paradigma, anche culturale, che contempla un regime di alta sicurezza per chi ha violato un mero illecito amministrativo.

Deportazioni in stile Maga: Meloni (e l’Ue) studiano l’Ice L’impotenza dei territori Una prospettiva a cui si sono opposte associazioni, cittadini, movimenti, che si riuniranno in assemblea il 26 maggio. Insieme alla curia: “Le chiese di Capua e Caserta difenderanno con forza il rispetto della dignità di ogni essere umano”. E ha trovato l’opposizione anche del presidente della regione Roberto Fico. Ma non è l’unico territorio a vedersi calare dall’alto imposizioni governative senza un margine di decisione.

In Toscana, l’area individuata nel comune di Aulla è stata comunicata da Piantedosi al presidente della regione Eugenio Giani. Il dem si opporrà “con ogni mezzo alla trasformazione della Toscana in una terra di detenzione”. Così come si oppone il sindaco di Bologna Matteo Lepore (Pd) a una possibile apertura di un Cpr in città. Solo il leghista Maurizio Fugatti, presidente della provincia di Trento, che ha incontrato Piantedosi al festival dell’Economia, vuole proseguire in maniera compatta. Con la stretta sul diritto d’asilo l’Europa si avvicina a Trump I territori non hanno nessun potere su queste scelte, dopo la trasformazione di queste strutture, nel 2023, in “opere destinate alla difesa e alla sicurezza”.

L’accelerazione è evidente e l’obiettivo è elettorale. Rilanciare quel piano, ampliare e ristrutturare i dieci Cpr già esistenti in Italia - con gare che potrebbero raggiungere un totale di 13 milioni di euro - e colpire chi si mette d’ostacolo: i giudici prima, poi i medici e di recente gli avvocati, con la soppressione dell’accesso automatico al gratuito patrocinio. Quello che il governo non dice è che corre per costruire nuovi Cpr ma quelli esistenti non sono pieni: nel 2024, il 20,2 per cento dei posti era inutilizzato, secondo i dati del Tavolo asilo e immigrazione. Rimane però il piano simbolico: luoghi patogeni, istituzioni totali, sorvegliare e punire, per il solo fatto di essere persone migranti.