Corriere Salentino, 26 maggio 2026
Due decessi per sospetta overdose o per abuso di farmaci nel carcere di Lecce. Un altro, per impiccagione. Un quarto, ancora, tutto da decifrare. Tra aprile e maggio. In appena due mesi. Nel penitenziario di borgo San Nicola, si continua a morire. Gli ultimi decessi, a stretto giro. A distanza di 24 ore. Il 20 maggio, nel reparto di Infermeria, è morto Andrea Zamboni, un 39enne di Galatone. Dietro le sbarre si trovava per una rapina messa a segno il 5 febbraio ai danni di una farmacia, a Seclì. Soffriva di attacchi epilettici che curava con farmaci antispastici. Il malore, i soccorsi, la morte. Su cui è stata aperta un’indagine dal sostituto procuratore Alessandro Prontera. Primo passo: l’autopsia che verrà eseguita dal medico legale Ermenegildo Colosimo nelle prossime ore.
Nel frattempo gli inquirenti hanno chiesto al carcere di poter acquisire la cartella clinica del detenuto, i cui familiari sono assistiti dall’avvocato Roberto De Mitri Aymone. Ventiquattro ore dopo, giovedì 21 maggio, altro decesso, come già raccontato: un 26enne egiziano è stato ritrovato privo di vita nella sua cella. A nulla sono serviti i soccorsi. Il giovane era detenuto nel braccio C2 riservato ai reclusi con sentenza definitiva. A breve l’istanza di scarcerazione sarebbe finita al vaglio di un giudice. Nelle ultime telefonate con la sua avvocata, sembrava tranquillo. Con una sola richiesta: poter avviare contatti telefonici con la madre in Egitto. In Italia, infatti, era solo. Lavorava come badante in casa di un anziano, a cui era molto legato, a Lecce. Poi, i problemi. Spaccio. E l’arresto. Sarà ora l’autopsia, nelle prossime ore, a fare luce sulle cause della morte.
I ripetuti decessi, però, rappresentano un’emergenza, snocciolando i numeri più recenti, ora “per una sospetta overdose o per un abuso di medicinali” come denuncia Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria. Le ultime tragedie certificano un dato acclarato ma che si tende a tenere sotto la polvere: “La droga - dice Di Giacomo - circola in grandi quantitativi specie nelle carceri pugliesi, siciliane, lombarde e campane. I tossicodipendenti - più di 20.000 detenuti con problemi di tossicodipendenza o di dipendenza generale, secondo l’ultima rilevazione statistica del dicembre 2025, che rappresentano il 32% del totale - muoiono con maggiore frequenza in carcere rispetto ai decessi che avvengono fuori”.
C’è un dato inquietante, secondo Di Giacomo, ovvero “i tentativi di “silenziare” i suicidi in carcere al punto da classificare “per altre cause” e comunque in attesa di accertamento ben 61 decessi dall’inizio dell’anno non hanno alcun significato e sono seccamente smentiti dai sequestri effettuati negli istituti penitenziari che ammontano a 65 chili di sostanze stupefacenti. Di ogni tipo”. Altro dato: “La realtà, difficile da nascondere - spiega Di Giacomo - è che gli istituti penitenziari di fatto sono diventate le più grandi “piazze di spaccio” nel Paese, più grandi per spaccio persino di Milano, Roma e Napoli. Noi da tempo abbiamo messo in guardia sul nuovo corso della Mafia 2.0” che non è certo possibile contrastare con l’assunzione di poche decine di agenti penitenziari, avvenuta con grande enfasi nei mesi scorsi, che restano insufficienti perché a mala pena e non in tutti gli istituti riescono a rimpiazzare i posti degli agenti in pensione”. Il carcere di borgo San Nicola, da anni, è simile a una polveriera, “assediato” da risse, aggressioni ed episodi di spaccio.
In queste ore, svincolato dalle ultime tragiche notizie che arrivano dall’istituto penitenziario, è intervenuto anche il segretario regionale Fsa Cnpp Spp, Ruggero Damato, che ha voluto denunciare “i turni massacranti, senza riposi e ferie, degli agenti ormai allo stremo. Il carcere, alle porte del capoluogo salentino, ha raggiunto ormai le 1500 presenze, a fronte delle 800 previste, e “gestire una massa del genere - commenta D’Amato - è una vera e propria impresa”. Sulle carceri come polveriere, si è espresso lo stesso Di Giacomo.
Per il segretario “la proposta del Ministro Nordio di coinvolgere il mondo delle comunità - dice - per ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari, per quanto riguarda i detenuti che devono scontare gli arresti domiciliari ma non hanno un proprio domicilio e in particolare quelli tossicodipendenti, non può avere alcun effetto tenuto conto che sinora i detenuti tossicodipendenti affidati a comunità sono poche centinaia e non possono essere più numerosi. È necessario - dice - un piano straordinario mettendo in campo innanzitutto personale medico e paramedico specializzato”.










