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di Innocenzo Cipolletta

Il Domani, 26 maggio 2026

Dicevano che la pace e la diplomazia come risoluzione dei contrasti internazionale fosse un’illusione, che il conflitto armato è uno degli strumenti della politica internazionale, per quanto da usare con cautela. In realtà accade il contrario: i risultati ottenuti da Trump, Netanyahu e Putin sono disastrosi. Con lo scoppio della guerra in Ucraina e poi in Medio Oriente, molti hanno affermato che finiva un’illusione che aveva colpito in particolare noi europei: che la guerra fosse uno strumento ormai obsoleto per risolvere i problemi tra i paesi e che bastasse il diritto internazionale e le organizzazioni preposte a esso per evitare il deflagrare di conflitti tra i grandi paesi.

Aver vissuto quasi 80 anni senza guerre nel nostro territorio ci avrebbe indotti a ritenerle impossibili e, quindi, a non prepararci a un’eventuale guerra che ci concernesse direttamente. Da qui scarsi armamenti e scarsa volontà di sacrificarsi per la difesa della patria da parte degli europei. Invece, sostenevano e sostengono ancora i nuovi pragmatici ideologi della geopolitica, la guerra è uno degli strumenti della politica internazionale, da usare, seppure con cautela, quando necessario, perché altrimenti non si riesce a trovare una soluzione ai conflitti, espliciti o latenti, tra le diverse potenze di questo mondo. Gli organismi internazionali sono incapaci di trovare soluzioni e il diritto internazionale di fatto non esiste.

L’Europa è Venere mentre l’America è Marte, ebbe a sostenere il politologo Robert Kagan all’inizio di questo secolo e, purtroppo, ebbe drammaticamente ragione, come possiamo constatare in questi giorni, pur se gli Usa di Trump non sono i soli a scatenare guerre insensate, ma sono in buona compagnia con la Russia di Putin e Israele di Netanyahu. Ma la guerra, come strumento della politica internazionale, è efficace? Putin e Trump hanno deciso di risolvere le loro questioni con le guerre. Che risultati hanno ottenuto? In Ucraina la guerra ristagna da oltre quattro anni e la grande potenza russa non riesce ad avanzare, anzi subisce attacchi sul proprio territorio. I morti e feriti da parte russa pare assommano a oltre un milione di individui. La Russia è stata colpita da sanzioni che la stanno portando alla rovina economica e alla perdita della sovranità dovendo ormai dipendere dalla Cina.

Quello che poteva essere risolto con un buon impegno diplomatico non ha avuto alcuna soluzione attraverso la guerra. Trump non è da meno. Ha scelto la via militare per risolvere i suoi presunti problemi ma sta al punto di partenza. Anzi è arretrato. Con la guerra contro l’Iran ha ottenuto il blocco dello stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran ed ora sta disperatamente negoziando per riaprirlo, cioè per ritornare alla situazione di prima della guerra. Certo, ha ridotto le capacità militari dell’Iran, ma non ha cambiato il regime di quel paese, resta la minaccia contro Israele e le finanze pubbliche americane sono aggravate da ingenti spese militari che incidono sul crescente debito pubblico.

Quando ci sarà un accordo, questo sarà senz’altro peggiore, oltre che a costi umani ed economici ben maggiori, di quello che Obama ottenne nel 2015, ossia 11 anni fa e che lui disdisse nel suo primo mandato. Netanyahu sembra aver ottenuto un miglior controllo sul territorio con le sue guerre ai nemici di Israele, ma al prezzo di stragi disumane, di distruzioni di interi territori ed ha fatto perdere ad Israele il sostegno e la simpatia della maggior parte delle nazioni del mondo, con conseguenze che si ripercuoteranno negativamente nel futuro di quel paese. Di fatto, le guerre non hanno risolto alcuno dei problemi per cui sono state scatenate e lasciano sul terreno più problemi di quelli che c’erano prima.

Alla fine, non ci saranno vincitori ma solo vinti che coveranno rancore e che vorranno vendicarsi a costo di rilanciare altre guerre. Conseguenza di queste guerre è la corsa agli armamenti da parte di tutti i paesi, Europa in testa. Paradossalmente, la spesa per riarmarsi viene annoverata tra le spese per la sicurezza quando invece ci porterà ad aumentare i rischi dello scoppio di altre guerre, come ha sottolineato papa Leone XIV.

Credere che la deterrenza sia uno strumento per fermare le guerre è la vera illusione degli ultimi 80 anni. Se una parte si arma, costringe anche l’altra a fare lo stesso e i rischi di uno scoppio delle ostilità aumentano considerevolmente, come aumenta il peso politico che di chi crede o ha interesse nello scoppio della guerra. La pace del dopoguerra non è stata il prodotto della deterrenza, ma dell’intelligenza dei politici di allora che firmarono trattati per il disarmo, anche per la necessità di fermare la corsa agli armamenti che dissanguava le finanze pubbliche di tutti i paesi. Se c’è una speranza che queste guerre possano terminare e che si riprenda la via della coesistenza, essa riposa su quello che resta delle organizzazioni internazionali, tanto biasimate ma che rappresentano la sola sede dove è possibile trovare accordi tra i paesi. Una sede dove sarà necessario trovare un accordo per fermare la corsa agli armamenti e per avviare il disarmo concordato di tutti i paesi. Di questo dovrebbe occuparsi l’Europa e non già di riarmarsi fino ai denti, in una corsa che rischia di portarci verso una nuova catastrofe umanitaria.