di Anna Vitaliani
rainews.it, 26 maggio 2026
Per il Garante regionale “difficile pretendere che i detenuti imparino a rispettare le regole in luoghi in cui le regole non vengono rispettate”. “Non c’è un solo istituto carcerario in Italia che possa definirsi a norma. Difficile pretendere che i detenuti imparino a rispettare le regole in luoghi in cui le regole non vengono rispettate”. Così Enrico Sbriglia, garante regionale dei diritti alla persona, apre nell’aula del Consiglio regionale l’incontro “Cambiare si può. Per un’architettura rispettosa della costituzione”. Architettura perché è il luogo in primis che deve migliorare. E se a san vito è in costruzione un nuovo carcere, a Udine - dove la presenza di detenuti è quasi il doppio della capienza - è in corso un’importante operazione di ammodernamento. Nuova Biblioteca, aule studio, sale per il lavoro e teatro con accesso anche dall’esterno. Non ci saranno celle in più ma più spazio, spiega l’architetto Giovanni La Varra.
Un miglioramento è stato notato? “Un detenuto ha dichiarato che non sembrava nemmeno di essere in carcere se si offre una percezione del carcere come ambiente vivibile … reinserimento nella società”, dice Adrea Sandra - garante dei diritti del detenuto. Tra i relatori molte le donne non solo a rappresentare la componente sociale, ma anche tecnica. Ingegneri e architetti hanno visitato il Coroneo in vista di questo incontro. Marina Palusa, che nella vita da ingegnere ha migliorato gli stabilimenti produttivi aumentando finestre e aree verdi cosa ha osservato nel carcere? “Nel carcere trovo la cosa contraria”, risponde. “Il verde non esiste, i cortili sono ristretti, il cortile più ampio e luminoso è interdetto. Finestre con difficoltà di apertura perché manca un sistema leva. Sono luoghi di non vita”.










