di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 26 giugno 2024
In 370 per 182 posti, la lettera ai parlamentari e al Papa. Ravagnani: “Questa struttura va chiusa”. 370 detenuti per 182 posti. Tasso di sovraffollamento del 204%. È il dato che rende Canton Mombello tra le carceri più invivibili d’Italia, al quale va aggiunta una struttura talmente fatiscente che definirla inospitale risulta un eufemismo. Le sue croniche criticità vedono tutti d’accordo, dagli agenti agli operatori, dai politici che entrano a visitarlo fino a coloro ovviamente che pagano il conto più salato: i detenuti, autori nei giorni scorsi di un documento consegnato a diversi parlamentari in visita nel carcere e spedito anche al Papa per tentare di smuovere le acque stagnanti della loro condizione detentiva. Più che un appello quella diffusa è una testimonianza della drammatica quotidianità alla quale sono costretti, lontana anni luce dal senso che anche la Costituzione prescrive e per la quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
A Canton Mombello non c’è nulla di tutto questo e i detenuti lo segnalano: tensioni continue generate dal sovraffollamento, croniche carenze igieniche e sanitarie e una forzata convivenza con detenuti affetti da patologie psichiatriche o tossicodipendenza. “I detenuti sono soddisfatti che la loro lettera abbia avuto riscontro e ci sia stata una riflessione, giunta anche al Ministro della Giustizia, ma vorrebbero una ricaduta immediata. Se dovessero servire anni non sarebbero tutelati i loro diritti, già oggi disattesi” commenta la Garante per i diritti delle persone private di libertà del Comune di Brescia Luisa Ravagnani, alla quale chiedendo se l’annunciata ristrutturazione possa o meno risolvere la situazione risponde perentoria: “No, andrebbe chiuso, perché non è strutturalmente adeguato ad un processo di reinserimento, visti gli spazi e la struttura obsoleta. Anche se non fosse sovraffollato non è adatto ad una moderna idea di reinserimento: sarebbero impossibili le attività lavorative e mancano spazi verdi”.
Niente ristrutturazione, piuttosto ridurre da subito le presenze, come suggeriscono tra l’altro gli stessi detenuti chiedendo di aumentare i giorni di liberazione anticipata. “Qui nessuno chiede alcuna misura di grazia, desideriamo solamente poter avere un percorso corretto, giusto, che ci consenta di migliorarci come persone” precisano e concludono “con la concessione di questi giorni non solo si allevierebbe la sofferenza dei detenuti e degli operatori del carcere diminuendo sensibilmente il problema del sovraffollamento, ma s’incentiverebbe un sistema virtuoso che dà una speranza ai meritevoli”.










