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di Manuel Colosio

Corriere della Sera, 26 giugno 2024

Le Camere penali di Brescia sono appena rientrate da un fine settimana di studio in Austria durante il quale una delegazione di avvocati ha visitato anche l’istituto di pena di Leoben, carcere conosciuto a livello mondiale per essere un “modello progettuale” per ospitare 205 detenuti. Un esempio di condizione detentiva “che ha una distanza siderale rispetto a quella che si registra in Italia, per non parlare di Brescia e Canton Mombello” afferma la presidente Veronica Zanotti.

Presidente, quali sono le caratteristiche che lo rendono così sorprendente e lontano da quelli che si trovano in Italia e Brescia?

“Sono molte: dalla luminosità grazie ai muri in vetro, ai pavimenti di parquet, gli ampi e puliti passaggi per arrivare alle sale colloqui dove si trovano molti tavoli e giocattoli per i figli dei detenuti ed anche la stanza dedicata all’affettività, dove possono trascorrere fino a tre ore in intimità”.

Come si vive nelle celle e all’esterno?

“Le celle sono pulite, con bagno separato con doccia, cucina e televisione: 11mq la singola, 13 la doppia e 17 quella per quattro detenuti, una sola per piano. Poi ci sono cortili per il “passeggio”, palestre per gli agenti e per i detenuti, la biblioteca, campi per lo sport e laboratori di lavoro artigianale. Non possiamo che invidiare questa eccellenza che credo non vedremo mai nel nostro Paese”.

Recentemente siete entrati nelle celle anche a Canton Mombello, com’è la situazione?

“Disastrosa, fatta di muri scrostati, gente malata con sacchetti di drenaggio che convive con altri detenuti, presenza di scarafaggi ed una sporcizia incredibile.

A questo va aggiunto il sovraffollamento...

“Esatto, ma oltre al sovraffollamento l’altro grande tema è quello sanitario: l’80% dei detenuti è tossicodipendente, spesso con malattie psichiatriche. La carenza di organico genera difficoltà trattamentali ed apre anche alla piaga dei suicidi, già 45 tra gennaio e giugno.

Eppure l’Italia ha avuto intuizioni innovative, come quelle espresse dalla riforma del 1975...

“Già, grandi intuizioni, disattese però dalla mancanza di finanziamenti e di lavoro sulle carceri. Per evitare tensioni oggi i detenuti sono spesso sotto terapia farmacologica, di fatto sedati, e costretti in celle chiuse di giorno. Una situazione di “blindo” dove, in uno spazio unico, si trovano la turca, doccia, fornelli. Inquietante, visto anche il sovraffollamento”.

Adesso però arrivano i fondi per ammodernarlo...

“Le previsioni di ammodernamento in una situazione del genere servono a poco e non risolvono i problemi nelle celle, dato che i lavori pare riguarderanno soprattutto le parti comuni”.

Allora la soluzione è allargare Verziano?

“Nemmeno quello, perché il rischio è la distruzione delle poche cose buone che ci sono, come i campi esterni dove si praticano sport ed attività. Se allargarlo significa sopprimere gli spazi verdi non si fanno passi avanti, ma indietro”.

Quali dunque le soluzioni?

“Prima di tutto diminuire il sovraffollamento: si accolga la richiesta fatta da più parti sulle liberazioni anticipate, aumentando i giorni portandoli dagli attuali 45 a 75 per semestre. Poi prendere in considerazione la richiesta di amnistia e indulto che, dati i numeri, sono provvedimenti ineludibili. Ma purtroppo la politica su questo rimane sorda, anche se nel 2022 l’Europa ci ha ammonito per le condizioni disumane nelle nostre carceri. Qualcosa però va fatto e bisogna intervenire in tempi brevi”.