di Paolo Gallerani
difesapopolo.it, 13 ottobre 2026
Inaugurata il 27 settembre la sala fitness per gli ospiti: dal 1965 la struttura accoglie ex detenuti e persone in misura alternativa. Una palestra fitness con attrezzi quali bilancieri, manubri, panche, tapis roulant, cyclette e altro può c’entrare con chi è uscito dal carcere o chi ha ancora un piede dentro? “C’entra, eccome”, asserisce padre David Spencer, che tradisce con il suo accento l’origine nordamericana. Il religioso è direttore dell’Oasi Padova (o Oasi della Mercede), ed è qui che è stata realizzata la nuova palestra voluta da lui stesso, inaugurata il 27 settembre durante la celebrazione della Madonna della Mercede.
di Gigliola Alfaro
agensir.it, 13 ottobre 2026
Un racconto scritto in cella può diventare un’opportunità di lavoro per un’altra persona detenuta. È il cuore del Premio Carlo Castelli, che il 9 ottobre ha celebrato la sua XIX edizione nella casa di reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, all’isola d’Elba. Promosso dalla Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv attraverso il Settore Carcere e Devianza, il concorso offre alle persone recluse, anche negli istituti penali per minorenni, uno spazio per raccontarsi, rileggere la propria vita e immaginare un futuro diverso.
di Rosanna Scardi
Corriere della Sera, 13 ottobre 2026
La storia del pastore sardo in carcere ingiustamente per 33 anni. Nel film diretto da Francesco Piras, l’attore pugliese interpreta l’avvocato Mauro Trogu che lottò per la revisione del processo a Beniamino Zuncheddu, assolto dopo 33 anni di ingiusta detenzione. Esordio da record. “Zustìssia”, il film con protagonisti Fabrizio Ferracane e Michele Riondino e la regia di Francesco Piras, alla sua opera prima, uscito l’8 ottobre in Sardegna, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico. La pellicola ha incassato oltre 77 mila euro nei primi quattro giorni di preuscita in Sardegna, in soli dodici cinema, ottenendo 6.476 euro, la media cinema per sala cinematografica, la più alta del box office.
di Cristiana Allievi
Corriere della Sera, 13 ottobre 2026
Yann Samuell, regista di “Santiago, un cammino per ricominciare”, racconta un’avventura lunga 2mila chilometri fatta di dolore e redenzione. “Invece di stare in carcere, ai ragazzi viene data la possibilità di mettersi in viaggio, per fare ordine dentro di sé”, dice. Anche gli adulti che li accompagnano crescono, “abbiamo tutti una parte di noi da curare”. Le sue mani sono grandi e porta vistosi anelli d’argento e pietre dure sull’indice e sull’anulare. Siamo a Parigi, dopo la visione in anteprima di Santiago, un cammino per ricominciare, il dodicesimo film del regista e sceneggiatore Yann Samuell. Un film in cui non si vedono facce note hollywoodiane, ma si resta incantati dai paesaggi e dalla storia che racconta.
di Paolo Martini
adnkronos.com, 13 ottobre 2026
Nel libro di Marco Erba, “Quello che non hai sentito”, edito da Ares, detenuti e operatori raccontano la vita in carcere. La prefazione di Marta Cartabia richiama il valore della rieducazione. Entrare in carcere per ascoltare, senza nascondere la gravità dei reati e senza ridurre le persone agli errori commessi. È il percorso proposto da Marco Erba in “Quello che non hai sentito. 18 voci dal carcere” (Edizioni Ares, pagine 304, euro 20), con una prefazione di Marta Cartabia, ex ministra della Giustizia e già presidente della Corte costituzionale. Attraverso diciotto storie vere, il libro attraversa le mura di un mondo spesso raccontato attraverso stereotipi e pregiudizi, dando spazio alle esperienze di chi è detenuto e di chi, ogni giorno, lavora negli istituti penitenziari.
di Rossella Verga
Corriere della Sera, 13 ottobre 2026
La rivista da 30 anni è anche un progetto sociale, nato per raccontare le esperienze e dare nome e volto (e dignità con il lavoro) a storie di invisibili. Ora anche Opera Cardinal Ferrari la distribuirà e diventerà uno strumento attraverso cui condividere e raccontare le persone che ogni giorno la animano. Ci sono amicizie che crescono col tempo e a volte si trasformano in matrimoni. Succede quando un legame diventa indissolubile, cementato da esperienze, condivisione, comunione d’intenti. Ma soprattutto accade quando un rapporto è intrecciato alle persone e alle loro vite. È un po’ quello che si è verificato tra Opera Cardinal Ferrari Ets e Scarp de’ tenis, realtà da sempre vicine e nei fatti quasi complementari. Da un lato l’esperienza sul campo e la mission di essere casa per chi non ha casa. Dall’altro il racconto dell’esperienza attraverso una rivista (edita da Cooperativa Oltre e promossa da Caritas).
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 13 ottobre 2026
Chi viene ricoverato a forza in un reparto psichiatrico con un trattamento sanitario obbligatorio, d’ora in avanti, non può più restare solo davanti al giudice che decide se quel ricovero forzato è legittimo. Accanto a lui ci dovrà essere un avvocato. Di fiducia, se riesce a nominarlo. D’ufficio, se non ci riesce. Lo ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza n. 157, decisa il 6 luglio scorso e da poco depositata. Il redattore è il giudice Stefano Petitti, il presidente Giovanni Amoroso. La Consulta ha dichiarato illegittimo l’articolo 35 della legge 833 del 1978, quella che ha istituito il servizio sanitario nazionale, nella parte in cui non prevede che la convalida del Tso in degenza ospedaliera, e della sua eventuale proroga, si svolga con le garanzie della difesa tecnica.
di Vittorio Pelligra
Avvenire, 13 ottobre 2026
Una strategia di disinformazione funziona anche senza imporre una versione dei fatti. Basta che renda difficile capire quali fonti siano affidabili e a cosa credere. Scrive Hannah Arendt in “Truth and Politics” (1967) che il fine ultimo della menzogna politica non è quello di convincere i cittadini a credere il falso, ma di renderli incapaci di distinguere il vero dal falso. La propaganda totalitaria, osserva, non punta all’assenso ma al disorientamento: il suo effetto più profondo non è una credenza sbagliata ma la dissoluzione stessa della capacità di credere. Sessant’anni dopo, quella diagnosi descrive con precisione geometrica il cuore della guerra cognitiva contemporanea. Si tratta di una forma di conflitto basata su operazioni di influenza condotte attraverso reti digitali, intelligenza artificiale e piattaforme social. Viene spesso presentata come una guerra alla verità. È una definizione parziale e, in qualche modo, fuorviante. Il suo obiettivo primario, infatti, non è sostituire un dato di realtà con una menzogna. E’ distruggere la fiducia che rende i fatti condivisibili. In questo senso la prima vittima della guerra cognitiva non è la verità, è la fiducia.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 12 ottobre 2026
Intercettazioni utilizzate in modo strumentale, gogna mediatica e un improbabile vaffa al giustizialismo. Dopo Ranucci, Scarpinato: il senatore del M5s con un passato da magistrato scopre sulla sua pelle i danni generati dal circo mediatico-giudiziario. Per l’internazionale dei moralisti chiodati in servizio permanente effettivo, non è una stagione semplice da gestire e per questo vorremmo esprimere loro la nostra più sincera solidarietà. Non è una stagione facile per il moralismo modello Ranucci, costretto a difendersi ora dal metodo Report applicato alla sua vita, e non lo è neppure per i suoi follower chiodati, come Travaglio, che oggi si ritrovano a demonizzare le scelte fatte dai giudici che hanno negato il reintegro di Ranucci in Rai dopo aver demonizzato per anni ogni soggetto desideroso di criticare l’azione della magistratura.
di Paolo Festuccia
La Stampa, 12 ottobre 2026
Boss di mafia, capi clan e killer: per loro le porte dei penitenziari diventano girevoli. Per gli ergastolani ma anche per chi sconta il carcere duro. Passano gli anni, cambia la giurisprudenza, gli echi per i morti ammazzati dalla mafia si affievoliscono e la regola del “fine pena mai” si trasforma lentamente in un “quasi mai”. Si parte per i detenuti nel regime di massima sicurezza (che possono ottenere permessi secondo i benefici di legge) e si arriva a quelli sottoposti al regime del 41 bis. Insomma, la nuova letteratura giuridica si evolve e i super boss ne fanno tesoro: dalla strategia delle bombe il passo è sempre più breve verso la prassi della buona condotta carceraria. Scattano così i “salvacondotti” e le licenze per necessità. Sia nel primo caso, che nel secondo in tanti ne hanno usufruito.
- De Lucia: “Il padrino che torna sul territorio ripristina le regole mafiose”
- Carcere e permessi ai boss mafiosi, il Pd chiede Nordio in Parlamento: “Convocare l’Antimafia”
- Messa alla prova, coinvolto il 70% dei comitati della Croce Rossa
- Sardegna. La Garante: “Zuncheddu fuori dal carcere ma abbandonato dallo Stato senza un soldo”
- Calabria. Droghe nelle carceri, la Garante Russo fa appello alle istituzioni









