Adnkronos, 18 febbraio 2015
Eric Holder, il ministro della Giustizia americano uscente, ha chiesto agli stati che applicano la pena di morte di varare una moratoria delle esecuzioni in attesa che la Corte Suprema si esprima sui farmaci sotto accusa usati in Oklahoma e in altri stati per il cocktail letali. L'esponente democratico afroamericano, che ha detto di parlare a titolo personale e non come membro dell'amministrazione, ha ribadito di essere contrario alla pena di morte perché è "inevitabile" la possibilità dell'esecuzione di un innocente.
"Il nostro sistema di Giustizia è il migliore del mondo, composto da uomini e donne che fanno il loro meglio per fare la cosa giusta - ha detto parlando al National Press Club di Washington - ma c'è sempre la possibilità che vengano commessi errori, per questa ragione io mi oppongo alla pena capitale".
"Credo che vi siano alcune questioni fondamentali riguardo alla pena di morte che devono essere affrontate - ha poi aggiunto - e tra queste, la decisione della Corte Suprema riguardo alla costituzionalità dell'iniezione letale. Dal mio punto di vista, credo che una moratoria delle esecuzioni in attesa di questa decisione sarebbe appropriata".
La Corte Suprema ha accettato il ricorso presentato dai legali di alcuni condannati a morte dell'Oklahoma dopo lo shock provocato in America e in tutto il mondo dalla morte di Clayton Lockett, spirato dopo 43 minuti di terribile agonia provocata dal cocktail di farmaci sotto accusa.
www.ncr-iran.org, 18 febbraio 2015
Sei detenuti sono stati impiccati domenica in due prigioni delle città meridionali di Shiraz e Kerman. Un gruppo di quattro detenuti è stato impiccato nella prigione di Adelabad nella città di Shiraz, secondo notizie giunte dall'Iran. Altri due uomini sono stati giustiziati nella prigione di Shahab nella città di Kerman. Asghar Shabani e Mehrdad Abshirin facevano parte di un gruppo di tre detenuti trasferiti in isolamento sabato in attesa della loro esecuzione.
Il terzo detenuto era la moglie di Shabani il cui destino è tuttora ignoto. Queste esecuzioni sono state compiute in segreto e nessuna informazione è stata pubblicata dagli organi di stampa del paese. Queste esecuzioni seguono a ruota l'impiccagione di due detenuti baluci avvenuta nella prigione centrale di una città sud-orientale sabato. I due uomini baluci, identificati come Hamed Kahrazhi, 28 anni e Mobasher Mir-Balochzehi, avevano passato quattro anni in prigione ed erano stati condannati a morte per "moharebeh", cioè "inimicizia verso Dio".
Radio Vaticana, 18 febbraio 2015
"Preghiere del mattino e della sera per le persone in prigione": si intitola così il libretto che la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) ha donato ai detenuti cattolici del Paese. L'iniziativa ha preso il via domenica scorsa, con una Messa celebrata da mons. Richard Month, responsabile della Pastorale carceraria, nel Centro di detenzione minorile di Feltham.
"È un libro di preghiere facile, da usare ogni giorno - spiega in una nota il card. Vincent Nichols, presidente della Cbcew - perché pregare porta i detenuti oltre le mura nelle quali sono confinati. Le loro singole preghiere, così, diventano parte di un un'unica invocazione che sale a Dio da ogni angolo del mondo".
"Le vostre voci non saranno più silenziose - continua il porporato, rivolgendosi direttamente ai carcerati - ma verranno liberate, unendosi ad un grande insieme di preghiere che include quelle di monaci, suore di clausura, sacerdoti, diaconi, insegnanti, genitori e molti altri". "Pregate! - esorta il card. Nichols - Imparate ad ascoltare Dio nella preghiera e troverete la pace nel vostro cuore". Dal canto loro, molti detenuti hanno espresso soddisfazione per il dono ricevuto, raccontando come la preghiera abbia fortificato il loro spirito, confortandoli nei momenti di difficoltà e tristezza che si vivono in prigione.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 17 febbraio 2015
Si è tolto la vita impiccandosi all'interno della sua cella del carcere di Opera, alla periferia di Milano. Parliamo dell'ennesimo suicidio all'interno delle nostre patrie galere e questa volta è toccato ad un detenuto romeno di 39 anni, condannato dalla Corte di assise d'appello di Venezia all'ergastolo per omicidio.
di Liana Milella
La Repubblica, 17 febbraio 2015
In via Arenula hanno chiuso l'accordo su falso in bilancio e prescrizione. Con una novità sostanziale per il falso e una conferma per la prescrizione. Partiamo dal primo, il più sofferto politicamente. Innanzitutto reato perseguibile d'ufficio, abolita definitivamente la querela di parte. Poi tre diversi step di punibilità. Da 2 a 6 anni per le imprese non quotate.
Il Tempo, 17 febbraio 2015
L'irragionevole durata dei processi provoca un danno erariale altrettanto irragionevole. È questa la denuncia presentata dal partito dei Radicali alla Corte dei conti. Uno dei tanti esposti a carattere politico che ultimamente hanno sommerso gli uffici della Procura contabile per il Lazio. La legge 89 del 24 marzo 2001, cosiddetta "legge Pinto", disciplina il diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno subito quando il processo, civile o penale, supera i termini di durata ragionevole stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell'uomo.
Ansa, 17 febbraio 2015
Il Sindacato di Polizia penitenziaria Osapp segnala "un grave stato di disagio" del personale del corpo dovuto alle "attuali pessime modalità di gestione-organizzazione presso l'amministrazione centrale". Lo afferma in una nota il segretario Leo Beneduci, che segnala problemi per "quanto attiene la mobilità e i distacchi senza oneri per gravi motivi personali, il mancato riconoscimento degli straordinari nonché la gravissima situazione per quel che riguarda il pagamento delle caserme".
Adnkronos, 17 febbraio 2015
Gli ultimi esami dei carabinieri di Parma proverebbero che i fili ritrovati sui pantaloncini della ragazzina sarebbero gli stessi dei sedili dell'automezzo. Potrebbero essere a una svolta le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate trovata morta il 26 febbraio 2010. I risultati delle ultime analisi dei Ris di Parma proverebbero che la giovane sarebbe effettivamente salita sul furgone di Massimo Bossetti per andare incontro alla morte. Sui leggings che indossava sono stati ritrovati fili che apparterrebbero al sedile del camioncino del muratore di Mapello, in carcere dal 16 giugno scorso, con l'accusa di essere l'assassino della tredicenne. Dopo il Dna nucleare rinvenuto sugli slip, quest'altro elemento potrebbe inchiodare il 44enne alle sue responsabilità.
Ansa, 17 febbraio 2015
Lo ha confermato la Corte di Cassazione, l'operaio marocchino Mohamed Fikri ha il diritto di ricevere un indennizzo di circa diecimila euro, per ingiusta detenzione e i danni morali subiti a causa dell'arresto con l'accusa di aver ucciso la tredicenne Yara Gambirasio, un'accusa rivelatasi del tutto falsa per via di una intercettazione tradotta male. Danno che si è andato a rafforzare a causa dell'esposizione mediatica e della lentezza dell'inchiesta che gli ha fatto perdere anche il posto di lavoro.
Un'indagine durata ben tre anni che, però, dovrà discutere ancora una volta nei tribunali, infatti la Suprema Corte ha tenuto in considerazione il fatto di un'ulteriore richiesta d'indennizzo proprio per il tempo "monstre" della sua indagine. Ad avviso della Procura della Cassazione, rappresentata dal sostituto Pg Fulvio Baldi, invece, Fikri avrebbe già adesso il diritto a un risarcimento maggiore per essere stato vittima della giustizia. La Giustizia italiana si rivela, poi, paradossale, infatti nonostante Fikri abbia ragione è stato condannato al pagamento delle spese ed al risarcimento di mille euro al Ministero dell'Economia.
Fikri, che lavorava in un cantiere a Mapello, rimase in carcere in isolamento per tre giorni - dal cinque al sette dicembre 2010 - dopo essere stato arrestato con molto clamore sul traghetto da Genova a Tangeri, dove faceva rientro per un periodo di vacanza e non per darsi alla fuga.
Respingendo la richiesta di Fikri di ricevere un indennizzo più elevato dal momento che - ha fatto presente la sua difesa - il suo coinvolgimento nella vicenda di Yara gli è costato la perdita del lavoro e gli ha causato depressione e spese per i farmaci, i supremi giudici hanno replicato che questi ulteriori danni sono "riconducibili alla lunga durata delle indagini preliminari (oltre un anno dall'arresto)".
Per valutare il loro ammontare, la Cassazione spiega - come ha già osservato la Corte di Appello di Brescia, primo giudice a dare il via libero al risarcimento - che Fikri deve fare ricorso al Tribunale di merito e non alla Corte di Appello perché sono danni che non hanno a che vedere con la carcerazione ma con il prolungarsi dell'inchiesta che ha archiviato la posizione di Fikri solo il 14 febbraio 2013. Per quanto riguarda l'indennizzo definitivamente liquidato a Fikri, si tratta di 1.200 euro per i tre giorni di custodia cautelare, di 8mila euro per i danni morali, e di 580 euro per spese sostenute in diretta dipendenza della carcerazione.
di Niccolò Zancan
La Stampa, 17 febbraio 2015
Ahmed Ali Rage: mi hanno pagato per accusare un innocente. Il somalo Hashi Omar Hassan sta scontando 28 anni di carcere in Italia. Non si può definire esattamente una sorpresa.
Almeno, non per Luciana Alpi, che proprio a questo giornale aveva dichiarato: "Hashi Omar Hassan, l'unico condannato per l'assassinio di mia figlia Ilaria, è innocente. Non ci sono dubbi. È tornato in Italia dopo l'assoluzione in primo grado, dimostrando la sua buona fede. Non c'entra niente in questa storia. Vorrei la verità anche per lui, definito nella sentenza di primo grado esattamente per quello che è: un capro espiatorio".
E però, adesso, le sue parole sono suffragate addirittura dalla testimonianza del principale accusatore di Hassan: "Io non ho visto chi ha sparato a Ilaria Alpi, non ero là. In Italia mi sono stati offerti dei soldi per accusare un somalo. L'uomo in carcere è innocente".
Lui si chiama Ahmed Ali Rage, da tutti conosciuto con il nome di Jelle. Era scomparso, "irreperibile". Ma una troupe della trasmissione "Chi l'ha visto?" è riuscito a rintracciarlo in Nord Europa. Il servizio andrà in onda domani sera. Per la prima volta, ci sarebbe un'intervista in cui Jelle in persona, mettendoci la faccia, conferma quello che la madre di Ilaria Alpi aveva riassunto così: "Cinque magistrati, vent'anni di indagini, un solo colpevole, sicuramente innocente. Non è stato fatto nulla, a parte depistaggi a tutto spiano". Sì, qualcuno avrebbe pagato perché venisse confezionata una verità di comodo. Anche se saperlo non basta per risolvere questo mistero italiano.
Il tempo si è fermato. È ancora la stessa storia sbagliata, di cui sono vittime e prigionieri la giornalista della Rai Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin. Erano andati a Mogadiscio per lavorare. Avevano scoperto un traffico di armi e rifiuti tossici fra l'Italia e la Somalia, coperto da progetti di cooperazione internazionale. Sono stati uccisi in un agguato il 20 marzo del 1994. L'unica verità processuale è la condanna a 28 anni inflitta a Hashi Omar Hassan, che si è sempre dichiarato innocente. Il capro espiatorio. "Un somalo".
"Potrebbe essere la svolta", dice Luciana Alpi. Ma si è illusa troppe volte: "Aspettiamo di vedere il servizio di Chi l'ha visto?". Anche la recente desecretazione degli atti di indagine ha portato più amarezza che verità. È servita solo a ribadire come tutto fosse chiaro fin dall'inizio.
Già l'8 giugno del 1994, nelle prime annotazioni, i servizi segreti scrivevano: "Secondo informazioni acquisite in via fiduciaria, nel corso di un servizio giornalistico svolto a Bosaso qualche giorno prima della morte, i due cittadini italiani in oggetto avrebbero raccolto elementi informativi in merito a un trasporto di armi di contrabbando effettuato dalla motonave Somal-fish, per conto della fazione somala Salvation Democratic Front. Il duplice omicidio potrebbe quindi essere stato ordinato dai trafficanti d'armi per evitare la divulgazione di notizie inerenti l'attività criminosa svolta nel Corno d'Africa". Era tutto chiaro. Ma le vere responsabilità sono state coperte, fino al punto di fabbricare un colpevole. Da chi?
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