di Eleonora Martini
Il Manifesto, 5 giugno 2019
Anteprima con il presidente Mattarella del "Viaggio in Italia" della Corte Costituzionale. C'è la giurista Daria de Petris che davanti al dolore di una donna dietro le sbarre non riesce a trattenere le lacrime. C'è il costituzionalista di lungo corso Giancarlo Coraggio, abituato ai quesiti dei suoi studenti, che improvvisamente si sente in difficoltà nel rispondere perché "le vostre domande vi riguardano direttamente".
C'è il presidente Giorgio Lattanzi che si intenerisce al cospetto dei bambini reclusi con le loro mamme. C'è la vicepresidente Marta Cartabria che tenta di spiegare la contraddizione tra gli ideali fissati nella Carta e la realtà. C'è Giuliano Amato che quei ragazzi finiti sulla strada sbagliata se li riporta in autostrada a Roma, per farli entrare nel tempio della Costituzione.
Ci sono insomma i giudici della Corte Costituzionale che perdono le loro sicurezze nell'incontro con i detenuti, le detenute, le trans costrette nei bracci maschili, gli uomini che hanno una dignità malgrado 29 anni di vita in carcere di cui 12 a regime duro, le agenti penitenziarie che "non possiamo farci coinvolgere perché altrimenti non lavoriamo più", e le donne malavitose che "non rinnego nulla perché fare le rapine, spacciare, usare le armi, stare su piazza, ti dà un'adrenalina come niente al mondo".
Senza dogmi, le loro storie tragiche e cattive riacquistano dignità, nel film prodotto da RaiCinema che questa sera sarà presentato all'Auditorium Parco della Musica di Roma, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei giudici della Consulta e del regista Fabio Cavalli. Andrà poi in onda il prossimo 9 giugno in seconda serata all'interno dello Speciale Tg1 Rai 1.
Ma dovrebbero proiettarlo nelle scuole, il docu-film Viaggio in Italia, girato in sette Istituti penitenziari italiani (Rebibbia a Roma, San Vittore a Milano, il minorile di Nisida, Sollicciano a Firenze, Marassi a Genova, Terni, Lecce sezione femminile) durante la visita di altrettanti giudici quando, durante lo scorso anno, in occasione del settantennale della Costituzione, l'intera Corte decise di uscire dal Palazzo della Consulta e iniziare un viaggio nell'Italia vera.
Cominciando dagli ultimi, dai carcerati. Perché, come ebbe a dire il presidente Lattanzi quando nell'ottobre 2018 inaugurò a Rebibbia un'iniziativa senza precedenti al mondo, vista in streaming da 11 mila detenuti, "i nostri padri costituenti avevano conosciuto nel Ventennio fascista la mortificazione del carcere, e dietro la Carta costituzionale ci sono tante persone che sono state detenute". E perché siamo ancora nella civiltà di Voltaire. Malgrado Salvini.
ilquaderno.it, 5 giugno 2019
Il concerto, fortemente voluto dalla direttrice dell'istituto penitenziario, Marianna Adanti, e patrocinato dal Comune di Airola, sarà eccezionalmente aperto al pubblico. Venerdì 7 giugno alle ore 21.00 l'artista Luca Pugliese si esibirà gratuitamente in concerto per i detenuti del carcere minorile di Airola presso il teatro di corte del complesso monumentale ospitante l'istituto penitenziario. Sarà la diciannovesima tappa della tournée musicale "Un'ora d'aria colorata", missione artistico-culturale intrapresa da Pugliese nel 2013 e ancora in fieri, iniziativa solidale che punta il dito sullo stato dei nostri istituti penitenziari e chiama in gioco il ruolo sociale dell'arte e dell'essere artisti.
"La dignità dell'uomo - afferma Pugliese - è un diritto universale che non ammette deroghe e l'arte è un diritto di tutti. La musica è aria dipinta. Portare un po' di musica in luoghi dove tutto è troppo poco e troppo stretto, mi rende vivo e mi fa sentire utile al mondo".
La tappa di Airola è la prima dedicata dall'artista campano al popolo detenuto minorenne. Il concerto, fortemente voluto dalla direttrice dell'istituto penitenziario, dottoressa Marianna Adanti, e patrocinato dal Comune di Airola, sarà eccezionalmente aperto al pubblico, previa prenotazione e compatibilmente con la capienza del teatro.
"La magia di questo tour - commenta Pugliese - è quella di aver scoperto e toccato con mano il potere aggregativo della musica, la capacità della musica, in luoghi come il carcere, di farsi vero e proprio focolaio di libertà. Le emozioni che questa esperienza mi ha finora restituito sono veramente rare, le mie canzoni e la mia musica godono di un'energia totalmente diversa da quando ho deciso di regalarle a chi ne ha veramente bisogno".
Luca Pugliese si esibirà per i giovanissimi dell'istituto penitenziario nella veste live che, proprio a partire dalla tournée carceraria, si è consolidata come quella da lui preferita: la versione "one man band" (voce, chitarra, percussioni a pedale). Strabiliante "uomo orchestra" e cantautore e interprete raffinato, porterà in scena il background più profondo della sua esperienza musicale, da sempre aperta alla contaminazione e costantemente alla ricerca di nuove suggestioni.
Ultime, ma solo in ordine di tempo, le suggestioni musicali tratte dal repertorio classico napoletano - che della tournée nelle carceri sono la colonna portante - e da quello latinoamericano, che assieme a brani propri e a grandi classici del cantautorato italiano offriranno un viaggio musicale unico nel suo genere, in cui epoche, stili e tradizioni differenti trovano un epicentro comune grazie a un grintoso talento interpretativo e a una rara capacità di farli propri.
di Andrea Bucci
La Stampa, 5 giugno 2019
"Aprirono l'idrante e mi stordirono con un getto d'acqua ghiacciata. Poi nella cella entrarono le guardie, mi buttarono a terra per ammanettarmi e mi colpirono con un manganello". E ancora: "Nel tragitto dalla cella al quarto piano all'infermeria situata al piano terra mi riempirono di schiaffi e manate in testa. In attesa della visita mi lasciarono per qualche ora senza vestiti chiuso nella stanza "acquario" (cella di contenimento)".
Infine: "Davanti al medico mi costrinsero a dire che ero caduto dalle scale. Ritornato in cella trascorsi tutta la notte sulla branda di ferro, senza materasso". Sono stralci di una lettera scritta da un detenuto italiano, sottoposto a misura cautelare, vittima di presunti pestaggi e inviata all'associazione Antigone, che si interessa della tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale.
La lettera racconta dei pestaggi ai detenuti avvenuti in carcere nella notte tra il 25 e 26 ottobre 2016 per sedare la rivolta. Su quell'episodio la procura di Ivrea aveva aperto un fascicolo, contro ignoti, ma poi aveva chiesto l'archiviazione. Richiesta cui si era opposto il Garante comunale tramite l'avvocato Marialuisa Rossetto e che è stata poi respinta dal gip Stefania Cugge. Ora toccherà al sostituto procuratore Alessandro Gallo riprendere in mano l'indagine.
Non si tratta dell'unico caso in cui si sarebbero verificati eccessi nel carcere eporediese. Questa mattina, davanti al Gip, si discuterà sulla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura per presunti pestaggi avvenuti in una cella nel novembre 2015.
Ad opporsi all'archiviazione sono stati il Garante comunale e l'avvocato Simona Filippi, legale dell'associazione Antigone. Per quei fatti erano anche stati anche individuati i presunti autori della violenta repressione. Ieri, le osservatrici della sezione Piemonte di Antigone, Benedetta Perego e Perla Allegri, hanno anche acceso i riflettori sulla situazione sicurezza in cui versa il carcere: "La Casa circondariale di Ivrea ha una capienza di 197 posti, ma al 31 maggio i detenuti presenti erano 280".
di Alessandra Iannello
Il Messaggero, 5 giugno 2019
Il reinserimento sociale per gli ex detenuti si fonda sulla creazione di una professionalità che può essere spesa una volta usciti dal carcere. Forti di questa teoria, sono nati a Torino due progetti che sono da esempio per molte case circondariali nel resto del Paese. Per i minorenni del Ferrante Aporti l'opportunità per il futuro si chiama Spes@labor.
Il programma prevede l'apprendimento da parte di alcuni giovani detenuti delle competenze dell'addetto alla produzione del cioccolato attraverso la formazione teorica e la pratica nel laboratorio allestito all'interno del carcere. Inoltre, attraverso un sistema di borse lavoro, beneficiano di questo percorso anche i ragazzi in penale esterna che svolgono la pratica presso la Fabbrica del Cioccolato.
Hanno partecipato al progetto 36 ragazzi, 3 di questi hanno poi proseguito la loro esperienza nella Fabbrica di Cioccolato SPeS e altri 5, concluso il progetto, hanno continuato a lavorare con SPeS. Dal lavoro dei ragazzi è nata una nuova linea di prodotto "La Vita", tavoletta di cioccolato al latte e fondente. È invece rivolto agli adulti il progetto che Liberamensa ha messo a punto con Endemol, produttore fra l'altro, di MasterChef e di MasterChef All Stars.
"Complessivamente - spiega di Piero Parente, presidente Liberamensa - all'interno della cooperativa trovano opportunità d'inserimento lavorativo, nei diversi servizi gestiti, 22 persone, di cui 15 sono assunte e 7 sono in tirocinio formativo retribuito. All'interno del carcere sono impiegate 10 persone tra panificio e servizi ristorativi. Le altre 12 lavorano all'esterno tra Caffetteria del Tribunale, bar del Museo Egizio e tavola calda-ristorante di corso Giulio Cesare".
Il progetto prevede la creazione di una linea gourmet di street food pensata dal vincitore dell'edizione di MasterChef All Stars Michele Cannistraro per Liberamensa. Le 16 proposte comprendono focacce, panini, pizze e patate farcite e prevedono ricette estive e invernali, tra cui anche vegetariane. Il tutto realizzato con prodotti freschi e di stagione mentre le farine per le produzioni a lievito madre sono macinate a pietra da Viva, i cui grani provengono da coltivazioni del Piemonte.
"Gli ingredienti semplici - spiega Michele Cannistraro, chef ideatore del menù gourmet e vincitore di Masterchef All Stars - sono stati elaborati in chiave gourmet da ragazzi molto volenterosi che volevano dimostrare di essere preparati. Questa per loro è stata un'opportunità di crescita in un percorso che, grazie a occasioni simili, li gratifica".
La linea di street food sarà distribuita nei punti ristoro di Torino gestiti da Liberamensa: la caffetteria del Tribunale, quella del Museo Egizio, il bar agenti della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno e nel nuovo locale di corso Giulio Cesare. Attivo già da diversi anni, il forno all'interno del carcere sforna pane e grissini che vengono commercializzati con il marchio Farina nel Sacco non solo nei punti vendita Liberamensa ma riforniscono anche alcuni ristoratori di Torino, in particolare hamburgherie e paninoteche.
"Grazie anche al contributo ricevuto da Endemol - conclude Parente - entro settembre dovrebbe aprire un nuovo negozio in Torino, dedicato alla vendita di tutti i prodotti da forno di Farina nel Sacco, con uno spazio importante anche per la somministrazione di panini e pizze gourmand". Nello stesso periodo dovrebbe partire il nuovo orario del locale di corso Giulio Cesare che passerà dal solo servizio pranzo all'apertura serale con uno spazio bimbi e la possibilità di organizzare eventi.
askanews.it, 5 giugno 2019
La struttura è stata mostrata anche alla delegazione Messico-Unodc. Un padiglione del carcere di Rebibbia-Nuovo Complesso è stato interamente ristrutturato dai detenuti. Questa iniziativa, portata a termine all'interno del penitenziario romano - si spiega in una nota del ministero della giustizia - è stata seguita dal direttore Rosella Santoro e dal commissario comandante del reparto della casa circondariale Luigi Ardini. La struttura - si aggiunge - è stata mostrata anche alla delegazione Messico-Unodc attualmente in Italia per studiare da vicino il funzionamento del modello di lavoro di pubblica utilità "Mi riscatto per?".
lavocediasti.it, 5 giugno 2019
Premiati tre film da una giuria composta da detenuti che hanno visionato 24 opere. Che cosa può provare una persona ristretta in carcere? Cosa pensa della vita e degli errori che si è lasciata alle spalle? Cosa pensa del futuro se mai ci potrà essere un futuro?
Sono queste, ma anche molte altre, le domande che ci si pongono varcando la soglia (o meglio le sbarre) di un carcere di massima sicurezza, quale è il carcere di Asti. L'occasione di queste riflessioni le ha offerte il progetto Libera-Mente collegato all'Asti Film Festival diretto da Riccardo Costa che oggi, nel carcere di Asti, ha premiato alcuni film e corti valutati da una giuria di detenuti che hanno partecipato ad un progetto settimanale "illuminato" e propositivo.
Prima di "spogliarsi" di telefoni, borse e ammennicoli vari della quotidianità, per entrare occorre liberarsi soprattutto di pregiudizi e diffidenze. Chi è ristretto ad Asti ha commesso gravi crimini, qualcuno probabilmente non uscirà mai ma l'entusiasmo e la volontà con cui i 36 hanno aderito a Libera-mente è palpabile ed emozionante.
Il bisogno di normalità (cancellata sicuramente con le proprie mani) si sente, si tocca. Grazie anche alla collaborazione di Effatà Onlus i detenuti, portano avanti diversi progetti quotidiani, anche editoriali con "La Gazzetta Dentro", hanno gruppi di preghiera, fanno bricolage. L'associazione, con l'Atc, gestisce anche 5 alloggi per l'accoglienza di parenti di detenuti.
"C'è stata una partecipazione entusiasta sull'Asti Film Festival - ci hanno spiegato Maria Bagnadentro presidente Effatà e la volontaria Ornella Petroni - hanno analizzato i film con grandi riflessioni ed emozioni". Già le emozioni. Come hanno avuto modo di spiegarci questi speciali giurati: Emanuel, Giovanni, Salvatore 1, Salvatore 2 ("il siciliano e il calabrese" ci dicono) e Luca. "Questa esperienza ci ha fatto crescere, abbiamo imparato a valorizzare le cose e cercato di capire anche quando qualcosa non ci piaceva, grazie ai laboratori settimanali con Riccardo. Grazie per questa opportunità".
La giuria ha visionato otto film per ognuna delle sezioni dell'Asti Film Festival, La Prima Cosa Bella, Asti Short e Asti Doc con la guida di Riccardo Costa si sono messi in gioco. "In due anni - ha spiegato appunto Costa - hanno imparato a tirare fuori le loro emozioni. Un bel percorso. A volte sono rimasto spiazzato dalle loro intuizioni. Spero di ripeterlo".
Una platea attenta, detenuti, autorità, insegnanti ha seguito gli spezzoni delle proiezioni premiate. Tra loro Alessia Chiosso, Comandante Polizia Penitenziari e la direttrice Francesca Daquino:"un modo per riconoscere che il carcere è un pezzo della città, accogliamo sempre con gioia queste proposte". Con i premiati anche il critico cinematografico e musicale Filippo Mazzarella.
I Premiati - Sezione la Prima Cosa Bella: Il film "Nove lune e mezza" di Michela Andreazzi. Questa la motivazione della giuria Libera-Mente: "Per aver trasmesso un messaggio d'amore universale in grado di superare le barriere delle convenzioni sociali attraverso una commedia brillante che fa riflettere con il sorriso sulle labbra". Ha ritirato il premio il marito, l'attore Massimiliano Vado (che ha recitato nel film). "Per me - ha detto - ricevere questo premio è preziosissimo".
Sezione Asti Short: "Come la prima volta " di Emanuela Mascherini. La motivazione: "Aver presentato senza retorica una commovente storia d'amore aldilà dei confini del tempo che lascia una speranza, la sensazione che l'uomo possa qualsiasi cosa quando opera con il cuore". Emozionata Emanuela Mascherini "Sono felice che il mio lavoro sia entrato in carcere (ha ricordato la sua amicizia con Domenico Diele, l'attore arrestato per omicidio stradale n.d.r.) e che vi siate riconosciuti nel mio sguardo".
Sezione Asti Doc: "(A)Social, dieci giorni senza smartphone" del regista Lucio Laugelli. La motivazione: "In un'epoca in cui siamo totalmente assuefatti alle dipendenze da telefono, ricordare com'era la vita prima di internet. Abbiamo deciso di valorizzare un'opera che fa riflettere focalizzando l'attenzione sui giovani". "Un documentario girato con 15mila euro per Infinity - ha raccontato il regista - era un tema che due anni fa ci incuriosiva molto. Interessante sondare le esperienze di persone rimaste dieci giorni senza telefono".
Un progetto davvero fondante e ricco di sfaccettature e di insegnamenti. Scevri appunto, da giudizi o pensieri retroattivi. Con la speranza che, chiudendosi le sbarre alle spalle, ci si ricordi che la libertà è il bene più prezioso in assoluto.
ansa.it, 5 giugno 2019
Undici detenute di diverse nazionalità della Sezione femminile della Casa circondariale di Bologna sono protagoniste di "Figlie di Lear sorelle-matte-comari - primo studio", spettacolo del Teatro del Pratello, regia di Paolo Billi, che andrà in scena giovedì 6 giugno (ore 14) nella Sala Teatro del carcere via del Gomito.
Nell'estate 2020 'Figlie di Lear' sarà presentato nella versione definitiva per il momento viene messo in scena n primo copione composto partendo dalle scritture delle detenute-attrici che hanno partecipato da ottobre ai laboratori di scrittura e di teatro. Nel corso di dieci incontri del Laboratorio di scrittura creativa condotto da Filippo Milani, le detenute hanno letto e scritto su diverse tematiche presenti nell'opera di Shakespeare, in particolare sulla figura del Fool ("elogio della follia", "le profezie dei fools"); sulle tre figlie di Re Lear ("figlie che guardano in faccia i padri", "figlie che rifiutano l'eredità dei padri"), inserendo nuovi temi, nati in corso d'opera, legati alla figura delle "comari": rammendatrici che lavorano cantando e che giocano una folle tombola. Il tutto accade di fronte a un padre, che immobile, osserva e aspetta una morte che si fa beffe di lui.
"Figlie di Lear" si inserisce nell'ambito del più ampio programma Stanze di Teatro Carcere del Coordinamento Teatro Carcere Emilia-Romagna, che vede i detenuti di otto istituti penitenziari e i minori e giovani adulti in carico ai Servizi di giustizia Minorile della Regione impegnati in un percorso teatrale comune.
Il tema scelto dai registi del coordinamento, per il triennio 2019-2021, è "Padri e figli", ed è affrontato nei laboratori teatrali attivi negli istituti di Modena, Castelfranco Emilia, Parma, Forlì, Ravenna, Ferrara, Bologna, Istituto Penale per i Minorenni di Bologna e presso i Servizi di Giustizia Minorile.
di Silvio Buzzanca e Annalisa Cuzzocrea
La Repubblica, 5 giugno 2019
Atteso un documento di maggioranza per concedere un contributo ponte di 4 milioni. Svolta nella vicenda di Radio Radicale. Domani la maggioranza di governo potrebbe presentare una mozione che prevede di concedere all'emittente quattro milioni di euro come misura ponte in attesa di nuove norme sulla trasmissione dei lavori parlamentari.
Nel testo ci sarebbe anche lo slittamento del via ai tagli alla legge sull'editoria dal primo gennaio al primo febbraio 2020. E questo darebbe respiro finanziario all'emittente consentendo l'erogazione dei contributo per il 2019. La svolta sarebbe arrivata su iniziativa del ministero dello Sviluppo economico e di Luigi Di Maio che avrebbe fatto pressioni sul sottosegretario Vito Crimi, sempre contrario a qualsiasi ipotesi che impedisca la chiusura di Radio Radicale. Del resto Di Maio, durante la campagna elettorale per le Europee, aveva detto che si sarebbe occupato della questione dal 27 maggio.
I leghisti, invece, da tempo sono schierati per trovare una soluzione alla chiusura della radio. Massimiliano Mollicone, il deputato leghista che ha presentato l'emendamento al decreto Crescita pro Radio Radicale, spiega che "si lavora per cercare una soluzione temporanea in attesa di rivedere tutto il quadro generale".
Secondo il deputato la soluzione nasce dalle motivazioni con cui il presidente della Camera Roberto Fico ha spiegato le difficoltà a prorogare una convenzione che è scaduta. Un ostacolo che si pensa di superare passando, sempre nel decreto Crescita, dalla proroga della convenzione con il ministero dell'Economa all'erogazione di un contributo ad hoc che copra tutto il 2019.
La questione sarebbe stata oggetto ieri di confronto fra leghisti, - favorevoli a fare arrivare fino a dicembre Radio Radicale - e i grillini, durante un tavolo convocato per discutere i dettagli dei decreti in discussione alla Camera e al Senato. Novità nella complessa vicenda, oggetto di una grande mobilitazione del mondo dell'informazione e della società civile, si erano registrate anche in mattinata. Le commissioni Bilancio e Finanze della Camera, impegnate nella discussione del dereto Crescita, avevano infatti riammesso alcune parti degli emendamenti su Radio Radicale.
Un passo che era stato letto come la volontà di ripristinare il finanziamento del fondo per il pluralismo, visto che la formulazione sembra prendere in considerazione proprio il profilo di Radio Radicale. In pratica la novità si riassumerebbe, come detto, nello spostamento al primo febbraio 2020 dell'entrata in vigore del taglio, che permetterebbe alla radio di ricevere i soldi per il 2019. Domani, comunque, si discuterà al Senato di Radio Radicale, con le mozioni presentate dalle opposizioni che intendono dare battaglia. "Finalmente voteremo e sarà chiaro al Paese chi vuol difendere la democrazia e la libertà e chi invece non vuole farlo", dice il capogruppo del al Senato Andrea Marcucci.
di Enzo Gentile
Il Mattino, 5 giugno 2019
Un gesto coraggioso e innovativo, che ha aperto un varco nella vita dei detenuti della carceri dove sinora si è realizzato e il cui merito è stato riconosciuto ufficialmente anche con la medaglia della Presidenza della Repubblica nel 2017: il "Progetto CO2- Controllare l'odio" arriva oggi anche alla casa circondariale di Secondigliano, dove alle 11 si annuncia la cerimonia di donazione e intitolazione dell'audio-teca messa a punto da Franco Mussida, con il coordinamento del Cpm music institute.
Sarà la quarta tappa di un primo circuito di dodici carceri distribuiti sul territorio nazionale, in cui la sperimentazione è iniziata già nel 2013. "Quella della audio-teche è una rete che consente ai detenuti", spiega il chitarrista, storico fondatore della Premiata Forneria Marconi, oggi solista e impegnato sul fronte della didattica, capofila di questa esperienza umanitaria, "di fruire di un database di circa tremila brani tutti strumentali che rappresentano e testimoniano i diversi stati d'animo che la musica sa infondere.
Il tutto è spiegato in dieci lingue per consentire l'accesso e l'utilizzo alle diverse popolazioni migranti e giungere ad un ascolto emotivi consapevole, al fine di assumere quella speciale vitamina sonora che noi chiamiamo musica, giunta a noi grazie all'opera e al genio di compositori di ogni epoca. Le audio-teche messe a punto da Mussida, vengono continuamente aggiornate e implementate, abbracciando i vari generi, colonne sonore, pop, rock, musica classica, etnica, elettronica per aiutare ciascuno a scoprire meglio il proprio mondo interiore. Tutto questo è stato possibile grazie al ministero della Giustizia e alla Siae, nei vari governi e nei vari presidenti succedutisi: un impegno collegiale di grande valore civile".
La cerimonia di oggi, segue quella di ieri a Rebibbia, Roma, e consisterà nella donazione pratica delle attrezzature e dei contenuti - computer, iPad, file - alla presenza delle autorità e della popolazione carceraria, che verrà prima istruita e informata sul significato di "CO2" per poi essere coinvolta in un gioco di approccio collettivo alla dimensione dell'ascolto.
Ogni audio-teca viene anche intitolata a una personalità particolarmente distintasi in campo professionale: a Venezia porta il nome di Pino Donaggio, a Roma quello di Nicola Piovani, la settimana prossima a Genova sarà il turno di Gino Paoli, mentre a Napoli è stata individuatala figura di Eleonora Amato, "dirigente penitenziario, donna di grande preparazione e di acuta lungimiranza nell'attenta gestione penitenziaria dei detenuti e delle loro esigenze".
di Chiara Nicoletti
Il Dubbio, 5 giugno 2019
Il docu-film opera prima di Franco Jannuzzi. È il 1978 quando in Italia arriva, grazie allo psichiatra Franco Basaglia, la legge 180 che sancisce la chiusura dei cosiddetti "manicomi" promuovendone la trasformazione in istituti per i servizi di igiene mentale. Cosa è cambiato da allora?
L'Italia che si presenta come il primo e forse unico paese ad aver abolito l'esistenza, almeno formalmente, degli ospedali psichiatrici, è avanti in quanto a riabilitazione e cura di chi presenta disturbi psichici? Una risposta a questa domanda prova a darla Primula Rossa, diretto da Franco Jannuzzi e interpretato da David Coco, Salvo Arena, Fabrizio Ferracane, Roberto Herlitzka, Annalisa Insardà. Il film è prodotto dalla Fondazione di Comunità di Messina e Fondazione Horcynus Orca con l'intento di valorizzare l'esperienza di un programma, "Luce è libertà", che ha permesso di liberare in soli due anni sessanta persone dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina).
Jannuzzi il suo intento lo chiarisce sin dall'apertura: percorrere la linea sottile tra le buone intenzioni e la loro realizzazione, il nome comunità che sostituisce quello di ospedale, il comodo non voler vedere con l'impegno molto più coinvolgente di garantire welfare e vita dignitosa a chi non ragiona, pensa e vede il mondo "normalmente".
Primula Rossa si ispira alla storia di Ezio Rossi, ex terrorista dei NAP (Nuclei Armati Proletari), che ha passato gran parte della sua vita tra il carcere e l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario (Opg) e sul suo difficile percorso ed quello di altri "malati" ripercorre 40 anni di Italia, nel bene e nel male. Attraverso un linguaggio cinematografico che mischia materiale d'archivio, documentario e fiction grazie alla ricostruzione delle vicende salienti della vita di Rossi, impersonato sul grande schermo dall'attore Salvatore Arena, il film, nella sua parte recitata, si concentra sull'arrivo di un nuovo psichiatra, il dottor Lucio, interpretato da David Coco, all'interno di una struttura che da subito si capisce essersi sempre comportata come ospedale psichiatrico e non come comunità o residenza.
Non edulcora Franco Jannuzzi che anzi sceglie di far parlare innanzitutto e prima di ogni cosa, le immagini di archivio. Le prime che vediamo sono infatti in bianco e nero, datate 1994 dall'archivio dell'Ospedale Psichiatrico "Lorenzo Mandalari" di Messina, talmente estreme e lesive della dignità umana che non solo impostano i toni del film ma si impongono a ridefinire l'umore dello spettatore.
Il dottor Lucio fa da subito fin troppe domande, ha metodi poco ortodossi perché è attraverso la sua figura che capiamo la divisione interna che c'è in queste strutture, tra chi punta a riabilitare e chi a nascondere e contenere. Indaga sul passato dei suoi pazienti, specialmente su Ennio Ferraris (il nome di finzione di Ezio Rossi) incontrando persone vicende criminali che hanno coinvolto Rossi), testimonianze dello stesso Rossi e di altri pazienti. Per entrare nel mondo visionario e bizzarro che spesso chi è affetto da disturbi psichici si immagina e inventa, Primula Rossa mette in scena delle storie complementari a quella di Rossi: c'è la Spia, L'Uomo che visse due volte, Il pastore solitario. Queste esistenze, frutto dell'immaginazione di queste persone, sono abbastanza affascinanti da portare chi guarda a porsi delle domande. Possibile che le persone intervistate, che parlano delle procedure messe in pratica dagli operatori per tenerli a bada, non siano "degne" di potersi ricostruire una vita fuori da una struttura che internando, di fatto, pone fine definitivamente, ad ogni slancio di interazione con l'altro, ogni voglia o desiderio dell'essere umano di sentirsi utile al prossimo, alla comunità? Che cammino è stato intrapreso in tal senso?
Cosa si può fare per replicare situazioni felici come quella del programma Luce e Libertà? Jannuzzi riesce nel suo scopo, più didattico e formativo che cinematografico di fare un punto della situazione e insinuare il dubbio in chi si approccia a Primula Rossa. A risentirne è lo stile del film stesso che alla potenza delle immagini e testimonianze d'archivio non riesce a restituire altrettanta forza nelle ricostruzioni di finzione, nonostante le buone prove di David Coco e del sempre magistrale Herlitzka. Con tutte le sue imperfezioni, Primula Rossa svolge il suo compito con chiarezza e senza perdere di vista l'obiettivo iniziale e questa è una qualità da premiare, guardandolo in sala.
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