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di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 16 febbraio 2015

 

"Oggi mi sono sentito tutto il giorno inerte e confuso. Il mio cuore non ha potuto fare nulla per tirarmi su il morale. Ed anch'io non ho potuto fare nulla per consolare lui. Credo che in carcere i detenuti e gli ergastolani vivono in due mondi paralleli perché i detenuti hanno una meta, un orizzonte e un calendario in cella. L'ergastolano invece ha solo una tomba e una croce". (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).

L'ho sempre pensato, detto e scritto, in Italia del detenuto non si butta mai via nulla, e sul quotidiano "Il giorno" del 15 febbraio 2015 leggo che un detenuto condannato all'ergastolo s'è tolto la vita nel carcere di Opera, ma quello che mi ha fatto star male è la dichiarazione di un noto rappresentante del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe): "Quel che mi preme mettere in luce è la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria di Milano Opera con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come le gravi carenze di organico di poliziotti e le strutture inadeguate. Siamo attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso".

Non c'è un morto in carcere per cui questo rappresentante sindacale non colga l'occasione per esaltare le doti dei poliziotti penitenziari senza mai dire una parola di pietà per quei morti ammazzati (suicidi) di carcere. Lo so, non bisogna generalizzare, e penso anch'io che nella maggioranza dei casi gli uomini e le donne della Polizia penitenziaria facciano il loro dovere con professionalità e umanità, ma trovo sempre di cattivo gusto le dichiarazioni che esponenti sindacali fanno, ogni qualvolta un detenuto si toglie la vita, per rivendicare benefici sindacali e decantare le doti che hanno gli uomini e le donne che rappresentano.

Sembra che qualcuno aspetti che muoia un prigioniero per trovare spazio e voce nei mass media. Trovo ancora più pesanti le precedenti dichiarazioni che ha fatto questo esponente sindacale nell'affermare che con la sorveglianza dinamica sono aumentati i suicidi in carcere, perché secondo me è come se dicessi che un cane legato e bastonato è più felice e contento di un cane un po' più libero. Lo so, l'Italia è un paese libero e democratico e si può dire tutto e il contrario di tutto, ma io credo che qualche volta ci si debba fermare di fronte a una tragedia come un suicidio. Detto questo voglio ricordare l'ergastolano che s'è suicidato trasmettendo tutta la mia solidarietà alla sua famiglia. E penso che con una pena ed un carcere più umano forse avrebbe preferito l'inferno delle carceri italiane che quello dell'aldilà. Buona morte.