di Anna Pucci
La Nazione, 13 febbraio 2015
Chiesto il rinvio a giudizio dell'ex direttore Iodice e di altri funzionari pubblici ed imprenditori per la seconda tranche di "Do ut des". Prosegue davanti al giudice dell'udienza preliminare Alessandro Trinci il processo per la seconda tranche dell'inchiesta "Do ut des", ribattezzata "Appaltopoli" per i lavori all'interno delle carceri di Massa e Pontremoli tra il 2005 e il 2009, quando era direttore Salvatore Iodice, già e condannato per fatti che gli erano stati contestati nell'ambito della prima tranche dell'inchiesta. A sostenere la richiesta di rinvio a giudizio dello stesso Iodice e di altre 21 persone coinvolte a vario titolo, tra funzionari pubblici e imprenditori, è ancora il pm Rossella Soffio.
L'udienza di ieri è servita al Gup per valutare le eccezioni presentate dagli avvocati della difesa, che sono state rigettate. La prossima udienza è stata fissata per il 7 maggio alle ore 11. Iodice, ieri presente in aula, è difeso dagli avvocati Feliciani e Antonini. Al centro sempre gli appalti per lavori dentro la casa di reclusione. Gli altri indagati sono Salvatore Cantone (già contabile del carcere), Prospero Santacroce (imprenditore), Carlo Bernardini (funzionario pubblico), Stefano Capitanini (imprenditore), Alessandro Giusti, Rosanna Azzolina, Alessandro Gravellu, Luciano Bassi, Ezio Lazzoni, Giorgio Barsotti, Nicola Barsotti, Domenico Arduini, Tommaso Desi, Salvatore Vetere, Massimo Antonelli, Mario Rotella, Roberto Mazzoni, Enzo Margheriti, Mario Margheriti, Giuseppe Capozzolo e Massimiliano Gasperini.
Iodice ha pendente in appello il ricorso (seguito dall'avvocato Balatri) contro la sentenza di primo grado per la prima tranche dell'inchiesta che lo aveva visto condannare, nell'aprile dello scorso anno, a 6 anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici. In quel processo erano stati condannati anche Stefano Tendola, ex geometra del provveditorato opere pubbliche, a 2 anni di reclusione con sospensione condizionale della pena, e Salvatore Cantone, ex contabile del carcere a un anno e sei mesi con sospensione condizionale. L'imprenditore Stefano Santacroce aveva optati per il rito abbreviato ed era stato processato da solo per primo: fu condannato a 2 anni e 2 mesi, pena salita in appello a 3 anni, 4 mesi e 20 giorni. Sempre nell'ambito della prima tranche avevano patteggiato altri imputati.
Ansa, 13 febbraio 2015
"Nei giorni scorsi nel carcere bolognese della Dozza, in una stanza del reparto infermeria, la polizia penitenziaria, durante una perquisizione, ha rinvenuto un piccolo quantitativo di eroina". Lo riferiscono Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria) e Francesco Campobasso, segretario regionale.
"Si ripropone ciclicamente il problema della droga in carcere - viene spiegato dal Sappe - e l'amministrazione penitenziaria continua a dimenticare, colpevolmente, la necessità di istituire, in tutte le regioni, le unità cinofili, per un più frequente ed efficace controllo nelle carceri, dove i tossicodipendenti sono sempre tanti. L'Emilia Romagna è una delle regioni dove le unità cinofili non sono state ancora istituite, nonostante siano previste come specializzazione della polizia penitenziaria dal 1995".
Ansa, 13 febbraio 2015
Un agente di Polizia penitenziaria è ricoverato all'ospedale di Ivrea (Torino) dopo essere stato picchiato, nel carcere eporediese, da un detenuto egiziano di 33 anni che si è rifiutato di rientrare in cella. Ne dà notizia il segretario generale dell'Osapp, Leo Beneduci: "Purtroppo - dice il dirigente sindacale, in quel carcere l'assenza di strutture idonee per l'esecuzione della vigilanza dinamica ha aggravato le condizioni lavorative e di stress della polizia penitenziaria e ha aumentato di gran lunga il rischio a cui è sottoposto giornalmente. Chiediamo un intervento del ministro della giustizia affinché siano ripristinate con urgenza le precedenti regole detentive".
di Maurizio Vezzaro
La Stampa, 13 febbraio 2015
Tornava da un permesso premio e tra tre giorni sarebbe dovuto uscire dal carcere dopo aver scontato per intero la pena, legata a una condanna per droga. Ma Roberto Mazza, 54 anni, di Savona, detenuto a Imperia, è ricascato nel solito vizio ed è stato arrestato dagli agenti della penitenziaria dopo un controllo al suo rientro in cella.
Usando uno degli stratagemmi in uso nelle prigioni della Guyana francese e reso celebre dal suo detenuto più famoso, Henry Chàrrier, detto Papillon, ha nascosto nel retto la droga che cercava di introdurre in carcere forse per venderla ai compagni di detenzione. In Guyana a dir la verità nel retto ci nascondevano il denaro, con il quale si potevano corrompere le guardie. Tornando a Mazza: quando si è rifiutato di sottoporsi alle analisi, obbligatorie per chi rientra in carcere da un permesso, gli agenti della speciale squadra di polizia giudiziaria alle dirette dipendenze del comandante Lucrezia Nicolò si sono insospettiti e hanno deciso di far sottoporre il detenuto a una radiografia. Occultati dentro di sé, si è così scoperto, aveva ben 15 ovuli, contenti in tutto 57 grammi tra cocaina ed eroina. Immediato l'arresto con l'accusa di spaccio. Un'accusa che gli costerà altro carcere. Infatti, sottoposto a interrogatorio di convalida, il giudice del Tribunale di Imperia Domenico Varalli ha confermato la custodia cautelare. Difeso dall'avvocato savonese Alfonso Ferrara, Mazza dovrà essere giudicato per direttissima il prossimo 12 marzo.
di Luigi Cignoni
Il Tirreno, 13 febbraio 2015
Il pianeta carcere, con le sue implicazioni di ordine giuridico ma anche religioso, sarà il tema di una conferenza pubblica che si terrà nella sala consiliare di Portoferraio, lunedì 23 febbraio, alle 16. Relatori saranno un neo laureato, ospite dalla casa di reclusione di Porto Azzurro e l'educatore in servizio presso lo stesso istituto di forte San Giacomo, Paolo Maddoni.
L'iniziativa è promossa dall'associazione di volontariato Dialogo che si distingue per il suo costante interesse verso il mondo carcerario, soprattutto di Porto Azzurro, e promuove attività di carattere sociale, in stretta collaborazione con la Fondazione Livorno e l'amministrazione comunale.
Il detenuto si è recentemente laureato in diritto applicato, presso la facoltà di giurisprudenza dell'università di Pisa, discutendo la tesi con il professor Conforti (anche lui presente all'incontro) dal titolo "Esperienza religiosa all'interno dell'Istituto penitenziario di Porto Azzurro". E il suo intervento sarà centrato proprio su questo argomento; mentre l'educatore esporrà una relazione che è frutto di un master recentemente effettuato relativo al diritto penitenziario e costituzionale. Alla conferenza è aperta al pubblico e a tutti coloro a cui l'argomento interessa. Intanto sono tre gli ospiti del reclusorio elbano che, durante il loro periodo d'espiazione della colpa, si dedicano allo studio e riescono a laurearsi. L'ultimo, in ordine di tempo è il conferenziere che parteciperà all'incontro del 23 febbraio.
"È un segno anche distintivo - dicono alcuni volontari dell'associazione Dialogo - della bontà del progetto "Universo azzurro, Università in carcere" che si sta tenendo all'interno di forte San Giacomo. Non solo. Ma è anche la dimostrazione di quanto sia importante in determinate situazioni lo studio e come la permanenza forzata all'interno della cittadella carceraria possa servire come un'occasione per migliorarsi ulteriormente e prendersi un titolo da vendere nel cosiddetto mondo civile, una volta terminato il periodo detentivo".
Una forma di riscatto sociale, la laurea che riabilita l'individuo. Da anni funziona la sezione distaccate del liceo scientifico Foresi, oltre naturalmente ai corsi che si tengono per il conseguimento della licenza media e il diploma di scuola superiore. È da proprio dallo scientifico che vengono i tre laureati di San Giacomo. "La cultura - aggiungono quelli della Dialogo - è l'unica attività che è rimasta in piedi all'interno del carcere. L'unica occasione delle molte che esistevano, tipo falegnameria, tipografia, officina meccanica, panetteria. Noi ci impegniamo - concludono - perché non muoia e non faccia la fine delle altre".
www.targatocn.it, 13 febbraio 2015
Parte il progetto che coinvolge i detenuti del carcere di Saluzzo e studenti delle superiori di Saluzzo e Verzuolo. Sei incontri fino ad aprile con film e dibattito. Il progetto presentato al liceo Bodoni. "Nuovo cinema Morandi": parte il cineforum Scuole-Carcere che coinvolge i detenuti dei circuiti di alta e media sicurezza del carcere di Saluzzo e insegnanti e studenti delle scuole superiori: il liceo Bodoni, la sezione carceraria dell'Artistico Soleri Bertoni, gli istituti Denina-Pellico-Rivoira e l'Ipa di Verzuolo, oltre a volontari penitenziari di LiberiDentro Onlus.
Sei gli incontri programmati, il mercoledì pomeriggio dal 18 febbraio al 22 aprile in orario extrascolastico, nell'aula multimediale della casa di reclusione Morandi. Detenuti e studenti, in gruppi misti di 20 /25 per ciascuno, vedranno la pellicola insieme facendone poi oggetto di dibattito e confronto dai diversi punti di vista.
Il progetto è stato presentato martedì nell'aula magna del Bodoni agli studenti coinvolti. I temi centrali sono stati illustrati da Giuseppina Bonardi presidente di LiberiDentro, associazione che ha il coordinamento generale dell'iniziativa, già sperimentata negli anni tra carcere e scuole del Saluzzese. Per il cineforum, illustra la referente, è stato scelto il cortometraggio anziché il film classico per problemi di tempo e per la scelta dei titoli si è contato sul supporto scientifico del Circolo cinematografico Méliès di Busca.
Le tematiche proposte e sviluppate attraverso la visione, saranno la relazione, la scelta, il cambiamento, ha illustrato Maria Barrera, psicologa dello sportello di ascolto e consulenza al liceo Bodoni, referente dell'iniziativa cineforum che ha inoltre il patrocino della Consulta per le Pari Opportunità del Comune, rappresentata da Flavio Costamagna e del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Bruno Mellano, intervenuto all'incontro.
Il garante, come il direttore del Morandi Giorgio Leggieri, dopo una fotografia della realtà carceraria nazionale e saluzzese, ha sottolineato l'importanza del progetto per l'occasione di opportunità e cambiamento, parlando della necessità di investire in percorsi di recupero e formazione "perché la comunità del carcere è una comunità del territorio e il carcere è in relazione al nostro grado di civiltà nella misura in cui siamo riusciti a rendere utile la detenzione.
Se vogliamo che il carcere, diventi una risorsa utile dobbiamo investire in per evitare, che chi ha scontato la pena diventi recidivo una volta fuori. I dati dimostrano che solo una o due persone su 10 inserite in un percorso di formazione e lavoro tornano a delinquere".
Nuovo cinema Morandi, nasce per creare un contatto fra il mondo dell'istruzione e la casa di reclusione, favorire l'integrazione fra carcere e territorio e per il superamento di pregiudizi negativi nei confronti dei reclusi in generale. Vuole creare occasione di confronto e conoscenza informale tra detenuti e studenti, stimolare la riflessione comune e la crescita personale, mettendo in rete le varie realtà di operatori culturali e volontari presenti nelle case di detenzione (volontari LiberiDentro, insegnanti, psicologi, educatori) hanno sottolineato nei loro interventi Giuseppina Bonardi, Lorenzo Rubini dirigente del del liceo Bodoni e Giorgio Borge da 30 anni assistente volontario in carcere dell'associazione LiberiDentro.
www.globalist.it, 13 febbraio 2015
Il ministro della Giustizia croato ha garantito che negli ultimi tre anni la situazione negli istituti penitenziari del Paese è significativamente migliorata. Negli ultimi tre anni la situazione carceraria in Croazia ha conosciuto un deciso e repentino miglioramento, grazie specialmente alle recenti modifiche apportate al codice penale per arginare il problema del sovraffollamento. Lo ha assicurato martedì il ministro della Giustizia croato Orsat Miljenic nel corso di una visita effettuata al penitenziario di Lepoglava assieme al difensore civico dei diritti umani Lora Vidovic.
"Dal 2011 al 2013 il numero dei detenuti è sceso da 5.200 a 3.663 - ha garantito il ministro, mentre la capienza delle carceri croate è stata potenziata notevolmente, dato che al momento possono contenere circa 3.900 detenuti. È pur vero che restano tuttora problemi di sovraffollamento in alcuni penitenziari, ma stiamo mettendo a punto le misure necessarie per aumentare la capienza di determinati reparti.
Ad ogni modo, siamo riusciti ad ottenere simili risultati grazie agli emendamenti presentati dal governo e adottati dal Parlamento per introdurre diverse modifiche al codice penale. Inoltre, negli ultimi tre anni, un numero sempre maggiore di detenuti soddisfa i criteri necessari per poter accedere alle strutture di minima sicurezza. Peraltro il livello di sicurezza riscontrato negli istituti detentivi croati è del tutto soddisfacente".
"Le celle dei penitenziari croati sono di quattro metri quadrati - ha osservato la Vidovic - e di una decina di metri cubi: un buon standard rispetto alla media mondiale. Ritengo però che il sistema di monitoraggio della qualità dei servizi sanitari presenti nelle carceri vada separato dal comparto giudiziario e accorpato alla Sanità pubblica". "Attualmente nel penitenziario di Lepoglava ci sono 587 detenuti - ha spiegato il direttore del carcere Mladen Posavec, di cui 150 devono scontare una pena di 15 anni, mentre 80 una pena superiore. L'istituto può contare su 410 dipendenti, tra cui 240 guardie carcerarie".
Il Velino, 13 febbraio 2015
Applauso dell'aula alla lettura della sentenza. I due imprigionati perché accusati di aver sostenuto i Fratelli Musulmani. Un tribunale in Egitto ha ordinato il rilascio su cauzione di due giornalisti di Al Jazeera detenuti con l'accusa di favoreggiamento del movimento dei Fratelli Musulmani. Mohamed Fahmy e Baher Mohamed sono stati imprigionati nel mese di giugno insieme al collega australiano, Peter Greste. Ma le loro condanne per diffusione di notizie false tese ad aiutare il gruppo terroristico sono state riviste in appello il mese scorso.
Greste è stato liberato la scorsa settimana grazie a una legge che consente l'espulsione di cittadini stranieri nei loro paesi d'origine. I giornalisti hanno strenuamente negato la collaborazione con i Fratelli Musulmani dopo il rovesciamento da parte dei militari del presidente Mohammed Morsi nel 2013. I due reporter sostengono di essere stati incarcerati solo per aver segnalato la notizia.
Fahmy e Mohamed hanno assistito al processo da una gabbia di vetro insonorizzata - che consente ai giudici di limitare la capacità degli imputati di protestare o interrompere un procedimento - presso il Tribunale penale del Cairo giovedì mattina.
Dopo una breve pausa, il giudice Hassan Farid ha rinviato il procedimento al 23 febbraio e ha ordinato che i due uomini siano liberati. È stata fissata una cauzione per Fahmy a 250 mila sterline egiziane, mentre Mohamed è stato liberato senza cauzione. L'aula è scoppiata in un applauso quando il giudice ha letto la sentenza. Poco dopo, Mohamed di "cinguettato" su Twitter: "Sono libero".
Ansa, 13 febbraio 2015
Fuga di massa da un carcere nel sud-est ucraino: 340 detenuti sono fuggiti dal penitenziario 23 di Chornukhine, nella regione di Lugansk, nel primo pomeriggio di ieri dopo "un'attività militare pesante nella zona". Lo fa sapere la missione speciale dell'Osce, che cita a sua volta fonti delle forze armate ucraine e russe del Jccc (Joint Center for Coordination and Control) a Lugansk. Una trentina di detenuti sono invece rimasti in carcere.
Fuga di massa da un carcere nel sud-est ucraino: 340 detenuti sono fuggiti dal penitenziario 23 di Chornukhine, nella regione di Lugansk, nel primo pomeriggio di ieri dopo "una attività militare pesante nella zona". Lo fa sapere la missione speciale dell'Osce, che cita a sua volta fonti delle forze armate ucraine e russe del Jccc (Joint Center for Coordination and Control) a Lugansk. Una trentina di detenuti sono invece rimasti in carcere.
Aki, 13 febbraio 2015
Un cittadino pakistano condannato a morte per traffico di droga è stato decapitato a Riad, portando così a 29 il numero delle pene capitali eseguite in Arabia Saudita dall'inizio dell'anno. Babir Isaac, questo il nome del detenuto, era stato condannato per aver introdotto nel regno del Golfo eroina in capsule, si legge in una nota del ministero dell'Interno saudita. Stupro, omicidio, apostasia, rapina a mano armata e traffico di droga sono reati punibili con la morte in Arabia Saudita, dove è in vigore una versione rigida della sharia.
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