www.nextquotidiano.it, 31 marzo 2015
Neil Moore è un genio della truffa, non ci sono altri modi per definirlo. A 28 anni è già accusato di una serie di truffe per un totale di 1.8 milioni di sterline (quasi due milioni e mezzo di euro). Una volta arrestato però non si è arreso ed ha escogitato un metodo davvero ingegnoso per evadere dalla custodia preventiva dalla prigione di Wandsworth, nei dintorni di Londra. Wandsworth (considerata una delle prigioni più sicure d'Inghilterra) è la stessa prigione dalla quale è evaso nel 1965 Ronnie Biggs, la mente e uno dei protagonisti della "Grande rapina al treno" del 1963.
Moore, che utilizzando quattro diverse identità (di cui una femminile), ha sottratto denaro a colossi bancari come i Lloyds, Santander e Barclays una volta rinchiuso in carcere ha messo immediatamente in atto un piano per riuscire ad evadere. Non si è trattato di un'azione spettacolare con complici ad aspettarlo fuori o di qualche altro stratagemma cinematografico. Neil Moore ha semplicemente pensato che il modo migliore per uscire di prigione era quello di farsi scarcerare dalle stesse autorità giudiziarie che lo avevano imprigionato. E così, grazie ad un telefono cellulare introdotto illegalmente all'interno del penitenziario, Moore riesce a creare un sito Web con il dominio simile a quello del sito ufficiale del tribunale di Southwark. Un trucco davvero banale: il sito di Moore usava i trattini al posto dei punti, ma nessuno si è accorto della differenza.
Dopodiché Moore, spacciandosi per un impiegato del tribunale, ha inviato all'ufficio di custodia cautelare del carcere di Wandsworth una email con le istruzioni per il suo rilascio su cauzione. Incredibilmente il piano ha funzionato e Moore è stato liberato nonostante nel finto documento avesse sbagliato a scrivere il nome del tribunale scrivendo "Southwalk Crown Court". Il fatto è stato scoperto solo perché il consulente legale dei Moore si è presentato a Wandsworth per un colloquio e si è sentito rispondere che il suo cliente aveva ottenuto la libertà su cauzione. Tre giorni dopo Moore si è presentato alle autorità e si è fatto nuovamente arrestare. A differenza di Biggs, la cui fuga è durata 36 anni quella di Neil è durata davvero molto poco.
Le truffe per cui è stato accusato Moore si sono svolte con lo stesso schema grazie al quale è riuscito a uscire di prigione. L'uomo ha infatti semplicemente telefonato alle banche utilizzando una falsa identità e fingendo di lavorare per l'ufficio anti-frode di altre banche (Royal Bank of Scotland, Bank of America e Bank of New York). Utilizzando la scusa che la sicurezza dei sistemi delle banche era stata compromessa Moore riusciva a farsi dare i codici di accesso per poter spostare il denaro in un posto "sicuro". Un po' come le email di spam che vi arrivano dai finti indirizzi email di Poste Italiane o di altre banche. Solo che l'abilità di Moore era nel riuscire a fare tutto questo "a voce". Le sue capacità sono così straordinarie che in un caso è stato necessario il ricorso ad un esperto per stabilire che la voce femminile registrata non era quella della sua compagna Kristen Moore ma proprio quella di Neil.
di Carmelo Musumeci
Il Mattino di Padova, 30 marzo 2015
Quando Carmelo Musumeci è arrivato nella Casa di reclusione di Padova, e poi è entrato a far parte della redazione di Ristretti Orizzonti, aveva una condanna all'ergastolo ostativo, quell'ergastolo che ti toglie ogni speranza di uscire un giorno dal carcere, a meno che tu non decida di "collaborare con la Giustizia". E lui però aveva scelto di farsi la galera, piuttosto che costringere i suoi figli a diventare "figli di un pentito" e quindi persone a rischio, costrette a nascondersi e a cambiare identità.
di Carla Chiappini (Direttore di "Sosta Forzata")
Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2015
Dopo la chiusura della redazione di "Sosta Forzata", dopo la mia chiusura fuori dal carcere, è stato importante incontrare il volontariato che, silente, aveva accettato senza discutere la decisione del Direttore della Casa Circondariale di Piacenza. È stato importante incontrare i dubbi, le reticenze, le paure e le connivenze del volontariato. Per capire meglio e per coltivare ulteriori dubbi utili, forse, a capire ancora meglio!
di Carmelo Musumeci
Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2015
"La rosa s'apre/la rosa appassisce senza sapere quello che fa./ Basta un profumo di rosa/smarrito in un carcere/perché nel cuore del carcerato/urlino tutte le ingiustizie/del mondo". (Ho Chi Min)
Ansa, 30 marzo 2015
"Occorre continuare ad operare perché il processo penale sia luogo di garanzie eguali per tutti e di affermazione della legalità senza aree di esenzione legate alla collocazione sociale". È quanto scritto nella mozione approvata dal Congresso di Magistratura Democratica svoltosi a Reggio Calabria. "C'è quindi necessità di un gruppo - prosegue la mozione - che continui a fare critica della giurisprudenza, che sappia essere attento alle trasformazioni sociali e della giurisdizione. Ma questa sfida impone che non si facciano passi indietro.
Adnkronos, 30 marzo 2015
"Non è corretto definire punitiva la legge sulla responsabilità civile dei magistrati". È quanto afferma Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione - intervistato da Lucia Annunziata nel corso del programma "In mezz'ora" su Rai3. Per Cantone "non è neanche vero che il governo e il Parlamento, in tema di giustizia, abbiano fatto solo la riforma della responsabilità civile: è stato modificato il reato di voto di scambio, è stato introdotto il reato di autoriciclaggio, sono stati modificati i poteri dell'Autorità nazionale anticorruzione che aveva 24 persone nessuna delle quali a tempo pieno e ora conta su 350 persone".
di Antonio Mattone
Il Mattino, 30 marzo 2015
Domani dovrebbe essere messa la parola fine sull'esistenza degli ospedali psichiatrici giudiziari in Italia. Nonostante permangano dubbi e incertezze sulla effettiva possibilità di dimettere gli oltre 700 internati presenti nei sei istituti dislocati nella penisola e sulle modalità con le quali verranno affidati ai dipartimenti di salute mentale, questa volta sembra che non ci saranno ulteriori rinvii sulla data di chiusura stabilita, come invece era avvenuto in passato.
Tuttavia, esistono nel nostro Paese altri detenuti per cui non è prevista alcuna prospettiva di uscita dal loro status di internato, né effettiva, né presunta. Sono ex-carcerati rinchiusi nelle Case di lavoro e nelle Colonie agricole che, nonostante abbiano pagato il debito con la giustizia, restano in prigione perché ritenuti pericolosi socialmente e sottoposti a misura di sicurezza.
Una condizione del tutto simile a quella degli internati psichiatrici che può essere protratta nel tempo senza date finali certe, finché il giudice di sorveglianza non ritiene cessata la pericolosità sociale. Si tratta per lo più di tossicodipendenti storici, di persone con problemi di salute mentale e persino di malati di Aids.
Esistenze logorate dalla droga, da malattie e dalla durezza della vita in carcere, che hanno commesso ripetutamente reati, non necessariamente gravi e che per questo sono entrati e usciti più volte dalle galere. Umanità derelitte e problematiche che sono considerate "scarto" anche dal sistema carcerario e che possono arrivare al reinserimento sociale solo attraverso il lavoro.
Ma nella realtà lavoro non ce n'è. Così i periodi di internamento successivi al carcere diventano per lo più mesi e anni di parcheggio e di ozio, senza occupazione lavorativa e attività tratta mentali, con una grande incertezza sul futuro. Eppure in tutta Italia gli internati presenti in queste strutture sono un numero abbastanza esiguo, circa 300 che, con interventi di lieve entità potrebbero essere avviati a percorsi di reinserimento facendo così cessare questa sorta di segregazione.
Il fatto sorprendente è che di questi quasi cento provengono dalla Campania, lo stesso numero degli internati di questa regione che sono attualmente ricoverati in Opg. Da cosa dipende questo stato di fatto? Una magistratura di sorveglianza troppo sbrigativa, una diffusa disgregazione sociale con la mancanza di reti socio assistenziali, una piccola delinquenza irrecuperabile che caratterizza il nostro territorio?
È difficile dirlo. Quello che è certo è l'assenza dì proposte per abolire questo regime di semi-reclusione per sostituirlo con altre forme di reinserimento, come comunità di accoglienza dedicate, misure di sicurezza applicate nella libertà vigilata eseguite nei territori di residenza e non in Istituti tanto spesso lontani dal luogo dove queste persone vivono.
Nella Casa lavoro di Vasto sono recluse 160 persone. Di queste solo una ventina sono impegnate in attività lavorative al di fuori del carcere, mentre altre trenta fanno piccoli lavoretti all'interno, alternandosi per brevi periodi in modo da poter impiegare a turno tutti. Il progetto di creazione di una sartoria che farebbe lavorare un numero significativo di internati stenta a decollare, lasciando tanti senza lavoro e senza pena.
Nicola è uscito da qualche mese dal carcere di Vasto, abita da solo al centro storico di Napoli nella vecchia casa della mamma che nel frattempo si è trasferita dalla sorella in un comune dell'hinterland napoletano, ma lui non può andare a trovarla perché ha l'obbligo di dimora in città. Era tra i pochi fortunati che aveva una occupazione all'esterno del carcere ed ora saltuariamente lavora in una fabbrica che produce suole per scarpe, "Speriamo che duri - mi dice - sai, c'è la crisi". È quasi senza denti ed ha il cruccio della figlia che deve fare la prima comunione e lui non ha la possibilità di regalarle una festa. Ci sono voluti anni di dibattiti e di appelli di Forum e Comitati e non da ultimo il lavoro della Commissione parlamentare per arrivare alla chiusura degli Opg.
Ci auguriamo di non dover attendere una eternità per mettere fine anche a quello che è considerato l'ultimo retaggio dell'"ergastolo bianco" del nostro sistema giudiziario. Anche perché il giudizio dell'Europa sulla condizione di disumanità delle nostre carceri è solo sospeso. E la situazione degli internati nelle Ca-
se di lavoro non aiuta a chiudere le procedure di infrazione dì Strasburgo, né ci fa onore.
di Valeria Arnaldi
Il Messaggero, 30 marzo 2015
Domani scatta lo stop alle vecchie strutture, ma molte Regioni non sono ancora pronte ad accogliere i pazienti.
L'Osservatorio Antigone: "Il rischio è che i nuovi centri siano solo più piccoli ma restino esattamente uguali ai precedenti".
Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia, Castiglione delle Stiviere: sei strutture per un totale di 741 internati. L'Italia chiude i suoi ospedali psichiatrici giudiziari: secondo quanto stabilito dalla legge 81 del 2014, e dopo alcune proroghe, domani gli Opg dovranno essere chiusi per sempre e le persone da mercoledì dovranno essere spostate in nuovi istituti, le Rems, residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria.
Obiettivo è cancellare lo spettro - e soprattutto le ombre - dei manicomi criminali, spostando gli internati in realtà terapeutiche più piccole - massimo 20 posti letto - per rieducazione e riabilitazione. In ogni regione. O quasi. Gravata dalle precedenti proroghe, la chiusura sembra difficile anche per la nuova e ultima data. Questione di polemiche. Enumeri. Nonostante il termine fissato, gli ingressi negli Opg non sono cessati. Nel trimestre giugno-settembre 2014 sono state effettuate 67 dimissioni a fronte di 84 ingressi.
Le regioni, nel frattempo, grazie a un finanziamento di 172 milioni, avrebbero dovuto provvedere a realizzare le strutture alternative. Eppure, ad oggi, solo dieci regioni risulterebbe pronte. E laddove i tempi saranno rispettati, i problemi non mancano. Molte residenze sarebbero solo temporanee e non mancherebbero perfino quelle "in prestito". "I pazienti liguri in Opg - a lanciare l'allarme è stato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici - con la chiusura andranno nelle Rems in un ex-Opg lombardo".
Gli internati liguri saranno ospitati, nelle residenze realizzate all'interno dell'Opg di Castiglione delle Stiviere. Non solo. "Dei circa 750 pazienti in Opg - spiega Michele Miravalle, coordinatore Osservatori Antigone sulle condizioni di detenzione - almeno la metà è dimissibile perché ha scontato la pena detentiva o per le condizioni sanitarie. Il paradosso di chi sta dove non dovrebbe stare sarà riproposto nelle Rems. Alcune realtà non sono pronte e gli internati saranno trasferiti in strutture temporanee, in altre la sorveglianza è stata affidata a istituti di vigilanza privata. Malgrado i passi avanti, si rischia di creare mini-manicomi".
Intanto, l'approssimarsi della chiusura si accompagna a polemiche e proteste di chi abita nelle città che ospiteranno le nuove realtà. Perfino alcuni sindaci e addetti ai lavori avanzano timori sulla sicurezza sociale. La chiusura dei manicomi criminali fa paura e così sono nati vari Comitati cittadini del No, per protestare contro le Rems vicino ai centri abitati. Secondo gli Osservatori, all'interno degli Opg, oggi, ci sarebbero pure persone internate perché prive di contatti sociali che possano garantire per loro. "Il caso paradigmatico - prosegue Miravalle - è di un giovane tunisino di 28 anni, condannato dieci anni fa per tentato omicidio in una rissa con connazionali.
Malgrado sia ritenuto non più socialmente pericoloso, non gli è consentito uscire perché qui non ha legami territoriali o di famiglia". Il problema, secondo le associazioni che da anni si battono per la chiusura degli Opg, sarebbe nelle norme. "Siamo di fronte a una data storica - dichiara Stefano Cecconi, coordinatore del comitato nazionale Stop Opg. Occorre però una riforma del codice penale.
Si cambi la norma per cui un malato non può essere giudicato. Lo si giudichi e lo si mandi in carcere, ma gli si garantisca poi il diritto alla salute". "Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono contrari alla costituzione - commenta don Pippo Insana, che gestisce la Casa di Solidarietà e Accoglienza di Barcellona Pozzo di Gotto ed è cappellano dell'Opg locale. Non assicurano cure e non rispettano la dignità delle persone. Tra gli internati, ci sono anche persone condannate a venti anni per aver rubato quattromila euro".
di Silvia Barocci
Il Messaggero, 30 marzo 2015
Santi Consolo è il nuovo Capo dell'Amministrazione penitenziaria e, dal giorno in cui ha lasciato la procura generale di Caltanissetta per insediarsi al Dap, è alle prese con il piano di chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Che, per forza di cose, non potrà avvenire il 31 marzo prossimo.
Perché presidente? Si andrà a una proroga?
"No, la scadenza resta quella. Il ministero della Giustizia e il Dap sono già pronti a trasferire i circa 700 internati. Abbiamo inviato da tempo una lettera a tutti i presidenti di tribunale di sorveglianza per un nuovo esame sui dimissibili. Gli altri, invece, dovranno essere trasferiti dai sei Opg alle nuove strutture residenziali, le Rems".
Ma le Regioni sono pronte? Cosa vi hanno comunicato?
"A metà marzo ciascuna Regione, ad eccezione del Veneto, ci ha fornito un elenco ma non è completo ed è stato in parte già rivisto, perché in alcuni casi si stanno ipotizzando convenzioni con strutture private. Sempre che siano in grado di soddisfare i requisiti sanitari e di sicurezza richiesti".
Sembra che alla fatidica data di martedì 31 marzo cambierà poco o nulla.
"Lo ripeto: dovendo dare esecuzione a una norma, noi siamo pronti al trasferimento degli internati e a dare il supporto necessario alle Rems perché il loro sistema informatico di immatricolazione sia compatibile col nostro. Ma c'è da dire che la situazione nelle Regioni non è delle migliori, anche se in caso di inadempienze o ritardi rischiano di essere commissariate".
Da più parti, anche tra i magistrati, c'è chi si mostra scettico sui livelli di sicurezza delle nuove Rems. In fin dei conti si tratta sempre di malati psichiatrici che hanno commesso crimini efferati. Condivide il timore?
"Bisogna chiederlo a Ignazio Marino e ai padri di questa legge".
Par di capire che anche lei non sia convinto.
"In questi anni i nostri agenti di Polizia penitenziaria si sono adeguati con sacrificio a situazioni certamente difficili negli Opg e hanno maturato una professionalità non di poco conto al fianco del personale medico. Nelle Rems la sicurezza esterna sarà affidata alle prefetture che individueranno altre forze di polizia. All'interno, invece, ci saranno solo medici e infermieri. Mi chiedo se, di fronte all'aggressività di taluni internati, le Rems siano adeguatamente attrezzate".
Paura che qualcuno scappi?
"No, guardi, in genere i malati di mente non evadono. E se si allontanano il più delle volte tornano. Piuttosto mi pongo un altro problema".
Quale?
"Le nuove strutture, a differenza degli Opg, non avranno le sbarre. Ci si è chiesti cosa accadrebbe se, in un momento di crisi, uno degli internati nelle Rems decidesse di rompere il vetro di una finestra al quarto piano? I criteri di adeguatezza e di idoneità dovrebbero tener conto anche di questo".
Cosa ne farete dei vecchi Opg man mano che si svuotano?
"L'obiettivo è di trasferirvi col tempo detenuti in custodia attenuata da altre carceri. Sarà un processo graduale. Per questo li abbiamo ribattezzati Opg "a fisarmonica". Barcellona Pozzo di Gotto potrebbe ospitare circa 250 detenuti, Aversa e Napoli-Secondigliano altri 200, Reggio Emilia oltre un centinaio".
di Marzia Paolucci
Italia Oggi, 30 marzo 2015
Stop ai rinvii, il 31 marzo chiudono gli Opg-Ospedali psichiatrici giudiziari: sei in tutta Italia ma l'alternativa, le Rems - Residenza di esecuzione delle misure di sicurezza di nuova costruzione, dal 1° aprile non ci sarà. Al loro posto le regioni presentano, con le previsioni di spesa per le residenze che verranno, strutture adattate a Rems tra soluzioni tampone e definitive in un lungo elenco di territori dove il transitorio, prevale nettamente sul definitivo.
Ma c'è di più, secondo l'Osservatorio Antigone che visita annualmente le strutture penitenziarie, queste residenze rischiano di essere un unico grande flop: "Nelle previsioni di programma delle regioni ci sono strutture per mille posti, se consideriamo la media di due a regione con 20 posti ciascuno, per poco più di trecento persone, gli internati "non dimissibili" destinatari di queste residenze", cita Michele Miravalle, avvocato e coordinatore di Antigone sulle condizioni detentive.
Una sproporzione enorme tra persone e strutture: secondo gli ultimi dati della relazione trimestrale congiunta presentata dal ministro della Salute Lorenzin e dal ministro della Giustizia Orlando, al 30 novembre 2014, gli internati in Opg erano 761 di cui 678 uomini e 83 donne, tutte a Castiglione dello Stiviere. Di questi, 476 sono risultati dimissibili in base ai piani terapeutici individuali consegnati dalle Asl al ministero della Salute. Restano invece non dimissibili solo 314 persone internate, quelle da trasferire dagli Opg alle cosiddette Rems con motivazioni cliniche per il 40% e di pericolosità sociale per un ridotto 17%.
"Ciò vuol dire che più della metà dei rinchiusi, il 56%, non doveva starci in quanto non più pericoloso socialmente e seppure non arrivasse la terza proroga a cui siamo fermamente contrari", considera Miravalle, "il sistema Opg non sarebbe sostanzialmente modificato perché la maggior parte delle regioni ha adottato soluzioni provvisorie, non conformi alla legge e con tempi di soluzione lunghissimi".
Le regioni e i finanziamenti. Più piccole le Rems, con una media di 20 posti e un direttore sanitario ma senza alcun presidio di polizia penitenziaria al loro interno: più simili a un ospedale che a un carcere, quindi. Sarebbe questa la fotografi a delle Residenze di esecuzione delle misure di sicurezza. Critica la posizione di Antigone: "Usiamo le strutture già esistenti anziché trasformare gli Opg in Rems o costruirne di nuove".
Sull'onda del provvisorio, infatti, le regioni stanno optando per le soluzioni più disparate: dalla Calabria che ne realizzerà una a Girifalco, dove prima c'era proprio un manicomio, alla Sicilia, l'unica regione italiana che, contravvenendo a una normativa del 2008, continuava ancora a mantenere le funzioni di sanità penitenziaria con il suo Opg di Barcellona Pozzo di Gotto in mano allo Stato.
C'è poi il caso di turismo penitenziario con al centro l'Opg modello di Castiglione dello Stiviere dove, nelle more dei piani di previsione di spesa per le fantomatiche strutture, confluiranno intanto internati da almeno altre tre regioni: Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. Promossa il Friuli che sta usando i finanziamenti statali per strutture già presenti sul territorio con una gestione mista tra pubblico e privato sociale.
Altrettanto varia la tempistica di utilizzo dei finanziamenti da regione a regione: le sole regioni che hanno trasmesso un programma di utilizzo dei finanziamenti conforme alle indicazioni ministeriali sono Liguria, Toscana, Abruzzo, Lazio, Piemonte, Trento e Bolzano mentre Calabria, Sardegna, Puglia, Calabria e Basilicata non hanno ancora trasmesso al ministero della Salute un programma di utilizzo dei finanziamenti per spese Rems e servizi psichici territoriali. Ci sono poi quelle regioni che l'hanno trasmesso ed è all'esame del ministero: Friuli, Lombardia, Veneto, Marche, Emilia Romagna, Umbria e Molise.
La legge fa passi avanti. L'ultima legge n. 81/2014 introduce tre importanti novità rispetto alla prima normativa del 2012: i fondi statali non sono più vincolati alla realizzazione di nuove strutture lasciando discrezionalità alle regioni, è modificato il concetto di pericolosità sociale per cui i magistrati di sorveglianza non devono tenere conto delle condizioni familiari e sociali del detenuto e delle inadempienze dei servizi sanitari territoriali e in ultima analisi si mette fi ne ai c.d. "ergastoli bianchi" per cui nessuno può restare rinchiuso per un tempo superiore al limite massimo della pena commessa.
Opg. Antigone li visiterà nei giorni della chiusura
Il 31 marzo, così come previsto dalla Legge 81/2014, chiuderanno definitivamente gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Si tratta di una decisione importante frutto del lavoro di molti, di indagini e denunce partite da lontano. Non vanno creati allarmismi come fanno alcuni. Non c'è rischio sicurezza. Finalmente può ridiventare centrale la salute. Attualmente gli Opg sono sei. Gli internati sono circa 700. Molto è stato fatto. Molto c'è da fare. Noi monitoreremo questo processo. Già domani e martedì gli osservatori dell'Associazione Antigone si recheranno in questi luoghi per verificare lo stato delle cose, come procede il trasferimento degli internati e se, per il 1 aprile, gli Opg saranno effettivamente vuoti. Chiederemo inoltre ai direttori se il ministero e i provveditorati competenti stanno facendo valutazioni in merito all'utilizzo futuro di queste strutture.
Il calendario delle visite è il seguente: Lunedì 30 marzo 2015: Castiglione Delle Stiviere, Aversa. Martedì 31 marzo 2015: Napoli. Siamo in attesa delle conferme per quanto riguarda gli altri Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Comunicheremo tempestivamente ogni nuova visita. Alle ore 13.30, al termine delle visite, gli osservatori di Antigone saranno fuori dagli Opg a disposizione dei giornalisti che vorranno porre loro delle domande.
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