di Giovanni Rossi
Gazzetta di Mantova, 31 marzo 2015
Oggi 31 marzo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari devono chiudere. Finalmente non vi sarà nessuna proroga. Chi, come il comitato Stopopg (www.stopopg.it) è nato per questo non può che rallegrarsene. Il giorno successivo, il primo di una nuova fase, il film "il viaggio di Marco Cavallo" dentro gli OPG, verrà proiettato in Senato alla presenza del Presidente emerito Giorgio Napolitano, che in prima persona ha voluto la chiusura di questi luoghi "indegni di un paese appena civile".
Non ci sarà nessun effetto acceso/spento perché in quelle strutture obsolete e nocive per la salute, sono comunque accolte persone fragili, gli internati, e persone meno fragili, gli operatori, che hanno diritto, i primi, a programmi individuali di cura e risocializzazione, i secondi, a programmi formativi e di ricollocazione professionale. Il processo di chiusura si realizzerà attraverso la messa in pratica dei programmi terapeutici individuali.
Non tutte le regioni hanno condiviso e messo in pratica le prescrizioni di legge : 1) un progetto terapeutico e di risocializzazione per ogni proprio internato; 2) risorse aggiuntive ai dipartimenti di salute mentale; 3) attivazione di un numero limitato di posti residenziali (r.e.m.s.) dove possa essere messa in atto la misura di sicurezza detentiva nei, pochi, casi che dovessero essere così sanzionati da un giudice. Per questo alcune rischiano il commissariamento.
Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari che devono chiudere sono sei. In cinque prevale il Giudiziario, sono di fatto carceri. Il sesto, Castiglione delle Stiviere, esegue la detenzione per mezzo di un Ospedale Psichiatrico. Questa differenza viene utilizzata dalla regione Lombardia per sostenere che il suo Opg sarebbe oltre l'Opg. Insomma secondo la Regione Lombardia, gli Opg sarebbero come il colesterolo. C'è quello cattivo gli altri cinque e quello buono il suo.
Ma non è così. La legge dello scorso anno non prevede che possa esistere l'Ospedale Psichiatrico Buono. E questo per una ragione molto semplice. La nocività dell'Ospedale Psichiatrico, oltre che documentata nella pratica, è stata scritta nero su bianco in una legge: la legge Basaglia. In un certo senso possiamo affermare che la legge 81 del 2014, sancendo la chiusura degli Opg, completa la legge 180.
Così, se per la legge 180 la cura è di norma extra ospedaliera, per la legge 81 la misura di sicurezza è di norma non detentiva. Se per la legge 180 il trattamento sanitario obbligatorio (tso) deve comunque rappresentare l'estrema ratio e per questo viene sottoposto a vincoli di tempo, di luogo e di legittimità stringenti, analogamente l'estrema ratio della legge 81 è costituita dalla misura di sicurezza detentiva.
Lo scopo di questa misura dovrebbe, infatti, essere quello di eliminare/attenuare la pericolosità sociale attraverso la cura. Ma la cura delle malattie mentali, come sappiamo bene, è di norma extra ospedaliera e volontaria. Una prova ulteriore del fatto che la cura si basa sui progetti individuali e non sulle strutture, ci viene dalla prima applicazione della legge 81.
È bastato chiedere un piano di trattamento individuale per scoprire che : a) più della metà degli internati in Opg era già dimissibile (non più pericoloso); b) molti di coloro che non erano dimissibili lo erano per problemi psicopatologici più che per la pericolosità, e quindi in opg non avevano ricevuto la cura appropriata. Una verifica illuminante circa il fatto che l'istituzione totale nuoce gravemente alla salute, non riuscendo né a dimetterti né a curarti, ti cronicizza. È l'ergastolo bianco. A questo punto possiamo chiederci, riprendendo don Ciotti: la verità illuminerà la giustizia?
Giustizia vorrebbe che, perché l'acqua nell'Opg non ristagni ma riprenda a scorrere, non venga chiusa con una diga di Rems ma si aprano tanti ruscelli quanti sono gli internati. Servono dei buoni idraulici. Gli operatori della giustizia e quelli della salute lo sono? Fino ad oggi è, purtroppo, indubbio che l'interazione tra giustizia e sanità, tra magistrati e psichiatri, sia stata fattore di internamento, spesso non necessario, in Opg. Si entrava tanto per la mancata presa in carico nel Dsm che per il ricorso automatico alla misura di sicurezza detentiva.
Non si usciva semplicemente perché non veniva presentato un progetto terapeutico, né veniva particolarmente sollecitato dal giudice. Fortunatamente però le cose non andavano sempre così. Vi sono state anche intenzioni maggiormente efficaci. Secondo dati del Coordinamento interregionale sanità penitenziaria nel 2013 la regione con il maggior tasso di internamento era la Lombardia (più di 25 persone per milione) mentre altre come il Friuli e l'Emilia ne avevano meno della metà (meno di 10 per milione). Variabilità confermata anche dai dati aggiornati ad oggi. 8 friulani, 40 emiliano-romagnoli e ben 160 lombardi. Le regioni considerate hanno alcuni caratteri comuni : sono tutte del nord, i loro assetti socio economici e di welfare sono simili.
È diversa, invece la cultura/organizzazione dei servizi sanitari e giudiziari. Tale diversità spiega perché negli Opg ci sia più del doppio di lombardi rispetto a emiliani e friulani. In Lombardia l'Opg si configura come la risposta per un sistema di servizi molto difensivo, centrato sull'ospedale e sugli specialismi. In Emilia si valorizzano le differenze tanto negli approcci culturali che in quelli organizzativi. Essendo allenati ad organizzare risposte integrate nelle reti territoriali, tale approccio viene esteso anche alle persone internate, la cui differenza viene, infine, valorizzata. In Friuli si condivide in maniera sistemica l'esperienza basagliana che considera superabile, dopo aver chiuso l'ospedale psichiatrico, e messo in pratica il principio della cura extra ospedaliera, anche il manicomialismo intrinseco in qualsiasi forma di coazione : dal trattamento sanitario obbligatorio alla misura di sicurezza in Opg.
Purtroppo in Lombardia non sembra esserci alcuna consapevolezza del fatto che avere tanti lombardi in Opg dipende da uno scadente, e non eccellente, modello culturale/organizzativo. Anzi si fa di tutto per mettere sulle spalle dell'internato la responsabilità del suo internamento. Lombrosianamente si dibatte se si tratti di cronicità pericolosa, o non piuttosto, di pericolosità cronica. Portatori di tale responsabilità non sarebbero più gli "schizofrenici" ma i "giovani disturbi di personalità associati a dipendenza patologica". Per questo, nella nuova fase che si apre, va posta con forza la questione della verifica dell'efficacia dei programmi adottati dalle singole regioni.
Non può esistere un diverso trattamento in base alla regione di residenza. Tutti i cittadini italiani hanno diritto alla miglior cura disponibile. Né può essere tollerato lo spreco di denaro pubblico per "grandi opere", come si configura il progetto della regione Lombardia - radere al suolo e ricostruire più bello l'Opg di Castiglione delle Stiviere la cui base culturale si rintraccia nell'alienismo ottocentesco (1800), e nemmeno nel migliore. La parola di oggi è Stop Opg. Fatevi sentire.
di Gaetano Cervone e Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 31 marzo 2015
La direttrice: rimango qui al lavoro, chissà fino a quando. Tempo scaduto, il 31 marzo è arrivato. Oggi, secondo la legge, avrebbero dovuto chiudere tutti gli ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia. E invece il 31 marzo sarà ricordato come il giorno dell'ennesimo rinvio. Un Opg su due non chiuderà, né oggi né domani. E non chiuderà nemmeno Montelupo Fiorentino. I pazienti resteranno dentro Villa Ambrogiana ancora per settimane, forse mesi, addirittura fino al 2016. La Regione è incaricata di individuare le strutture alternative, le cosiddette Rems (Residenza per l'esecuzione di misure di sicurezza detentiva).
E questo è stato fatto, ma molte non sono ancora pronte, altre invece sono piene. La direttrice dell'Opg di Montelupo, Antonella Tuoni: "La chiusura dell'Opg toscano sicuramente il primo aprile non ci sarà. Domani (oggi ndr) lavorerò come sempre, sabato scorso c'è stato l'ingresso di una persona proveniente da una comunità e non ho indicazioni su provvedimenti di trasferimento.
Le strutture alternative all'Opg sono state individuate - aggiunge - ma la Regione Toscana non è ancora pronta e i pazienti toscani di fatto il primo aprile continueranno ad essere qui". Non solo: "Nel caso in cui i magistrati decidano per la misura di sicurezza provvisoria detentiva a un toscano, lo manderanno qui e non in una residenza non ancora operativa".
Ad oggi nell'Opg di Montelupo sono presenti 115 pazienti internati. I 49 internati toscani dovranno essere trasferiti nelle strutture della nostra regione, mentre gli altri andranno nelle rispettive regioni di provenienza. Ai 49 si aggiungono altri tre pazienti toscani, due donne all'Opg di Castiglione delle Stiviere (Mantova) e un uomo all'Opg di Reggio Emilia. Cinquantadue complessivamente. Circa la metà di loro andranno all'istituto Gozzini, chiamato più comunemente Solliccianino.
Una decisione scaturita dopo la lunga riunione di ieri pomeriggio della giunta regionale, una decisione che scontenta quanti chiedevano strutture alternative al carcere per i malati mentali, così come indicato dalla legge. Gli altri, ritenuti meno pericolosi, andranno nelle seguenti strutture con misure di sicurezza più leggere: padiglione Morel presso il presidio ospedaliero di Volterra (12 posti); comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla (10); Le Querce di Ugnano, Firenze (8); struttura terapeutico riabilitativa I Prati ad Abbadia S. Salvatore (4) e struttura riabilitativa ad Arezzo (4), entrambe pronte soltanto ad ottobre. Per accelerare i trasferimenti, la Regione ha attivato corsi di formazione per gli operatori delle comunità di recupero e ha attivato un tavolo di coordinamento per monitorare gli interventi volti al superamento dell'Opg.
di Fabrizio Ciuffini (Segretario Generale Fns-Cisl Toscana)
www.gonews.it, 31 marzo 2015
Oggi scade il termine di cui alla Legge 81 del 30 maggio 2014. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari devono concludere la loro funzione relativa alla gestione da parte dell'Amministrazione Penitenziaria delle persone autori di reati dichiarati incapaci d'intendere e volere, oltre che sottoposte a privazione della libertà personale per Pericolosità Sociale che venivano Internati in Opg piuttosto che dichiarati Detenuti ed affidati alle Case Circondariali e/o alle Case di Reclusione. Questa è la conclusione di un percorso che delineava già dopo il 1978 la Legge Basaglia, che chiudeva i Manicomi Civili ma rinviava ad una successiva fase la stessa operazione per quelli Criminali.
Purtroppo però proprio gli Opg hanno per tanti anni coperto la vergogna di un Paese, l'Italia, che non aveva create le Strutture previste dalla stessa legge Basaglia, ospitando con la diffusa complicità del sistema "Istituzioni" tanti malati che prima che in strada sono stati Internati in queste Strutture Penitenziarie. Non deve indurre in errore infatti la dicitura Opg (Ospedale Psichiatrico Giudiziario) perché non trattasi di Struttura Sanitaria, come molti hanno tentato e continuano a tentare di classificare queste Strutture, ma di una tipologia d'Istituto dell'Amministrazione Penitenziaria nell'esecuzione penale di restrizione della libertà individuale nelle persone autori di reati.
Certo una Struttura Penitenziaria con spiccate attività di assistenza sanitaria al proprio interno, ma sostanzialmente un carcere. In alternativa, dopo domani, gli Internati dovrebbero essere portati nelle Rems (Residenze per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza) piccole Strutture delle Asl che non devono ospitare normalmente più di 20 persone. Una previsione che di fatto realizza una modifica circa la gestione delle persone autori di reati in Italia, affidando la competenza non più allo Stato come previsto per le attività del Ministero della Giustizia, ma definisce in capo alle Regioni una attività non prevista dal decentramento di funzioni.
Non bastasse questo c'è poi il problema del Codice Penale che resta invariato e che pone i Giudici nella condizione di continuare a decidere nelle uniche scelte, poste dalla Legge rispetto alla privazione della libertà individuale nei soggetti autori di reato: o dichiararli detenuti se capaci d'intendere e volere ed affidarli alle case Circondariale e/o di Reclusione, oppure dichiararli Internati se incapaci d'intendere e volere ed affidarli agli Opg. Ma nel frattempo l'Opg risulta sulla carta chiuso! C'è poi la questione delle Regioni non pronte con le Rems.
Ad oggi pochissimi casi in Italia potranno ricevere tra 48 ore i soggetti dimessi dagli Opg e comunque da inserire in una Struttura che possa impedire la "libera circolazione" tra i Cittadini di chi oggi ancora in Opg. Tra queste non c'è la Toscana, una delle Regioni fautrici di questa Riforma e che poi non si è fatta trovare pronta.
Ma la chiusura degli Opg presenta anche altri rischi, legati per esempio al fatto che la criminalità organizzata potrebbe tornare a guardare con interesse questa ipotesi alternativa al carcere. Per un mafioso, un camorrista, 'ndranghetista o della sacra corona, invece di un ergastolo in carcere tornerà conveniente ricercare un percorso fatto di perizie psichiche (visti i notevoli mezzi economici di cui quel sistema dispone per pagarsi periti e capacissimi avvocati di parte) per farsi riconoscere incapace d'intendere e volere, scontando così non più una reclusione dietro le sbarre ma venendo affidato alle cure delle Asl nelle Rems. E c'è il rischio inverso all'Opg.
Visto che i Giudici non potranno più dichiarare certi autori di reati quali Internati ed affidarli agli OPG appunto, la valutazione di perizie etc., potrebbe complicarsi e vedere persone che comunque sono portatori di gravi disturbi psichici essere invece valutati come capaci d'intendere e volere, affidandoli alle carceri italiane quali detenuti.
Il mix che si determinerebbe nei Penitenziari, con soggetti dalla personalità gravemente disturbata fatti forzatamente convivere con detenuti che quei disturbi non hanno e devono anzi fare un percorso di espiazione e rieducazione, potrebbe risultare pericoloso, sia per la sicurezza degli Istituti stessi ma soprattutto del personale di Polizia Penitenziaria che nelle Carceri opera.
Infine la questione di Montelupo Fiorentino.
L'Amministrazione Penitenziaria organizza da tempo immemore la propria attività, fino ad oggi con la funzione di Opg, all'interno di un plesso storico monumentale che è la Villa medicea dell'Ambrogiana. Dopo le tante visite ispettive o meno da parte della Politica la parte meno nobile del plesso monumentale, un padiglione dove sono organizzati i reparti detentivi, è stato completamente ristrutturato, spendendo negli ultimi 3 anni circa 7,5 milioni di euro, con un Reparto e spazi di attività comuni per i reclusi che oggi non è esagerato definire strutturalmente il migliore in Toscana. Con la chiusura della Funzione di Opg l'Amministrazione Penitenziaria riconvertirà Tutte le Strutture che erano destinate a tale scopo in Italia ad altra funzione penitenziaria, eccezion fatta per Montelupo Fiorentino che invece pare dover lasciare, più per scelte politiche non del Ministero della Giustizia e del Dap ma del Governo stesso, per un futuro che appare all'orizzonte più tramite dichiarazioni giornalistiche che altro; si parla di un futuro Centro Congressi nella parte di maggior pregio del plesso storico, così come di un possibile cambio d'uso del padiglione penitenziario appena ristrutturato che (dopo una necessaria demolizione) potrebbe essere destinato ad un gran resort.
Nel frattempo il Ministero chiude per ristrutturazione il prossimo mese il carcere di Pistoia (per danni subiti da eventi sismici), dovendo ancora capire quale regione potrebbe ricevere i detenuti visto che in Toscana i carceri sono al completo. Infine il personale di Montelupo Fiorentino, che se la scelta sarà quella che si prospetta dovrà essere posto in mobilità, trasferendosi con le Famiglie in altre zone d'Italia e/o della Regione, magari dovendosi rivendere gli immobili che avevano acquistato negli anni a Montelupo per stabilirsi in quel Paese ed inserirsi nel tessuto sociale locale. Ma per loro e le loro Famiglie nessuno pare preoccuparsi più di tanto. Speriamo che Tutte le Istituzioni, gli Organismi Politici, le Redazioni giornalistiche e le Agenzie di Stampa che riceveranno questa ennesima lettera aperta, potranno fare qualcosa e portare all'attenzione Pubblica un dibattito che invece pare essere gestito in maniera sorda, come tante altre questioni nel nostro Paese".
La Nazione, 31 marzo 2015
La giunta regionale ha approvato la delibera col piano attuativo. Superamento dell'Opg, l'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, queste le soluzioni della Toscana, contenute nella delibera approvata dalla giunta regionale nel corso della seduta di oggi pomeriggio. Queste le residenze individuate per ospitare gli internati toscani che si trovano ora nell'Opg di Montelupo: 1. Istituto Mario Gozzini Località Sollicciano Firenze Azienda Usl 10 di Firenze 2. Struttura Psichiatrica Residenziale "Le Querce" Firenze - Azienda Usl 10 di Firenze 3. Comunità Terapeutica "Tiziano" Aulla Azienda Usl 1 Massa e Carrara 4. Struttura residenziale "Morel" Ospedale Volterra Azienda Usl 5 di Pisa 5. Modulo residenziale "I Prati" Abbadia S. Salvatore Azienda Usl 7 Siena 6. Modulo residenziale in struttura terapeutico riabilitativa di Arezzo Azienda Usl 8 Arezzo.
Nella delibera si stabilisce anche di impegnare la Asl 10 di Firenze ad eseguire l'analisi di fattibilità inerente la quantificazione e qualificazione degli interventi di adeguamento dell'Istituto Mario Gozzini a Sollicciano (conosciuto come "Solliccianino"), corredandola di cronoprogramma. Si stabilisce di attivare un tavolo regionale congiunto delle autorità coinvolte nel processo di superamento dell'Opg, coordinato dalla Direzione Generale Diritti di cittadinanza e coesione sociale, con la partecipazione del Provveditore regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per la Toscana, del Presidente del Tribunale di Sorveglianza, del Direttore Generale dell'Azienda Usl 10 di Firenze ed il supporto dei Settori regionali e territoriali competenti, al fine di garantire la sinergia delle azioni di rispettiva competenza e presidiare il monitoraggio ed il coordinamento degli interventi volti ad assicurare il superamento dell'Opg.
Nella delibera si stabilisce inoltre di organizzare corsi di formazione per gli operatori del settore finalizzati alla progettazione e alla organizzazione di percorsi terapeutico-riabilitativi e alle esigenze di mediazione culturale; riqualificare i dipartimenti di salute mentale, contenendo il numero complessivo di posti letto da realizzare nelle strutture sanitarie; predisporre percorsi terapeutico-riabilitativi individuali di dimissione di ciascuna delle persone ricoverate in Opg.
Il superamento dell'Opg è uno degli obiettivi prioritari della Regione Toscana, che in questi anni ha posto particolare attenzione alle problematiche degli internati e detenuti nell'Opg di Montelupo, individuando tra gli obiettivi prioritari dei propri atti di programmazione in ambito sanitario il superamento dell'Opg attraverso percorsi socio-assistenziali e di cura da realizzarsi nell'ambito territoriale.
Dal 2011 ad oggi sono stati promossi e sostenuti a livello regionale 65 programmi di dimissione dall'Opg, per favorire il rientro degli internati toscani nel territorio di provenienza. I 65 percorsi di dimissione attivati sono stati diretti per il 73% in comunità terapeutiche psichiatriche, per il 9% in comunità terapeutiche per doppia diagnosi, il 14% in residenze sociali e il 4% al domicilio proprio o dei familiari.
Con varie delibere, la giunta regionale ha stabilito il potenziamento della rete dei servizi territoriali, l'attivazione delle residenze intermedie, la realizzazione di una residenza destinata ad accogliere i pazienti internati con misure di sicurezza detentiva (Rems: residenza sanitaria per l'esecuzione della misura di sicurezza), la formazione professionale e l'aggiornamento continuo degli operatori, l'adeguamento della dotazione di personale, il sostegno dei percorsi di dimissioni per i pazienti internati toscani e per gli stranieri senza fissa dimora.
Ad oggi nell'Opg di Montelupo sono presenti 115 pazienti internati, di cui 49 toscani, il resto da altre regioni. In più, 1 uomo toscano è nell'Opg di Reggio Emilia e 2 donne toscane sono nell'Opg di Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova (l'Opg di Montelupo è solo per uomini). I pazienti di altre regioni verranno presi in carico dalle rispettive Regioni.
La Regione Toscana ha individuato soluzioni innovative, basate su tre livelli: 1° livello: Rete ordinaria dei servizi territoriali 2° livello: Residenze intermedie e moduli 3° livello: Residenza con sorveglianza intensiva.
Per quanto riguarda i pazienti toscani, queste le soluzioni individuate: per alcuni di loro (14) ci sono percorsi di dimissione in corso; per 22, l'Istituto Mario Gozzini a Sollicciano (sorveglianza intensiva); 12 andranno nella struttura appositamente realizzata nel padiglione Morel presso il presidio ospedaliero di Volterra (servirà la zona da Massa Carrara all'isola d'Elba) (struttura intermedia); 10 nella comunità terapeutica "Tiziano" di Aulla, già funzionante (struttura intermedia); 8 a Le Querce, a Ugnano, Firenze (struttura intermedia); per l'Area vasta sud sono stati individuati 2 moduli, ciascuno di 4 posti, in due strutture terapeutico-riabilitative a Siena e Arezzo, che entreranno in funzione a ottobre.
Ansa, 31 marzo 2015
Da domani anche l'Ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, sarà chiuso. Ma il futuro dei 165 internati, tra cui dieci donne, ospiti dell'unico Opg della Sicilia resta un'incognita.
Alcuni saranno destinati alle strutture carcerarie del territorio; quelli che hanno ancora bisogno di supporto psichiatrico dovrebbero essere trasferiti presso i vicini Rems (residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza) realizzati a Naso (Messina) o a Caltagirone (Catania) che però non potranno ospitare più di 20 pazienti, come prescrive la legge.
Gli altri saranno dirottati verso altre strutture. I Rems saranno gestiti dai Dipartimenti di salute mentale che dovranno garantire ogni assistenza e adeguati programmi terapeutici ai soggetti con patologie mentali. All'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto ci sono situazioni molto diverse dal punto di vista giudiziario e clinico, con casi di patologie anche gravi. L'elegante costruzione in tardo stile Liberty, che ospita il Centro, realizzata nel 1925, era a suo tempo un modello sia sotto il profilo strutturale che scientifico, con un ingegnoso sistema alle finestre che, mimetizzando le sbarre, garantiva una completa visione dell'esterno.
Per molti anni fu considerato una sorta di "buen ritiro" anche per i mafiosi che si fingevano pazzi pur di non essere rinchiusi in carcere. La struttura in passato è stata al centro di critiche sulla situazione igienico sanitaria e di un'ispezione nel 2010 da parte di una commissione parlamentare d'inchiesta guidata dall'attuale sindaco di Roma Ignazio Marino. Adesso diventerà un penitenziario destinato ai detenuti responsabili di reati di lieve entità.
di Michela Nicolussi Moro
Corriere di Verona, 31 marzo 2015
Coletto: "Ci pensi il governo a gestire un suo pasticcio" II Pd: "II Veneto è l'unico privo di strutture sostitutive". Venezia È questione di giorni il commissariamento del Veneto per l'"affaire Opg". Oggi scade infatti il termine ultimo imposto dalla legge per chiudere i sei Ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia e trasferire i pazienti a più "umane" Residenze di esecuzione di misure di sicurezza (Rems), che ogni Regione avrebbe dovuto attivare.
Il Veneto è l'unica a non averne di già operative, il Piemonte sarà pronto solo a settembre, così come risultano in ritardo Friuli, Trento, Calabria, Puglia, Toscana, Umbria e Marche, che ottempereranno al diktat da metà aprile a giugno. Le altre Regioni sono in regola. Ma allora dove finiranno i 48 detenuti veneti negli Opg di Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (solo 4)? "Per il momento continueremo a pagare per la loro permanenza in quelle strutture, che non chiuderanno subito - spiega Luca Coletto, assessore alla Sanità - e a giorni aspettiamo il commissariamento.
Visto che il governo non ha saputo garantire il processo graduale di dismissione degli Opg, comunicando alle Regioni solo lo scorso novembre la possibilità di Rems provvisorie cioè con parametri sanitari meno rigidi di quelle definitive, si occupi Roma della partita. Il Veneto ha presentato il progetto per la Rems di Nogara (40 posti, 20 per gli uomini e 20 per le donne, ndr) nel 2013, ma il ministero della Salute l'ha approvato solo nel 2014 e finanziato, con 12,5 milioni più altri 2,5 per l'avviamento della gestione, appena 15 giorni fa. Non ci sono i tempi tecnici per aprirla - chiude l'assessore - sarà pronta tra due anni. Gli stabili destinati ad accogliere i detenuti con problemi psichiatrici non si possono improvvisare".
In effetti il dicastero della Giustizia impone parametri detentivi e sanitari molto rigidi: muro di cinta esterno, sorveglianza h24 e ambiente ospedaliero all'interno. Coletto ha scritto al sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, responsabile del progetto: "In Veneto non abbiamo strutture idonee allo scopo e anche se i parametri per le Rems sanitarie sono stati declassati, tale decisione non è ancora legge. E io non mi prendo la responsabilità di inserire i pazienti-detenuti in realtà che non ne rispettano la dignità e non garantiscano la sicurezza dei cittadini".
E così Palazzo Balbi gira al commissario ad acta, "che ha anche il potere di aggirare determinate norme", la patata bollente di trovare il luogo adeguato. Potrà anche rivolgersi al privato sociale, che di immobili già attrezzati ad ospitare i soggetti in dimissione dagli Opg ne ha. Per esempio nell'Alto Vicentino, nel Bassanese e nel Veronese.
"Ecco, il problema è proprio questo - sottolinea Claudio Sinigaglia (Pd), il vicepresidente della commissione Sanità che per primo ha sollevato il problema - dei 48 reclusi veneti solo la metà può essere dimessa. Ed è già un problema capire se indirizzarli ai Centri di salute mentale 0 ad altri servizi, che potrebbero non avere le adeguate protezioni. Ma il vero nodo della questione riguarda gli altri, che non possono essere dimessi per motivi di pericolosità sociale: chi se li prenderà in carico, dove e come? Tutta questa vicenda dimostra come la Regione consideri tema di serie B la Psichiatria, carente di personale, strutture e risorse".
L'attivazione di una Rems comporta un bando di gara "dedicato" e un altro per la ricerca del personale. "È tutto finanziato da Roma - chiarisce Coletto - ma l'ostacolo sono i tempi. Per avviare una realtà di questo genere ci vogliono almeno cinque anni, il governo non può dircelo all'ultimo momento". A Legnago c'è una comunità residenziale sperimentale per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, che segue pazienti provenienti dagli stessi, ma è un'esperienza temporanea e con pochi posti letto. Dal canto loro le Usl, per il momento non coinvolte nell'operazione, non intendono farsi carico di un progetto "che non hanno le forze né le risorse per gestire".
Ansa, 31 marzo 2015
"Ci faremo portavoce, insieme ai cittadini e alle istituzioni della Provincia di Caserta, di un confronto costruttivo con il Ministero della Giustizia per discutere sul futuro dell'ex Opg di Aversa, in modo da restituire centralità alla comunità normanna sull'utilizzo di un bene pubblico di grande valore storico".
Lo dice il consigliere regionale del Partito democratico, Gennaro Oliviero. "Tutto ciò - aggiunge - è coerente e in linea rispetto ad un rinnovato risveglio culturale della cittadina normanna che in questi ultimi anni ha inteso dare spazio ad iniziative tese alla valorizzazione del meraviglioso centro storico cittadino.
Ma tutto ciò non deve mai far calare le attenzioni rispetto alla realtà sociale degli internati che sono stati finora ospitati nel complesso Filippo Saporito, dove il dramma sociale necessita di un raccordo operativo e costante dell'autorità giudiziaria con i dipartimenti di salute mentale dell'Asl in modo da favorire dignità, assistenza sanitaria e soprattutto percorsi di inclusione sociale, laddove nel superamento della dimensione carceraria dovranno essere adottate misure tese alla riabilitazione sociale dell'individuo in modo da poterlo restituire alla propria comunità di riferimento", conclude Oliviero.
www.extraquotidiano.it, 31 marzo 2015
I presidenti delle associazioni Cittadini Attivi di Gela e Polis di Caltagirone hanno inviato una diffida, invitando il presidente della Regione siciliana a procedere con immediatezza alla nomina. Il mondo delle associazioni non ci sta e alla mancata nomina del Garante dei detenuti risponde diffidando il governatore Crocetta. Carlo Varchi, presidente dell'associazione Cittadini Attivi di Gela, e Giuseppa Lo Bianco, presidente dell'associazione Polis di Caltagirone, seguiti dall'avvocato Carmela Puzzo, hanno invitato una diffida al presidente della Regione siciliana per chiedere con immediatezza di procedere alla nomina del Garante, ovvero di dare seguito "all'applicazione dell'art. 33 della legge regionale n. 5 del 2005 si legge nella nota ad oggi totalmente disatteso, riservandosi in caso di mancato riscontro di adire le competenti sedi giudiziarie al fine di tutelare i diritti dei loro rappresentati". Un'inadempienza che di fatto "priva i detenuti siciliani di una figura indipendente e fondamentale volta a garantire e migliorare, grazie alle competenze attribuitegli dalla legge, le condizioni dei detenuti all'interno delle carceri siciliane" .
Allo scadere del mandato, nell'ottobre 2013, ricoperto fino a quel momento da Salvo Fleres, "Crocetta continuano i presidenti delle associazioni ha omesso di emettere il decreto di nomina del Garante per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale". Figura che invece si rivela di fondamentale importanza in quanto è deputata dalla legge "a porre in essere ogni iniziativa necessaria od opportuna al fine di promuovere e facilitare, anche attraverso azioni congiunte con altri soggetti pubblici e con soggetti privati, l'inserimento lavorativo dipendente ed autonomo nonché il recupero culturale e sociale e la formazione scolastica ed universitaria delle persone private della libertà personale, incluse quelle che scontano la pena anche in forma alternativa nel territorio siciliano, intervenendo pure a sostegno della famiglia ed in particolare dei figli minorenni la sua attività è rivolta anche ai detenuti siciliani che scontano la pena al di fuori del territorio regionale nel caso in cui essi abbiano richiesto l'intervento del Garante durante la loro detenzione in Sicilia e nella località di destinazione non sia presente la figura del Garante regionale dei diritti dei detenuti".
Inoltre, tra i compiti del Garante c'è anche quello di vigilare affinché "venga garantito l'esercizio dei diritti fondamentali da parte dei soggetti detenuti e dei loro familiari, per quanto di competenza della Regione, degli enti locali e delle Ausl, tenendo conto della loro condizione di restrizione. A tale scopo il Garante si rivolge alle autorità competenti per eventuali informazioni, segnala il mancato o inadeguato rispetto di tali diritti e conduce un'opera di assidua informazione e di costante comunicazione alle autorità stesse". Sono infatti ancora in corso procedimenti avviati dall'allora garante, oltre alla riapertura di processi archiviati in un primo momento come suicidi.
Spetta sempre al garante "promuovere iniziative ed attivare strumenti di sensibilizzazione pubblica sui temi dei diritti umani delle persone private della libertà personale, del loro recupero sociale e della umanizzazione della pena detentiva si legge ancora nel testo della diffida promuovere con le amministrazioni interessate protocolli di intesa utili al migliore espletamento delle sue funzioni, anche attraverso visite ai luoghi di detenzione; esprimere parere sui piani di formazione destinati ai detenuti o ex detenuti, nonché sulle istanze presentate ai sensi della legge regionale 19 agosto 1999, n. 16?.
di Damiano Aliprandi
Il Garantista, 31 marzo 2015
Si infittisce sempre di più il mistero sulla morte di Fabio De Luca, detenuto nel carcere di Isernia deceduto lo scorso novembre in seguito a gravi ferite riscontrate alla testa. Era stata effettuata l'autopsia e ora abbiamo il responso: presenta il cranio sfondato da più parti. Cosa avvenne in quella cella è un vero e proprio giallo. A essere sotto inchiesta sono due detenuti originari di Napoli che si trovavano nella cella quando la vittima fu colpita, più un terzo individuo, probabilmente un'altra persona rinchiusa nel carcere.
Il reato ipotizzato è quello di morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. La perizia, depositata già da qualche giorno, è stata letta attentamente dall'avvocato del Foro di Isernia Salvatore Galeazzo, legale della. famiglia del detenuto, il quale fornisce anche qualche dettaglio al riguardo: "Il mezzo che ha prodotto le lesioni è da ricercare in un oggetto contundente a superficie liscia, di consistenza duro-elastica, che ha attinto il capo del De Luca in più punti".
Di cosa si sia trattato se un bastone di legno, un manganello di ferro, forse ricoperto da un telo o da un panno o cos'altro non è dato sapere e il legale non si sbilancia. Anche perché in cella non è stato trovato nulla di corrispondente alla descrizione del dottor Vecchione. Dal grave trauma cranico e dalle conseguenti lesioni cerebrali all'altezza della nuca, sarebbe poi derivata la morte per arresto cardiocircolatorio.
Cosa sia accaduto davvero al carcere, però, resta ancora un mistero fitto. Un omicidio? Ma per quale movente? Una lite tra detenuti finita male? Oppure c'è qualche altra cosa sotto? Difficile fare qualsiasi congettura, al momento. La certezza, però, è che De Luca 45 anni originario di Roma aveva il cranio sfondato in più punti per opera di qualcuno. L'uomo, secondo le ricostruzioni della Squadra Mobile di Campobasso, che indaga sul caso, si era recato in un'altra cella per prendere una gruccia quando, alla presenza di due detenuti, avrebbe battuto la testa e sarebbe finito in coma. A dare l'allarme furono proprio i due detenuti che si trovavano con De Luca.
Una vicenda simile alla storia del marchigiano Achille Mestichelli, un ascolano di 53 anni che era detenuto nel carcere di Ascoli Piceno. Il detenuto, nello scorso mese di gennaio, era stato arrestato dai carabinieri della stazione di Castel di Lama in esecuzione di una sentenza definitiva. Era stato condannato a due anni di reclusione per aver commesso un furto, episodio risalente ad alcuni anni fa. Intorno alle 21 del mese scorso i detenuti con i quali divideva la cella hanno lanciato l'allarme in quanto il loro compagno dava flebili segni di vita.
È stato prontamente soccorso e visitato dal medico di turno il quale, valutato il suo stato di salute, ha deciso che l'uomo venisse trasferito all'ospedale di Torrette, provincia di Ancona, dove poi è finito in coma irreversibile per poi morire. Per il decesso è indagato con l'accusa di omicidio preterintenzionale un compagno di cella, Mohamed Ben Alì, tunisino di 24 anni. Secondo le testimonianze degli altri detenuti rinchiusi nella stessa cella (due italiani e due tunisini), Alì avrebbe spinto Mestichelli che sarebbe caduto battendo violentemente la testa.
www.ottopagine.it, 31 marzo 2015
I sindacati denunciano l'ennesimo episodio avvenuto nella casa circondariale di Benevento.
Ancora un'aggressione tra le mura del Penitenziario di Capodimonte. L'ennesimo grave caso di violenza ai danni della Polizia Penitenziaria. A denunciarlo le Segreterie Provinciali dei Sindacati Cgil, Uil, Sinappe e Ugl che riferiscono: "Nel primo pomeriggio di sabato, tre detenuti animati da futili motivi, hanno aggredito tre agenti e un sostituto commissario.
A scatenare la prima selvaggia aggressione, sembra sia stato un semplice richiamo verbale proferito da parte di un agente circa una basilare norma del regolamento penitenziario, in merito alla sicurezza.
Da qui i ristretti, fingendo apparente calma e, manifestando, addirittura, pentimento per quanto fatto, avevano in realtà pianificato il prosieguo della loro violenta esibizione e appena le condizioni sono risultate favorevoli, si sono scagliati improvvisamente con calci e pugni, contro altri operatori della polizia penitenziaria, tra cui il responsabile dell'area trattamentale, proprio quell'area deputata più di ogni altra al recupero dei detenuti attraverso varie attività formative e ludiche e sui cui tante risorse sono state investite in questi anni.
Diverse le contusioni e le ecchimosi riportate dai tre poliziotti, più seria è apparsa invece la situazione per il graduato. È stato dunque necessario ricorrere per tutti alle cure mediche presso il pronto soccorso del Rummo, dove i medici hanno diagnosticato loro prognosi di 10 giorni". Quindi commentano: "Il grave episodio, ultimo tra tanti, è solo l'ennesima triste conferma di ciò che le organizzazione sindacali denunciano da anni e per cui è stato dichiarato lo stato di agitazione permanente e l'interruzione delle relazioni sindacali con la locale direzione.
Risale infatti solo all'autunno scorso l'imponente manifestazione di protesta tenutasi dinanzi ai cancelli della Casa Circondariale e la successiva richiesta di intervento del Prefetto Galeone con cui si era cercato di rappresentare tutto il disagio degli operatori della polizia penitenziaria e il pericolo di una deriva nella percezione degli standard di sicurezza". E ancora "Se sarà necessario - concludono - saremo pronti a scendere nuovamente in piazza ed attuare ogni forma di protesta consentita, per manifestare tutta la nostra solidarietà ai colleghi barbaramente aggrediti e chiedere interventi concreti da parte dell'amministrazione centrale sui concetti legati alla sicurezza sia degli operatori penitenziari che dei reclusi".
- Milano: "Cani dentro e fuori", progetto tra l'Università Statale e il carcere di Bollate
- Massa: il ministro Orlando in visita al Tribunale "uffici in affanno, sistema frustrato"
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