www.24emilia.com, 9 luglio 2014
Dai 590 reclusi del dicembre 2013 ai 430 attuali: anche il carcere di Modena ha risentito positivamente delle misure anti sovraffollamento adottate dal Parlamento e dal governo nei mesi scorsi. L'introduzione della "liberazione anticipata speciale", la ridefinizione delle misure alternative alla detenzione e la recente sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi hanno consentito alla casa circondariale di offrire condizioni di vita dignitose all'interno delle sue mura.
Le misure anti-sovraffollamento erano state assunte dopo che la Corte europea dei diritti umani aveva sanzionato l'Italia per il trattamento inumano e degradante dei suoi detenuti causato dalla eccessiva sovrappopolazione carceraria. Ora a Modena la situazione è molto diversa, come ha potuto verificare una delegazione di parlamentari modenesi del Partito democratico in visita alla struttura. Insieme alla responsabile regionale giustizia del Pd Giovanna Zanolini, hanno visitato il carcere i parlamentari modenesi Manuela Ghizzoni, Maria Cecilia Guerra e Stefano Vaccari, il senatore bolognese, componente della Commissione Giustizia, Sergio Lo Giudice, il sindaco di Castelfranco Emilia Stefano Reggianini e l'assessore modenese alle politiche sociali Giuliana Urbelli.
"La messa a regime del nuovo padiglione aperto nel febbraio 2013 ha consentito di separare i 121 ristretti in attesa di giudizio dai condannati in via definitiva - spiega l'avvocato Zanolini - Ad oggi nel padiglione ci sono addirittura posti vuoti rispetto alla capienza regolamentare, cosa che per un carcere italiano costituisce una vera rarità".
La sezione speciale dei sex offender (che raccoglie anche detenuti provenienti da altre parti della regione) ospita ben 100 detenuti sottoposti a percorsi trattamentali speciali e anche, come ha illustrate la direttrice Rosa Alba Casella, a sperimentazioni di integrazione con gi altri ristretti. II 60% degli ospiti è composto da extracomunitari, il 30% da tossicodipendenti. La sezione femminile ospita 27 detenute.
"La nota dolente - hanno sottolineato i parlamentari Pd - riguarda i trattamenti di recupero e in particolare il tema del lavoro. All'interno della struttura sono disponibili solo 80 posti di lavoro (cucina, pulizia, piccole riparazioni) che, grazie alle turnazioni, coinvolgono un centinaio di detenuti. I corsi di formazione professionale organizzati finora dalla Provincia hanno avuti effetti positivi, ma anche una controindicazione: non prevedendo indennità oraria, hanno messo spesso i reclusi nella difficile scelta fra formarsi o riuscire a guadagnare quella poche centinaia di euro che in carcere sono utili magari anche solo per comprarsi le sigarette".
Purtroppo gli effetti della crisi economica (aggravati da terremoto e alluvioni) hanno fatto calare le offerte di lavoro provenienti dal territorio. "Auspichiamo che un meccanismo virtuoso - continuano i parlamentari Pd - potrà essere innescato dalle recenti misure di incentivi fiscali per le aziende che assumono detenuti approvate di recente dal Parlamento".
Permangono, poi, anche a Modena i mali storici che affliggono il sistema carcerario italiano, dalla carenza degli organici della polizia penitenziaria alla scarsità delle risorse per la manutenzione ordinaria. "Va sottolineato però il dato positivo - conclude l'avvocato Giovanna Zanolini - da considerarsi pur sempre temporaneo, di una disponibilità di metri quadri per detenuto che non ci costringe più a vergognarci, come in passato, di fronte all'Europa".
di Francesco Anfossi
Famiglia Cristiana, 8 maggio 2014
Non si può dire che il tema del sovraffollamento disumano delle carceri in Italia stia a cuore al Governo Renzi: alle primarie, del resto, il futuro premier aveva detto di essere contrario all'indulto o all'amnistia. Nonostante i due messaggi alle Camere di Napolitano, i numerosi appelli del Papa, la telefonata di Francesco a Pannella, che continua a digiunare per questa causa, Renzi insiste a non farne alcun cenno nelle numerose interviste (né a dire il vero i suoi intervistatori si sognano di fargli domande sull'argomento).
Ansa, 13 ottobre 2013
Una nigeriana detenuta dal 2009 nel carcere femminile genovese di Pontedecimo è in gravidanza da tre mesi. La notizia è rivelata dal Corriere Mercantile. La donna, che sta scontando una pena per reati legati al mondo della prostituzione è sposata, ma da quando è reclusa non ha mai goduto di permessi che le abbiano dato la possibilità o di uscire dal carcere o di avere incontri privati con il marito che ha sempre e solo incontrato nella sala colloqui del carcere sotto la sorveglianza degli agenti penitenziari.
Nei giorni scorsi la donna ha rifiutato l’incontro con il marito. La notizia choc ha fatto subito scattare una indagine. le attenzioni si concentrano sugli operatori che lavorano nelle celle o negli spazi di socializzazione e sugli agenti. L’indagine, qualora la gravidanza fosse da attribuire ad un agente, dovrà anche appurare se il rapporto sessuale sia stato consenziente o se la donna sia stata costretta per avere benefici all’interno dell’istituto.
La vicenda fa riemergere il caso dell’ex direttore del carcere di Pontedecimo, Giuseppe Comparone, condannato a 30 mesi per concussione e violenza sessuale per aver concesso benefici e permessi in cambio di favori sessuali a una detenuta marocchina, reato aggravato dall’abuso di autorità La nigeriana incinta sarebbe un teste che permise di incastrate l’ex dirigente dell’istituto.











