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di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 30 marzo 2015

 

"La rosa s'apre/la rosa appassisce senza sapere quello che fa./ Basta un profumo di rosa/smarrito in un carcere/perché nel cuore del carcerato/urlino tutte le ingiustizie/del mondo". (Ho Chi Min)

 

Forse i più giovani non sanno che Pietro Ingrao è stato un importante e famoso partigiano della Resistenza italiana e uomo politico nel dopoguerra. Ha militato nel Partito comunista fin dal 1942 ed è diventato uno dei massimi dirigenti del Pci. È stato pure direttore del quotidiano del Pci "L'Unità" dal 1946 al 1956 ed ha ricoperto la carica di presidente della Camera dei deputati. Fra gli uomini ombra (come si chiamano gli ergastolani fra loro) Pietro è molto famoso per avere dichiarato in una intervista: Io sono contro all'ergastolo prima di tutto perché non riesco ad immaginarlo. Ed ha ragione perché per una persona normale è difficile immaginare che un uomo deve stare chiuso in una gabbia per tutta la vita. Solo per vedere tutti i giorni il sole tramontare senza speranza in attesa di un'alba che arriverà troppo presto per dimostrarti che oggi sarà uguale a ieri e per giorni inesistenti e per notti inutili per sempre fino all'ultimo dei suoi giorni. Per i cento anni di Pietro Ingrao ho pensato di rendere pubblico quello che ha dichiarato l'ex senatrice Maria Luisa Boccia in un incontro/dibattito a Cosenza su "Ergastolo: la speranza abolita?" di anni fa.

Carmelo Musumeci mi scrisse chiedendomi il libro delle memorie di Pietro, "Volevo la luna", ed io siccome lo conosco molto bene perché è mio zio, ho chiesto di fargli una dedica e Pietro nella dedica ha scritto, come si scrive spesso a persone che vivono in condizioni di costrizione: auguri per il suo futuro. Carmelo mi ha scritto una lettera per ringraziarmi del libro e per la dedica dicendomi che quando ha letto questa dedica è rimasto smarrito: ma io non ho futuro, come possono farmi gli auguri per il mio futuro? Credo che questa sia, appunto, la condizione quotidiana con cui una persona che ha scritto fine pena mai costruisce, detta il ritmo quotidiano della sua esistenza, ogni giorno, all'infinito. Il tempo è la morte, quando avverrà. In qualche modo cerca di conviverci, Carmelo cerca di costruire e di riempire la sua vita come può, si è messo a studiare, a scrivere, per dare un senso a quella condizione che è data dalla sua pena anzi da quell'infinito che è la costruzione del carcere a vita. Eppure davanti a quell'"auguri per il futuro" si è sentito smarrito.

 

Pietro, incredibilmente i tuoi auguri mi hanno portato fortuna e all'inizio del mese, dopo ventiquattro anni di carcere, mi hanno concesso il primo permesso premio di nove ore da trascorrere con la famiglia in una struttura esterna. E le buone notizie non finiscono qui perché adesso nei nuovi certificati di detenzione degli ergastolani i "buoni" non ci scrivono più (forse perché non riescono a immaginare neppure loro l'ergastolo) "fine pena mai" scritto in rosso, ma ci mettono fine pena anno 9.999 così riusciamo meglio ad immaginarlo. Pietro ti faccio tanti auguri di compleanno. Ti voglio bene. E ti mando un sorriso fra le sbarre.