Adnkronos, 5 aprile 2015
Il caso, inoltre, per i penalisti "rappresenta un ulteriore campanello di allarme se si considera che già la Lombardia aveva deciso di trasformare in Rems a vigilanza rafforzata l'Opg di Castiglione delle Stiviere, con un'operazione che assomiglia molto ad un cambio di etichetta, e che il Piemonte e la Liguria avevano deciso di destinare i propri malati a quella struttura. Non vorremmo - ma abbiamo motivo di temerlo - che una riforma di portata storica, grazie a scelte di questo tipo, si trasformasse in un'operazione gattopardesca".
di Giovanni Maria Giacobazzi
Il Garantista, 5 aprile 2015
Fatta la legge trovato l'inganno... ma questa volta a "barare" è il consiglio superiore della. magistratura che attribuisce un potere incredibile al capi degli uffici.
Oltre a questo quotidiano, ria sempre alquanto perplesso, sono stati in pochi quelli che hanno dato risalto in maniera critica alla delibera sulle ferie del Consiglio superiore della magistratura dello scorso 26 marzo. L'argomento era molto tecnico e nessuno ha sentito l'esigenza di approfondirò il tema. Anche perché tutti si erano convinti che Matteo Renzi fosse riuscito nell'impresa. Cioè tagliare da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati. Una grande vittoria per il premier che con un colpo di slide aveva spazzato via i privilegi della casta togata. Come si ricorderà, il taglio dei giorni di ferie era stato motivato da Renzi con l'esigenza di avere
una giustizia più veloce. Una boutade degna del miglior teatro d'avanspettacolo. Infatti, a stretto giro, era arrivata la riforma della prescrizione che renderà i processi eterni.
La delibera del 26 marzo, per la cronaca, ora stata preceduta da un parere dell'Ufficio Studi e Documentazione del Csm, interessato sia dalla Quarta Commissione, quella che si occupa delle valutazioni di professionalità, circa le possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro, e sia dalla Settima, quella per l'organizzazione degli uffici giudiziari, per la definizione dei giorni lavorativi e per ì riflessi sui termini dì deposito dei provvedimenti, sia con riferimento al lavoro del giudice che del pubblico ministero.
Pur premettendo, scrivevano nella delibera i togati all'unanimità, che "l'unica interpretazione possibile è, supportata da argomenti tecnico-giuridici, l'attuale permanenza dei 45 gg di ferie", la componente laica "ha manifestato la radicale opposizione, col conseguente rischio dì una insanabile frattura istituzionale nell'operato funzionale dell'autogoverno e di una sospensione sine die della trattazione e discussione all'o.d.g. del tema
delle ferie dei magistrati con conseguenti gravi ricadute negativo disfunzionali sulla organizzazione tabellare e feriale dogli uffici giudiziari".
Oltre a ciò, continuavano i togati, "si deve prendere atto della vigenza del decreto del ministro della Giustizia che presuppone l'individuazione del monte ferie dei magistrati in 30 gg, Un provvedimento, sulla cui legittimità dovranno esprimersi eventualmente i giudici competenti a seguito dei ricorsi presentati, con il quale abbiamo dovuto responsabilmente fare i conti".
Ma dietro queste frasi che facevano propendere per l'effettività del taglio delle ferie, la realtà che emergeva dalla lettura della delibera ora ben diversa. Giungendo ad una conclusione alquanto sorprendente. E cioè che invece di tagliarle le ferie il governo le aveva allungate. Dando anche un potere incredibile ai capi dogli uffici nella concessione dei giorni dì ferie.
Premesso che il lavoro svolto dal magistrato non è in alcun modo assimilabile al pubblico impiego, non ha orari di lavoro, obblighi di presenza in ufficio (salvo per udienze e turni) avendo obblighi puramente prestazionali e che le ferie devono essere un perìodo di effettivo recupero dello energie psicofisiche da parte del magistrato, il Csm, esaminati i provvedimenti del governo, attestava che il perìodo feriale (la sospensione dei termini) e le ferie dei magistrati non saranno più necessariamente coincidenti. Il magistrato potrà dunque prendere giorni di ferie in qualsiasi periodo dell'anno e non solamente d'estate.
Il criterio a cui improntarsi sarà la flessibilità, che deve contemperare le esigenze del magistrato con quelle dell'ufficio, e la programmazione, dovendo coordinare le assenze con il servizio. Con una forte responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici che saranno tenuti ad assicurare la tutela del magistrato con la piena funzionalità dell'ufficio. Aspetto questo, l'eccessiva discrezionalità dei capi, criticato ex post dal gruppo di Magistratura indipendente.
E "l'allungamento"? In primis nella giornata del sabato. I sabati non saranno più considerati giorni lavorativi: "La giornata del sabato impone la presenza in ufficio esclusivamente per assicurare udienze e turni calendarizzati, o attività urgenti, sopravvenute ed indifferibili". Quindi non sarà necessario più chiedere il sabato come ferie. Poi si potranno chiedere ferie anche per giorni singoli, pur se coincidenti con udienze, senza doverli accorpare, purché il magistrato lavori in ufficio o a casa nei giorni precedenti e/o successivi.
Quindi si dovrà assicurare al magistrato di turno nei giorni festivi o in turni di notte "misure atte a garantire il recupero delle energie lavorative", con assenze programmato godibili nell'immediatezza o successivamente, Ed infine il periodo immediatamente precedente e quello successivo alle ferie prese dal magistrato dovranno essere periodi di "avvicinamento" e di "rientro" che consentano il deposito dei provvedimenti ed il riordino dell'ufficio e la preparazione delle udienze e della piena attività. Alla faccia del taglio.
di Giuseppe Emmolo
www.ilsussidiario.net, 5 aprile 2015
Una volta si diceva che per ogni scuola che apre un carcere chiude; ciò per evocare una grande verità: il futuro di un popolo è garantito dall'avere una buona scuola e un sistema formativo efficace. Alla luce dell'esperienza che ora narriamo, si potrebbe modificare quell'antico adagio dicendo: affinché un carcere chiuda o quanto meno vi siano meno detenuti in un paese, sarebbe sufficiente, più che aprire nuove scuole, che in quelle già esistenti lo studio si trasformasse in un'esperienza significativa, capace di incidere nel ragazzo, di farlo crescere umanamente, di fargli metter su giudizio.
Sono amabili ingenuità? La notizia che lunedì 23 marzo scorso un gruppo di studenti - per lo più maggiorenni - di una scuola superiore (Istituto De Nicola di Sesto San Giovanni, Milano) abbia fatto visita ai detenuti del carcere di Bollate non avrebbe in sé nulla di speciale: sono tanti i politici o i giornalisti che visitano gli istituti di pena, anche gli studenti - con i dovuti permessi e nel rispetto dei protocolli - possono entrare in un carcere e constatare le condizioni in cui in Italia si espia la pena. Invece la notizia è di quelle vere, che ci parlano cioè di un cambiamento e di una novità.
Prima di tutto quella visita non è stata effettuata a beneficio di semplici detenuti ma di detenuti-studenti, che nel carcere di Bollate si stanno diplomando in ragioneria, ed infatti, "dentro", vi è la sezione staccata dell'Istituto Primo Levi. E poi la notizia è che gli studenti di Sesto non si sono limitati alla classica visita di cortesia: dopo adeguata preparazione, hanno allestito uno spettacolo teatrale dove i ruoli sono state distribuiti in parti uguali tra gli studenti liberi e gli studenti detenuti. Quindi, con le prove e l'allestimento, è avvenuto un incontro, una conoscenza reciproca, un'esperienza che continuerà. Ed è già qui il famoso reinserimento. Che stupore constatare che in fondo persone che hanno rubato, spacciato o che hanno commesso altri reati sono persone come noi! Che immediatezza di sguardo nei detenuti, che notano subito se li giudichi o li guardi per quello che sono o per quello che hanno fatto.
L'iniziativa ha preso spunto dalla recente (6 marzo) Giornata europea dei Giusti. Come si sa i Giusti sono tutti coloro che di qualsivoglia nazionalità, purché non ebrea, hanno salvato - mettendo a repentaglio la propria vita - quella di donne, uomini e bambini ebrei durante la Shoah. È la Knesset di Israele a deliberare, dopo approfondite indagini, se uno è stato un giusto o meno ed ad aver diritto, nello Yad Vashem, la Foresta dei Giusti di Gerusalemme, ad un albero in suo ricordo. Il messaggio è stato quello di far capire a tutti che, anche in un carcere, come nella scuola pubblica, si può e si deve avere il coraggio dei Giusti. E non è scontato che si debba esser giusti in un carcere: non basta scontar la pena, bisogna espiare "bene" il male fatto, ovvero cambiare.
Si dice che il carcere - date le recidive - non renda migliori: questo esperimento però sembra portare in una direzione diversa. Non è scontato nemmeno che a scuola ci si debba comportare da giusti: non basta frequentare, occorre imparare, giorno dopo giorno, con la costanza e la relazione virtuosa e lo studio, il senso di responsabilità.
Gli attori-studenti hanno messo in scena un testo scritto dal grande Eugène Jonesco sulla base di un fatto storico realmente accaduto nel lager di Auschwitz: la storia di Massimiliano Kolbe, frate polacco morto nell'agosto del '41 dopo aver offerto la propria vita in cambio di quella di un deportato. L'iniziativa è stata possibile grazie a due associazioni di volontariato, "Croce padre Kolbe" e "Incontro e Presenza", benemerite perché sono accreditate presso il ministero di Grazia e Giustizia per il reinserimento dei detenuti a fine pena. Merito dell'iniziativa in parte va a Gariwo, gruppo di persone attente alla memoria del Bene nella storia e che hanno promosso il fenomeno storico dei Giusti in Italia e in Europa. E tuttavia la scintilla che ha permesso tutto è l'unità didattica sull'Illuminismo: tutto è partito dallo studio del grande Cesare Beccaria e dal suo Dei delitti e delle pene.
E così, dai banchi di scuola, si è potuta agganciare la realtà umana del carcere. Come attraversare la contraddizione e la complessità di un contesto educativo problematico come quello della scuola? Con una proposta, rendendo bello l'apprendimento e l'insegnamento, tutti presenti e pazienti come all'appello della prima ora in classe, senza cedere al lamento, al j'accuse, insomma senza dover aspettare sempre tutto dall'alto. È l'esperienza di una positività in atto che consente di non demordere e non fluttuare nell'azione educativa, tenendo fisso lo sguardo sulla proposta e l'eventuale corrispondenza negli studenti che si muovono e seguono, in una parola si responsabilizzano. Occorre coinvolgere gli studenti in un percorso che va dalla relazione personale alla messa in atto di momenti espressivi: da una mostra a un'uscita didattica, a un diverso viaggio di istruzione, a un teatro in cui al centro sia la didattica e l'apprendimento quotidiano, in un gioco paziente, nel tempo, correggendo le strategie se è il caso, comunque puntando sulla positività di una proposta che richiede la libertà dei ragazzi.
È recente un articolo sul Corriere di Pierluigi Battista che lamenta la "messinscena" del rogo di libri sui gay da parte dei giovani di Forza Nuova.
Con tutta la stima per l'editorialista del Corriere, che paventava un improbabile ritorno del nazismo (non ci sono più le stesse condizioni storiche), come non capire che il dramma è nelle scuole e nelle agenzie educative, che non intercettano la voragine - oramai - del bisogno di modelli, di incontri, di proposte?
In un dibattito pubblico perfino don Gino Rigoldi, che di emarginazione se ne intende, ebbe a dire: "siete voi a scuola che potete offrire l'effettiva possibilità che i giovani si educhino e crescano responsabili, perché quando vengono da noi (al Beccaria) i guai son già stati fatti!".
Nel corso dei primi tre mesi del 2015 si sono tolti la vita, all'interno delle carceri italiane, già dieci detenuti su un totale di 21 decessi (rivista Ristretti Orizzonti). Non è solo questione di condizioni disumane in cui l'unica liberazione sembra essere la morte, ma - come per i giovani o gli studenti delle nostre scuole - si tratta di guardare bene la persona di oggi, la sua paura di esistere, la fragilità del vivere, l'inconsistenza di se stessi, l'orrore dell'inadeguatezza di sé, una solitudine incolmabile e incancellabile. Se gli insegnanti non intercettano la "realtà", se la loro preoccupazione non passa da una posizione intellettualisticamente critica alla passione per ciò che caratterizza l'uomo oggi la loro sarà azione vana.
Dire, 5 aprile 2015
In 10 anni di attività oltre 110mila colloqui effettuati nelle carceri del Lazio, mille al mese, 120 studenti/detenuti immatricolati alle università del Lazio (rispetto ai 12 censiti nel 2005) che sostengono regolarmente gli esami: un aumento degli iscritti del 575% grazie al Sistema Universitario Penitenziario implementato nel Lazio.
Più di 950 detenuti ed ex detenuti avviati al lavoro con le cooperative sociali e con i progetti realizzati in partnership con importanti aziende italiane. Sono questi alcuni dei risultati del Modello Lazio per la gestione del disagio penitenziario del Garante dei detenuti del Lazio. Una esperienza che ha anche consentito all'Università di Tor Vergata l'istituzione del Master di II° livello in "Intermediatore del disagio penitenziario". I risultati sono riepilogati all'interno della Relazione sull'attività del Garante nel 2014 inviata in queste ore, come previsto dalla normativa, al Presidente del Consiglio Regionale Daniele Leodori e a tutti i Consiglieri, al Presidente della Regione Nicola Zingaretti e ai componenti della Giunta Regionale.
"Nel 2003- ha detto il Garante Angiolo Marroni- il Lazio è stata la prima regione a dotarsi di una Authority per la tutela dei diritti dei reclusi. In questi anni abbiamo sviluppato un modello istituzionale che ha coinvolto Enti pubblici e privati, istituzioni di ogni ordine e grado, il mondo della cooperazione e grandi imprese. Abbiamo dato, con il nostro lavoro, una speranza a chi è in carcere senza dimenticare il diritto alla sicurezza dei cittadini; abbiamo cercato di trasmettere la cultura della legalità e di cancellare il pregiudizio che accompagna i detenuti".
La bontà della nostra attività è confermata dai dati, spiega. "La recidiva per chi sconta la pena in carcere è del 70 per cento, per chi beneficia di misure alternative è del 20 per cento. Su 950 persone che, attraverso il nostro ufficio, hanno trovato un impiego, solo 8 hanno nuovamente commesso reati, meno dell'1 per cento. Il nostro modello consente più dignità in carcere e più sicurezza per i cittadini". Dal Report emerge che due progetti del Garante sono stati segnalati quali best practice dal Ministero di Giustizia da replicare sul territorio nazionale: il primo è la Teledidattica - Università in carcere, realizzato con l'Università di Tor Vergata, che consente ai detenuti dell'Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, di seguire a distanza le lezioni universitarie.
Il secondo è relativo alle Carte dei Servizi Sanitari, realizzato per consentire il pieno rispetto del Diritto alla Salute anche ai reclusi. Nel settore dell'Immigrazione, il Garante è punto di riferimento per i detenuti stranieri, per gli ospiti del Cie di Ponte Galeria e per quelli del Cara. Il Garante è attivo anche in ambito internazionale. Lo scorso anno l'Unione Europea ha finanziato un progetto di prevenzione dei reati sessuali e, sempre nel 2014, sono stati instaurati rapporti con la Commissione Europea per i diritti umani, il Garante del carcere di Wormwood Scrubs (Londra) e con il Ministero della Giustizia norvegese. "Abbiamo realizzato un lavoro - ha concluso Marroni - che resterà nella memoria di una Regione che, in questo campo, può dire con orgoglio che è stata ed è diversa dalle altre. Per questo sono convinto che, alla fine di una esperienza decennale, non sarebbe giusto disperdere questo patrimonio che è di tutti. Credo sia doveroso continuare a dare una speranza a chi soffre in carcere; a tutti coloro cui dedichiamo tanto del nostro impegno".
Ansa, 5 aprile 2015
Il Gip del Tribunale di Ascoli Piceno Giuliana Filippello ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Mohamed Ben Alì, il tunisino di 24 anni indagato per omicidio preterintenzionale in relazione alla morte di Achille Mestichelli, il detenuto ascolano di 53 anni morto il 18 febbraio nell'ospedale di Torrette ad Ancona, dove era stato ricoverato 5 giorni prima per le lesioni riportate durante una lite in cella con il nordafricano.
Finora Ben Alì era indagato a piede libero; l'ordinanza gli è stata notificata nella casa circondariale, dove è rinchiuso poiché per un traffico di droga fra Napoli e il Piceno. Secondo la procura ascolana, per futili motivi, il tono di voce troppo alto, Ben Alì avrebbe aggredito Mestichelli colpendolo ripetutamente al capo, al tronco e in altre parti del corpo, provocandogli lesioni personali gravissime: un trauma cranico encefalico fratturativo con ematoma epidurale, focolai contusivi multipli, fratture costali multiple.
Il Velino, 5 aprile 2015
Giudizio positivo sugli sforzi per risolvere il problema del sovraffollamento. Questa mattina il deputato del Partito Democratico Enza Bruno Bossio e il Senatore del gruppo Misto Francesco Molinari si sono recati alla casa circondariale di Paola per una visita ispettiva senza preavviso, accompagnati dal radicale Emilio Quintieri, dal dirigente del Pd Gabriele Petrone e dall'avvocato Sabrina Mannarino, tesoriere della camera penale di Paola.
La visita, che ha avuto una durata di circa 2 ore, si è svolta senza alcun problema e la delegazione, stante l'assenza del direttore Caterina Arrotta e del comandante di reparto della Polizia Penitenziaria commissario Maria Molinaro, è stata accompagnata dal comandante facente funzioni Ercole Vanzillotta, dal coordinatore della sorveglianza generale Attilio Lo Bianco e da altri Agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria.
I parlamentari hanno potuto verificare le buone condizioni della struttura e le molteplici iniziative positive poste in essere nei confronti dei detenuti volte alla loro rieducazione. Al termine della visita, la delegazione ha riconosciuto e valutato positivamente gli sforzi compiuti dal governo e dall'amministrazione penitenziaria per risolvere il problema del sovraffollamento e per migliorare le condizioni generali di detenzione all'interno dell'istituto, sforzi posti in essere per ottemperare, tra l'altro, alla sentenza pilota "Torreggiani" della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ed alle prescrizioni del comitato dei ministri del Consiglio d'Europa.
Il comunicato di Emilio Quintieri
Continua senza sosta l'attività di Sindacato Ispettivo negli stabilimenti penitenziari calabresi svolta dall'Onorevole Enza Bruno Bossio, Deputato del Partito Democratico, sostenuta energicamente dai rappresentanti territoriali dei Radicali Italiani. Questa mattina, la Parlamentare, si è recata alla Casa Circondariale di Paola (Cosenza) unitamente al collega Francesco Molinari, Senatore del Movimento Alternativa Libera, accompagnata dal radicale Emilio Quintieri, da Gabriele Petrone, Dirigente Pd e dall'Avvocato Sabrina Mannarino, Tesoriere della Camera Penale di Paola, aderente all'Unione delle Camere Penali Italiane per una visita ispettiva senza preavviso.
La visita, che ha avuto una durata di circa 2 ore, si è svolta senza alcun problema e la delegazione, stante l'assenza del Direttore Caterina Arrotta e del Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Commissario Maria Molinaro, è stata accompagnata dal Comandante facente funzioni Ispettore Ercole Vanzillotta, dal Coordinatore della Sorveglianza Generale Ispettore Attilio Lo Bianco ed altri Agenti del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Nell'ambito dell'ispezione è stata riscontrata la seguente situazione : la Casa Circondariale di Paola a fronte di una capienza regolamentare di 182 posti, ospita 194 detenuti (12 in esubero), tutti appartenenti al Circuito Penitenziario della Media Sicurezza. Tra questi, 147 sono condannati definitivi e 47 i giudicabili (15 in attesa di primo giudizio, 14 appellanti e 18 ricorrenti) e 34 gli stranieri. Rispetto agli anni precedenti, quindi, le presenze sono notevolmente ridotte atteso che i detenuti che vi erano ristretti erano oltre 300. In questi giorni di Pasqua, a circa 15 detenuti, è stato concesso un permesso premio dal Magistrato di Sorveglianza di Cosenza Paola Lucente di trascorrere le feste fuori dal carcere con i propri familiari. E questa è un'altra positiva esperienza trattamentale che in altri posti, purtroppo, non avviene.
Durante l'ispezione sono stati visitati attentamente i Reparti detentivi a regime ordinario (il 2° ed il 5°), il Reparto a Custodia Attenuata ed il Reparto Isolamento, tutti i locali dell'Area Trattamentale (Palestra, Teatro, Cappella, Scuole, Laboratori Multimediali, etc.). Sono state visitate anche le Sale adibite ai Colloqui con i Familiari, le Sale Colloquio Avvocati e la Ludoteca, recentemente ristrutturate dal Governo e rese a norma del nuovo Regolamento di Esecuzione Penitenziaria.
Tutte le celle del carcere tirrenico sono dotate di doccia al loro interno, già da alcuni anni, contrariamente a quanto avviene in tanti altri Istituti Penitenziari della Calabria e dell'Italia. Vi sono numerose opportunità di formazione e di socializzazione anche se, quanto al lavoro, sono pochissimi i detenuti che riescono a lavorare alle dipendenze dell'Amministrazione Penitenziaria. Al riguardo, da anni, è stata stipulata una convenzione con il Comune di Paola per l'impiego di detenuti in lavori di pubblica utilità ma, al momento, nessun recluso è stato ammesso a svolgere tale attività esterna in favore della collettività ed a titolo del tutto gratuito.
Dal punto di vista strutturale, l'unica criticità riscontrata, è la chiusura della lavanderia poiché sottoposta a sequestro giudiziario da parte della locale Autorità Giudiziaria ma, a quanto pare, tale problematica è in via di risoluzione poiché sono stati effettuati i lavori prescritti ed a breve, quindi, dovrebbe essere riaperta.
Nel frattempo, per il lavaggio del materiale di casermaggio (lenzuola, coperte, etc.), l'Istituto è costretto ad avvalersi dell'aiuto della vicina consorella Casa Circondariale di Cosenza. In definitiva, la delegazione, in modo unanime, ha riconosciuto e valutato positivamente gli sforzi compiuti dal Governo e dall'Amministrazione Penitenziaria per risolvere il problema del sovraffollamento e per migliorare le condizioni generali di detenzione all'interno dell'Istituto, sforzi posti in essere per ottemperare, tra l'altro, alla Sentenza pilota "Torreggiani" della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo ed alle prescrizioni del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa.
www.lecceprima.it, 5 aprile 2015
La polizia penitenziaria ha sedato i facinorosi, tutti tarantini, senza usare la forza, anche perché la sedizione non ha trovato sponda in altri detenuti e questo ha permesso di evitare che la situazione finisse del tutto fuori controllo. Diciotto ore di fila di lavoro per arrivare poi a trasferirli.
Sei detenuti, tutti di Taranto, hanno inscenato una rivolta nel carcere di Borgo San Nicola, a Lecce. Una situazione molto spinosa, che non solo ha esposto il personale a ovvi rischi, ma che l'ha anche obbligato a tour de force di diciotto ore di fila, prima per bloccare i facinorosi e poi per trasferirli altrove.
Anche perché i sei avrebbero continuato a dar sfogo della loro rabbia, per motivi futili (pù che altro, sembra che sia stato tentativo di mettere in atto una dominio territoriale) persino una volta posti in isolamento, sfasciando tutto e minacciando gli agenti. Insomma, una situazione fuori controllo con il rischio di future rappresaglie, anche pesanti.
Il fatto è avvenuto nella quarta sezione del primo reparto di reclusione. È andato però a vuoto il tentativo dei tarantini di coinvolgere altre persone recluse nella stessa sezione e questo ha consentito di evitare che la situazione degenerasse. Gli agenti di polizia penitenziaria, però, hanno vissuto momenti di forte tensione, specie all'inizio della sedizione, quando la situazione era fluida e non si sapeva quale piega avrebbe potuto assumere.
Tutto s'è risolto separandoli, dunque, e, in seguito dislocandoli in altre carceri di Puglia. La vicenda è rimasta in sordina giorni fino a ora, per ragioni di sicurezza. E anche perché solo nelle ultime ore s'è realmente risolto tutto. Il tumulto risale, infatti, alla giornata di martedì, e a rilanciare la vicenda all'attenzione dell'opinione pubblica è oggi Ruggiero Damato, segretario provinciale dell'Osapp, una delle sigle sindacali di rappresentanza della polizia penitenziaria.
La storia riporta in auge il problema della vigilanza dinamica. Con le celle aperte, sale il rischio di aggressioni o, come in questo caso, di tentativi di rivolta. A Lecce nelle scorse settimane non sono mancati episodi gravi, in qualche caso con agenti feriti.
I sei tarantini, fortunatamente, non hanno trovato sponda negli altri detenuti e, senza usare la forza, il personale in servizio in quel momento è riuscito a sciogliere il gruppo. I detenuti sono poi stati trasferiti nelle celle d'isolamento per essere sottoposti al consiglio di disciplina. Per tutta risposta, nelle rispettive stanze hanno distrutto coperte, lenzuola e arredi, minacciando i loro controllori. Da qui la decisione finale di trasferirli in vari istituti della regione nel primo pomeriggio di ieri, fra Trani, Turi e Foggia, in modo da dividerli e soffocare nuove ribellioni.
"Senza usare la forza, una decina di agenti sono stati costretti a lavorare per diciotto ore di fila, con tre mezzi per le traduzioni dei detenuti, per il trasferimento presso altri istituti regionali, in modo da isolarli e garantire l'ordine e la sicurezza dell'intero istituto, turbato da tale evento", spiega Damato, congratulandosi peraltro con la direzione del carcere "per la celerità dell'intervento", oltre che con "tutti gli uomini e donne della polizia penitenziaria per l'attaccamento al servizio e alla dedizione dimostrata".
Ai primi di marzo due poliziotti hanno subito aggressioni nel carcere di Lecce e solo pochi giorni addietro lo stesso Damato aveva convocato una conferenza per annunciare la presentazione di un dossier sulla sicurezza da consegnare nelle mani del premier Matteo Renzi. La situazione in Puglia non è incoraggiante e l'Osapp l'ha già detto in più occasioni: gli agenti si sentono scarsamente tutelati dallo Stato.
"Non è la prima la volta che il carcere di Lecce diventa palcoscenico di consimili situazioni di grave disagio e rischio - dichiara intanto il segretario generale dell'Osapp, Leo Beneduci - ma, a parte le indubbie responsabilità di carattere organizzativo della locale direzione e del provveditore regionale Giuseppe Martone per quanto riguarda una puntuale valutazione del livello di pericolosità di particolari soggetti detenuti, occorre non dimenticare che l'Italia penitenziaria ritorna a fare acqua da tutte le parti in particolar modo rispetto ai rischi a cui il personale di polizia penitenziaria è sottoposto quotidianamente".
"Non può quindi sottacersi - conclude Beneduci - che sussiste l'esigenza sempre più urgente che il dormiente ministro Andrea Orlando, almeno per ciò che riguarda le condizioni del sistema penitenziario, disponga finalmente per i necessari provvedimenti intesi a una completa riorganizzazione del carcere e della polizia penitenziaria che vi opera anche in relazione a progetti che vedano il Corpo staccarsi finalmente dall'inetta amministrazione penitenziaria per assumere in toto le incombenze di carattere organizzativo e gestionale".
Il Messaggero, 5 aprile 2015
Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di Rieti: salvato dall'Agente di Polizia Penitenziaria in servizio, il detenuto si trova attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Protagonista, ieri sera, un detenuto tunisino, ristretto per il reato di rapina.
"L'insano gesto – posto in essere mediante impiccamento - non è stato consumato per il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari, ma il detenuto si trova attualmente in gravi condizioni in ospedale. Ha tentato di impiccarsi nel bagno della cella ma soltanto grazie all'intervento provvidenziale dell'Agente di sezione si è evitato che l'estremo gesto avesse conseguenze fatali. Immediatamente soccorso dal personale medico ed infermieristico presente in carcere, il detenuto è stato successivamente trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale cittadino, dove tutt'ora si trova ricoverato in gravi condizioni. L'ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria", denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
Stefano D'Antonio, segretario reatino del Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, sottolinea che "alla data del 31 marzo scorso erano detenute a Rieti 239 persone. Negli ultimi dodici mesi del 2014, nel penitenziario reatino, si sono contati 2 tentati suicidi, sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, 19 episodi di autolesionismo, 19 colluttazioni e 2 ferimenti. Numeri su numeri che raccontano un'emergenza purtroppo ancora sottovalutata, anche dall'Amministrazione penitenziaria che pensa alla vigilanza dinamica come unica soluzione all'invivibilità della vita nelle celle senza però far lavorare i detenuti o impiegarli in attività socialmente utili".
"Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere - come a Rieti - con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici", conclude Capece. "Ma non si può e non si deve ritardare ulteriormente la necessità di adottare urgenti provvedimenti: non si può pensare che la gestione quotidiana delle costanti criticità delle carceri laziali e del Paese sia lasciata solamente al sacrificio e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia".
Ansa, 5 aprile 2015
Un incendio si è sviluppato intorno alle 3 in una cella dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino (Firenze). Ad appiccarlo, a quanto si apprende e per cause in corso di accertamento, un internato. Per spegnerlo sono intervenuti due agenti della polizia penitenziaria i quali hanno prima fatto uscire e messo in sicurezza il detenuto, poi hanno fermato le fiamme con estintori e un idrante prima che si propagassero nelle sale attigue. L'incendio ha provocato seri danni alla stanza distruggendo mobili e suppellettili. Attualmente nella Villa dell'Ambrogiana di Montelupo sono ospitati 118 internati che, prossimamente, saranno destinati alle Rems, in previsione della chiusura degli Opg.
www.oknovara.it, 5 aprile 2015
Grazie al lavoro svolto dai detenuti della Casa Circondariale, coordinato e supportato organizzativamente, logisticamente e operativamente da Assa, è stato ripristinato un gradevole stato di decoro nella zona retrostante la stazione ferroviaria di Novara.
L'intervento ha interessato la Via Leonardo Da Vinci e alcune vie limitrofe, e rientrava nell'ambito delle "Giornate di tutela ambientale" sulla base del protocollo sottoscritto da Comune di Novara, Magistratura di Sorveglianza, Casa Circondariale, Uepe Ufficio esecuzioni penali esterne, e Assa.
All'avvio dei lavori ha portato il suo saluto a tutto il personale coinvolto il presidente di Assa, l'avvocato Marcello Marzo, che ha sottolineato l'importanza dell'intervento di pulizia in una zona molto centrale della città, punto nevralgico di grande passaggio e frequentazione, evidenziando i risvolti estremamente positivi dell'attività sia dal punto di vista ambientale e di decoro urbano, a beneficio di tutti i cittadini, e sia dal punto di vista sociale, in quanto si stanno strutturando reali e graduali percorsi di reinserimento sociale e lavorativo di persone soggette a misure restrittive della libertà e che ha visto oggi impiegati, a fornire il supporto tecnico logistico ai detenuti in "permesso premio" per lo svolgimento del lavoro volontario, i soggetti del progetto "cantieri di lavoro" (banditi dal Comune di Novara ai sensi della legge regionale 34/2008) creando dunque un percorso di continuità e integrazione tra la prima fase lavorativa, proposta con le attività di "volontariato" previste dalle giornate dedicate al recupero ambientale, e la seconda fase, più strutturata, quella dei cantieri di lavoro, dove le persone sono assunte con un regolare stipendio previsto dalla normativa vigente. L'area è stata pulita dai vari rifiuti presenti e dalle erbe infestanti.
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