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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 11 febbraio 2015

 

La direzione sanitaria del penitenziario di Pisa non ha mai avviato la riabilitazione né previsto un'operazione: perché? C'è un detenuto gravemente malato al carcere di Pisa e il senatore Luigi Manconi porta il caso in parlamento.

Si chiama Federico Berlioz, 53 anni di Latina, ed è stato condannato per un omicidio commesso nel 1995 ai danni di Cabassi, un giovane naziskin detto El Tiger. Berlioz nel frattempo era diventato un collaboratore di giustizia e lanciò pesanti accuse nei confronti della malavita di Latina, ma il processo si chiuse con tante assoluzioni e scarse condanne, mentre Berlioz è stato con condannato all'ergastolo.

Sono passati più di vent'anni da quando ha varcato la soglia del carcere e la sua salute si aggrava sempre di più. A descrivere il suo stato fisico ci ha pensato Luigi Manconi nell'interrogazione parlamentare a risposta scritta. Dice testualmente che "il signor Berlioz presenta un quadro clinico molto complesso, in quanto soffre di differenti patologie, tutte molto gravi; in particolare, soffre di crisi ipertensive e di una marcata ipotrofia e deficit sensitivo motorio dell'arto superiore sinistro, oltre ad essere soggetto mono rene e celiaco dalla nascita".

Manconi poi denuncia che "nonostante le numerosissime istanze e richieste avanzate negli ultimi 3 anni alla direzione sanitaria del carcere, il signor B. lamenta di non essere mai stato sottoposto alle cure di cui necessita tanto da aver perso quasi completamente l'utilizzo del braccio sinistro; in passato (2004-2011), a causa della gravità di questa patologia, il signor B. ha avuto la possibilità di curare il braccio grazie al beneficio della detenzione domiciliare".

E aggiunge che "il percorso di cure intrapreso è stato poi interrotto, nonostante lo specialista avesse sottolineato la necessità "che il livello metabolico e strutturale dell'intera muscolatura dell'arto superiore sinistro venga ripristinato presso la struttura dell'Usl 5 di Pisa (...) per non inficiare il buon livello di recupero raggiunto, in seguito agli interventi cui ho sottoposto il sig. B. in questi anni". Manconi, sempre nella sua interrogazione parlamentare, quindi denuncia che "dall'anno 2011 ad oggi, pertanto, nonostante queste prescrizioni siano state confermate anche dal personale medico del carcere, nessuno degli interventi necessari per non vanificare il recupero raggiunto sarebbe stato realizzato; la direzione sanitaria del carcere, infatti, non avrebbe mai avviato un trattamento riabilitativo specifico per il recupero funzionale del braccio sinistro, non avrebbe attivato la procedura per un nuovo intervento chirurgico, né tantomeno si sarebbe adoperata nella maniera adeguata, al fine di far indossare al signor B. un tutore di tipo "omo-train". Il senatore Manconi rivela che queste omissioni sono state rivelate anche dalla stessa magistratura di sorveglianza che "con decreto n. 68 del 10 gennaio 2014 del magistrato di sorveglianza di Pisa e con decreto n. 2856 del 13 febbraio 2013 del magistrato di Milano ove è evidenziato che la terapia riabilitativa al braccio sinistro costituisce "l'aspetto di maggiore criticità", ordinando alla direzione del carcere di "inviare il soggetto presso un centro specializzato, al fine di non precludere la possibilità di recupero funzionale"; con ordinanza n. 1269 del 13 marzo 2014 del Tribunale di sorveglianza di Firenze ove è evidenziato che "le cure trattamentali e fisioterapiche apprestate e apprestabili presso la Casa Circondariale di Pisa (...) e gli eventuali interventi chirurgici autorizzabili presso centri sanitari esterni, assicurano la tutela delle condizioni di salute del condannato".

Manconi denuncia che attualmente il detenuto riversa in condizioni fisiche inaccettabili. Risulta infatti che "soffre di gravi crisi ipertensive, accompagnate talvolta da forti cefalee e conati di vomito, come risulta dal diario clinico degli ultimi 3 anni, da cui si evince che lo stesso raggiunge spesso elevati picchi di ipertensione (240/140 e 180/120), che lo espongono in molti casi a un serio rischio di infarto del miocardio o di ischemia cerebrale; a causa di questa patologia, il signor B. dovrebbe essere seguito costantemente da un medico cardiologo e seguire un trattamento farmacologico specifico, così come anche confermato in più occasioni dai medici del carcere e dal medico di fiducia".

E aggiunge che c'è stato un grave atto di omissione perché " alla relazione medica del 20 marzo 2013, risulta che lo schema terapeutico somministrato è "incongruente" e che non è stata prescritta la terapia a base di acido folico per contrastare l'iperomocisteinemia". Luigi Manconi, conclude la sua interrogazione esortando il Governo nel prendere degli immediati provvedimenti, affinché sia pienamente tutelato il diritto alla salute del signor Berlioz.