di Geraldina Colotti
Il Manifesto, 7 aprile 2015
Coma diabetico per lo storico leader delle Pantere nere, in carcere da 34 anni. Il giornalista afro-americano Mumia Abu Jamal, storico leader delle Black Panthers in carcere negli Stati uniti, è in pericolo di vita. A fine marzo ha perso conoscenza a seguito di un coma diabetico ed è stato trasferito d'urgenza all'Unità di terapia intensiva del Centro medico di Schukylkill.
Alla dottoressa Pam Africa, registrata come il suo contatto sanitario personale d'urgenza, non è stato consentito di visitarlo. Solo dopo la pressione di centinaia di chiamate e di proteste che si sono susseguite nel corso di 20 ore, le autorità Usa hanno consentito alla moglie di Mumia, Wadiya, e al fratello Keith Cook, in attesa fuori dall'ospedale, di visitare il prigioniero per mezz'ora.
Il Dipartimento correttivo della Pennsylvania ha tirato fuori una nuova regola arbitraria, in base alla quale anche i famigliari più stretti possono rendergli visita sono una volta alla settimana. E così Bill Cook, il fratello minore e Jamal Hart, suo figlio minore hanno potuto vedere Mumia solo mercoledì 1 aprile. E hanno riferito ai giornalisti le loro preoccupazione per la salute del congiunto il quale, nonostante le gravi condizioni di salute, è rimasto incatenato al letto. Da allora, neanche gli avvocati hanno potuto parlare con il loro assistito e constatarne le condizioni. Nel fine settimana, si sono tenute mobilitazioni sotto l'ospedale e davanti al Dipartimento correttivo. Gli attivisti hanno diffuso il numero di telefono del responsabile della prigione di Mahanoy, John Kerestes (001-570-773-2158), non tanto nella speranza di ottenere risposte, ma per testimoniare la presenza lasciando messaggi registrati.
Ora, Mumia è stato trasferito al centro clinico della prigione di Mahanoy a Franckville (Pennsylvania), la stessa che non gli ha mai diagnosticato il diabete, mettendolo a rischio di vita. Il comitato di sostegno a Mumia Abu Jamal (Icffmaj), ha denunciato che l'omissione potrebbe essere stata volontaria: che le autorità abbiamo taciuto di proposito i dati clinici sulla salute del noto prigioniero politico per comminargli in altro modo quella pena di morte che era stata commutata in ergastolo nel 2008. D'altro canto, anche le cure per il grave shock ipoglicemico di cui ha sofferto, gli sono state somministrate in modo tardivo e insufficiente. La vita di Mumia è in pericolo, dicono allora avvocati e famigliari e invitano a mobilitarsi contro le condizioni di detenzione del giornalista, in carcere da 34 anni.
Anni scontati in regime di isolamento e a seguito di una condanna ingiusta: l'ex leader delle Pantere nere si è infatti sempre dichiarato innocente e numerosi intellettuali, religiosi e politici di tutto il mondo hanno sostenuto le sue richieste di revisione del processo, viziato - secondo I suoi legali - da evidenti contraddizioni e violazioni dei diritti della difesa.
Mumia è stato condannato a morte nel luglio del 1982 con l'accusa di aver ucciso un poliziotto, Daniel Faulkner. Ha sempre negato. Nel giugno del 1999, Arnold Beverly, un sicario, ha anche confessato agli avvocati di Mumia di essere l'autore dell'omicidio del poliziotto e ha parlato di collusioni tra mafia e polizia. La testimonianza non è però stata tenuta in considerazione. Mumia ha continuato il suo calvario di carcere, e ricorsi.
Ha pagato soprattutto il suo impegno politico, iniziato precocemente. Nel 1968, aveva 14 anni quando venne arrestato e picchiato, a Filadelfia, durante le proteste contro un meeting del Partito democratico e del candidato alle presidenziali, George Wallace, ex governatore dell'Alabama e sostenitore della segregazione razziale. In seguito, finì nelle schedature dell'Fbi per aver voluto ribattezzare il suo liceo con il nome di Malcom X e per la sua appartenenza al partito delle Pantere nere. Per l'Fbi era persona "da sorvegliare e rinchiudere in caso di allerta nazionale", bersaglio di un'operazione di controspionaggio denominata Cointelpro. L'allerta nei suoi confronti s'intensificò negli anni seguenti quando, diventato giornalista, continuò ad essere in prima fila nelle denunce contro il razzismo, che gli valsero il licenziamento da una stazione radio in cui lavorava. Costretto a fare il taxista per mantenersi, venne gravemente ferito nel corso di una sparatoria nel quartiere sud di Filadelfia, dove aveva accompagnato un cliente, il 9 dicembre del 1981. In quell'occasione, venne ucciso il poliziotto Faulkner e Mumia fu accusato del suo omicidio, di cui si è sempre dichiarato innocente.
Un'innocenza che ha gridato per trent'anni anche un altro afroamericano, Anthony Hinton, accusato di aver ucciso due uomini durante una rapina, in Inghilterra. Nel 1985, l'uomo è stato estradato negli Usa e messo nel braccio della morte in Alabama. Solo nel 2014 le autorità hanno riaperto il caso e l'hanno ritenuto non colpevole.
Ansa, 7 aprile 2015
Terza misura cautelare per episodi accaduti su treno a Wakayama. Si complica con un nuovo arresto e il rinvio a giudizio la posizione di Vincenzo D., l'uomo di 40 anni detenuto dagli inizi di marzo su disposizione della polizia di Wakayama, prefettura del Giappone centrale, a causa degli addebiti sulle molestie sessuali.
Le indagini, infatti, hanno fatto emergere episodi più gravi del semplice "Italian Kiss", come riportato inizialmente dai media nipponici e diventato un tormentone sui social network. Tanto che gli agenti della stazione di polizia della città di Gobo hanno disposto il terzo arresto nei suoi confronti per atti osceni, molestie e palpeggiamenti (questi ultimi negati dal sospettato) sulla linea ferroviaria locale della JR Kisei.
Durante la raccolta delle testimonianze è emersa un'altra serie di incidenti simili a Gobo, città di poco più di 25.000 abitanti, sfociata con l'arresto del 15 marzo dopo il primo del 4 marzo per il tentativo di bacio della fronte e della mano di una donna di 21 anni, seduta in un vagone della stessa linea tra le stazioni di Iwashiro e Minabe.
In base a quanto riferito all'Ansa dalla polizia locale, che "continua le indagini per far emergere altri possibili episodi", l'uomo è stato detenuto in un primo periodo (dal 4 al 15 marzo), poi portato fino al 5 aprile ed esteso ancora una volta. La data dell'udienza non è stata fissata, mentre l'uomo - si apprende - in Italia sarebbe stato sottoposto in passato a "periodi di cura".
La Presse, 7 aprile 2015
Un tribunale indonesiano ha respinto il ricorso in appello di due cittadini australiani condannati a morte per traffico di droga. Era l'ultima possibilità che avevano di evitare la fucilazione. Andrew Chan e Myuran Sukumaran avevano presentato appello contro il no alla richiesta di clemenza pronunciato dal presidente indonesiano Joko Widodo, ha riferito il portale Rappler. Gli australiani sono tra 11 detenuti condannati a morte per narcotraffico, tra cui cittadini di Francia, Brasile, Filippine, Nigeria e Ghana.
La Corte amministrativa di Jakarta ha respinto anche la richiesta dei legali di Myuran Sukumaran. La condanna a morte per traffico di droga potrebbe essere eseguita nelle prossime settimane anche per altri stranieri da anni nelle carceri del Paese per lo stesso reato. Nei mesi scorsi, il presidente indonesiano Joko Widodo aveva respinto le richieste di grazia per i due detenuti. Proprio la decisione del presidente è stata citata dal tribunale come il motivo per cui il ricorso non può essere accolto. Chan e Sukumaran sono in lista per l'esecuzione assieme ad altri stranieri, provenienti da Francai, Brasile, Nigeria, Ghana e Filippine.
Altri cinque detenuti stranieri, tra cui un brasiliano e un olandese, sono stati giustiziati a gennaio. La linea dura scelta da Widodo sulle esecuzioni degli stranieri ha reso tesi i rapporti soprattutto con Brasile, Olanda e Australia. Secondo il presidente, il traffico di droga ha un costo sociale enorme in Indonesia, data l'alta dipendenza da stupefacenti rilevata dalle statistiche nazionali.
di Giancarlo De Cataldo (Magistrato e scrittore)
L'Espresso, 6 aprile 2015
Un colpevole con complici non individuati. Così le assoluzioni per il delitto di Perugia mettono a nudo l'assurdità delle nostre regole. Da rivedere subito. Per l'omicidio di Meredith Kercher c'è un solo colpevole. Si chiama Rudy Guede e sta scontando la sua pena. Nella sentenza che lo condanna a 16 anni di reclusione è scritto che il delitto è stato commesso in concorso con altri individui.
di Elisabetta Longo
Tempi, 6 aprile 2015
Nei nostri penitenziari la situazione dei detenuti continua ad essere insostenibile. Ogni giorno la polizia penitenziaria sventa tentativi analoghi. Il 2 aprile si è suicidato un detenuto a Opera (Mi). L'uomo aveva 50 anni e stava scontando una pena per maltrattamenti, che si sarebbe esaurita nel 2028.
di Gianni Balduzzi
www.termometropolitico.it, 6 aprile 2015
È tanto il clamore sui 170mila stranieri arrivati nel 2014 tramite gli sbarchi in Sicilia, un numero molto maggiore di quelli degli anni precedenti, la principale preoccupazione è sempre stata quella legata alla criminalità che gli stranieri porterebbero.
Ansa, 6 aprile 2015
Marco Pannella ha visitato ieri il carcere di Rebibbia e oggi, insieme ad una delegazione radicale, che comprende anche Rita Bernardini, si recherà a Regina Coeli. Intanto, interviene su Radio radicale in merito alle condizioni delle carceri.
La Presse, 6 aprile 2015
"Secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria al 31 marzo 2015 i detenuti presenti nei 200 istituti penitenziari italiani sono 54.122 e tornano a risalire dopo gli effetti dovuti ai vari provvedimenti svuota-carceri e, soprattutto, alla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le sostanze stupefacenti leggere (hashish e marijuana) a quelle pesanti (eroina, cocaina)". Lo ricorda Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani, giunta oggi al 32° giorno di sciopero della fame.
di Pietro Melati
La Repubblica, 6 aprile 2015
Ora che l'Italia somiglia un po' di più all'abituale stile di vita di un boss di Cosa Nostra, con le corruzioni diffuse, le mafie liquide, le cosche militarmente insediate da Roma in su, lui, l'antico maestro, l'ultimo corleonese (Riina e Provenzano hanno ormai imboccato il viale del tramonto) era costretto in una celletta illuminata e videosorvegliata 24 ore su 24, nell'area riservata del carcere di Nuoro, con il bagno alla turco al centro del locale.
di Michele Bocci
La Repubblica, 6 aprile 2015
Processo rallentato da altre Regioni in condizioni arretrate. Sull'ipotesi Gozzini è polemica in Toscana. L'Opg di Montelupo non chiuderà subito e nemmeno tra qualche settimana. Ci vorranno mesi perché la struttura venga svuotata completamente. Chi si aspettava la fine degli ospedali psichiatrici giudiziari il primo aprile ha fatto uno sbaglio. Il percorso è ancora piuttosto lungo e lega tra loro tutte le regioni. La Toscana non è di quelle messe peggio nell'apertura dei servizi di accoglienza alternativi ma comunque non è pronta. E in più potrebbe essere condizionata da altre regioni che sono ancora più indietro.
Lo dicono anche dalla Rsu dell'Opg: "Non sappiamo cosa succederà, nessuno è in grado di dire quanto tempo ci vorrà per chiudere davvero Montelupo". Il punto, intanto, è che ogni ospite dell'Opg deve essere valutato dagli psichiatri e dal tribunale di sorveglianza, che deve dire in quale struttura può essere accolto. Quindi prima vanno concluse queste pratiche (ultimamente sono stati valutati una dozzina di reclusi e solo per sei si è ritenuta possibile la liberazione). La Regione ha già ipotizzato dove mandare i toscani. Il punto è che la legge prevede che ogni amministrazione locale riprenda nelle sue strutture alternative i suoi cittadini.
Su 115 pazienti internati a Montelupo, i toscani sono 49. Gli altri devono essere accolti dalle loro regioni. E se queste non sono pronte? Dal ministero alla Salute hanno fatto sapere che almeno 6 amministrazioni sono indietro e il termine di dismissione degli Opg per loro è slittato a settembre. Cosa succederà agli ospiti di Montelupo che non potranno rientrare nella loro regione per carenza di strutture? "Teoricamente - dicono sempre dalla Rsu - teoricamente potrebbero anche essere messi temporaneamente in strutture detentive". Oppure potrebbero restare a Montelupo.
La Toscana comunque avrà il suo lavoro da fare per dare un'alternativa agli opg. Si è deciso di avere, oltre ai vari servizi territoriali o domiciliari per i pazienti meno pericolosi, sei Rems, residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza. Saranno di due tipi: Cinque di queste (a "Le Querce" a Firenze, ad Aulla, Volterra, Abbadia San Salvatore, Arezzo) saranno di primo livello, una (l'istituto Gozzini a Sollicciano) di secondo, nel senso che accoglierà i pazienti più pericolosi. Quest'ultima struttura è stata scelta pochi giorni fa, dopo che prefettura, questura, e Comune hanno sconsigliato Villanova, scelta da Asl e Regione, perché troppo vicina al pediatrico Meyer.
Ma sul Gozzini ci sono state varie polemiche di chi non lo ritiene comunque adatto. L'azienda sanitaria fiorentina è stata incaricata di verificare che interventi sono necessari per ricavare uno spazio dedicato alle persone in arrivo da Montelupo e dai primi sopralluoghi si è chiarito che saranno necessari-lavori che potrebbero richiedere mesi. E ieri l'osservatorio carcere dell'Unione camere penali ha denunciato le "inadempienze di molte regioni", sottolineando come in Toscana "la giunta, dopo tanti tentennamenti, ha infine deciso di destinare gli internati toscani dell'Opg al Mario Gozzini.
Avevamo denunciato che l'opg toscano, sebbene cancellato per legge, fosse ancora in piena attività e fosse destinato a sopravvivere chissà per quanto tempo, vista l'incapacità della Regione di individuare soluzioni adeguate per le strutture alternative previste dalla legge, miseramente documentata dalle plurime e variegate ipotesi formulate nell'arco di oltre tre anni e sempre rapidamente accantonate. Tuttavia la scelta operata rappresenta il peggiore epilogo che potesse immaginarsi".
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