Adnkronos, 12 febbraio 2015
È stato sorpreso a lanciare droga all'interno del carcere di Rebibbia ed è stato arrestato grazie a un'operazione congiunta di Polizia Penitenziaria e Carabinieri. A farlo sapere è la Fns-Cisl di Roma Capitale e Rieti, che osserva come nella terza Casa Circondariale Rebibbia "il muro di cinta risulti, rispetto agli atri istituti, normale rispetto a diversi più alti". A quanto riferisce il segretario territoriale Luigi Alfieri, ieri pomeriggio "un ragazzo dall'esterno del carcere della terza Casa Circondariale Rebibbia Roma ha lanciato all'interno del carcere un involucro, contenente stanze stupefacenti, Subotex e Hashish, che è stato recuperato da un detenuto lavorante", poi "segnalato all'Autorità giudiziaria".
Il giovane è stato poi arrestato dai Carabinieri, che lo aspettavano fuori e lo hanno sorpreso con altre 2 pasticche di Subotex. "Il fatto comunque non deve esser sottovalutato ma solo grazie alla professionalità del personale i livelli all'interno degli Istituti penitenziaria sono sempre alti tali di assicurare la massima sicurezza - sottolinea Alfieri. La Fns Cisl di Roma Capitale e Rieti plaude a tale intervento poiché solo con sinergie tra i vari Corpi dello Stato simili episodi possono essere evitati utili ad evitare che si perpetrano reati".
Ristretti Orizzonti, 12 febbraio 2015
Nei giorni 12, 13 E 14 febbraio p.v. si svolgerà la visita-studio alle strutture giudiziarie e penitenziarie minorili di Torino di una delegazione palestinese, nell'ambito del progetto finanziato dall'Unione Europea denominato "Support to the creation of a Specialized Juvenile System in Palestine" .
Scopo del progetto, che è attuato dalla compagnia Hull & Human Dynamics K.G. di Vienna ed è diretto dalla Prof.ssa Lyda Favali dell'Università di Perugia, è quello di affiancare le Autorità Governative Palestinesi nell'edificazione di un sistema giudiziario minorile ad hoc, attraverso attività di formazione e sostegno istituzionale. La visita-studio a Torino è finalizzata ad apprendere il funzionamento giudiziario e penitenziario della Giustizia minorile italiana, giudicata tra le più avanzate nella scena europea. La delegazione è composta da diciotto tecnici palestinesi, tra giudici, avvocati, procuratori, ufficiali di polizia e rappresentanti del Ministero degli Affari Sociali, di quello della Giustizia e di quello dell'Educazione palestinesi.
Il curatore e responsabile scientifico della visita a Torino è l'Architetto Cesare Burdese che, in collaborazione con il Centro per la Giustizia Minorile diretto da Antonio Pappalardo, con il Tribunale dei Minorenni (presidente Stefano Scovazzo) e con la Procura della Repubblica presso il Tribunali dei Minorenni (Annamaria Baldelli), ha organizzato le tre giornate scandite da momenti didattici e visite degli Uffici Giudiziari e dei Servizi penali minorili di Torino, nonché della struttura residenziale "Casa Nomis" per minori stranieri sita a Rivoli (Progetto Nomis promosso e finanziato dalla Compagnia San Paolo di Torino).
di Rita Barbera
www.loraquotidiano.it, 12 febbraio 2015
La direttrice del carcere risponde alle affermazioni di Alessandro Di Pasquale, segretario generale del Sippe, sindacato di polizia penitenziaria, che in un'intervista al nostro giornale aveva denunciato nei giorni scorsi un "trattamento di favore" per i detenuti della struttura palermitana.
Ho letto l'intervista ad Alessandro Di Pasquale, riportata in data 3.02.2015 nell'articolo dal titolo "Burlesque e lasagne in carcere. Il grand hotel Ucciardone è tornato?".
Mi preme preliminarmente precisare che il dibattito che si è aperto sulle attività di rieducazione in svolgimento presso l'Ucciardone merita, a questo punto, una riflessione congiunta e chiarificatrice che all'interno di un quadro di verità sui fatti realmente accaduti renda giustizia a quegli operatori penitenziari che alla luce della loro esperienza, maturata in anni di frequentazione del penitenziario, sono quotidianamente impegnati nella ricerca e nell'attuazione di strategie orientate verso il perseguimento del mandato istituzionale.
Al fine di non tediare a lungo chi legge con l'esposizione di un passato professionale della scrivente sempre improntato al rispetto della dignità di tutte le persone orbitanti all'interno del pianeta carcere siano essi detenuti, operatori interni ed esterni, mi limiterò in questa sede a tracciare semplicemente il quadro di di alcune delle attività svolte nel corso dell'anno solare 2014 con particolare riferimento a quelle maldestramente descritte da chi ha acceso questo dibattito.
Giova rappresentare altresì che tutte le attività trattamentali in svolgimento presso l'istituto penitenziario, ivi compreso lo spettacolo in argomento, trovano ragion d'essere nella generosità di enti pubblici e/o privati nonché da privati cittadini che sopperiscono con la loro buona volontà ad una pressoché totale assenza di fondi disponibili a tale scopo da parte dell'Amministrazione Penitenziaria.
Quanto detto ovviamente, nel tempo, ha imposto agli operatori penitenziaria la ricerca di una rete di contatti che ad oggi fanno si che le attività trattamentali abbiano svolgimento anche in un'ottica di umanizzazione della pena e di serenità di un ambiente di per sé ostico e carico di tensioni. È per tale motivo che all'interno di questa Casa di Reclusione nell'anno 2014 hanno fatto accesso oltre 500 cittadini che rispondendo all'appello di questa Direzione hanno messo a disposizione il loro impegno, il loro lavoro e quasi sempre il loro tempo libero per lo svolgimento di attività altrimenti solo teoriche ed irrealizzabili.
Attività sportive, scolastiche, professionali, di sostegno ai detenuti ed alle loro famiglie. Attività di lavoro, culturali ricreative trovano infatti svolgimento presso questo istituto attraverso l'opera di queste persone che agiscono in perfetta sinergia con gli operatori interni.
È chiaro che la suddetta intensa attività di rieducazione deve poter contare, in relazione alla pochezza delle risorse di uomini ed economiche, su una professionalità non comune degli operatori penitenziari e sulla disponibilità al sacrificio degli stessi ai quali la scrivente non ha mai lesinato apprezzamento e compiacimento. Mi preme altresì sottolineare in questa sede l'alto senso di responsabilità manifestato da parte di tutti gli operatori penitenziari qui in attività di servizio che hanno consentito l'attuazione di progetti pedagogici anche arditi ma le cui ricadute positive sono facilmente riscontrabili in un numero assolutamente irrisorio di eventi critici.
Certo il lavoro all'interno del carcere è pregno di pericoli e difficoltà ma è ampiamente provato che il rispetto della dignità umana ed una particolare attenzione all' esigenze personali del detenuto quali il contatto con i familiari, l'ascolto, l'igiene, l'alimentazione la propria religiosità e quant'altro, hanno la capacità facilitare un impegno di lavoro quotidiano altrimenti più difficile e rischioso.
Ed è proprio nel rispetto della professionalità delle persone che operano all'interno di questo istituto che mi torna particolarmente difficile accettare per vera la frase che alcuni detenuti avrebbero detto rivolgendosi al personale durante lo spettacolo in questione alludendo a degli atti "particolari" che i detenuti avrebbero successivamente svolto all'interno delle loro celle.
Malgrado la responsabilità delle linea pedagogica dell'istituto cada interamente sulla direzione che coadiuvata dallo staff di direzione (comandante, educatore, psicologo ecc.) valuta l'opportunità nonché la fattibilità di alcune attività rispetto alle quali non è pensabile di perseguire la condivisione di tutti, giova precisare che là dove le perplessità espresse dal Sig. Di Pasquale avessero trovato forme più congrue e pertinenti sarebbe stato sicuramente possibile esternare, in relazione alle rispettive competenze, in sede di consuntivo eventuali perplessità e/o suggerimenti.
Nel corso dell'anno le attività rieducative e/o ricreative sono state molteplici ed hanno visto come già detto la partecipazione massiccia della comunità esterna:
Il Centro Padre Nostro; l'associazione Asvope; l'Associazione 90100; la Uisp sono alcune degli enti di volontariato che hanno contributo alla realizzazione di molti dei progetti qui realizzati. Nel corso dell'anno peraltro si sono avute piccole donazioni da parte di enti pubblici e privati che hanno contribuito ad alcune carenze difficilmente sanabili con le risorse dell'amministrazione. Nello specifico si sono ricevute a favore dei detenuti donazione di generi di pulizia personale; tavoli da ping pong, calcio balilla, l'albero di Natale con gli addobbi, giocattoli per i figli minori; libri per la biblioteca; giochi ed attrezzature per l'area verde; generi di abbigliamento, scarpe ecc. Nel periodo natalizio, così come fatto anche lo scorso anno sono stati altresì donati dei panettoncini di 250 grammi ai detenuti da una ditta che peraltro li ha offerti anche all'istituto di Pagliarelli.
In merito alle lasagne che avrebbero trasformato l'Ucciardone nel grand hotel Ucciardone occorre precisare che la ditta in questione (altra rispetto alla prima), contattata in quanto si era già dimostrata generosa per altre piccole donazioni in precedenza, ha risposto ad una richiesta di questa direzione al fine di rendere più nutriente il pasto di Natale che, così come è facile riscontrare dalla visione del menù di quel giorno, risultava essere veramente povero. Per completezza di informazione ed al fine di una corretta informazione si precisa che ogni detenuto ha ricevuto un timballetto di pasta al forno di circa 200 grammi e non lasagne, con il quale ha festeggiato il Santo Natale. Assolutamente priva di fondamento è la notizia in merito alla distribuzione di dolcetti e cannoli ai detenuti.
Voglio sperare che il rappresentate sindacale in merito ai suddetti dolciumi non faccia riferimento alla manifestazione "Natale con i tuoi " che, finanziata dal Comune di Palermo, si è realizzata in data 27 dicembre presso l'area verde di questo istituto e che ha visto oltre 140 bambini incontrare unitamente alle mamme, il proprio papà detenuto, all'interno del villaggio di Babbo Natale tra giochi di animazione, piccole giostre e leccornie.
Dico, voglio sperare perché la manifestazione appena accennata è stata condivisa ed apprezzata da tutto il personale di questa struttura che nell'ambito del proprio servizio ha vissuto detta esperienza con viva emozione.
Peraltro al villaggio di Babbo Natale è stato presente tra gli altri anche il presidente della Caritas che ha voluto donare personalmente ad ogni nucleo familiare una casetta in legno raffigurante la natività di Nostro Signore.
Nello scusarmi per la prolissità di questa nota mi preme sottolineare, lo avevo già fatto ma evidentemente non è stato sufficiente, che la manifestazione cinematografica "Nuovissimo cinemissimo paradisissimo" svolta in estate è stata offerta dal centro Padre Nostro ed attraverso diverse proiezioni ha portato alla proiezione del film sull'eccidio di Padre Puglisi, in occasione dell'anniversario dell'assassinio del sacerdote.
Nell'occasione delle proiezioni il Centro Padre Nostro, peraltro esattamente come aveva già fatto negli anni precedenti presso l'istituto di Pagliarelli, ha ritenuto di offrire a tutti i convenuti un ascaretto/ghiacciolo in un contesto estivo nel quale la donazione di un gelato non appariva così dissonante.
Si coglie l'occasione per ringraziare quanti della società civile attraverso piccoli gesti di generosità consentono ai cittadini detenuti momenti di riflessione e/o di svago in special modo nei periodi di maggiore sofferenza per la privazione della libertà e coincidenti con i mesi estivi e i giorni il cui "l'esterno" è in festa. Quanto appena accennato trova immediata è tragica conferma proprio nelle statistiche che registrano in questi periodi di tempo "particolari" il maggior numero di atti autolesivi ed auto soppressivi.
Spiace che le questioni sollevate attengano proprio a due attività che hanno trovato attuazione proprio per quanto detto nei predetti periodi. Volutamente non ho fatto cenno particolare allo spettacolo incriminato per una serie di motivi che qui elenco succintamente: al contrario del sindacalista la scrivente era presente allo spettacolo; la mia impressione è stata di uno spettacolo divertente e null'altro; nessuna notizia a riguardo mi è stata fornita dagli operatori sia dell'area della sicurezza che da quella pedagogica; tutte le manifestazioni svolte all'interno di questo istituto hanno visto la partecipazione educata e composta dei detenuti i cui atteggiamenti sono improntati al rispetto degli ospiti con particolare attenzione alle signore.
di Teresa Valiani (Direttore "Io e Caino")
Ristretti Orizzonti, 12 febbraio 2015
Per il secondo anno consecutivo, il carcere di Ascoli Piceno partecipa alla grande campagna di sensibilizzazione sulla razionalizzazione dei consumi energetici, ideata da Caterpillar, storico programma in onda su Radio 2 Rai dalle 18 alle 19.30.
L'obiettivo della campagna comunicativa è raccontare best practice in ambito di risparmio energetico promuovendo la riflessione sul tema dello spreco di energia che si può evitare con interventi strutturali ma anche con semplici accorgimenti che ogni singolo individuo può mettere in pratica. M'illumino di meno culmina nella Giornata del Risparmio Energetico, quest'anno il 13 febbraio 2015, dedicata all'ormai consueto simbolico "silenzio energetico": in questa data si chiede infatti lo spegnimento dell'illuminazione di monumenti, piazze, vetrine, uffici, aule e private abitazioni, alle ore 18.38.
Non potendo, per motivi di sicurezza, spegnere le luci delle celle, i detenuti spegneranno la Tv e, su suggerimento della direttrice Lucia Di Feliciantonio, che ha lanciato l'iniziativa nell'istituto, chi vorrà, impiegherà il tempo nella lettura di un libro. Con questo piccolo, ma significativo gesto (la Tv in carcere è spesso l'unico mezzo di contatto con l'esterno), i detenuti del carcere di Ascoli intendono offrire il proprio appoggio alla campagna di sensibilizzazione.
Ristretti Orizzonti, 12 febbraio 2015
Oggi, giovedì 12 febbraio, dalle 16 alle 18 a Bologna, in Viale Aldo Moro 32, alla Biblioteca dell'Assemblea legislativa regionale, viene presentata una ricerca sulla presa in carico di detenuti, internati, persone sottoposte a misure alternative, da parte di soggetti del Terzo settore. Si tratta di un vero e proprio censimento delle associazioni e delle organizzazioni che lavorano nelle e con le carceri in Emilia-Romagna.
Promossa dall'Ufficio del Garante delle persone private della libertà personale, l'iniziativa vede gli interventi della Garante regionale, Desi Bruno, di Roberta Mori, presidente della commissione Parità e diritti, e di Giulia Cella, dell'Università di Bologna. È prevista la presenza di Pietro Buffa, provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Valter Giovannini, procuratore aggiunto di Bologna, Luigi Fadiga, Garante regionale dei minori, di assistenti sociali, rappresentanti di cooperative sociali e del volontariato.
La Stampa, 12 febbraio 2015
Nell'ambito del progetto europeo "Parol-scrittura e arti nelle carceri", Cascina Macondo, la Casa Circondariale Lorusso-Cotugno, i ragazzi della compagnia integrata Viaggi Fuori Dai Paraggi e un gruppo di detenuti presentano la serata "Per un barattolo di storie", che comprende "Attese", spettacolo-performance dei detenuti che hanno concluso il percorso di danza-teatro del progetto europeo "Parol", e "Una sedia per capello", spettacolo-performance della compagnia integrata (normalità & disabilità) Viaggi Fuori Dai Paraggi. Prenotazione indispensabile entro martedì 10 febbraio:
Ansa, 12 febbraio 2015
Pensieri, riflessioni, poesie, esperienze personali di cento detenuti in sette carceri del Piemonte su tema della violenza alle donne sono stati raccolti in un libro, "Giù le mani dalle donne - Voci dal carcere", presentato oggi a Palazzo Lascaris.
Molti degli uomini che hanno voluto lasciare la loro testimonianza sono in carcere proprio per reati legati alla violenza sulle donne. Chiude il volume,tradotto in inglese, la testimonianza di diverse donne detenute. Il libro fa parte della campagna "Zonta says no" che, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne 2014, ha promosso un minuto di silenzio sui campi di rugby di tutti gli istituti penitenziari d'Italia.
Stampato nel carcere di Ivrea, tra le prefazioni contiene quella di Gian Carlo Caselli. Dopo i saluti dei vicepresidenti del Consiglio regionale, Nino Boeti e Daniela Ruffino, quest'ultima anche nel ruolo di delegata alla Consulta Elette, e di Cinzia Pecchio, presidente della Consulta femminile, sono intervenuti, moderati da Bruno Mellano, Garante regionale, persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.
di Simona Lo Iacono
www.siracusanews.it, 12 febbraio 2015
"Portare l'arte nei luoghi di detenzione significa fornire al detenuto due immense opportunità: fare un percorso liberatorio, e assaporare la bellezza. Portare in carcere un magistrato vuol dire offrire al detenuto una vicinanza dell'organo giudicante che, pur costretto per legge a valutare il fatto, non può mai essere giudice dell'Uomo". Queste le motivazioni che hanno spinto la scrittrice e magistrato Simona Lo Iacono ad avviare un progetto con i detenuti della Casa di Reclusione di Augusta, con il pieno sostegno e il coordinamento del direttore della struttura Antonio Gelardi, da tempo fautore dell'importanza di fare arte in carcere.
I detenuti saranno dunque coinvolti nella rappresentazione teatrale dell'ultima fatica letteraria della Lo Iacono, il romanzo "Effatà" che tratta i difficili temi della disabilità ai tempi dell'Olocausto, e dell'importanza della comunicazione intesa come apertura all'altro. Oggi, giovedì 12 febbraio, alle 15 si svolgerà il primo incontro dell'autrice con i partecipanti al progetto, che sono già inseriti all'interno del corso di lettura Read and Fly, una delle numerose attività svolte a favore dei detenuti della casa di reclusione.
Il carcere, sorto nel 1987 nella periferia di Augusta, ospita circa 500 detenuti, tutti condannati in via definitiva, e appartenenti alle tipologie media sicurezza, alta sicurezza, e protetti (ossia ad esempio i sex offender che non vengono "accettati" dagli altri detenuti ). "In questo specifico caso - spiega ancora la scrittrice - la presenza della magistratura in carcere serve ad offrire un ribaltamento di ruoli: infatti il detenuto, in Effatà, vestirà i panni del giudice, mentre il giudice vivrà i luoghi della detenzione. E questo scambio dei ruoli e di visioni della vita è sempre fonte di crescita spirituale, perché ci porta fuori da noi stessi, nell'altro".
www.radicali.it, 12 febbraio 2015
Dichiarazione della delegazione Radicali Roma in visita questa mattina al Cie di Ponte Galeria: "Nel giorno della seduta straordinaria dell'Assemblea capitolina sul tema della sicurezza, aperta dal Prefetto Giuseppe Pecoraro, una delegazione di Radicali Roma ha visitato il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria".
"Chiediamo a Ignazio Marino, come Sindaco e come medico, di visitare al più presto questa struttura e di mobilitarsi per chiederne la chiusura immediata, anche nella veste di autorità sanitaria locale. Oltre ai tentativi di suicidio e agli atti di autolesionismo, che sono ormai all'ordine del giorno, a Ponte Galeria persistono infatti casi di scabbia e di altre patologie dovute alla promiscuità e alle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere gli ospiti del centro: condizioni che abbiamo deciso di documentare pubblicando alcune fotografie scattate all'interno della struttura e che confermano quanto riportato nel recente Rapporto della Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani".
"Al sistema di detenzione amministrativa, che già di per sé viola la nostra Costituzione infliggendo una pena detentiva a persone che non hanno commesso alcun reato se non quello di non avere il permesso di soggiorno, difficilissimo da conseguire vista l'attuale legge proibizionista sull'immigrazione, strutture come quella di Ponte Galeria sommano dunque una condizione oggettiva di profonda drammaticità nella quale vengono violate le leggi italiane e le convenzioni europee dei Diritti dell'Uomo".
"La delegazione era composta da Riccardo Magi, Presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale a Roma, Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma, Andrea Billau della direzione di Radicali Roma e giornalista di Radio Radicale. Hanno partecipato alla visita anche Gabriella Guido, portavoce di LasciateCIEntrare che i Radicali ringraziano per il lavoro che da anni svolge all'interno del centro, e la giornalista Raffaella Cosentino".
"Come Radicali ricordiamo che senza stato di diritto non può esistere alcuna sicurezza, ma solo effimere illusioni securitarie, e ribadiamo l'esigenza di modificare la legge sull'immigrazione con un meccanismo di regolarizzazione permanente dei lavoratori migranti: perciò chiediamo ancora una volta la chiusura dei Cie, strumento intollerabile di ultima punizione di una condizione di vita a dir poco afflittiva, che configura un diritto diseguale per autoctoni e migranti. Ecco perché chiediamo al Sindaco Marino di impegnarsi in prima persona affinché il Ministero dell'Interno trovi nuove soluzioni più adeguate e soprattutto rispettose di leggi e convenzioni ratificate dal nostro Paese", concludono i Radicali.
di Roberto Saviano
La Repubblica, 12 febbraio 2015
Per la prima volta nella storia dei cartelli messicani cala il traffico della marijuana: grazie alla legalizzazione. L'effetto: meno reati, maggiori entrate nelle casse dello Stato, meno flussi di denaro criminale. È la sconfitta dei proibizionisti.
Per la prima volta nella loro storia i cartelli messicani hanno visto precipitare la richiesta di marijuana. Entra in crisi un business miliardario che sino ad ora non aveva mai subito flessioni. I dati diffusi dalla polizia frontaliera americana (l'Us Border Patrol) non lasciano spazi a dubbi: la riduzione del traffico di erba nel 2014 è stata del 24% rispetto al 2011. Che è successo? Nessuno fuma più spinelli? Una stagione di arresti particolarmente efficace?
La risposta è più semplice: ed è la legalizzazione delle droghe leggere in Colorado e nello Stato di Washington. La vendita legale di marijuana non ha solo creato una rivoluzione economica che ha portato oltre 800 milioni di dollari di nuovi introiti fiscali, ma ha anche iniziato a trasformare il tessuto criminale. La crisi delle organizzazioni a sud del Rio Grande che hanno sempre inondato gli Usa di erba è paragonabile alla crisi dei titoli del Nasdaq. I cartelli messicani non hanno mai abbandonato il business dell'erba, tutte le organizzazioni storiche che oggi sono egemoni nel traffico di coca e di metanfetamina hanno sempre coltivato la "mota" (come chiamano la marijuana), che è al contempo fonte di una liquidità economica gigantesca ed ha una crescita di mercato esponenziale grazie alla tolleranza culturale diffusa in tutti gli Stati Uniti.
Un esempio tra i molti che dimostra lo storico legame tra l'erba messicana e gli Usa: Kiki Camarena era un poliziotto della Dea che riuscì a infiltrarsi ai vertici dei narcos negli anni 80: fu così che scoprì El Bufalo, un ranch che nascondeva la più grande piantagione di marijuana del mondo. Oltre milletrecento acri di terra e diecimila contadini a lavorarci. Per averla fatta sequestrare Kiki fu barbaramente torturato e ucciso. L'erba messicana ha riempito gli Stati Uniti e metà pianeta per più di cinquant'anni. Ora, finalmente, la tendenza di crescita si sta invertendo. Dopo tanti dibattiti ideologici c'è la prova che la legalizzazione è uno strumento reale di contrasto al narcocapitalismo. In Colorado e a Washington ci sono diversi vincoli per il consumo: la marijuana può essere acquistata solo se si è maggiori di 21 anni, si può possedere sino a poco più di 28 grammi, in pubblico è vietato consumarla (come l'alcol del resto) e guidare sotto effetto di erba è vietato (sospensione di patente per un anno e arresto se recidivi).
Le grandi obiezioni mosse dai proibizionisti contro l'esperimento di legalizzazione in Usa sono le medesime da sempre sostenute dal proibizionismo europeo: aumento del mercato dei consumatori, aumento degli incidenti stradali, aumento della criminalità. Allarmi tutti smontati dall'esperienza reale. Non c'è stata nessuna catastrofe. La polizia di Denver in Colorado ha registrato una diminuzione del 4% dei reati, nessun aumento di incidenti stradali (la maggior parte continuano ad essere provocati dall'alcol).
Non solo: sottrarre una massa di capitali enormi alle organizzazioni criminali ha portato il Colorado a prevedere la possibilità di incrementare le proprie casse con circa 175 milioni di dollari nei prossimi due anni, mentre lo Stato di Washington prevede un'entrata di oltre 600 milioni di dollari nei prossimi cinque anni. Come se non bastasse, sembra che lo Stato potrà addirittura restituire ai cittadini parte delle tasse.
Tutto è dovuto da una legge del Colorado che impone allo Stato una quota limite sui soldi che può ricevere dalle tasse: superata la quale deve ridistribuire il denaro ai contribuenti. Grazie alle entrate per l'acquisto di marijuana, il Colorado rimborserà i 30 milioni di dollari in eccedenza ricevuti. Mai successo a memoria d'uomo che la quota fosse superata, la legalizzazione l'ha permesso. Soldi che prima finivano nelle tasche dei narcos messicani e delle banche complici ora sono a disposizione dello Stato.
Le entrate fiscali hanno convinto altri Stati a intraprendere il percorso di legalizzazione: Alaska, Oregon, Florida e Washington D. C. stanno per decidere.
Ma c'è un altro argomento che ha spinto questa scelta: i reati connessi alla marijuana gravavano enormemente sulle casse degli Stati americani (il Colorado - ad esempio - metteva in bilancio 40 milioni l'anno per contrasto e detenzione di persone legate allo spaccio di erba). E d'altronde la metà della popolazione carceraria americana è condannata per reati di droga, l'Anti-Drugs Abuse Act con la sua severità estrema non ha portato che a un rafforzamento del vincolo criminale tra spacciatore e organizzazione.
Vincolo che è necessario slegare se si vuole contrastare il narcotraffico piuttosto che puntare la responsabilità sul singolo pusher. Il 75% dei detenuti condannati per narcotraffico è afroamericano, miseria e disagio continuano ad essere le miniere in cui raccolgono eserciti i cartelli. Ma in Europa e in parte anche negli Usa (con qualche eccezione tra gli agenti Dea), i vertici delle polizie continuano a sostenere posizioni proibizioniste: eppure nessuna repressione ha fermato la diffusione dell'erba e il suo consumo.
Ora la domanda è: dove sarà dirottata tutta la "mota" messicana? Unica destinazione: Europa. Ci saranno quindi abbassamenti di prezzo e si tratterà di capire come le organizzazioni criminali gestiranno il flusso. I prezzi li farà il mercato, come sempre, ma sarà mediato da 'ndrangheta e camorra sul fronte italiano, dalla mafia corsa sul fronte francese, da albanesi e serbi sul fronte est.
In Italia l'81% dei sequestri delle piantagioni di canapa indiana avviene nel sud Italia (l'Aspromonte è territorio privilegiato di coltivazione), quindi l'erba messicana arriverà ad essere il grande antagonista dell'erba italiana. La legalizzazione non solo sta costringendo i cartelli ad abbassare i prezzi tagliando i profitti ma i messicani devono anche competere con la qualità: la qualità della marijuana legale è certificata catalogata e controllata, leggendo la didascalia delle bustine si possono conoscere effetti e composizione.
La droga illegale spacciata dai messicani invece spesso ha qualità minore a fronte di un prezzo alto perché contiene additivi, come l'ammoniaca, e sempre più spesso viene cosparsa di fibra di vetro o lana di roccia, per simulare l'effetto dei cristallini che hanno alcune qualità di marijuana (ricche in resina di canapa). Legalizzazione quindi porta anche a una riduzione degli effetti negativi e il mercato perde i segmenti più dannosi.
Il Messico vede positivamente la legalizzazione in Usa perché ferma il flusso di capitale criminale che quotidianamente entra nel Paese. Il circolo vizioso è semplice: dalla frontiera parte droga per gli l'America, i soldi tornano in Messico che poi ritornano nelle banche degli Stati Uniti. La legalizzazione rompe questo schema. L'ex presidente Fox aveva dichiarato: "Il consumatore di droga negli Stati Uniti produce miliardi di dollari, denaro che torna in Messico per corrompere la polizia, la politica e comprare armi". Fox, che non ha certo migliorato lo stato della democrazia in Messico né ha portato a un cambiamento nel contrasto ai narcos, ha avuto il merito di riconoscere il punto nevralgico: il proibizionismo americano è il principale responsabile della crescita economica della mafia messicana. La legalizzazione quindi sta producendo effetti immediati e benefici.
Le modalità per sottrarre la marijuana ai narcos sono molteplici: Colorado e Washington hanno legalizzato liberalizzando la produzione e la distribuzione, Alaska e Oregon si stanno avviando ad una legalizzazione come quella del Colorado, la Florida deciderà sull'uso medico della cannabis. Washington D. C. va verso la produzione e il consumo ma non vuole liberalizzare negando l'autorizzazione ai negozi per la distribuzione.
Il che manterrebbe una contraddizione in termini: legale comprarla e fumarla a casa, ma illegale venderla. Ma l'attesa più importante è per il 2016, quando in California si deciderà se intraprendere la legalizzazione o continuare il percorso proibizionista. Se la California - Stato con una massiccia presenza di cartelli messicani e centroamericani - darà il via libera allo spinello il passo per la legalizzazione in tutti gli Stati Uniti sarà definitivo.
E in Italia? L'Italia dovrebbe essere in Europa in prima fila su questi temi per la conoscenza acquisita e per l'influenza delle organizzazioni criminali italiane in questo mercato. Il primo passo fatto dal ministro Roberta Pinotti con la produzione da parte dell'esercito di marijuana per uso terapeutico aveva fatto sperare in un'accelerazione del percorso di legalizzazione, ma tutto si è fermato e il dibattito sembra essersi spento nella miope ed eterna considerazione che "i problemi sono altri". Nel frattempo narcos e boss estendono il loro impero. Mai come ora il proibizionismo è il loro maggior alleato. È il momento di porre il tema della legalizzazione come battaglia di legalità e contrasto all'economia criminale e sottrarlo al seppur necessario e controverso dibattito morale. Proprio chi è contro ogni tipo di droga deve sostenere la legalizzazione.
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