Gazzetta del Sud, 5 aprile 2015
Del "The day after" degli ospedali psichiatrici giudiziari italiani, tra i ritardi della sanità regionale e le esigenze di garantire la sicurezza sociale, si parlerà sabato prossimo con i ministri della Giustizia, Andrea Orlando, e dell'Interno, Angelino Alfano.
I due ministri, infatti, parteciperanno alla tavola rotonda organizzata nel teatro dell'Opg di Barcellona, con il presidente della Commissione giustizia del Senato Nitto Palma, il presidente della commissione Affari sociali della Camera Pierpaolo Vargiu, il vicepresidente del Csm Giovanni Lengnini, il sottosegretario del ministero della Salute Vito De Filippo, il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa.
I lavori saranno coordinati dal presidente Tribunale di sorveglianza di Messina e coordinatore nazionale magistrati di Sorveglianza, Nicola Mazzamuto e dal direttore dell'Opg Nunziante Rosania, che hanno organizzato due giornate di lavoro durante le quali si confronteranno giuristi e psichiatri che metteranno al centro del dibattito "il malato di mente autore di reati tra politiche sicuritarie e percorsi individuali di reinserimento sociale".
E due giornate di lavoro inizieranno venerdì prossimo con gli interventi del presidente della Corte d'appello Mario Zumbo, del procuratore generale Giovanni D'Angelo, del presidente del Tribunale di Barcellona Michele Galluccio, del procuratore facente funzioni Francesco Massara; di Cosimo D'Arrigo, del direttivo della Scuola superiore magistratura; del giudice Maria Teresa Arena, presidente della sezione di Messina dell'Associazione magistrati, e dei presidenti dei due Ordini degli avvocati Francesco Russo e Vincenzo Ciraudo e del presidente della Camera minorile Antonio Centorrino. Sempre venerdì seguirà il dibattito "La psichiatria giudiziaria tra istituzioni totali e servizi territoriali" al quale parteciperanno tra gli altri il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria Santi Consolo e lo psichiatra Vittorino Andreoli.
www.marsicalive.it, 5 aprile 2015
Gli studenti entrano nella realtà del sistema carcerario grazie alla testimonianza di due ex detenuti. È stato un vero successo l'incontro dibattito che si è svolto al teatro Talia di Tagliacozzo tra gli studenti dell'Istituto onnicomprensivo "Argoli" e i detenuti di Rebibbia.
L'obiettivo è stato quello di confrontarsi sui temi della legalità e cercare insieme di approfondire l'argomento. scuola Argoli, incontro al Talia di Tagliacozzo con i detenuti di Rebibbia.
L'incontro rientra nel progetto di educazione alla legalità, coordinato dalla professoressa Claudia Sansone per il turistico e dalla professoressa Ester Mordini per le medie. Al faccia a faccia hanno preso parte il sindaco Maurizio Di Marco Testa, Giovanni Iacomini, docente nella scuola di Rebibbia e due ex detenuti in libertà da pochi mesi. Numerose le domande che gli studenti hanno rivolto agli ex detenuti che hanno raccontato le loro storie e le vicende giudiziarie che li hanno visti coinvolti trasmettendo loro un messaggio positivo per la loro crescita formativa. scuola Argoli, incontro al Talia di Tagliacozzo con i detenuti di Rebibbia.
Uno dei due ex carcerati ha evidenziato anche la necessità della rieducazione del detenuto e quanto sostanzialmente avviene nella realtà soprattutto quando si trova a confrontarsi con la società e il mondo del lavoro. Secondo loro, questo è ciò che poi causa la recidiva di reato. Ha poi anche rilevato le modalità di trattamento diversificate tra una struttura carceraria e un'altra. Ha spiegato che le attività riabilitative sono: arte, cultura, musica e teatro di cui loro sono primi attori e fondatori grazie a una compagnia teatrale "Assai" che svolge rappresentazioni in molte parti d'Italia e con la collaborazione di noti artisti di teatro.
www.ottopagine.it, 5 aprile 2015
Uova di Pasqua ai figli dei detenuti, un bel gesto di solidarietà all'ingresso del Carcere di Ariano Irpino quello promosso dai Volontari della Misericordia di Fontanarosa, in collaborazione con l'ufficio colloqui che con il responsabile Ettore Sommariva e l'assistente capo Fedele Cifaldi hanno coordinato al meglio l'iniziativa, fortemente apprezzata dal comandate della Polizia Penitenziaria Tiziana Perillo e dal direttore della Casa Circondariale arianese Gianfranco Marcello. A consegnare i doni, il governatore dell'associazione Alfonso Cerundolo e il volontario Marco De Dominicis. Un bel gesto che ha commosso le mamme dei bambini in visita ai loro mariti rinchiusi nel penitenziario di via Cardito. E non è la prima iniziativa del genere, già a Natale e alla Befana grazie all'impegno della Caritas e altre associazioni si è dato vita a gesti di solidarietà per queste famiglia, con la speranza di alleggerire in qualche modo il dolore e la distanza legato all'assenza di un genitore.
di Gina Musso
Il Manifesto, 5 aprile 2015
Una forma di deportazione dolce, espulsioni in piena regola presentate come un'opportunità d'oro a persone disperate. È ciò che aspetta migliaia e migliaia di migranti clandestini e/o richiedenti asilo, provenienti in maggioranza da Eritrea e Sudan e approdati in Israele negli ultimi anni. Al momento se intercettati dalla polizia vengono rinchiusi in centri di raccolta come quello di Holot, in pieno deserto del Negev, altrimenti si "infiltrano" nel tessuto economico delle città finendo impiegati nei lavori più umili e peggio pagati. In un titolo di prima pagina qualche tempo fa (il manifesto, 7 gennaio 2014), il giorno in cui sfilarono in massa a Tel Aviv per reclamare i loro diritti, li avevamo chiamati "Gli isralieni". In Israele li chiamano appunto "alieni", o appunto, "infiltrati".
Netanyahu sente particolarmente il "problema" e le politiche sui flussi dei suoi governi non hanno mai fatto sconti agli stranieri "irregolari". L'ultima trovata chiama in causa un paese africano (forse due), che con Tel Aviv vanta già collaborazioni a più livelli, in primis sul piano tecnologico, militare e di intelligence. Sono a buon punto le trattative con il Ruanda, infatti, lo ha rivelato il presidente ruandese Paul Kagame e confermato il ministro degli Interni israeliano Gilad Erdan, per concludere un affare che porterebbe soldi freschi nelle casse di Kigali e svuoterebbe d'incanto - nelle speranze del governo israeliano - i centri di raccolta. Ai circa 50 mila sudanesi ed eritrei illegalmente presenti sul territorio israeliano verrebbe in pratica detto: non posso rispedirti nel tuo paese perché dici che lì la tua vita sarebbe in serio pericolo; allora ti dò un biglietto aereo per Kigali, un visto d'ingresso e 3.500 dollari ("non una piccola somma per certi paesi", sottolinea Erdan al quotidiano israeliano Yediot Ahronot), con la possibilità (del tutto teorica) di lavorare.
È un suggerimento, chiaro, una prospettiva che può apparire di tutto rispetto. Soprattutto se scappi da una guerra e l'unica alternativa è quella di restare in stato di detenzione senza limite. Al Ruanda un eventuale accordo porterebbe finanziamenti multimilionari e accordi commerciali privilegiati. Come minimo.
Una simile trattativa sarebbe in corso anche con l'Uganda, ma la notizia non è altrettanto confermata. Certo è che già a partire dall'estate del 2013 decine di immigrati in attesa di asilo sono stati segretamente trasferiti proprio in Uganda, come denunciato a più riprese da un altro quotidiano israeliano, Haaretz. E dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che non fu mai informato dell'operazione. In questo caso però i migranti avevano ricevuto 1.500 dollari a testa. E l'Uganda le solite garanzie economiche. Lontani i tempi di Idi Amin, anche Kampala ha da tempo con Israele ottime relazioni, soprattutto nel settore della difesa.
www.rainews.it, 5 aprile 2015
In prigione da otto mesi anche il corrispondente del Washington Post Jason Rezaian. Il segretario di Stato americano John Kerry ha sottolineato che la questione è stata sollevata in ogni incontro con le controparti iraniane Tweet 8 Jason Rezaian di S.B. 04 aprile 2015 Come si declinerà l'accordo quadro sul nucleare iraniano non è ancora chiaro. L'intesa definitiva arriverà entro il 30 giugno ed è sui dettagli che si giocherà la vera partita. Al di là dell'uranio e delle centrifughe però agli americani sta a cuore anche un'altra questione: le sorti dei quattro americani detenuti nel Paese.
Tra questi anche il corrispondente del Washington Post Jason Rezaian, con doppia nazionalità americana e iraniana, nel carcere di Evin a Tehran da circa 8 mesi. Il segretario di Stato americano John Kerry non ha dato risposte al riguardo, si è limitato a sottolineare che la questione del rilascio è stata sollevata in ogni incontro con le controparti iraniane.
"Un processo per il risolvere il problema è in corso" ha detto ancora il capo della diplomazia Usa, rispondendo a chi gli chiedeva se la liberazione potesse essere un gesto di "avvicinamento" dell'Iran al momento della firma definitiva dell'accordo. Oltre a Rezaian nelle carceri iraniane ci sono anche l'ex marine Amir Hekmati, detenuto in Iran dal 2011 e il pastore cristiano Saeed Abedini. Resta invece il giallo sulla vicenda di Robert Levinson, un agente dell'Fbi a riposo che aveva lavorato anche per la Cia, scomparso più di otto anni fa sull'isola iraniana di Kish. Teheran nega di averlo arrestato, ma Washington ritiene che sia detenuto in Iran.
Nova, 5 aprile 2015
I miliziani sciiti seguaci dell'imam al Houthi hanno assaltato oggi il carcere della provincia yemenita di Dalia, nel sud del paese. Secondo quanto riporta il sito informativo yemenita "al Masdar", i miliziani sciiti hanno liberato 800 dei detenuti rinchiusi al suo interno. La zona del sud dello Yemen è teatro da un mese di scontri tra i ribelli sciiti e le milizie popolari e dell'esercito fedeli al presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e ai gruppi secessionisti del sud.
di Antonio Ciccia
Italia Oggi, 4 aprile 2015
Il Tribunale di Belluno applica il Decreto sulla non punibilità per "particolare tenuità del fatto", in vigore dal 2 aprile, e dichiara non punibile la dichiarazione di falsa identità, sanzionabile con 5 anni di carcere. La depenalizzazione muove i primi passi e si applica retroattivamente. Con sentenza del gip di Belluno del 2 aprile 2015 è stata dichiarata la non punibilità dell'autore del reato di dichiarazione di falsa identità. Il gip ha applicato il decreto 28/2015, che fa tabula rasa dei reati puniti fino a cinque anni di pena detentiva oltre che di quelli sanzionati con pena pecuniaria, purché il fatto sia tenue e la condotta non abituale. a depenalizzazione muove i primi passi e si applica retroattivamente.
di Antonio Iorio
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2015
In via generale per i reati puniti con pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l'esiguità del danno o del pericolo, l'offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.
I criteri sui quali deve incardinarsi il giudizio di "particolare tenuità del fatto" sono cosi due: la particolare tenuità dell'offesa, che implica una valutazione sulle modalità della condotta e l'esiguità del danno o del pericolo; la non abitualità del comportamento dell'autore (che non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole).
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2015
Andrea Mascherin è stato eletto da pochi giorni alla guida del Consiglio nazionale forense; succede a Guido Alpa e guiderà il Cnf per i prossimi 4 anni.
Presidente Mascherin, gli avvocati italiani, i più numerosi in Europa, vivono anch'essi un momento di grande difficoltà per effetto di una crisi economica che non risparmia le professioni. Tuttavia almeno con questo Governo hanno ricevuto un riconoscimento importante come interlocutori importanti nei processi di riforma.
di Silvia Barocci
Il Messaggero, 4 aprile 2015
Questione di costi. E non solo. Su come modificare le norme per regolamentare le intercettazioni con l'obiettivo di garantire una maggiore privacy dei non indagati si divide non solo la politica ma la stessa magistratura. Due magistrati di punta, Nicola Gratteri e Carlo Nordio, nel giro di pochi giorni hanno avanzato proposte trasversalmente plaudite ma che nella sostanza divergono.
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