di Marina Pignatelli
www.fasanolive.com, 9 gennaio 2015
Siglato l'accordo fra il Comune di Fasano e il Tribunale di Brindisi per consentire ai detenuti condannati per reati lievi di svolgere lavori socialmente utili.
Permettere ai detenuti condannati di impegnarsi in lavori socialmente utili per scontare la propria pena: è quanto stabilisce la convenzione sottoscritta dal Comune di Fasano con il ministero della Giustizia. A firmare l'accordo, nella sede del Palazzo di giustizia di Brindisi, sono stati l'assessore Vito Martucci (in rappresentanza dell'Amministrazione comunale) ed il presidente del Tribunale di Brindisi facente funzioni Cosimo Almiento (per conto del dicastero della Giustizia).
"Abbiamo manifestato la disponibilità ad utilizzare quei condannati per piccoli reati, che non creano particolare allarme sociale, in lavori in favore della collettività - afferma l'assessore Martucci; naturalmente, sarà il giudice ad emettere una sentenza di questo tipo, ossia a prevedere in alternativa alla detenzione la possibilità che il condannato lavori per il nostro Comune: due ore lavorative corrisponderanno ad un giorno di pena, quindi quattro ore al giorno di lavoro corrisponderanno a due giorni di pena. La nostra iniziativa ha una grande valenza sociale - sottolinea Martucci - poiché consente a persone che hanno sbagliato di risarcire la società con dei lavori di pubblica utilità che, ovviamente, non sono retribuiti.
Questi condannati inviati a Fasano per la prestazione lavorativa non percepiranno alcuno stipendio per il lavoro che svolgeranno. Ma l'iniziativa mira a ricreare le condizioni di reinserimento sociale e lavorativo per i condannati. La nostra decisione di sottoscrivere questa convenzione - spiega Martucci - è in perfetta linea con i provvedimenti adottati dalle precedenti Amministrazioni comunali di centrodestra.
Fasano, infatti, dal 2002, come uno dei pochi e dei primissimi Comuni italiani, ha promosso e sostenuto la nascita, affidandone lavori di pubblica utilità, di coop. di ex detenuti e sorvegliati speciali di pubblica sicurezza: un'interessantissima esperienza che ha dato a Fasano una visibilità nazionale e che ancora oggi dà i suoi frutti sul reinserimento socio-lavorativo di un nutrito gruppo di cittadini che hanno avuto problemi con la giustizia".
I detenuti condannati per reati lievi potranno quindi svolgere delle mansioni nei settori di custodia e manutenzione del patrimonio ambientale e comunale, del verde pubblico, degli uffici comunali, delle aree cimiteriali; del riordino degli archivi e dell'attività tecnica ed amministrativa; inoltre, potranno essere impiegate come supporto ed assistenza a disabili, a famiglie e ad anziani in situazione di forte difficoltà. Potranno essere impiegati un massimo di dieci detenuti contemporaneamente nei giorni dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30.
"Noi siamo già pronti ad impiegare in lavori di pubblica utilità i primi condannati cui il giudice sentenzierà questa possibilità al posto della detenzione - afferma l'assessore Martucci: toccherebbe al segretario generale del Comune ed a tutti i dirigenti comunali decidere le mansioni specifiche e ad impartire istruzioni a quei condannati che saranno inviati al Comune".
www.sanremonews.it, 9 gennaio 2015
Il Partito Democratico di Imperia presenterà in Consiglio Comunale una mozione riguardante il lavoro di pubblica utilità. Nel dettaglio, sono due i punti contenuti nella mozione. Il primo riprende una convenzione stipulata dal Comune di Imperia nel 2002 con il Tribunale, oggi scaduta. Secondo la convenzione, i cittadini autori di reati lievi, come la guida in stato di ebbrezza, possono richiedere di rivolgersi al comune e eseguire dei lavori di pubblica utilità per ottenere una sentenza di estinzione del reato.
"Questa convenzione - commenta a Sanremo News il promotore, il Consigliere Comunale Pd Oliviero Olivieri - era limitativa, perché comprendeva una ventina di posti disponibili e veniva interpretata dagli uffici in modo molto restrittivo. Chi veniva destinato a lavori di pubblica utilità, infatti, veniva mandato a fare lavori di fatica, generalmente veniva destinato ai servizi cimiteriali". Il Partito Democratico ha così chiesto il rinnovo della convenzione con le modifiche sul numero di persone che vorranno fare richiesta.
"Una possibilità - continua Olivieri - per i cittadini di redimersi e per l'ente di utilizzare della forza lavoro per vari interventi di manutenzione. Nella mozione chiediamo anche di poter utilizzare questo personale in altri campi, come per esempio i servizi sociali. Il controllo sarà comunque fatto dal giudice che dovrà stabilire se la persona sia o meno adatta a svolgere lavori di pubblica utilità". Il secondo punto riguarda il lavoro svolto dai detenuti del carcere di Imperia attraverso una convenzione con la casa circondariale. "È entrata in vigore nei mesi scorsi una legge - continua Olivieri - che permette ai detenuti che abbiano condanne per reati minimi, di poter svolgere dei lavori socialmente utili. Noi non abbiamo una convenzione di questo tipo, per cui chiediamo di attivarla".
La mozione verrà presentata, probabilmente, nel corso del Consiglio Comunale del 28 gennaio.
Libertà, 9 gennaio 2015
"Esprimo la mia solidarietà ai Sindacati di Polizia penitenziaria che stanno manifestando non solo per il mancato inserimento in busta paga degli accrediti dei servizi dei mesi precedenti, ma per le problematiche condizioni in cui, giornalmente, prestano il loro servizio".
Così l'on. Sofia Amoddio deputato nazionale del Partito Democratico relativamente al sottodimensionamento dell'organico nel carcere di Siracusa, argomento di una interrogazione parlamentare presentata il mese scorso al Ministro della Giustizia.
"Tra pensionamenti e trasferimenti, il personale degli agenti di polizia penitenziaria in pianta organica si è abbassata di troppe unità. L'entrata in vigore della "sorveglianza dinamica" che dispone l'apertura delle celle dalla mattina al pomeriggio, permettendo ai detenuti di potersi muovere liberamente negli spazi comuni, ha in parte ovviato alle gravi carenze di organico del personale di polizia penitenziaria perché permette un controllo esterno ma, in caso di emergenza, l'intervento degli agenti diventa più complicato.
"La sorveglianza dinamica - dice l'on. Amoddio - come avviene nelle carceri del nord Italia, dovrebbe essere supportata da un rete di telecamere di sorveglianza che a Cavadonna risulta obsoleta ed insufficiente. Nel carcere di Siracusa il rapporto è di due agenti per centoventi detenuti, numeri impietosi che giustificano le lamentele dei sindacati".
Come si ricorderà nelle settimane scorse proprio nel carcere di contrada Cavadonna si era registrato un episodio particolarmente preoccupante. Quasi un centinaio di detenuti, durante il periodo di cosiddetta vigilanza dinamica, sono venuti a contatto, scatenando una maxi rissa sedata a fatica dagli agenti di polizia penitenziaria, che ha provocato il ferimento di alcuni detenuti e l'arrivo degli ispettori nella casa circondariale siracusana, per comprendere fino in fondo che cosa sia realmente accaduto. Il sindacato attribuisce la responsabilità proprio alla vigilanza dinamica, che non è possibile applicare in assenza di supporti tecnologici.
"Quello della polizia penitenziaria - conclude Sofia Amoddio - è un lavoro molto difficile, delicato ed usurante. Per questo continuerò a seguire questa battaglia nelle sedi istituzionali perché sono fermamente convinta che la protesta dei sindacati sia giusta e che lo Stato debba intervenire per garantire un congruo numero di agenti e standard di sicurezza".
di Paola Pioppi
Il Giorno, 9 gennaio 2015
"Il Bassone è un carcere con diversi punti critici". Valerio Federico, Tesoriere nazionale di radicali Italiani, assieme a Roberto Sartori di Fondazione Exodus, sono i rappresentanti della delegazione che ha visitato la casa circondariale comasca, unica in Lombardia scelta nell'ambito del "Satyagraha di Natale con Marco Pannella".
"Il Bassone è un carcere con diversi punti critici". Valerio Federico, Tesoriere nazionale di radicali Italiani, assieme a Roberto Sartori di Fondazione Exodus, sono i rappresentanti della delegazione che ieri mattina ha visitato la casa circondariale comasca, unica in Lombardia scelta nell'ambito del "Satyagraha di Natale con Marco Pannella".
"Il regolamento penitenziario è considerato carta straccia - ha detto Federico, mentre ne strappava pubblicamente una copia - perché non viene rispettato. Lo spazio nelle celle deve esser almeno di tre metri quadrati calpestabili, fino ai sette previsti dal Comitato Europeo per la prevenzione della tortura, ma questo a Como non avviene. Inoltre è previsto un detenuto per ogni cella, e qui sono in due o tre".
Un situazione, quella del sovraffollamento nella casa circondariale comasca, che è notevolmente migliorata nell'ultimo anno, portando a 367 le presenze di detenuti, a fronte di una media di cinque o seicento mantenuta per anni. "Inoltre - ha proseguito Federico - le celle non hanno docce annesse: sono presenti tre docce ogni 50 o 60 detenuti, in spazi separati". Un problema strutturale legato alla progettazione originaria del Bassone, a cui si aggiunge un altro aspetto critico sottolineato dal portavoce di Radicali Italiani: "L'ordinamento dice che deve essere garantito il lavoro, ma qui a Como solo un cinquantina di detenuti su 367 sono impiegati nel lavoro interno, e 3 in occupazioni esterne: non è stata creata una rete di contatti con il territorio, che potesse garantire lo scambio tra società e carcere. La rieducazione senza lavoro e in condizioni di vita come quelle che abbiamo visto, è impossibile". Federico ha aggiunto ulteriori numeri per evidenziare le difficoltà emerse durante la visita al Bassone.
"Sono in servizio 5 educatori e 3 psicologi: richieste di visite, di farmaci o di colloqui rimangono quasi sempre inevase, perché il personale è insufficiente a far fronte alle domande della popolazione penitenziaria". Secondo il Comitato Europeo per la prevenzione della tortura, "la combinazione tra sovraffollamento, un regime povero di attività e un inadeguato accesso ai servizi igienici, costituisce un insieme nocivo per i detenuti".
Per Roberto Sartori, "la situazione del Bassone non è molto diversa da quella degli altri istituti penitenziari italiani, ma mi ha sorpreso il fatto di non trovare nessun educatore in servizio in un giorno festivo". Inoltre, da Federico, è giunto un moto di indignazione per l'aula bunker realizzata a ridosso del Bassone: "Era costata cinque miliardi - ha detto - ed è stata usata per un solo processo vent'anni fa, mai recuperata".
Infine la delegazione ha sottolineato gli aspetti positivi del carcere visitato ieri mattina: "Abbiamo trovato una grande disponibilità da parte della polizia penitenziaria e della direttrice, una situazione di sovraffollamento meno drammatica rispetto ad alcuni anni fa, e l'adozione della sorveglianza dinamica, grazie alla quale cinque sezioni su sette rimangono aperte per dieci ore al giorno, consentendo ai detenuti di muoversi liberamente all'interno della sezione".
www.ilmamilio.it, 9 gennaio 2015
"Nel penitenziario di Velletri ieri nel pomeriggio, verso le ore 16:30 in una delle sezioni detentive che ospitano 52 detenuti scoppia una rissa fra detenuti italiani e albanesi, ad avere la peggio è stato un detenuto albanese, solo grazie al intervento tempestivo dell'unico agente di Polizia penitenziaria addetto al controllo della sezione che gli ha evitato il peggio riuscendo a limitargli i danni, se le cavata con un taglio profondo lungo 10 cm sul volto ed ematomi in varie parti del corpo. Nei giorni scorsi nel penitenziario di Velletri, grazie sempre alla elevata capacità professionale dell'agente e del medico di turno che ha praticato un lungo massaggio cardiaco è stata salvata la vita a un detenuto Italiano in arresto cardiorespiratorio, subito dopo trasportato in eliambulanza presso l'Ospedale di Latina per le cure del caso.
L' Istituto penitenziario di Velletri ospita dai 600 ai 650 detenuti ed è al primo posto di avere un coefficiente molto alto riguardo alla mancanza di agenti di Polizia penitenziaria con un coefficiente di uno 0,26 rispetto a quello stabilito dello 0,48 ad un livello nazionale.
Nonostante ciò il Dap aveva emanato un provvedimento di rientro in sede dei 15 agenti distaccati da altri Istituti per l'apertura del nuovo Padiglione, grazie alle proteste e alle insistenze del Sippe il provvedimento è stato revocato fino al 10 febbraio 2015 in attesa di trovare una soluzione definitiva. Noi del Sippe chiediamo alle autorità competenti di sanare i 15 Agenti distaccati e di inviare con tempestività almeno 40 unità di Polizia penitenziaria, perché il personale è esausto, anziano e non c'è la fa più.
Ansa, 9 gennaio 2015
"Purtroppo dobbiamo segnalare il primo caso nella regione Lazio di un aggressione avvenuta a danno del personale di Polizia Penitenziaria. Apprendiamo che l'aggressione è avvenuta da un detenuto italiano, di circa 30 anni, il quale ha provocato all'agente scelto di Polizia Penitenziaria, P.M . un trauma su occhio e dente rotto, e vari giorni di prognosi. Attualmente il detenuto è stato messo in reparto di isolamento in attesa di provvedimenti del caso.
Purtroppo dobbiamo evidenziare che essendo in detto istituto, cosi altri nel Lazio, applicata la sorveglianza dinamica ciò provoca tali eventi che non possono essere impediti e tantomeno tollerati del personale. Per la Fns Cisl Lazio, quindi, occorre intervenire, al fine di evitare episodi del genere aumentando sia il numero degli agenti, considerata la grave carenza di personale, ma allo stesso tempo inasprire le pene detentive per detenuti resosi responsabili di fatti del genere. La Fns Cisl Lazio esprime solidarietà nei confronti del personale coinvolto". Lo rende noto, in un comunicato, il segretario regionale Fns Cisl Lazio, Massimo Costantino.
Corriere di Verona, 9 gennaio 2015
Derubati, aggrediti, truffati: "Così li aiutiamo". C'è la coppia che ha trovato la propria auto danneggiata, c'è la donna che subisce maltrattamenti e l'anziano vittima di truffa. Tutti accomunati da una sorta di "disorientamento" di fronte al magma del sistema giudiziario italiano. Persone che ritengono di aver subito un torto e che non sanno come comportarsi.
È a loro che si rivolge lo Sportello di ascolto delle vittime di reato, inaugurato nel dicembre 2013 dal Consiglio comunale di Verona grazie all'impegno dei volontari dell'Associazione scaligera assistenza vittime di reato (Asav) e alla collaborazione della polizia municipale e del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Margherita Forestan.
Uno sportello aperto ogni martedì in Comune dalle 16 alle 19 (per contatti
E la speranza è che, nell'anno appena iniziato, i numeri possano aumentare: "Le autorità, a causa delle mancanze del Legislatore, non si preoccupano delle vittime. Noi siamo qui per loro e alle varie forze dell'ordine che ricevono le singole denunce) chiediamo di indirizzare queste persone verso di noi in caso di necessità di assistenza". "Se la vittima non si sente sola, è più propensa a denunciare e a far emergere realtà che troppo spesso vengono ignorate anche dalle istituzioni" ha commentato il presidente del Consiglio comunale, Luca Zanotto.
"Non vi può essere un recupero alla società per chi commette un reato - ha concluso il Garante Forestan - senza una forte azione a favore della vittima. Con questo servizio, primo e unico in Italia, si garantiscono alle vittime rispetto, sensibilità e assistenza".
Italpress, 9 gennaio 2015
Un cittadino nigeriano è stato fermato dalla polizia di Stato nell'ambito delle indagini avviate in seguito agli incidenti verificatisi il 29 dicembre scorso presso il Cara di Mineo, nel catanese. In manette è finito Eric Richardson, di 23 anni. Il giovane è ritenuto responsabile, in concorso con un altro connazionale gia' tratto in arresto subito dopo gli incidenti, dei reati di devastazione e saccheggio, danneggiamento seguito da incendio, resistenza a pubblico ufficiale ed altri reati. Il fermo rientra nell'ambito delle indagini avviate per fare luce sui disordini scoppiati nel Cara di Mineo, nel corso dei quali un gruppo di cittadini nigeriani, a seguito della notifica del diniego dello status di rifugiato politico da parte della Commissione territoriale, ha incendiato e danneggiato quattro vetture presenti all'interno del centro, una delle quali della Croce rossa italiana, e saccheggiato un magazzino di distribuzione di vestiario, sigarette ed altri beni. L'arrestato è stato condotto presso il carcere di Caltagirone.
www.infoagrigento.it, 9 gennaio 2015
Ha celebrato messa presso la cappella del carcere di contrada Petrusa l'Arcivescovo, nominato da poco Cardinale, don Francesco Montenegro; un gesto di vicinanza e solidarietà ai detenuti della casa circondariale di Agrigento, in questi giorni alla ribalta della cronaca per il fatto di avere tra i detenuti Veronica Panarello, la mamma di Loris Stival, il bambino ucciso in provincia di Ragusa nei giorni scorsi.
Dopo la messa, l'Arcivescovo si è soffermato con la madre sul quale pende l'accusa molto grave di avere ucciso il proprio figlio; un incontro breve ma intenso, un dialogo personale tra don Francesco Montenegro a Veronica Panarello. Un dialogo sul quale lo stesso Montenegro vuole mantenere assoluto riserbo: "È stato un colloquio tra me e lei" afferma ai cronisti presenti presso il carcere di contrada Petrusa. L'Arcivescovo ha solo precisato che si tratta di una donna molto affranta, senza poi aggiungere altri particolari. Dopo la visita del marito, per Veronica Panarello adesso anche l'incontro con l'Arcivescovo Montenegro; la donna si trova da fine anno 2014 ad Agrigento, spostandosi a Catania soltanto giorno 31 dicembre per l'udienza per la convalida dell'arresto.
www.campanianotizie.com, 9 gennaio 2015
"Il sovraffollamento è il problema principale nelle carceri europee. È necessario fornire sostegno agli Stati membri per migliorare le condizioni delle carceri, anche attraverso opportuni interventi per l'adeguamento delle strutture e lo sviluppo di misure alternative alla detenzione". È quanto si propone la "Dichiarazione scritta" promossa da Nicola Caputo (S&D) (ex art. 136 del Regolamento) e cofirmata da altri parlamentari di diversi gruppi politici: Caterina Chinnici, Paolo De Castro, Miriam Dalli, Michela Giuffrida, Nicola Danti, Isabella De Monte e Cecile Kyenge per S&D, Aldo Patriciello per il Ppe, Eleonora Forenza e Barbara Spinelli per GUE/NGL. La dichiarazione sul sovraffollamento delle carceri è stata messa a disposizione dei parlamentari per la firma già il 15 dicembre scorso e resterà disponibile per la sottoscrizione fino al 15 marzo prossimo. "Abbiamo bisogno del sostegno di 376 Deputati europei perché la dichiarazione sia adottata dal Parlamento Europeo - spiega Nicola Caputo - in un recente rapporto del Comitato del Consiglio d'Europa si identifica nel sovraffollamento il problema principale nelle carceri europee".
"Condizioni carcerarie inaccettabili, spiega Caputo, si riscontrano in particolare in Italia, Grecia e Francia. La maggior parte degli Stati membri non rispetta gli standard minimi europei previsti dai regolamenti elaborati dal Consiglio d'Europa". "Sono necessarie azioni immediate per prevenire le conseguenze del grave sovraffollamento carcerario che impedisce anche di fornire un'adeguata assistenza psichiatrica e medica ai detenuti".
"La Commissione - si legge nella dichiarazione - è chiamata ad esaminare tutte le risorse disponibili per fornire sostegno agli Stati membri per migliorare le condizioni delle carceri, attraverso opportuni interventi per lo sviluppo di misure alternative alla detenzione, considerata la particolare importanza che l'Ue attribuisce al rispetto dei diritti fondamentali".
- Unione Europea: le vere vittime dei fanatici sono i musulmani moderati e laici
- Unione Europea: verso nuove norme per rafforzare la sicurezza negli Stati membri
- Turchia: Abdullah Ocalan; resterò in carcere fino alla soluzione della "questione curda"
- Stati Uniti: detenuti musulmani; no a guardie donna nel carcere di Guantánamo
- India: oltre 600 detenuti accusati di omosessualità, reato reintrodotto nel dicembre 2013











