Askanews, 8 gennaio 2015
Rossomando, Amoddio, Sorial e Iacono. Al Ministro della giustizia, per sapere, premesso che: nel 2003 il Dap, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, ha avviato un progetto sperimentale in dieci istituti penitenziari italiani (Trani, Siracusa, Ragusa, Rebibbia circondariale, Rebibbia reclusione, Torino, Milano-Bollate, Padova e Ivrea)
di Daniele Biella
Vita, 8 gennaio 2015
Prorogato al 31 gennaio il servizio in scadenza che coinvolge dieci carceri, altrettante coop e centinaia di lavoratori detenuti e non. Ma senza un rapido finanziamento strutturale, l'esperienza, valutata positivamente anche dai direttori degli Istituti di pena, volgerà al termine. Come si può cancellare un esperimento che funziona, piuttosto che renderlo strutturale una volta per tutte?
di Maria Brucale e Rosalba Di Gregorio
Il Garantista, 8 gennaio 2015
Per i medici il corleonese non sa più parlare, non risponde agli stimoli, ma per i giudici è ancora in grado di fare il boss. Bernardo Provenzano deve crepare al 41 bis. Così ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Roma nel respingere il reclamo presentato dai suoi legali.
Agi, 8 gennaio 2015
"Il Collegio ritiene che le restrizioni trattamentali in esame siano pienamente giustificate e funzionali rispetto alla finalità di salvaguardia dell'ordine e delle sicurezza pubblica, sussistendo il pericolo di continuità di relazioni criminali tra Bernardo Provenzano e la potente organizzazione di appartenenza, che annovera latitanti di massimo spicco (quale Matteo Messina Denaro); con la conseguenza che il regime speciale di cui all'articolo 41 bis deve essere confermato".
www.valledaostaglocal.it, 8 gennaio 2015
Enrico Formento Dojot ha rivolto ai carcerati e alle loro famiglie gli auguri "di un sincero e sereno 2015"; l'affollamento dei penitenziari sta diminuendo ma resta il problema del reinserimento nella società. "Posso assicurare l'impegno dei Garanti per un miglioramento concreto delle condizioni carcerarie". Lo ha detto Enrico Formento Dojot, Garante dei diritti dei detenuti per la Valle d'Aosta, rivolgendo ai carcerati e alle loro famiglie gli auguri "di un sincero e sereno 2015".
"So che le mie possono apparire, ai vostri occhi, ancora parole astratte - si legge nella lettera di auguri formulata da Formento Dojot. Si è chiuso un anno fatto di luci ed ombre per i detenuti nelle carceri italiane. Penso, ad esempio, alle misure deflattive dell'affollamento, ma anche alle criticità insorte nell'applicazione dei benefici del nuovo ordinamento penitenziario, nei quali riponete affidamento".
"La quasi totalità dei commentatori vede un 2015, in generale, denso di incognite - prosegue il Garante valdostano - soprattutto dal punto di vista della tanto auspicata ripresa dell'economia e, conseguentemente, dell'occupazione, che tanto vi sta a cuore, perché rappresenta lo snodo verso un vero reinserimento nella vita sociale dopo la detenzione". Eppure qualche segnale positivo non manca "e occorre coglierlo - afferma Formento Dojot. L'affollamento sta diminuendo e, nel corso di un incontro con i Garanti, il ministro della Giustizia ha comunicato la sua intenzione di convocare gli Stati generali delle carceri, coinvolgendo tutti gli addetti ai lavori e gli esperti del settore, per una riflessione complessiva sulla detenzione in Italia".
Agenparl, 8 gennaio 2015
Poiché il costo di 480 euro ciascuna delle magliette della polizia penitenziaria era apparso piuttosto elevato, Alessandro De Pasquale, Segretario Generale del Sippe, il 19.12.2014, aveva inviato una email al vice capo vicario del Dap, dott. Luigi Pagano, chiedendo chiarimenti in merito all'assurda vicenda, lo stesso Pagano, rispondendo nella stessa giornata al sindacato, dichiarava che avrebbe dato i dati esatti della questione; dati che purtroppo non sono mai arrivati.
Mentre però lo Stato se la prende con comodo nel comunicare i dati corretti - dichiara De Pasquale - la ditta che si è aggiudicata l'appalto scrive al Sippe riferendo che la notizia relativa "ad una aggiudicazione di magliette polo ignifughe per il personale della Polizia Penitenziaria, non corrisponde alla realtà. Per un errore di digitazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato indicato un importo di aggiudicazione di 793.000,00 euro anziché di 79.300,00?.
L'azienda ha inviato anche uno stralcio del contratto dal quale si evince l'importo esatto ma, secondo il Sippe, quello che conta per gli italiani è ciò che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale e fino a quando non se ne provi l'inesattezza, mediante esibizione di atto autentico rilasciato dal Ministro Guardasigilli o dall'archivio centrale dello Stato, tutti gli atti pubblicati si presumono conformi all'originale e costituiscono testo legale. De Pasquale auspica che il Dap e il Ministero della Giustizia rettifichino il testo pubblicato in Gazzetta ufficiale in modo da chiarire la questione agli italiani.
Se il vice Capo vicario del Dap Pagano avesse fornito i dati promessi il 19.12.2014 - conclude De Pasquale - la vicenda si sarebbe chiarita già da tempo, senza sollevare alcuna polemica, tanto da necessitare un'interrogazione parlamentare da parte del Movimento cinque stelle della Camera dei Deputati.
Ansa, 8 gennaio 2015
L'autopsia effettuata ieri sul corpo del 19enne romeno morto in carcere a Venezia due giorni fa ha confermato che si tratta di un suicidio. Il dato, reso noto dalla procura, emerge dalle risultanze dell'autopsia eseguita dall'anatomopatologo Antonello Cirnelli alla presenza del medico nominato dai genitori del giovane. Il ragazzo, che viveva nel comasco con la madre separata, si era temporaneamente trasferito a Mestre dove stava con il padre, operaio in difficoltà economiche.
Proprio qui era stato prelevato dai carabinieri su istanza del Tribunale di Como per dei carichi pendenti relativi a danni al patrimonio. Una volta rinchiuso nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore aveva ottenuto dal Gip di Venezia gli arresti domiciliari ma nelle more del reperimento di una comunità cui affidarlo il giovane si è suicidato nel bagno della cella che condivideva con altri due detenuti usando una striscia di lenzuolo come cappio mentre fingeva di farsi la doccia. Scattato l'allarme, dato dagli stessi, sul posto sono intervenuti i sanitari che hanno constatato la morte; sia la scientifica dell'arma che un primo esame medico sul cadavere alla presenza del Pm Lucia D'Alessandro, avevano già escluso atti di violenza sia da parte della polizia penitenziaria che da altri carcerati. Gli atti, sulla vicenda, saranno trasmessi al Tribunale di Como.
Giornale di Monza, 8 gennaio 2015
Il suicidio di un detenuto ha riacceso i riflettori sul penitenziario di Sanquirico dopo l'allarme lanciato dai Sindacati di Polizia penitenziaria nelle scorse settimane sulla preoccupante escalation di autolesionismo (ben 75 nei primi sei mesi, uno ogni cinque giorni). Martedì 23 dicembre 2014 un recluso di 28 anni, mentre si trovava in infermeria, pochi minuti prima delle 7, ha preso la cintura dell'accappatoio e ha tentato di impiccarsi alle grate. L'uomo è stato soccorso e trasportato al Policlinico di via Amati in codice rosso. È morto in ospedale il 3 gennaio 2015.
La Sicilia, 8 gennaio 2015
Il suicidio del poliziotto penitenziario di 46 anni in servizio al nucleo traduzioni della casa circondariale di Catania Bicocca, che si è tolto la vita a bordo della sua auto nelle campagne di Caltagirone, lasciando moglie e due figlie adolescenti, riporta in primo piano il problema delle carceri italiane, dove sempre più spesso detenuti e "custodi" continuano a togliersi la vita nell'indifferenza generale. Donato Capece, segretario generale del Sappe, ha ricordato che "nel 2014 sono stati 10 i casi di suicidio nelle file della Polizia Penitenziaria". Altre cifre parlano di oltre cento poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita dal 200 a oggi. Spesso le cause segrete dietro questi gesti sono da attribuirsi al degrado delle carceri del nostro Paese, dove in condizioni disumane non vivono solo i detenuti - come denuncia continuamente l'Unione europea - ma anche gli agenti della polizia penitenziaria.
Condizioni che poi sovente portano a gesti estremi, le cui motivazioni reali spesso restano oscure ma che potrebbero essere spiegati con la cosiddetta sindrome del burnout, ovvero un eccessivo carico emotivo attribuito al lavoro, con assenza di fattori motivanti. Il burnout è legato alle professioni d'aiuto (helping profession). Queste sono le professioni che si occupano di aiutare il prossimo nella sfera sociale, psicologica, etc. Si parla quindi di infermieri, medici, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, preti ecc. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata. Ne consegue che, se non opportunamente trattate, queste persone cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato. Letteralmente burnout significa proprio "bruciare fuori". Dunque è qualcosa d'interiore che esplode all'esterno e si manifesta.
Burnout è quindi il "non farcela più", l'insoddisfazione e l'irritazione quotidiana, la prostrazione e lo svuotamento, il senso di delusione e di impotenza di molti lavoratori e conduce gli operatori a diventare apatici, cinici con i propri "clienti", indifferenti e distaccati dall'ambiente di lavoro. Se a questo si aggiunge che nel caso dei poliziotti penitenziari, l'ambiente di lavoro è il carcere - dove si condividono spazi ristretti in una nota condizione di sovraffollamento e dove si è sollecitati da richieste plurime, si capisce che il problema non è solo psicologico e va affrontato anche con interventi di carattere organizzativo da parte del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
È per questo che il segretario generale aggiunto del sindacato Osapp, Domenico Nicotra, ha chiesto nuovamente al capo del dipartimento di affrontare seriamente i problemi della polizia penitenziaria che - come ha ricordato Donato Capece - è uno dei cinque Corpi di Polizia dello Stato italiano.
di Biagio Salvati
Il Mattino, 8 gennaio 2015
Sarà un'inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord a stabilire le cause della morte di un marittimo di Vico Equense, affetto da turbe psichiche, deceduto nel pomeriggio dell'Epifania nell'Ospedale Psichiatrico di Aversa dove era detenuto da circa dieci anni.
Il corpo di Antonio Staiano, 50 anni - questo il suo nome - è stato trovato senza vita dal personale di polizia penitenziaria poco dopo le cinque del pomeriggio del 6 gennaio scorso, durante i controlli di routine degli agenti. I poliziotti hanno notato l'uomo immobile, in una posizione che ha insospettito la divisa e che ha poi trovato riscontro nella constatazione del decesso da parte del medico legale.
Staiano, morto apparentemente per una crisi cardiaca, era detenuto nella struttura aversana in quanto accusato del duplice omicidio dei suoi genitori avvenuto nella notte fra il 20 ed il 21 agosto del 2001. Bussò alla porta dei genitori e si scagliò contro la madre, accoltellandola. Fece lo stesso con il padre mentre riuscì a sfuggire alla morte sicura, la sorella. Sposato e all'epoca padre di una bambina di tre anni si costituì al carcere di Poggioreale approdando successivamente all'Opg di Aversa, per il suo stato di infermità mentale dopo una condanna a dieci anni non del tutto scontata.
Sul corpo dell'uomo, a quanto si apprende, sarebbe stata disposta un'autopsia per accertare con più precisione i dettagli della morte: un decesso che ha fatto aprire un'inchiesta della Procura competente di Napoli Nord. Nel carcere aversano, infatti, il sostituto procuratore Rossana Esposito ha presenziato al sopralluogo giudiziario protrattosi fino a tarda notte delegando i carabinieri del Ris di Napoli che hanno eseguito una serie di accertamenti fino a tarda notte.
Una morte naturale trattata - visto anche il contesto - con un vero e proprio approfondimento sulla dinamica che ha portato al decesso di quell'omone di circa due metri, rinchiuso a scontare la cosiddetta "pena bianca" in una struttura che è stata teatro di diversi decessi (anche suicidi) e inchieste giudiziarie che in passato hanno toccato medici, personale e vertici. Nel fascicolo giudiziario aperto dalla Procura sono confluite anche testimonianze e altri elementi acquisiti dagli investigatori che hanno lavorato usando strumentazioni e apparecchiature dello speciale reparto dell'Arma seguendo un particolare protocollo.
Anche l'anno scorso si sono susseguite una serie di decessi naturali mentre uno degli ultimi episodi, legati alla morte dei reclusi, risale a circa due anni fa quando il corpo di un internato fu trovato carbonizzato. La salma di Staiano è stata trasferita presso l'istituto di Medicina Legale di Caserta dove verrà eseguita l'autopsia (per una questione di tutela) tra oggi e domani: un ulteriore passaggio per certificare ulteriormente la causa della morte che è risultata essere per arresto cardiaco. Anche l'Opg aversano, diretto da Elisabetta Palmieri, secondo la legge avrebbe già dovuto chiudere.
E invece, 76 campani nel 2013 sono usciti, ma 107 sono entrati a distanza di due anni dall'annunciata chiusura delle sei strutture che nella penisola oggi contengono un migliaio di uomini e donne e avrebbero dovuto cessare le attività già al marzo del 2013: data slittata al marzo del 2015 dopo due proroghe. Intanto, si aprirà il 27 marzo prossimo, davanti al giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il processo a carico dell'ex direttore dell'Opg di Aversa, Adolfo Ferraro (peraltro anche autore di libri tra cui uno sulle storie del manicomio aversano) accusato con altri 17 medici di maltrattamento e sequestro di persona. L'inchiesta nasce da un'ispezione e dalle denunce di alcuni familiari dei pazienti raccolte in un fascicolo della Procura. Si tratta di reati commessi ai danni degli internati, dal 2006 e fino al gennaio 2011. Gli imputati sono accusati, tra l'altro, di aver costretto alcuni internati nei letti di contenzione per periodi temporali e con modalità non consentiti.
- Torino: ricoveri di detenuti ridotti a un terzo, quasi dimezzate spese per la gestione sanitaria
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- Palermo: l'Ucciardone cambia volto e diventa Casa di reclusione
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- Roma: Ass. "A Roma, Insieme" confortati da parole assessore su servizio trasporto bambini











