www.liberoreporter.it, 9 febbraio 2015
Il Comitato Internazionale di sostegno a Daniele Bosio chiede al Ministro Gentiloni di occuparsi del caso Bosio, mostrando che lo Stato non abbandona un cittadino italiano, trattenuto nelle Filippine da quasi un anno e ancora in attesa di un processo.
Daniele Bosio è stato arrestato nell'aprile 2014 sulla base di sospetti, per aver violato una legge filippina raramente applicata che vieta a qualsiasi adulto di trovarsi in compagnia di un minore senza un legame di parentela fino al quarto grado. Le testimonianze dei bambini delle baraccopoli con cui si trovava Daniele, che raccontano come dopo averli sfamati e rivestiti abbia offerto loro un pomeriggio in un parco acquatico, sono pubbliche e rivelano che Daniele ha mostrato nei loro confronti, massimo rispetto.
Daniele Bosio si trova dunque da quasi un anno "sequestrato" nelle Filippine dopo aver subito una carcerazione preventiva e passato 40 giorni in una cella di 30 mq con altri 80 detenuti in condizioni che gli hanno causato gravi problemi di salute. Egli si trova senza stipendio e neppure un documento d'identità (il passaporto gli è stato sequestrato dalle autorità filippine) ed è ancora in attesa dell'inizio del processo malgrado la libertà su cauzione gli sia già stata accordata sulla base dell'assenza di prove determinanti di colpevolezza.
Chi è Daniele Bosio? Daniele Bosio, è un diplomatico italiano, ex ambasciatore dell'Italia in Turkmenistan; nato a Taranto nel 1968 è entrato nella carriera diplomatica nel 1995. È stato arrestato a Manila con l'accusa di aver violato la legge sui minori nell'aprile del 2014.
Come la stessa stampa italiana ha riportato, il processo langue e l'accusa - complice la scarsa efficacia del sistema giudiziario locale - ha assunto una strategia dilatoria. Il caso tende dunque a complicarsi ogni giorno di più e urgono interventi decisi da parte del governo italiano. A chiedere un cambio di atteggiamento da parte dell'Italia, anche l'ambasciatore Sergio Romano, che non ha dubbi: "Siamo stati accanto ai due marò quando il governo indiano li ha accusati di omicidio e ci siamo attenuti al principio della presunzione di innocenza. Credo che dovremmo dare prova di coerenza e fare altrettanto nel caso di Daniele Bosio".
Testimonianze da tutto il mondo sono giunte al Comitato, una selezione è disponibile sulla pagina FB "Page for Daniele Bosio". Il Comitato confida in un riscontro rapido ed effettivo da parte delle autorità competenti. Il Comitato conta più di 1.300 persone tra cui autorevoli membri di entità governative e non governative che sostengono l'innocenza di Daniele Bosio.
di Laurita Lauretas
www.blastingnews.com, 9 febbraio 2015
Carceri, cibo, affettività e integrazione: nuova tappa alle Canarie per la delegazione italiana impegnata nel progetto Taste of Freedom, promosso nell'ambito del Programma di apprendimento permanente dell'Ue (azione Grundtvig).
Si è svolto questa settimana Las Palmas, nell'isola di Gran Canaria, il nuovo meeting dell'iniziativa che coinvolge cinque Paesi. I partner dell'Italia - che ha proposto il progetto attraverso la condotta Slow Food di Massa Marittima rappresentata da Fausto Costagli - sono la Spagna, la Turchia, la Lituania e il Portogallo.
Il gruppo di coordinamento, a distanza di un anno dal primo incontro in Portogallo e a sei mesi dal convegno conclusivo del progetto che si terrà in Italia a Massa Marittima il 31 maggio 2015, si è riunito a Las Palmas, dove ha anche visitato il carcere, per fare una valutazione quantitativa e qualitativa sulle attività realizzate e di quelle in corso, quindi per migliorare la qualità del progetto mettendone in evidenza punti di forza e quelli di debolezza.
A partecipare agli incontri tra il 3 e il 7 febbraio a Las Palmas, tra gli altri, la coordinatrice europea del progetto Manuela Sebeglia, il rappresentante del Centro territoriale per l'educazione degli adulti delle Colline Metallifere Diego Accardo; il funzionario dell'area pedagogica nel carcere di Porto Azzurro Barbara Radice; il funzionario di servizio sociale dell'ufficio esecuzione penale esterna di Siena e Grosseto e rappresentante il carcere di Massa Marittima Lucia Vespertino; il rappresentante della cooperativa sociale "Beniamino" Pietro Tatti, il responsabile della condotta Slow Food dell'Isola d'Elba Carlo Eugeni.
L'obiettivo di Taste of Freedom è quello di promuovere nuove proposte educative negli istituti penitenziari mediante l'acquisizione di nuove conoscenze e competenze legate al cibo e al mangiare sano e alla sperimentazione di buone pratiche realizzando così nuove opportunità di integrazione per persone ad altro rischio di esclusione sociale quali sono i cittadini detenuti nelle carceri. Gli istituti penitenziari coinvolti sono quelli di Massa Marittima e Porto Azzurro (Italia); Panevezys (Lituania); Sintra (Portogallo); Las Palmas (Spagna); Ayas/Ankara (Turchia).
Gli obiettivi specifici sono: educare a una sana alimentazione; promuovere la conoscenza di metodi di produzione e prodotti tipici locali; scoprire e apprezzare la propria cultura e quella degli altri paesi attraverso il cibo; diffondere l'idea di un consumo equo e sostenibile; educare alla cittadinanza attiva; scoprire e far emergere la creatività nei detenuti attraverso attività collegate al cibo e alle tradizioni locali; promuovere una collaborazione attiva tre persone di paesi diversi; contribuire a rendere le carceri realtà più vicine alla società promuovendo nuove politiche per l'integrazione degli ex detenuti. Tra le attività realizzate varie interviste e incontri con persone del luogo; scrittura creativa di ricette di cucina legate al proprio paese e alla propria cultura; creazione di un logo del progetto; realizzazione di un cook book (30 ricette, 5 da ogni paese partner, cartaceo e online come esempio di cittadinanza attiva e europea); realizzazioni di manufatti in ceramica, vetro e legno.
Ansa, 9 febbraio 2015
La situazione dei diritti umani in Tibet si è deteriorata nel 2014, nonostante le promesse di riforme formulate dal governo cinese. È quanto emerge da un rapporto presentato a Dharamsala (India settentrionale) dal Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia (Tchrd). Nell'introduzione al documento di 206 pagine si legge che "lo scorso anno un crescente numero di tibetani è morto per maltrattamenti, pestaggi e torture ricevuti in carcere dove ai detenuti non vengono assicurate le necessarie cure mediche". Accanto a questo fenomeno, si dice ancora, sono stati segnalati in Tibet casi di punizioni collettive e di restrizioni imposte al diritto di libertà di assemblea e di associazione. In una conferenza stampa il direttore esecutivo del Tchrd ha sottolineato i gravi e sistematici problemi riscontrati in Tibet nei settori dell'assistenza sanitaria e dell'istruzione.
"Al riguardo - ha insistito - nel rapporto vengono fatte emergere inquietanti tendenze nei dati del censimento ufficiale in Tibet di una diminuzione sia dell'assistenza sanitaria sia dell'istruzione per i tibetani". Nel 2014, ha infine detto, la base di dati dei prigionieri politici è stata "sostanzialmente migliorata" e uno speciale team del Tchrd "ha trasformato questa in una delle basi di dati sui prigionieri politici tibetani più esauriente del mondo". Essa include infatti informazioni da varie fonti su 2.110 prigionieri politici noti, di cui fanno parte i 137 tibetani che sono stati arrestati o condannati nel 2014.
Nova, 9 febbraio 2015
La Coalizione delle associazioni marocchine per i diritti umani, che riunisce 22 associazioni e osservatori del paese nord africano, ha avanzato una richiesta formale alle autorità dell'Arabia Saudita, paese alleato del Marocco, affinché liberi i detenuti arrestati per reati di opinione nel suo paese. In particolare si chiede lo stop dell'esecuzione della condanna alla fustigazione del blogger Raif Badaoui. Il gruppo di Ong ha consegnato una lettera all'ambasciatore saudita a Rabat, per condannare l'aggressione subita da Badaoui il 9 gennaio scorso, per il suo attivismo e per aver creato un sito internet liberale saudita.
di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 8 febbraio 2015
Ecco il testo che il capo del pool anticriminalità Gratteri ha consegnato a Palazzo Chigi. L'ipotesi di un decreto. Carcere fino a 30 anni per i capimafia, confisca obbligatoria dei patrimoni, processi più snelli, una nuova agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie guidata da un manager e intercettazioni anche all'estero.
La Repubblica, 8 febbraio 2015
Il primo dei politici ad essere ricevuto al Quirinale dal nuovo presidente della Repubblica è stato Marco Pannella. Sergio Mattarella ha dato udienza al leader radicale, che gli aveva chiesto formalmente un incontro nei giorni scorsi, ascoltando le richieste che sui temi della giustizia e delle carceri gli sono state avanzate.
di Francesca Brunati
Ansa, 8 febbraio 2015
Utilizzare la mobilità interna alla Pubblica Amministrazione, per risolvere l'annosa questione della carenza di personale per far funzionare la macchina della giustizia italiana. Mancano i fondi per assumere 9 mila persone ed allora il percorso per tamponare le situazioni più critiche è ricorrere alla mobilità interna alla Pubblica amministrazione non senza mugugni e proteste.
Askanews, 8 febbraio 2015
"La prescrizione gioca un ruolo centrale nella costruzione del sistema penale che noi vogliamo realizzare, tuttavia, per come se ne discute, spesso rivela la sua ambiguità come istituto chiamato alla fine a svolgere un ruolo di carattere processuale, un rimedio alle disfunzioni del processo".
www.polpen.it, 8 febbraio 2015
Verranno soppressi diversi uffici dirigenziali, cominciando da due Direzioni Generali per finire ad alcuni Provveditorati: in effetti erano davvero troppi 16 Provveditorati regionali, tenuto conto del livello di dirigenza amministrativa generale. Ne resteranno 11 con accorpamenti che riguardano Lazio-Umbria-Molise, Toscana-Umbria, Puglia-Basilicata, Emilia-Marche, Piemonte-Liguria-Val d'Aosta, Veneto-Friuli Venezia Giulia-Trentino Alto Adige.
www.giustizia.it, 8 febbraio 2015
Il Guardasigilli Andrea Orlando ha presentato ieri a Milano le iniziative con le quali il Ministero della Giustizia sarà presente all'Esposizione Universale che si aprirà il prossimo primo maggio. Il Ministero della Giustizia sarà presente al grande evento di Milano con progetti che seguiranno due filoni tematici.
Su materie più legate al tema di Expo2015 saranno presentati progetti specifici nati in carcere sul settore alimentare, nell'ambito di una più generale prospettiva che, dopo aver superato la fase più drammatica dell'emergenza sovraffollamento carcerario, vede l'Italia impegnata a sviluppare una nuova prospettiva della detenzione, anche e soprattutto valorizzando la funzione del lavoro. Nello stesso tempo il ministero vuole presentare ad una vetrina planetaria così importante le innovazioni normative e organizzative finalizzate a restituire alla nostra giustizia - in particolare quella civile - velocità e certezza, volani indispensabili per tornare ad attrarre investimenti e favorire una ritrovata crescita economica.
Progetti dal carcere: cento detenuti al lavoro
Inclusione sociale, diminuzione della recidiva, scambio di conoscenze, impegno partecipativo: sono queste le parole chiave della partecipazione del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria a Expo 2015. Curato dal provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria della Lombardia e finanziato da Expo 2015, il progetto "Inclusione socio lavorativa", approvato e co-finanziato da Cassa delle Ammende, punta sul lavoro penitenziario come strumento più efficace per ridurre la recidività offrendo ai detenuti un'esperienza lavorativa eccezionale che possa essere utile ad un nuovo progetto di vita sui binari della legalità.
Saranno circa un centinaio le persone in esecuzione penale che saranno dunque attivamente coinvolte nell'organizzazione logistica di Expo in servizi di facchinaggio, assistenza al personale ma anche accoglienza e supporto informativo.
I cento detenuti saranno così suddivisi: 35 persone provenienti dalla Casa di Reclusione di Opera; 35 persone provenienti dalla Casa di Reclusione di Milano Bollate;10 persone dalla Casa Circondariale di Monza; 20 persone provenienti dagli Uffici di Esecuzione Penale Esterna di Milano tra persone sottoposte all'Affidamento in Prova ai Servizi Sociali.
Il reinserimento dei detenuti e le produzioni agro-alimentari
Al tema del lavoro sarà dedicato anche il grande convegno che si terrà entro l'estate presso la Casa di Reclusione di Milano Bollate, attigua a Expo 2015 e quindi immediatamente raggiungibile, al quale saranno invitati i Commissari dei 146 Paesi partecipanti. L'obiettivo dell'iniziativa sarà quello di illustrare la strategia del ministero della Giustizia in tema di lavoro nelle carceri come elemento fondamentale per il reinserimento sociale nell'ambito del community sanctions (misure sanzionatorie - sanzioni, pene - che vengono scontate dall'autore del reato fuori dal carcere e che consentono di mantenere e ricostruire il legame con la società, nei confronti della quale viene offerta una prestazione lavorativa, anche in un'ottica riparativa).
L'amministrazione promuoverà percorsi di scambio di conoscenze e tecniche con i Paesi partecipanti sulle modalità di trattamento in tema di lavoro penitenziario e inclusione sociale. L'istituto di Bollate costituisce un progetto pilota sul trattamento avanzato dei detenuti, fondato essenzialmente sulla responsabilizzazione delle persone detenute, offrendo loro una gamma di opportunità scolastiche, formative, culturali ma soprattutto lavorative finalizzate a favorire processi di cambiamento per una pena autenticamente orientata al cambiamento, verso un modello di vita orientato alla legalità, nell'ottica del miglioramento delle condizioni detentive in linea con le raccomandazioni della Corte europea dei diritti dell'uomo.
Il convegno sarà inoltre l'occasione per valorizzare le più significative produzioni agro-alimentari nei penitenziari italiani. In linea con il tema portante di Expo l'occasione consentirà inoltre anche un confronto sul tema dell'alimentazione in ambito penitenziario, regolamentata nel nostro paese da specifiche tabelle predisposte e approvate dal Ministero della Salute, sulle abitudini alimentari dei detenuti, sulla cultura alimentare in un contesto che vede la presenza di numerose e diverse etnie.
Le carceri milanesi per Expo
Numerose sono le iniziative messe in campo dai due istituti penitenziari del territorio milanese. La casa circondariale di Milano "San Vittore" propone "libera scuola di cucina" nella sezione progetti per le donne di Expo 2015 che considera il valore del cibo anche come elemento privilegiato per il dialogo e la conciliazione; eventi didattici, comprese visite in istituto, per comprendere meglio l'azione di inclusione sociale a partire dal penitenziario; eventi nell'ambito di "Expo in città" per la conoscenza e degustazione di cibi con forte impronta etnica da parte dei cuochi coinvolti nel progetto Libera scuola di Cucina.
Ancora a Bollate ci sono invece in programma Visite guidate multilingue all'interno del carcere, sfruttando la particolare vicinanza a Expo; "Mercatini con aperitivo" per mostrare le potenzialità delle produzioni penitenziarie; un calendario "Eventi e concerti" per sensibilizzare la collettività e l'utenza di Expo ai temi dell'inclusione sociale attraverso discussioni; infine "percorsi artisti e mostre" per mostrare le capacità artistiche generate durante progetti trattamentali.
La riforma della giustizia, una sfida per il Paese
L'Auditorium del Padiglione Italia ospiterà a maggio una grande iniziativa di presentazione delle innovazioni in materia di giustizia, sia sul fronte organizzativo che su quello normativo, al fine di rendere il processo più celere e abbattere l'arretrato, e di raggiungere a breve la piena informatizzazione. Sarà l'occasione anche di presentare sul palcoscenico dell'Esposizione Universale i risultati dell'informatizzazione del processo civile, una delle esperienze più avanzate a livello internazionale che sta dando risultati importanti sia per il servizio offerto sia per il risparmio di tempi e costi.
È una sfida che il ministero vuole presentare al mondo utilizzando il palcoscenico più prestigioso del Paese e che mira a tornare ad attrarre investimenti stranieri grazie ad una riforma che ha l'obiettivo di dotare l'Italia di uno strumento decisivo ai fini di crescita, competitività ed efficienza.
"La riforma del sistema della giustizia civile - ha detto recentemente durante la sua visita a Roma il vice presidente della Commissione europea Katainen - è l'esempio perfetto di una riforma che avrà certamente un impatto positivo nel creare un ambiente più favorevole all'impresa e che attirerà investimenti sostenibili".
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